ARCA DELL’ALLEANZA. NUOVE IPOTESI Mosè, un biblico “Nikola Tesla” del XVIII secolo a.C.? di Roberto Volterri

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Immagine di apertura; Mosè illustra, insieme a Bezalel, i dettagli costruttivi dell’Arca, a lui descritti da un lontano, divino, “Progettista”…

ARCA DELL’ALLEANZA. NUOVE IPOTESI

Mosè, un biblico “Nikola Tesla” del XVIII secolo a.C.?

di Roberto Volterri

2. Immagine sopra; Mosè e i Dieci Comandamenti divini, in un bel dipinto del 1648.

 

Non preoccupatevi gentili lettori, almeno non eccessivamente!

Possiedo la cosiddetta memoria “da elefante”, che a distanza di molto tempo si dice ricordi con estrema accuratezza i volti dei cacciatori che volevano inviarlo nel “Paradiso dei Pachidermi” per impossessarsi delle sue preziose zanne d’avorio. Ma i suoi enormi neuroni ricordano con ugual precisione i luoghi dove trovare in abbondanza acqua e cibo…

So bene che su questo sito, nel Gennaio di quattro anni fa, è stato già pubblicato il mio articolo “L’Arca dell’Alleanza: oggetto sacro oppure tecnologia… “aliena?”.

Però in quell’articolo, dopo una necessaria introduzione che intendeva inquadrare la costruzione dell’Arca in un’ottica di carattere prettamente tecnico, senza dettagli, poi proseguiva ipotizzando che quella lontanissima, oggi introvabile, apparecchiatura fosse uno strumento per “comunicare” con chi avrebbe dato a Mosè le istruzioni per realizzarlo.

Ricordo anche molto bene quando, circa venti anni fa, fui invitato ad esporre queste ipotesi nel programma televisivo “Stargate”, a Roma presso il Museo della Centrale Montemartini, in cui l’Arte classica convive con l’Archeologia Industriale…

3. Immagine sopra; Ricordo anche quali e quante difficoltà incontrai a “Stargate” nell’esporre “tecnicamente” quanto leggerete in questo articolo…

Ci riprovo e nelle pagine che seguono vorrei proprio esaminare la struttura dell’Arca e calcolare in dettaglio, dal punto di vista della Fisica, dell’Elettrotecnica, quale potesse essere il suo “valore Capacitivo” desunto dalle precise dimensioni, in Cubiti, descritte proprio nell’Antico Testamento e da tale valore ipotizzare quale potesse essere l’entità dell’Ira del Signore che ingiustamente avrebbe punito l’eroico Uzza, colpevole soltanto di volerla salvare da una rovinosa caduta.

Nell’Antico Testamento troviamo tutte le dimensioni tranne una, lo spessore del “legno di Setim”.

“…Quest’Arca fatta era dello stesso prezioso legno di Setim, ma dentro e fuori vestita di fino Oro…Un intaglio massiccio d’Oro fatto a corona sorgeva, e correva intorno a tutto il suo labbro. Serravala un coperchio  piano pur tutto d’Oro, su cui due Cherubini dello stesso metallo l’un contro l’altro su due estremi della lunghezza erano collocati…”.

 

4. Immagine sopra; Una bella ricostruzione dell’Arca dell’Alleanza in base alle descrizioni contenute in Esodo XXV, 10. Forse la punta delle ‘ali’ dei due ‘Cherubini’ – figure simboliche messe a guardia di ‘oggetti sacri’, ma di derivazione babilonese e in origine aventi testa umana, corpo taurino e ali d’aquila – costituiva lo ‘Spinterometro’ di scarica dell’Arca intesa come ‘Condensatore’ in grado di accumulare non trascurabili quantità di cariche elettriche.

Insomma, un Condensatore elettrico di cui si può non difficilmente calcolare il ‘valore capacitivo’. Anche se non esattamente, dato che manca un parametro: lo spessore del legno di acacia, di Setim, costituente l’Arca vera e propria.

Però… tentiamo ugualmente.

L’Elettrotecnica ci insegna che la ‘Capacità’ – indicata con la lettera C – di un Condensatore elettrico è data dalla relazione                                       

                                                             

                                          

Nel nostro caso, nel caso dell’Arca, questo è l’unico parametro ignoto.

Però potremmo avanzare delle ipotesi…

Partiamo ancora dalle dimensioni dell’Arca forniteci dalla descrizione biblica e di esse dobbiamo necessariamente fidarci!

Un Cubito, inteso come unità di misura in uso nella terra d’Israele misurava circa 44 centimetri, dunque la lunghezza del contenitore di legno – l’Arca – era di 110 centimetri (“…due cubiti e mezzo…”) mentre la sua altezza e la sua larghezza erano di circa 65 centimetri (“…un cubito e mezzo…”).

5. Immagine sopra; Un’altra tra le classiche raffigurazioni dell’Arca, desumibile da Esodo XXV, 10.

E lo spessore, il valore d che a noi manca?

Bene, potremmo ipotizzare che, poiché l’Arca doveva essere in grado di contenere – oltre ad un oggetto non bene identificato e definito ‘Gloria di Dio’ – anche ‘oggetti’ pesanti come le ‘Tavole della Legge’, consentendone pure un eventuale trasporto, non dovesse essere di materiale di scarso spessore: io ipotizzerei che lo spessore del ‘legno di Setim’ – il “…legno di Acacia…” – dovesse aggirarsi tra i 2 e i 5 centimetri.

Peccato! Se lo spessore fosse stato inferiore forse avremmo ottenuto valori superiori di Capacità e… scariche elettriche, ‘fulmini’, di maggior intensità!

Ma torniamo ai dati oggettivi e a quelli solo ipotizzabili.

Poiché ora sappiamo le misure dell’Arca possiamo calcolare l’area della ‘superficie affacciata’ delle due ‘armature’, ovvero la lamina d’Oro interna, comprendendo nel conto totale il coperchio, perché…

“… E devi fare un coperchio

d’Oro puro, la sua lunghezza di

due cubiti e mezzo e la sua larghezza

di un cubito e mezzo…”

,… riporta sempre l’Esodo (XXV, 17).

Il coperchio, quindi, doveva essere di Oro massiccio, non costituito da legno di Acacia (dielettrico) rivestito d’Oro (armature), non influendo quindi sul valore totale di Capacità.

I tre rettangoli costituenti le pareti laterali e il fondo della cassa di legno misuravano in totale:

3 x [cm 110 x cm 65] = 21.450 cm2

mentre le due pareti anteriore e posteriore misuravano in totale:

2 x [cm 65 x cm 65] = 8.450 cm2

Escludendo, come detto, l’area del Coperchio, la ‘superficie affacciata’ delle due armature era data dalla somma delle due aree ora calcolate, poco meno di tre metri quadrati.

Introducendo nella formula che fornisce il valore di Capacita di un condensatore a facce piane e parallele i valori della Costante dielettrica del vuoto (E0), la Costante dielettrica (Er) del legno di Acacia, l’ipotizzato spessore del legno d nella formula prima riportata, si ricaverebbe una capacità C pari a 225 Microfarad, (µF).

Spero che anche qui il geniale Nikola Tesla possa essere d’accordo…

6-7. Immagini sopra; Motore di un comune, vecchio, elettrodomestico con il Condensatore dello spunto, a sinistra, un normalissimo Condensatore elettrico da 20 Microfarad, per tensioni alternate da qualche centinaio di Volt lavoro, necessario all’avvio del motore stesso.

 

Questo valore di Capacità elettrica non è grande ma neanche di poco conto, soprattutto se fossero riusciti a ‘caricarla’ con un’elevata differenza di potenziale elettrostatico…

A questo punto mi sono lasciato andare ad una serie di ‘elucubrazioni’ di carattere prettamente tecnico per ipotizzare cosa sarebbe potuto accadere quando “…Uzza stese ora la mano verso l’Arca del vero Dio…”.

8. Immagine sopra; Questo accadde quando, per evitare che l’Arca cadesse, Uzza “…stese ora la mano verso l’Arca del vero Dio… e l’ira di Yahwe divampò contro Uzzza e il vero Dio lo abbattè…” (Samuele, VI, 37)

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9. Immagine sopra; Nikola Tesla, anche a fini “pubblicitari”, amava farsi ritrarre in un’atmosfera letteralmente carica di elettricità, tra scariche ad altissima tensione e sue tranquille letture…

Supponendo ora, ad esempio, che l’Arca potesse accumulare una minima quantità di carica elettrica, indicata con Q, pari a solo 1 microcoulomb poiché…

V (differenza di potenziale) = Q (carica elettrica accumulata) /C (Capacità del condensatore), avremmo

Valore di differenza di potenziale (tensione) più che ragguardevole e capace di ‘punire’ irreversibilmente l’incauto Uzza!

Tra l’altro, poiché la Resistività elettrica del corpo umano è dell’ordine dei kOhm (qualche migliaio di Ohm, in ambiente secco, diciamo anche 10.000 Ohm misurati “in corpore vivoil mio), l’eccessivamente ‘generoso’ Uzza sarebbe stato percorso da un’intensità di corrente I pari a…

Quindi i 440 mA che avrebbero attraversato il corpo del povero Uzza furono un’intensità di Corrente molto elevata e sicuramente mortale, direbbe ancora il buon Tesla se fosse ancora in nostra compagnia!

Infatti, se il corpo umano è percorso da un’intensità della Corrente I superiore a 10mA già ci si trova in un range pericoloso e, se la Corrente supera i 25 mA, si può verificare la tetanizzazione dei muscoli preposti alla respirazione con conseguente possibile asfissia. Con valori di intensità di Corrente superiori a 50mA si innesca la fibrillazione ventricolare e la morte.

Basti pensare, che la scarica di un semplice condensatore, usato per lo ‘spunto’ dei motori di elettrodomestici, da qualche Microfarad, come quello raffigurato in queste pagine, caricato alla tensione di rete di ‘soli’ 220 Volt, toccando i due reofori… fa male, molto male!

10-11. Immagini sopra; così, forse, sarebbe apparsa l’Arca dell’Alleanza agli occhi del Cohen-Gadol, del Sommo Sacerdote, quando essa consentiva la comunicazione con l’Eterno. In un piccolo simulacro dell’Arca, il Roberto Volterri ha fatto scoccare un arco elettrico – circa 20.000 Volt – tra le punte delle ali dei due Cherubini, mediante un dispositivo elettronico, unicamente per simulare ciò che – ripeto, forse – accadde decine di secoli or sono in terra d’Israele. In basso: la scarica tra gli elettrodi di uno Spinterometro realizzato dall’Autore.

 

Tutti calcoli fatti fino ad ora sono basati su ipotesi ma anche su dati certi: quindi i valori della tensione di circa 4.400 Volt e della pericolosa intensità della corrente che avrebbe attraversato il corpo dell’incauto Uzza dovrebbe essere preso con cautela ma è sempre indicativo di cosa poteva generare l’Arca se la consideriamo alla stregua di un Condensatore elettrico. In definitiva, l’Arca poteva accumulare una notevole quantità di elettricità statica che scaricandosi a terra attraverso il conduttore elettrico costituito dal corpo dello sfortunato Uzza poteva causare… danni non indifferenti.

Persino la morte!

Come si caricava o veniva caricata l’Arca? Altre ipotesi…

In nessuna cronaca veterotestamentaria esistono tracce, indizi, spunti per poter avanzare ipotesi.

Però, l’assunto iniziale è valido, cioè se l’energia che da essa si sprigionava era effettivamente dovuta ad un’elevatissima ‘differenza di potenziale‘, “tensione”, presente tra la lamina d’Oro interna e quella esterna, derivante da elettricità statica, forse sarebbe necessario ‘rivisitare’ con occhio più attento alcuni passi biblici dove vengono descritti ‘oggetti’, ‘strumenti’ , ‘arredi’ che forse tali non sono…

Comunque, l’Arca veniva coperta, soprattutto quando era conservata all’interno del Sancta Sanctorum, con paramenti sacri costituiti da stoffe di lana.

12. Immagine sopra; La speciale ricopertura di pelli e di lana che venivano poste sul Tabernacolo all’interno del quale era custodita l’Arca. Potevano avere la funzione – al di là di quella prettamente ornamentale – di fornire anche una plausibile spiegazione al “mistero” di come sarebbe stato possibile caricare elettrostaticamente l’Arca…

“…L’accumulatore orgonico consiste in un involucro di materiale organico (legno). La parete di questo contenitore è internamente rivestita con lamiera di ferro sottile…Il numero degli strati, ciascuno consistente in materiale organico all’esterno e in metallo all’interno, può essere aumentato…In tal modo gli strati possono essere parecchi…” sosteneva, alla fine degli anni Quaranta, il contestato psichiatra americano Wilhelm Reich nel suo “La biopatia del cancro”.

In questo volume egli descriveva la struttura del suo “Accumulatore Orgonico”, un dispositivo cioè in grado di accumulare e restituire una forma di energia, l’orgone atmosferico, da lui scoperta e che si sarebbe potuta utilizzare in vari campi, compreso quello terapeutico.

Energia ‘orgonica’ assimilabile, forse, all’altrettanto discussa energia ‘pranica’?

In realtà, né la sua teoria ‘orgonica’ né Reich stesso ebbero vita facile.

Lo psichiatra finì i suoi giorni il 3 novembre 1957 nel carcere di Lewisburg (USA) per aver brevettato e diffuso i suoi Accumulatori Orgonici, frutto dei suoi studi compiuti anche nei laboratori appositamente allestiti a Rangeley, nel Maine. Ciò, nonostante lo stesso Albert Einstein avesse preso in considerazione le sue teorie e sperimentato un ‘Accumulatore Orgonico’, pur pervenendo a risultati in buona parte contrastanti con le teorie dello psichiatra ‘eretico’.

Eretico o… mal compreso?

Quel che è certo è che la stessa figlia di Reich, Eva, ebbe a dichiarare che il padre “…commise l’errore di offrire le proprie scoperte al governo statunitense e, dopo aver fatto tanto, fu perseguitato, fu imprigionato, morì in carcere vittima di una cospirazione per occultare le scoperte rivoluzionarie dell’orgonomia e la verità sugli UFO …”. More solito

Le teorie, le idee di Wilhelm Reich sono, comunque, tuttora oggetto di studio di moltissimi ricercatori, anche italiani, con il gruppo fondato dallo psichiatra Luigi De Marchi – purtroppo scomparso pochi anni fa –, che non si sono certamente fermati di fronte al vecchio diktat della Federal Food and Drug Administration americana. Vedremo…

Torniamo ora al confronto tra la struttura dell’Arca dell’Alleanza e l’Accumulatore Orgonico di Reich.

Questi sosteneva che il funzionamento del suo ‘accumulatore di energia orgonica’ era legato anche a fattori di natura termica: ”…la cassetta [dell’Accumulatore], insieme con la custodia del termometro erano in una seconda scatola;…coprii il tutto con una coperta di lana…Naturalmente – per trattenere il calore prodotto (necessario al buon funzionamento dell’Accumulatore. N.d.A.) – l’ambiente di misurazione và protetto contro la bassa temperatura esterna…”.

“…E devi fare una cortina di filo turchino e lana tinta di porpora rossiccia e fibre di colore scarlatto e lino fine ritorto… E devi … portare l’Arca della testimonianza là, dentro la cortina…” impose, tre millenni prima, Yahweh, a Mosè, insieme ad un’altra miriade di complicate istruzioni i cui particolari potrete trovare in Esodo XXV, XXVI e seguenti; istruzioni che potrebbero essere anche analizzate in un’ottica ‘tecnologica’…

É un caso che anche il Tabernacolo contenente l’Arca dell’Alleanza dovesse essere coperto con appositi paramenti di lana e altre fibre tessili: semplici ornamenti o anche accessori atti a creare una sorta di isolamento termico per mantenere l’Arca a temperatura costante?

Lo strato di lamina d’Oro posto all’esterno costituiva solo un abbellimento o aveva anche una sua precisa funzione? Stiamo avanzando soltanto azzardatissime ipotesi?

Può darsi, però credo che l’argomento meriti uno studio più approfondito.

Continuiamo…

Sempre dall’esame dell’opera di Reich si evince inoltre che nell’Accumulatore Orgonico potevano svilupparsi tensioni elettrostatiche che raggiungevano anche il migliaio di Volt, più che sufficienti – nel caso stessimo parlando… dello stesso ‘strumento’ – a fulminare sia lo sfortunato Uzza, sia Nadab e Abihu, due figli di Aronne!

Wilhelm Reich – nato nel 1897 in Galizia da un’agiata famiglia di origine ebraica – per i suoi studi si ispirò forse alle descrizioni bibliche, perfezionando l’apparato descritto nel Vecchio Testamento in base a ‘eterodosse’ conoscenze di fisica?

L’Arca dell’Alleanza fu realizzata solo a fini religiosi, cultuali o rappresentò anche uno strumento in grado di produrre intensi effetti fisici, forse anche terapeutici?

Ci stiamo avventurando su un terreno ‘a rischio’?

Può darsi, però le non poche analogie invitano a proseguire nella ricerca!

Vorrei, infatti, fornire ora ai lettori altri, inediti e intriganti spunti di studio.

Grazie alla cortesia e alla collaborazione di un caro amico, Arie Ben Nun, grande esperto di misticismo ebraico, ho finalmente potuto studiare – consultando un ormai irreperibile testo in lingua francese di Mochè Levine, intitolato “Le Tabernacle ”, arricchito da uno splendido apparato iconografico – come potevano essere costituiti alcuni oggetti di culto della religione ebraica, compresi l’Arca dell’Alleanza e il Pettorale del Gran Sacerdote, il Cohen cui era riservato l’ingresso nel Sancta Sanctorum.

In futuro cercherò di ricostruire al computer alcune particolari strutture ‘tecniche’ del Tabernacolo e del Tempio, in particolare delle due colonne ricoperte in parte di Rame, denominate Jachin e Boaz, antistanti il Tempio stesso, che farebbero pensare ad un loro impiego non solo ‘ornamentale’. Vedremo cosa potrà scaturirne…

“…E formerai ancora d’oro purissimo le scodelle e le caraffe, i turiboli e le coppe, onde offerire le libagioni e sulla mensa terrai sempre esposti davanti a me i pani della proposizione…”

ordina l’Eterno a Mosè (Esodo XXV, 29) .

 

E Mosè fece realizzare, secondo l’interpretazione rabbinica di Mochè Levine, anche un altro contenitore che era destinato a contenere i cibi destinati ai sacerdoti per i rituali e altri oggetti ‘sacri’, insieme a

“…l’Arca del patto ricoperta d’Oro da ogni parte, nella quale erano una giara d’Oro contenente la Manna e la Verga di Aronne che germogliò e le tavolette del patto…”

troviamo infatti in Ebrei IX, 4.

Ciò farebbe pensare ad apparecchi in grado di esercitare un’influenza (‘orgonica’ o d’altra natura?) da parte del contenitore (l’Arca o l’altra, simile, struttura) sul contenuto (i pani, la ‘manna’, la ‘Verga’ di Aronne che germogliò inaspettatamente) più che ad apparati per accumulare elettricità statica (cosa questa forse incompatibile con la presenza , all’interno dell’altro ‘apparecchio’, dei piatti con profilo trapezoidale, in Oro puro, e della struttura metallica sostenente i piatti stessi ).

Ma allora, quale poteva essere, in base a questa ipotesi, la funzione ‘tecnica’, non ornamentale, dei due cherubini posti sul Propiziatorio? Elettrodi tra i quali si scaricava l’energia elettrostatica accumulata. Forse sì…

Confesso di non saper dare, al momento, una esaustiva spiegazione in merito: inviterei perciò i lettori a considerare, unicamente come ipotesi di lavoro, l’idea che l’Arca fungesse da accumulatore non tanto di elettricità statica ma di quella energia che Wilhelm Reich definiva ‘orgonica’, e di trovare, in quest’ottica, una razionale giustificazione della presenza degli apparati, degli accessori e delle strutture interne ed esterne che, secondo il rabbino Levine, costituivano questo strano e prezioso oggetto. Oggetto rituale che tanta importanza ebbe nella storia ebraica dei millenni passati e che ancor oggi suscita tanto interesse soprattutto tra gli archeologi di non strettissima osservanza, propensi perciò a prendere in seria considerazione la possibilità che essa si trovi ad Axum, in Etiopia, oppure a Gerusalemme, presso la Moschea di Omar, oppure…

Una strana idea dell’ingegner Mario Pincherle…

Vorrei, per concludere questo articolo solo accennando ad una diversa, altrettanto originale, interpretazione della struttura dell’Arca dell’Alleanza. Interpretazione dovuta al caro amico professor Mario Pincherle da qualche anno purtroppo scomparso…

13. Immagine sopra; L’amico ingegner Mario Pincherle (1919 – 2012)

Egli sostiene – in un suo interessante libro di cui mi fece gradito dono in occasione di una mia visita al suo affascinante appartamento-laboratorio – che la struttura dell’Arca, e soprattutto la presenza dei due cherubini, possa caratterizzare una sorta di ‘amplificatore acustico’ mediante il quale Mosè, con l’aiuto di Giosuè, forniva i suoi comandi al popolo di Israele.

Ciò che ho prima descritto, la possibile struttura interna dell’Arca dell’Alleanza, il suo uso come Accumulatore Orgonico, come Condensatore Elettrico o come apparato di comunicazione tra il Cohen e Yahweh, la possibilità che le Tavole della Legge non fossero due tavole in pietra ma un… cubo avente quarantotto centimetri di lato, vogliono, per ora, costituire, come già detto, un diverso e forse originale spunto di ricerca – l’ultimo in particolare – sul quale, forse, tornerò in futuro…

Ricerca, effettuabile, questa volta, non su antichi dipinti, non su antiche cronache – spesso rintracciabili tra mille difficoltà – non su ‘strani’ bassorilievi, ma comparando diverse edizioni dell’Antico Testamento, cercando di interpretare alcuni particolari passi biblici non in un’ottica religiosa, ma in chiave tecnologica, senza per questo farsi trascinare da facili entusiasmi e da eccessivamente suggestivi ‘voli pindarici’.

Nel pieno rispetto, cioè, del sempre sano “ principio dell’economia delle cause” che fin dall’inizio di queste ‘eretiche’ ricerche ho consigliato ai nostri lettori e, forse non sempre riuscendoci… anche a me stesso!

Ma, in fin dei conti, era veramente impossibile in antico produrre elettricità a bassa tensione?

Le famose “Pile di Bagdad”, ad esempio, sono state ricostruite nel “Mistery Park”, Interlaken, Svizzera. Altrettanto è stato fatto per una “Lampada di Dendera”.

Avendo operato da tempo, in ambito universitario, anche nel campo dell’Elettronica, posso comprendere come molte di queste ipotesi appaiano fantasiose agli occhi degli esperti, ma non sembrano esserci strade migliori per fornire una razionale interpretazione di certi manufatti come quelli illustrati…

14. Immagine sopra; “Mistery Park”, Interlaken, Svizzera. Roberto Volterri accanto ad una curiosa ricostruzione delle “Pile di Baghdad” collegate ad una delle strane “Lampade di Dendera”. Sullo sfondo c’è anche una ipotetica ricostruzione di un dispositivo atto a spremere degli agrumi per produrre l’acido citrico che fungeva da elettrolita per le “Pile”. A parte quest’ultimo apparecchio, tutti gli altri elementi trovano riscontro nelle testimonianze archeologiche rinvenute in Iraq e in Egitto.

15. Immagine sopra; “Mistery Park”, Interlaken, Svizzera. Ricostruzione, dovuta al celeberrimo ( e discusso…) ufologo Erik von Däniken, di una delle cosiddette “Lampade di Dendera” con all’interno il “serpente” che, forse, era una vera e propria scarica elettrica in gas rarefatto.

Sotto la “Lampada” c’è lo Zed, da chi scrive e dall’amico professor Clarbruno Vedruccio, fisico, interpretato come “trasformatore per alte tensioni” o, al limite, come isolatore.

16. immagine sopra; Roberto Volterri osserva quasi incredulo la bella ricostruzione – funzionante, nonostante qualche indispensabile, attuale, “aiuto tecnologico” – di una delle “Lampade di Dendera” visibile ad Interlaken. .

(Roberto Volterri)

  • Tutte le immagini sono state fornite dall’autore.

 Esperimenti di elettrostatica - Raymond Wohlrabe - copertina

17-18-19-20; immagini sopra e sotto; Qualche libro da leggere per comprendere meglio qualche concetto esposto in queste pagine…

Wilhelm Reich L'esploratore universale dell'energia vitale: Orgone l'energia cosmica della vita Volume 1 : Fischer, Jürgen F. W., Reich, Eva: Amazon.it: Libri Il tabernacolo e l'arca dell'alleanza alla luce del governo divino nella storia della redenzione

 

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