ESCLUSIVO! Forse scoperta a Viterbo la chiesa che servì da ispirazione alla celebre ed enigmatica Rosslyn Chapel in Scozia.


Durante le mie ricerche alla caccia di ricerca di antiche simbologie che riportano alla mente lontani fasti e valori sopiti, mi sono imbattuto in un vero gioiello poco conosciuto in Italia o meglio sconosciuto alla maggior parte degli appassionati del Medioevo.
Infatti si parla spesso della Cappella di Rosslyn, che in gaelico significa “antica conoscenza”, la quale contiene innumerevoli richiami ad antichi culti, oltre che a simbolismi templari, massonici, biblici e pagani.
La Cappella fu fatta costruire in Scozia dal Conte William di St. Clair tra il 1446 e il 1450, tutt’oggi sepolto nella cripta. Come detto poc’anzi all’interno della Cappella vi sono molteplici simboli Templari in quanto la famiglia dei St. Clair è stata ed è legata a filo doppio alla storia dei Templari (su questa tematica ha dissertato, in parte smitizzandola, pure il ricercatore e scrittore Giancarlo Pavat nel suo libro di successo “Nel segno di Valcento”, Edizioni Belvedere 2010) . Vi sono poi due veri gioielli artistici, la “Colonna del Maestro” e la “Colonna dell’apprendista” di cui tanto si è scritto.

Si narra che il Magister avuta la commessa della realizzazione del lavoro, si recò a Roma per studiare e trovare l’ispirazione. Durante la sua assenza, un suo allievo scolpì quella che poi appunto verrà chiamata la “Colonna dell’apprendista” e secondo alcuni studiosi all’interno sarebbe celato addirittura il Santo Graal.
Al ritorno il Magister preso dalla gelosia uccise l’allievo e scolpì quella che tutt’oggi viene chiamata la “Colonna del maestro”.

A pochi passi da Roma c’è un autentico tesoro d’architettura medievale, e precisamente la chiesa di San Sisto a Viterbo.
Trattasi di una delle chiese più antiche della città capoluogo dell’Alto Lazio. Infatti la troviamo menzionata sin dal 1068 come filiale della diocesi di Tuscania non esistendo ancora quella di Viterbo.


Nei secoli successivi diventerà la più importante e ricca della città, ottenendo anche diversi privilegi. E’ stata ricostruita e rimaneggiata diverse volte nel corso del XII e XIII secolo. L’ultimo definitivo restauro risale al 1944 a seguito dei bombardamenti durante la II° Guerra Mondiale. Infatti la facciata che vediamo oggi è frutto di quest’ultimo rifacimento che le ha ridato anche l’aspetto originario in quanto alle tre navate ne era stata aggiunta una quarta costruita nel XV secolo per aumentare la capienza della chiesa, che non è stata più ricostruita.
Al suo posto troneggia oggi soltanto l’alta colonna centrale ed un capitello nel cortile della chiesa.
Il XII secolo è stato il secolo degli ampliamenti, infatti l’abside fu fatta diventare parte integrante delle mura cittadine, il presbiterio ed il coro rialzati e raccordati alla vecchia chiesa con un’imponete ed elegante scalinata.
L’antico altare centrale oggi si trova sul fondo dell’abside un po’ rialzato, al suo posto ne fu eretto uno più piccolo. Sotto il presbiterio si trova la cripta attualmente restaurata ed adibita a cappella nella quale sono ancora visibili frammenti di affreschi tra i quali spicca anche un frammento di croce rossa che ricorda quelle usate dall’Ordine dei Cavalieri Templari ed un semicapitello di quella che fu la quarta navata usato come base per l’altare.

La chiesa ha due campanili, uno più antico, oggi chiuso e l’altro invece era originariamente una torre della cinta muraria.
Sempre all’interno è conservata un’ara romana che probabilmente veniva usata come fonte battesimale ed una pala d’altare di Neri di Bicci risalente (1457-59).
Ma la vera sorpresa sono le colonne poste vicino la scalinata del presbiterio. Due veri capolavori dell’arte del X – XII secolo che richiamano in maniera incredibile le colonne della Cappella di Rosslyn di cui abbiamo parlato all’inizio.

La mente vola all’ipotesi che il “Maestro” (o lo stesso “apprendista”), nel recarsi a Roma, sia passato per Viterbo e che sia entrato nella chiesa di San Sisto notando le due grandiose colonne. A questo punto avrebbe pensato che forse era quella l’illuminazione che stava cercando. Infatti la colonna di sinistra richiama quella dell’apprendista e quella di destra quella del maestro.

Ovviamente questa è solo un’ipotesi di chi molto umilmente ha cercato di descrivere dei gioielli che tutt’oggi sono fruibili e visitabili per tutti gli appassionati dei cosiddetti “Secoli bui” che poi none rnao affatto bui. Anzi.
Purtroppo non si hanno notizie sullo scalpellino che ha creato le due colonne della chiesa di San Sisto di Viterbo. Ed il mistero (per ora) rimane.





Testo e foto di Domenico Pelino

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