I MISTERI DELLA TORRE DI FEDERICO II A ENNA – I^ parte, di Ignazio Burgio

 

(Immagine 1 – Panorama di Enna dalla torre di Federico)

I MISTERI DELLA TORRE

DI FEDERICO II AD ENNA.
GLI ORIENTAMENTI ARCHEOASTRONOMICI
ED IL SIMBOLISMO DELL’OTTAGONO.

di Ignazio Burgio.

Situata su di una collinetta al centro di Enna – e dell’intera isola siciliana – a 950 m. sul livello del mare, la Torre di Federico II presenta aspetti enigmatici dal punto di vista archeoastronomico.
Attribuita al grande imperatore svevo, poco prima della metà del 1200 – ma secondo altri studi, riconducibile al figlio e successore Manfredi, dopo il 1250 – si presenta come una torre di forma ottagonale, circondata da un recinto in pietra anch’esso ottagonale di cui rimangono però pochi avanzi.

(Immagine 2 – Torre di Federico II di Svevia a Enna)

Ognuno dei suoi lati misura poco più di 7 metri e 5 centimetri, è suddivisa in tre livelli (pian terreno, più due piani) e l’altezza complessiva risulta di 27 metri e 30. Anche se l’aspetto esterno della torre appare molto essenziale e spartano, tuttavia soltanto due delle otto facce sono cieche, mentre tutte le altre presentano finestre o feritoie che ne tradiscono la funzione soprattutto militare. Ma anche lo stile architettonico – gotico naturalmente – ha la sua parte, specie all’interno della costruzione.
I primi due livelli, pian terreno e primo piano, sono ricoperti da un tetto “ad ombrello” i cui gotici “cordoloni” terminano su mensole fissate a metà muro o anche su semicolonne (al primo piano) con i tradizionali ornamenti vegetali. Al di sotto del pavimento del pian terreno – ricoperto da una moderna copertura di vetro – è visibile un’antica cisterna ancora inesplorata. Nella parete ovest è inserita una scala a chiocciola di 98 gradini tramite la quale si accede ai piani superiori. Questa scala è stata restaurata in tempi moderni dopo che nel XVIII secolo venne volutamente demolita.

(Immagine 3 – Torre di Enna- terrazza dell’ultimo piano)

Pare infatti che dopo il suo abbandono la torre fosse diventata meta di furtivi incontri amorosi e le autorità ecclesiastiche di allora presero dunque una decisione così estrema (evidentemente meno onerosa che non murarne l’accesso).
Il secondo piano attualmente ha un tetto di “cielo e di stelle” nel senso che è letteralmente spalancato ai venti. In origine tuttavia doveva avere una copertura. Nel muro che è rimasto – alto più di tre metri, ma, grazie ad una pedana, attualmente ridotto a “parapetto” al fine di consentire di ammirare il favoloso panorama – si possono ancora vedere quattro mensole: sono le estremità di altrettanti costoloni gotici volti evidentemente a sorreggere un tetto probabilmente di stile e forma analogo agli altri due sottostanti.

(Immagine 4 – Torre di Federico II di Svevia a Enna)

UN OSSERVATORIO ASTRONOMICO?

Un esperto di castelli svevi, Giuseppe Agnello, propose l’idea che il tetto originario fosse una cupola emisferica con un foro al centro affinché potesse servire come osservatorio astronomico.
Ma gli studi architettonici successivi, che hanno tra l’altro identificato in un grosso frammento quel che resta della chiave di volta originaria, hanno teso a smentire questa ricostruzione.
Nulla invece esclude che vi fossero finestre, aperture e feritoie anche a scopo difensivo, come dimostrerebbero i resti di corridoi appositamente studiati per gli arcieri. Tuttavia più di uno studioso rimane dell’idea che la funzione – e la stessa finalità costruttiva – della Torre di Federico andasse ben oltre i semplici scopi militari, e potesse essere utilizzata anche per osservazioni astronomiche e rilevamenti geografici.

(Immagine 5 – Torre di Federico II di Svevia a Enna – lato feritoie)

La posizione strategica della torre è stata infatti evidentemente ben studiata per dominare con lo sguardo l’intero territorio circostante, non solo la città di Enna (o meglio, Castrogiovanni, come era chiamata in epoca sveva, e fino all’inizio del secolo scorso). Nelle giornate più chiare è infatti possibile scorgere ad occhio nudo i tre mari siciliani (Mediterraneo, Jonio, Tirreno) oltre naturalmente all’Etna ed agli altri rilievi principali, e secondo una tradizione, proprio dall’alto di questa torre sarebbe stato progettato l’intero sistema amministrativo e viario dell’intera Sicilia.

L’OMBELICO DEL MONDO

Questo anche perché – come abbiamo accennato all’inizio – la torre si trova a poche centinaia di metri dal centro esatto dell’intera Sicilia, corrispondente al sagrato della poco distante Chiesa di Montesalvo, un luogo parecchio più in basso rispetto alla collinetta, e dunque per tanti motivi meno adatto all’edificazione della struttura.
Il primo enigma è dunque proprio questo: in un’età come il secolo XIII nel quale non esistevano i satelliti, in cui le mappe geografiche erano ancora rozze e imprecise e perfino la stessa bussola aveva appena fatto la sua comparsa in Europa, chi e come fra i geografi al seguito dei sovrani svevi era riuscito a stabilire con un “errore” (sicuramente voluto) di poche centinaia di metri il centro dell’isola più grande del Mediterraneo?

 

(Immagine 6 – Lo straordinario ed enigmatico Castel del Monte in Puglia – foto di Giancarlo Pavat giugno 2017)

Un altro mistero riguarda la forma medesima della torre. Non sono molti i monumenti svevi di forma ottagonale.
In Puglia oltre al famosissimo Castel del Monte esiste per esempio una torre simile anche nella Chiesa di San Michele sul Gargano.
Tuttavia dal punto di vista strettamente strategico e militare, riuscire a difendere dagli assalti una torre di forma ottagonale era un po’ più difficile rispetto ad una perfettamente cilindrica, poiché nel primo caso gli angoli potevano togliere un certo margine di visuale agli arcieri, specie se tiravano dalle feritoie, mentre nel secondo caso la “linea di tiro” era letteralmente “a tutto tondo”.
Proprio in quegli stessi anni in cui venne edificata la Torre di Enna, altri castelli in Sicilia e nei domini di Federico II venivano costruiti con torri perfettamente cilindriche, come ad esempio quelle del Castello Ursino a Catania, secondo stili e tecniche ereditate direttamente dalle fortezze arabe.
Dunque non sarebbe stato difficile agli esperti architetti (o “protomagistri”) di Federico II costruire anche ad Enna una torre di forma circolare ammesso che le uniche finalità fossero state unicamente quelle militari e difensive. Evidentemente altri motivi, forse più importanti, fecero optare per un’architettura ottagonale, anche a costo di penalizzare, perlomeno in teoria, le priorità strategiche. Ma quali potevano essere?

(Immagine 7 – Federico II di Svevia)

ALLINEAMENTI ASTRONOMICI

Se si osserva un’immagine satellitare della torre si può notare che la sua forma ottagonale è in realtà leggermente irregolare. Gli stessi lati presentano dimensioni differenti tra loro. Ciò può apparire quanto mai strano, considerato l’alto livello di professionalità degli architetti al servizio degli svevi. Un indizio tuttavia può forse servire da chiave d’interpretazione, ovvero il perfetto allineamento degli angoli (o spigoli) nord ed est con i rispettivi punti cardinali. Anche l’angolo ovest si potrebbe considerare allineato anche se con un errore di dieci gradi verso nord.
Se poi con il goniometro si analizzano gli altri spigoli si potrà osservare che quello di nord-est cade al 58° grado, ovvero il punto dell’orizzonte dove ad Enna sorge il sole nel giorno del solstizio d’estate.

(Immagine 8 – Torre di Enna – interno e feritoia)

Dalla parte opposta, l’angolo di sud-ovest è orientato in direzione 241 gradi, cioè dove tramonta il sole al solstizio d’inverno.
Ammesso che non si tratti di incredibili coincidenze, si potrebbe quindi fare l’ipotesi che il sacrificio della perfetta simmetria ottagonale servisse ad orientare perfettamente alcuni angoli oltre che con i punti cardinali (all’infuori del sud) anche con due dei quattro punti di alba e tramonto del sole nei giorni dei solstizi.
Si potrebbe immaginare insomma che soprattutto nell’ultimo piano, lì dove c’è adesso una terrazza esposta ai venti, ma che in origine era chiusa, potessero aprirsi una serie di feritoie col compito di far passare i raggi del sole all’alba o al tramonto nei giorni dei solstizi e degli equinozi.
È ovvio tuttavia che una simile ipotesi comporterebbe tanti altri interrogativi capaci di metterla in crisi: perché orientare proprio gli angoli e non i lati, dal momento che è più complicato aprire delle feritoie negli spigoli? Perché l’angolo sud non è allineato col suo punto cardinale? Perché limitarsi a considerare solo l’alba del solstizio estivo ed il tramonto di quello invernale, trascurando gli altri due punti solstiziali dell’orizzonte? Ecc. ecc.
Osservando ancora la torre dal satellite si nota che in corrispondenza del grado 119° (direzione dell’alba del solstizio invernale, a sud-est) appare quello che può sembrare un nono angolo dell’ottagono, ma in realtà è solo un’illusione dovuta al gioco di ombre, come si rileva facilmente osservando la torre di persona.

(Immagine 9 – Torre di Enna vista dal satellite)

Dalla parte opposta, verso nord-ovest, in corrispondenza del grado 302° (direzione del tramonto del solstizio estivo) si nota un foro nel cornicione della terrazza, che si rivela in realtà essere un canale di gronda (ve ne sono altri tre nelle vicinanze). Sembra quasi di sentirsi presi in giro da architetti burloni che ottocento anni fa si divertivano a confondere le idee agli studiosi del XXI secolo!
Così come in età antica, anche nel Medioevo si prestava attenzione al ciclo del sole nel corso dell’anno, non solo per regolarsi con il lavoro dei campi (il periodo della semina, il periodo della mietitura intorno al solstizio d’estate, e via dicendo), ma anche per prevedere con precisione alcune festività religiose, in primo luogo la Pasqua. Essendo quest’ultima una festività mobile, legata alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, era importante stabilire quando dopo la lunga pausa invernale, il sole sorgesse esattamente ad est e tramontasse esattamente ad ovest segnando così l’inizio della bella stagione.
Sulla base della Pasqua si fissava il calendario delle altre festività, così come avviene ancora oggi.

PRINCIPIO OTTONARIO

Ammesso che la Torre di Federico con la sua strana forma irregolare avesse anche tale funzione, costituiva in realtà più l’eccezione che la regola, poiché tanti altri monumenti medievali dalla forma ottagonale (chiese, battisteri, labirinti, ecc.) intendevano esprimere con la loro geometria basata sul numero 8 esclusivamente un significato simbolico. Per il cristianesimo medievale dallo spirito ascetico, il numero otto simboleggiava la Redenzione e la Resurrezione, la fine dei tempi e la vita eterna, dopo il ritorno del Salvatore. La domenica era infatti considerata l’ottavo giorno cristiano dopo il sabato, settimo giorno della settimana ebraica. Ma in realtà, così come le architetture di forma ottagonale non nacquero nel medioevo, il concetto risale a tempi molto antichi.

(Immagine 10 – Cortile interno ottagonale di Castel del Monte in Puglia)

La suddivisione dell’orizzonte celeste in otto parti fondata sia sui quattro punti cardinali sia sulle albe e i tramonti dei solstizi invernale ed estivo, in corrispondenza all’incirca dei punti intermedi (Nord-Est, Nord-Ovest, Sud-Est, Sud-Ovest), appartiene non solo alle civiltà megalitiche nord europee – si pensi a Stonehenge in Inghilterra – ma anche e soprattutto alle civiltà della Mesopotamia e dell’Egitto. Nell’antica scrittura cuneiforme dei Sumeri, ad esempio, il segno più arcaico per indicare il cielo era un asterisco con otto raggi. Gli antichi davano grande valore soprattutto ai solstizi, al “declino” e alla “rinascita” del sole non solo per regolarsi con le attività agricole, ma anche per la propria visione esistenziale e religiosa. Nel giorno del solstizio d’estate, il sole, fondamentale divinità per tutte le civiltà, è alla sua massima potenza stagionale e nel suo percorso diurno tocca sette degli otto punti più importanti dell’orizzonte celeste: nord-est all’alba, est, sud-est (alba del solstizio invernale), mezzogiorno, sud-ovest (tramonto del solstizio di dicembre), ovest e nord-ovest al tramonto sempre del solstizio di giugno. L’ottavo punto, il nord, oggi occupato dalla Polaris dell’Orsa Minore, è il luogo delle stelle circumpolari, quelle che ruotano attorno al polo nord celeste e non tramontano mai, anche se visibili solo di notte. Gli antichi dunque aggiunsero anche il nord ai sette punti solari poiché anch’esso aveva il significato di eternità ed immortalità, e svilupparono tra i tanti simboli religiosi di buon auspicio anche quelli legati al numero otto. Si pensi ad esempio alle rosette ad otto petali che adornano ipogei ed epigrafi dedicate ai defunti, con significato di eternità e augurio di rinascita.

(Fine I^ parte)

– Se non altrimenti specificato, le immagini sono di Ignazio Burgio.

(Immagine11 – L’antica arma di Svevia)

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