Criptozoologia “di frontiera”. Omne ignotum pro magnifico… di Roberto Volterri

Criptozoologia “di frontiera”

Omne ignotum pro magnifico…

 

di Roberto Volterri

In questo articolo entrerete in una sorta di cartaceo ‘Circo Barnum’ di meraviglie più o meno naturali, incontrerete acclarate ‘mostruosità’ vere, presunte, inventate o frutto della credulità umana all’insegna del noto detto ‘Omne ignotum pro magnifico’ (Tacito, “Vita di Agricola”), in base a cui ogni aspetto della realtà che non ci appare ancor del tutto conosciuto, non fa altro che aumentare il nostro sviscerato interesse per esso.

Come avrete occasione di verificare, in questa necessariamente breve rassegna, non compaiono i soliti VIP delle ‘mostruosità.

Ho lasciato nelle profondità del suo gelido lago scozzese il povero (o la povera?) Nessie, come tra amici viene chiamato il famosissimo Mostro di Loch Ness.

Il quale, dai tempi di San Columba in poi (diciamo verso la fine del VI secolo d.C.), fa parlare di sé turisti (paganti…) ansiosi di avvistarlo, gente del posto che ha saputo ‘organizzarsi’ per trarre molto, tangibile utile dal quasi totalmente impalpabile dilettevole, serissimi ricercatori che hanno messo a punto specifiche apparecchiature atte ad abbattere qualsiasi dubbio dei diffusissimi, internazionali “Comitati per il controllo, ecc.”, burloni di ogni specie, testimoni inattendibili e in cerca del solito quarto d’ora di pubblicità sulla rivista a corto di notizie durante il periodo estivo, e chi più ne ha, più ne metta…

 

dopo l'immagine1. Immagine sopra; Nessie, ovvero il “Mostro del Loch Ness” in una delle innumerevoli fotografie che hanno alimentato, a torto o a ragione, la presenza di una o più creature preistoriche sopravvissute all’eterno fluire del tempo. Ormai è acclarato che questa foto è un falso.

Abbiamo abbandonato a sé stesso anche ‘L’abominevole uomo delle nevi’ che, per adesso sta ancora lasciando, ogni tanto, ’attendibilissime’ orme sulle eterne nevi dell’Himalaya, come hanno affermato a suo tempo sia Lord Hunt, capo della spedizione che per prima conquistò l’Everest, sia Sir Edmund Hillary – il quale, addirittura, nel 1960 ne mostrò, fieramente, a tutto il mondo lo scalpo conservato da un anziano del villaggio nepalese di Khumjung, un orgogliosissimo Khunjo Chumbi.

Anche il nostro Reynold Messner ha scritto un libro che avallerebbe l’esistenza di qualche ‘abominevole’ – ma perché infierire così sulla già sventurata creatura? – personaggio incontrato nelle sue molteplici spedizioni tra i ghiacci himalayani. E il simpatico Reynold di montagne e di ghiacciai ‘altissimi’, ‘purissimi’, ecc. se ne intende…

dopo l'immagine2. Immagine sopra; La Presunta impronta di quello che poco educatamente è sempre stato etichettato come “Abominevole Uomo delle nevi” (lo Yeti), scoperta da Michael Ward e fotografata dallo scalatore Eric Shipton nel ghiacciaio Menlung sull’Himalaya nel 1951.

Non abbiamo dato un altro quarto d’ora di celebrità neppure al Big-foot, lasciato nella profondità delle sue foreste del Nord America e alle attestazioni di totale attendibilità dovute al professor Grover Krantz, dell’Università statale di Whashington.

Per par condicio, menzioniamo appena il fatto che durante l’Unione Sovietica  esisteva, a Tblisi, in Georgia, un intero Dipartimento, diretto dal professor N.I. Burchak Abramovich, che dedicava fondi, mezzi, energie alla ricerca di un mostruoso, forse ‘neanderthaliano’ ‘Uomo delle montagne’ , l’Alma, e, molto di sfuggita accenniamo ai vari avvistamenti di cui dà notizia l’agenzia ‘Nuova Cina’ su soldati che ai confini con il Tibet si sarebbero dati al cannibalismo a base dei locali ‘abominevoli uomini eccetera’.

dopo l'immagine3. Immagine sopra; Forse la foto più nota del Big-foot. È un frame del famoso (o famigerato) filmato girato nell’ottobre 1967 nella foresta nei pressi del torrente Bluff Creek in California da Roger Patterson e Robert Gimlin a Bluff Creek. Tutto vero o frutto di fake news?

Sì, è vero, in questo articolo dedicato anche al multiforme ‘Kraken’: multiforme perché da alcuni viene identificato in mastodontici cetacei che avrebbero terrorizzato i fantasiosi marinai dei secoli passati, mentre altri ‘attendibilissimi’ testimoni lo hanno invece identificato in qualche piovra affetta da inguaribile gigantismo.

Forse hanno ragione entrambi i rappresentanti di queste ennesime ‘scuole di pensiero’, ma ho ritenuto particolarmente curioso e divertente citare gli innumerevoli racconti di ‘fantozziani’ sbarchi sulla groppa di un ignaro cetaceo e, ancor di più, accensioni di suggestivi falò o celebrazioni di Sante Messe sugli abbondanti fianchi di una balena tranquillamente abbandonata ad un meritato ozio tra gli oceanici flutti…

dopo l'immagine4-5. Immagini sopra e sotto; Mostri marini. in alto San Brandano sbarca sul pesce Iasconio. In basso; Disegno di un polpo gigante di Pierre Denys de Montfort, dalle descrizioni di marinai francesi che sostenevano di essere stati aggrediti da questa creatura al largo dell’Angola (1810).

Kraken - Wikipedia

Ė vero, “De minimis non curat Praetor” dicevano i nostri antenati che vivevano all’ombra del Colosseo, ovvero per cose o per personaggi di seconda categoria non vale la pena di occupare tempo ed energie.

A parte il bell’esempio di… ‘democrazia’ e di rispetto delle ‘minoranze’, sarebbe oltremodo ingiusto non citare su queste pagine tutta una serie di ‘mostri’ che non hanno mai avuto diritto alla ‘prima pagina’ o a titoli con caratteri cubitali.

Ė quindi giunta l’ora della riscossa anche per il misconosciuto Grootslang, per i Kallikantzaroi della Grecia dei nostri giorni, per i leggendari ‘uomini cane del Nord America, per l’imprendibile Gulo che avrebbe turbato la quiete delle foreste della Svezia settentrionale e per il Bunyp, mostruosamente brutto e pericoloso animale che avrebbe fatto passare notti da incubo sia agli aborigeni australiani sia ai primi ‘colonizzatori’ lì ‘scaricati’ dal capitano Cook perché indesiderati anche nelle patrie galere di Sua Maestà Britannica.

REPTILES4ALL | Southern African python (Python natalensis)6. Immagine sopra; Forse un “obeso” Python natalensis diffuso in Africa potrebbe essere all’origine del mito del Grootslang

7. Immagine sopra; I Kallikantzaroi mostri della Grecia dei nostri giorni

Wolverine (Gulo gulo) Distribution | Hirvikota8. Immagine sopra; Un ipotetico Gulo che avrebbe turbato la quiete delle foreste della Svezia settentrionale. Probabilmente un orso “troppo cresciuto”!

Un rapidissimo salto nell’antico Giappone ci consentirà di partecipare discretamente anche ad una ‘seduta spiritica’ sui generis, ove il ponte tra il mondo della Immanenza e quello più evanescente della Trascendenza, insomma il medium è rappresentato da alcune ‘Volpi fantasma!

 

Giganteschi ‘pitoni’, teriocefali Santi,volpi ‘medium’…

Il Richtersveld è una regione del Sud Africa, particolarmente boscosa e ricca di caverne nelle quali, si mormora, esisterebbero depositi diamantiferi da far impallidire qualsiasi artefice di Anversa, patria della lavorazione delle preziose pietre.

Nulla di più facile, allora, che recarvisi e dedicarsi con passione all’utile studio – molto da vicino! – di questo settore della Geologia.

E invece no, dietro l’angolo ci sarebbe, pronto a fagocitarvi in un attimo o, nel più fortunato dei casi, a stritolarvi in tempi un po’ più lunghi, il temibile Groottslang, o Gran Serpente del fiume Orange, da voi già incontrato, rettile lungo oltre quindici metri e terrore delle locali guide che – salvo più che cospicua mancia – appaiono riluttanti ad accompagnarvi in un particolare grotta, nota anche come ‘Antro delle Meraviglie’.

La stampa sudafricana abbonda di racconti di più che seri viaggiatori pronti a testimoniare di aver visto e… misurato (a debita distanza, s’intende!) il gigantesco rettile che lascerebbe impronte di zampe (uno stranissimo ‘rettile’ si direbbe allora…) lunghe oltre un metro. Sarà uno ‘spirito-serpente’ come affermano i sapienti del luogo? Oppure, più fedeli al ‘rasoio di Occam’, dovremmo avvicinarci alle ipotesi che cercano di trascinare a viva forza il ‘meraviglioso incredibile’ verso il ‘razionale accettabile’ ipotizzando l’esistenza di un Pitone… ‘troppo cresciuto’, dato che Pitoni da otto e anche dodici metri sono stati documentati da attendibili zoologi?

grootslangs Species in Scarterra | World Anvil9. Immagine sopra; Molto fantasiosa raffigurazione del temibile Groottslang, o Gran Serpente del fiume Orange. Sembrerebbe un ibrido tra un grande serpente e un elefante…

Poiché il dubbio permane ed è difficilmente dissipabile, spostiamoci in Grecia ove diffusa è la credenza nell’esistenza dei Kallikantzaroi, ovvero strani folletti la cui origine andrebbe imputata all’esser stati concepiti il 25 Marzo, giorno dell’Annunciazione e, di conseguenza, nell’essere nati il giorno di Natale.

Anatema! Anatema!

Questi pargoli innocenti sarebbero destinati, appunto, a divenire – chissà perché? – altissimi, macrocefali, affetti da orripilante irsutismo o, ancora, muniti di lunghe, demoniache unghie. Un antidoto efficacissimo sarebbe stato messo a punto dai lontanissimi discendenti di Platone, Socrate & Co.: appendono in casa una mascella di porco o gettano delle scarpe nel fuoco del camino per tener lontani, con il nauseabondo fetore, i ‘mostruosi’ Kallikantzaroi

I mitici ‘Cinocefali’

Lasciando molto opportunamente queste estremamente improbabili ‘mostruosità di una Grecia ben lontana dai fasti intellettuali degli tempi ‘aurei’ di Pericle, rechiamoci in Nord America, tra i Koniagas, una tribù locale i cui capi raccontano ai visitatori dell’esistenza di un razza di stranissimi ‘Cinocefali’, ovvero ‘uomini con la testa da cane’.

10.  Immagine sopra; Un inconsueto San Cristoforo Cinocefalo. Icona bizantina. Museo Bizantino e Cristiano di Atene.

D’altra parte non sarebbe stato necessario compiere un sì grande balzo al di là dell’Oceano Atlantico, perché fin dall’epoca medievale, si narra di…

“… uomini che vanno attraverso l’oceano passando per molte isole, fino ad un’isola chiamata Nacumera… La sua circonferenza misura più di un migliaio di chilometri e tutti gli uomini e le donne di detta isola hanno la testa di cane e vengono chiamati Cinocefali…”.

Ma anche il variegatissimo universo dell’Agiografia riporta un’immagine di San Cristoforo munito di una innegabile testa canina.

Spiegazioni ‘razionali’? Forse la leggenda è nata nei primissimi anni del Cristianesimo, magari sotto l’influenza del culto egiziano per il dio Anubis, innegabilmente cinocefalo.

Anubis—ancient Egypt’s Lord of Death and Protection : Larson, Charlie, Miller, Jason: Amazon.it: Libri Resultado de imagen para fotos de dioses egipcios anubis

11-12. Immagini sopra; Un libro sul cinocefalo Anubis e una classica raffigurazione nel mondo sulle rive del Nilo.

Oppure – perché no? – dall’aver osservato qualche disgraziato individuo affetto da palesi patologie e deformazioni facciali che lo rendevano eccessivamente simile al più fedele amico dell’uomo…

Per esempio la Sindrome di Treacher Collins o Franceschetti, rara malattia genetica caratterizzata da una disostosi mandibolare e facciale ossia da evidenti malformazioni al volto che lo rendono deforme.

dopo l'immagine

13. Immagine sopra; Uno sfortunato bambino affetto dalla Sindrome di Treacher Collins o Franceschetti.

Proseguendo, vediamo che nelle più remote regioni della Svezia settentrionale si favoleggia da tempo di una curiosa simbiosi animale costituita da un cane con muso… da gatto. Il vescovo di Uppsala Olaus Magnus nel 1555 sosteneva che il pelame di questo animale, chiamato Gulo, veniva utilizzato per realizzare cappelli, il suo intestino sarebbe stato utile per farne corde di strumenti musicali mentre le sue deiezioni avrebbero di certo fatto passare vertigini e disturbi all’apparato auditivo. Parola di santo Vescovo!

Quel che è certo che il Gulo – secondo testimoni oculari, s’intende! – aveva insane abitudini alimentari: “… divorava tanto e così golosamente che, per evacuare poi il cibo s’introduce in qualche stretto passaggio tra due alberi per comprimersi il ventre…”.

Forse un eclatante caso di ‘bulimia animalesca’ molto ante litteram?

Quando, alla fine del Settecento, il capitano Cook iniziò a colonizzare l’Australia con gli ‘esuberi’ delle regie prigioni di Sua Maestà Britannica, non avrebbe mai sospettato che le notti degli aborigeni e anche quelle di qualche bianco che si avventurava nell’esplorare territori del tutto sconosciuti, sarebbero stati turbati dalla presenza – segnalata un po’ qua, un po’ là – di uno strano ‘mostro’ chiamato Bunyp, ghiottissimo di carne umana e con un ringhio, muggito, nitrito – non saprei come definirlo! – che riempiva di terrore le loro notti.

dopo l'immagine14. Immagine sopra; Nel 1846 fu scoperto uno strano teschio lungo le rive del fiume Murrumbidgee nel Nuovo Galles del Sud. Fu subito ricollegato allo strano ‘mostro’ chiamato Bunyp…

I più razionali tra i colonizzatori pensavano potesse trattarsi di una sorta di ‘fossile vivente’, un ‘mostro’ dell’antichità più remota, sopravvissuto nelle inesplorate paludi, nei laghi inaccessibili di un continente ancora tutto da scoprire.

Nel 1886, alcuni esploratori che guadavano un fiume nella località ove oggi sorge la città di Camberra, sostennero di avere avvistato un ‘mostro’ biancastro, grande come un cane, ma con la faccia… da bambino.

Uno strettissimo parente di questa creatura sarebbe stato avvistato anche nel Nuovo Galles del Sud ma ebbe la brillantissima idea di tuffarsi, grugnendo, in un a laguna quando venne preso a fucilate.

Un ‘po’ più lontano’ – si fa per dire! – in Nuova Zelanda veniva descritta la presenza di uno stretto parente del Bunyp: il Taniwha, gigantesco ‘mostro’ antropofago la cui leggenda è verosimilmente nata dall’avere osservato molto, troppo, da vicino qualche sopravvissuto coccodrillo antropofago che – illo tempore – abitava le regioni del Pacifico Orientale. In quei lidi, inoltre, coccodrillo si dice ‘moko-tolo’ e i Maori che abitano l’Australia chiamano anche loro ‘Moko’ ogni specie di lucertolona che capiti loro a tiro. Confusioni linguistiche, forse solo leggende locali, forse qualcosa di più…

I principali simboli Maori nei tatuaggi15. Immagine sopra; Tra i Maori c’è l’abitudine a farsi tatuare un lucertolone che dovrebbe ricordare il Taniwha, gigantesco ‘mostro’ la cui leggenda è verosimilmente nata dall’avere osservato troppo da vicino qualche sopravvissuto coccodrillo antropofago!

Concluderei con una curiosa tradizione, leggenda giapponese – non saprei come meglio definirla – che narra di ‘volpi-folletto che medianicamente ‘possiederebbero’ individui i quali, ex abrupto, all’improvviso iniziano a dar segni di bulimia o anche di solo eccessivo appetito, pronunciano parole senza significato e mostrano – o pensano di mostrare – una sorta di stravolgimento dei tratti somatici.

In certe zone rurali del tecnologicissimo Giappone, sembra esistano ancora famiglie che alleverebbero volpi per praticare attraverso di esse, riti stregoneschi contro altri membri della locale comunità o anche per più ‘normali’… sedute spiritiche.

16. Immagine sopra; Statua di kitsune del santuario di Inari adiacente al tempio buddista di Tōdai-ji a Nara

Ė del non lontanissimo 1963 la testimonianza di un sacerdote di un tempio nei pressi della cittadina di Tottori riguardo al metodo per identificare le strane famiglie dedite all’allevamento delle ‘volpi medium’. “ E’ facile – egli affermò – poiché le volpi si possono vedere in fila lungo le grondaie, che si coprono gli occhi con le zampe o giocano insieme di fronte alle case…”.

Insomma una strana, quasi incredibile commistione tra volpi e tavolini che ballano!

(Roberto Volterri)

  • Tutte le immagini sono state fornite dall’autore.

MATURE 

Yeti. Leggenda e verità - Reinhold Messner - Libro Feltrinelli 1999 | Libraccio.it Il codice delle creature estinte. L'opera perduta del dottor Spencer Black

Criptozoologia, La Guida Completa: Bestiario Al Microscopio: Un Nuovo sguardo sugli animali mitologici

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