Il Conte Cesare Mattei e l’Elettromiopatia: “cade vertù ne l’acqua e ne la pianta…”; di Roberto Volterri.

 

 

Immagine di apertura: La rocca di Savignano quando ancora non erano state apportate tutte le modifiche strutturali volute da Cesare Mattei, che l’hanno resa un ‘unicum’ dal punto di vista architettonico.

 

 

Il Conte Cesare Mattei e l’Elettromiopatia:

 

“cade vertù ne l’acqua e ne la pianta…”

                                                                   (Dante, Purgatorio, XXIII, v. 62)

 

 

di Roberto Volterri

 

 

Il buon senso, che già fu caposcuola,

ora in parecchie scuole è morto affatto.

La Scienza, sua figliuola,

l’uccise per veder com’era fatto

(Giuseppe Giusti)

 

Se volessi scrivere la sceneggiatura di un film dedicato ad uno ricco scienziato solitario, dedito a misteriose ricerche d’avanguardia nel campo delle terapie mediche, ovviamente osteggiato dalla comunità scientifica, abitante in una sorta di uno strano maniero degno di un racconto de “Le mille e una notte”, non esiterei ad ambientarlo sull’Appennino tosco-emiliano, a pochissimi chilometri da Bologna.

Bologna? Proprio a Bologna “… la grassa e l’umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...”, per usare le parole di Francesco Guccini?

Perché non in Germania, magari nella Valle del Reno, su una tetra collina che domina la cittadina di Darmstadt, a pochi chilometri da Francoforte, in un castello in cui abitava l’alchimista Johann Konrad Dippel, una delle possibili fonti ispiratrici per il “Frankenstein” di Mary Shelley?

Ma di questo altro affascinante argomento “alla ricerca dell’impossibile” abbiamo già parlato in altre pagine de ”Il Punto sul Mistero”…

Fermiamoci dunque in terra italica e rechiamoci sull’Appennino settentrionale, su una collina in località Savignano, nel comune di Grizzana Morandi, a quasi due passi da Bologna. Qui, nella seconda metà del XIX secolo, il Conte Cesare Mattei, nato proprio nell’antica Felsina nel 1809 da un’agiata famiglia e poi vissuto a contatto con l’èlite culturale dell’epoca, dà vita ad una meravigliosa costruzione – si può dire mai finita – oggi nota come Rocchetta Mattei.

Dopo un’iniziale formazione in ambito giuridico e qualche esperienza di carattere politico, nel 1847 papa Pio IX – al secolo Giovanni Mastai Ferretti – gli conferisce il titolo di Conte in cambio della donazione della fortezza di Magnavacca, dalle parti di Comacchio, struttura militare che avrebbe aiutato le truppe dello Stato Pontificio a fermare l’offensiva austriaca.

Tre anni prima un grave lutto colpisce il Conte Mattei poiché muore la madre, Teresa Montignani, a causa di un tumore nei confronti del quale la medicina del tempo nulla poteva fare. Dieci anni di sofferenze alle quali il figlio Cesare aveva assistito senza poter far nulla, creano in lui un profondo dolore e una quasi totale sfiducia nelle conoscenze mediche di allora.

 

 

 

2-3. Immagine sopra e sotto: il Conte Cesare Mattei a circa venti anni e a destra in età matura.

 

I Mattei sono una famiglia con terreni e ampie disponibilità economiche, così il Conte Mattei, deluso dalla scienza “ufficiale”, si ritira nella sua tenuta di Vigorso, acquisita nel 1804 dal nonno Andrea, per dar vita ai suoi esperimenti sui preparati in cui confluivano le sue conoscenze nel campo dell’Omeopatia, della Fitoterapia e, forse, si avvicina anche a conoscenze nel campo di quelle che ora, con una definizione alquanto nebulosa, vengono definite “energie sottili”.

È qui che nasce la cosiddetta Elettromiopatia o, come si preferisce in altri ambiti, l’Elettromeopatia…

 

  1. Immagine sopra: Villa San Marco, a Vigorso di Budrio, nella metà del XIX secolo casa padronale e ‘buen retiro’ del Conte Cesare Mattei durante la sua gioventù e soprattutto nel periodo in cui egli decide di dedicarsi alla ricerca in campo medico.

Nel 1850 Mattei acquista il terreno dove sorge l’antica rocca di Savignano, e qui il 5 Novembre avvia i lavori che daranno vita a quella che egli chiamerà Rocchetta Mattei, in cui si stabilirà circa dieci anni più tardi, al termine della ristrutturazione.

5. Immagine sopra: La rocca di Savignano o Rocchetta Mattei oggi.

Le particolari modifiche architettoniche, in realtà, non avranno mai fine anche perché in seguito portate avanti da Mario Venturoli, figlio adottivo del Conte e coerede delle sue proprietà.

Penserei però che non sia questa la sede più adatta per entrare nel vivo delle complicate vicende familiari che hanno costellato la lunga vita del Conte Cesare Mattei e, quindi, preferirei passare direttamente agli aspetti tecnico-scientifici del suo innovativo sistema terapeutico, analizzandone le modalità sia dal punto strettamente legato alle teorie del Mattei, sia prendendo in considerazione anche ipotesi alternative formulate da studiosi che hanno avuto accesso alla originale documentazione lasciata dallo studioso bolognese.

Al termine del nostro percorso di ricerca chi scrive ha aggiunto anche delle brevi note correlate agli studi sull’Orgone effettuati in USA dal contestatissimo dottor Wilhelm Reich e, in considerazione del fatto che alla base delle preparazioni del Mattei c’erano sostanze di origine prettamente vegetale – mai di origine minerale, come ad esempio accade nell’omeopatia classica – viene riportato anche un interessante intervento della dottoressa Susanna Volterri – Psicologa e Ph.D in Psicologia applicata alla medicina sportiva – sui cosiddetti “Fiori di Bach”…

 

Torniamo quindi al Conte Mattei e cerchiamo di districarci tra alcune diverse – a volte molto diverse! – letture sulle sue intuizioni, sui suoi studi e anche sulla terminologia usata per definire la sua innovativa terapia.

 

L’Elettromiopatia non è che il compimento della grande scoperta di Hahnemann, effettuato colla congiunzione dell’Elettricità vegetale al principio dei simili”…

… afferma Cesare Mattei ponendoci subito qualche dubbio, qualche perplessità su come egli abbia davvero impostate le sue ricerche e preparati i suoi medicamenti.

Elettricitrà vegetale”? A cosa si riferisce il ricercatore bolognese?

Qui – e in molte altre circostanze – ci viene in aiuto un interessantissimo libro di Alessandro Rapparini, intitolato “Elettromiopatia del Conte Cesare Mattei”, libro da cui mi sono permesso di trarre (spero con il tacito consenso dell’autore, del quale sto diffondendo…il “verbo”!) alcune illuminanti precisazioni, riguardo anche al termine “Elettromiopatia – utilizzato solo a partire dal 1883 quando il Conte Mattei ha 74 anni e pubblica il “Nuovo Vade-Mecum” – anzichè “Elettromeopatia”.

  1. Immagine sopra: Una rara edizione del 1937 del “Vademecum della Elettromeopatia” di Cesare Mattei.

 

La legge generale dei Simili – continua il Mattei citato da Rapparini – mi ha guidato nelle mie ricerche. Ma senza un principio elettrico che io ho potuto unire ai Simili, non avrei ottenuta quella potenza medicamentosa, che ha destato la maraviglia del mondo. Così l’omiopatia cura i sintomi, l’elettromiopatia cura le cause; non distrugge soltanto il male, ma bensì il principio generatore del male.

 

7-8. Immagini sopra: l’interessante libro di Alessandro Rapparini sulle ricerche di Cesare Mattei.

Sopra: altro utile libro del dottor Mario Facci ma con diversa orientazione.

“Anche il Galvani, mio concittadino – egli prosegue – ebbe la fisima di indagare il fluido elettrico vincolato nei nervi e muscoli degli animali e pretese di avere trovato quel quid che (usiamo le sue parole) “… pone in moto e le minime solide parti del nervo e in conseguenza, anche le frapposte fluide sottilissime e mobilissime dei quell’attivissimo principio che non puossi non ravvisare né nervi, variamente denominato da vari autori, e che noi chiameremo fluido nerveo elettrico… Noi similmente abbiamo ricercato il fluido elettrico vegetale; e se quello del Galvani risveglia le apparenze della vita in rana morta, questo nostro ristabilisce la vitalità e la salute alterata nei muscoli e nervi dell’uomo avviato a certa morte.”

Il Conte Cesare Mattei passa in un lontano “Altrove” il 3 Aprile 1896 e viene sepolto all’interno del suo strano castello.

9. Immagine sopra: Tomba del Conte Cesare Mattei all’interno della sua Rocchetta.

 Sul sarcofago campeggia la scritta “Diconsi stelle di XVI grandezza e tanto più lontane sono che la luce loro solo dopo XXIV secoli arriva a noi. Visibili furono esse coi telescopi Herschel. Ma chi narrerà delle stelle anche più remote: atomi percettibili solo colle più meravigliose lenti che la scienza possegga o trovi? Quale cifra rappresenterà tale distanza che solo correndo per milioni d’anni la luce alata valicherebbe? Uomini udite: oltre quelle spaziano ancora i confini dell’Universo!”

10-11. Immagini sopra e sotto: Due appunti autografi del Conte Cesare Maffei sugli ingredienti facenti parte dei suoi rimedi Elettromiopatici. Il vero “segreto” stava forse nelle modalità con cui li preparava…

 

Adesso, due-parole-due su uno sunto di ricerca suggerito proprio da Cesare Mattei…

 

L’Elettromiopatia non è che il compimento della grande scoperta di Hahnemann, effettuato colla congiunzione dell’Elettricità vegetale al principio dei simili”…, afferma Cesare Mattei.

Elettricità vegetale”? A cosa intendeva riferirsi il ricercatore bolognese?

 

Elettricità dalle piante?

Dal 1859 in poi Cesare Mattei si dedica anima e corpo allo studio della medicina e dei possibili rimedi basati sull’Omeopatia di Hannemann, superando però le teorie di quest’ultimo elaborando la sua Elettromeopatia che prevede l’abbinamento di granuli di origine vegetale con quelli che egli definisce “fluidi elettrici” – insiti nelle piante? Applicati successivamente ad arte? – che dovrebbero ristabilire l’equilibrio delle cariche elettriche nelle cellule ed ricondurre l’organismo ad una condizione fisiologica lontana da quella patologica.

 

12-13. Immagini sopra e sotto:Luigi Galvani, concittadino del Conte Mattei, con la tradizionale rana, “vittima sacrificale” dei suoi studi sulla cosiddetta elettricità animale. A destra il classico esperimento che provoca il movimento della zampe di una rana morta solo applicando una coppia bimetallica Rame-Zinco.

 

In pratica – volendo semplificare al massimo – la terapia ideata dal Conte Mattei potrebbe agire nel ristabilire il giusto valore del cosiddetto “potenziale di membrana”, ovvero la piccolissima differenza del potenziale di riposo presente in una singola cellula il cui valore medio si aggira sui – 70 mV.

 

 

  1. immagine sopra: Misura del potenziale di membrana. Il valore corretto, in condizioni di riposo o non patologiche, è di – 70 millivolt, valore intermedio tra quello di equilibrio del Potassio (– 90mV) e quello del Sodio (+55mV).

 

La differenza di potenziale (tensione elettrica, per semplificare) tra l’esterno della cellula (positivo) e il suo interno (negativo) – il citosol, la componente liquida e non strutturata in cui sono immersi gli organelli cellulari – è dovuta anche alla differente distribuzione dei fosfolipidi (colloquialmente, i “grassi” contenenti Fosforo) della membrana.

Mattei ricorre solo al mondo vegetale pur precisando che non sarebbe la particolare pianta che egli utilizza perché fondamentale è il metodo di preparazione e la procedura con cui “caricava i fluidi”, procedura su cui egli tiene un riserbo quasi assoluto.

Quindi, secondo il Conte Mattei gli effetti terapeutici non dipenderebbero dalle specifiche sostanze – verosimilmente diverse da vegetale a vegetale – contenute nelle piante da lui utilizzate.

Forse i suoi “fluidi elettrici” consistevano nelle deboli cariche elettriche che si possono ricavare dal naturale processo di Fotosintesi clorofilliana quando la pianta è ancora viva?

Nel libro “Lampi di Genio?” ho inserito una breve digressione per dimostrare come dalle piante, dai loro naturali processi di crescita, si possa ricavare energia elettrica a basso voltaggio ma in grado di… accendere una lampadina.

 

Una brevissima parentesi che ci riconduce al concetto di elettricità insito in qualche affermazione del Conte Mattei, quale ad esempio “… Noi similmente abbiamo ricercato il fluido elettrico vegetale…” con riferimento agli esperimenti del suo concittadino Luigi Galvani sulla cosiddetta “elettricità animale”.

Non vogliamo affatto sostenere che Mattei ricorresse all’applicazione di energia elettrica ai vegetali da cui ricavava le preparazioni elettromiopatiche, al contrario intendiamo soltanto mettere in luce come da piante vive sia possibile ricavare energia elettrica avvalendosi proprio del processo di fotosintesi clorofilliana che consente all’organismo vegetale di crescere utilizzando l’acqua e l’energia luminosa proveniente dal Sole.

 

 

  1. Immagine sopra: Il processo di Fotosintesi clorofilliana, oltre a fornire alla pianta le sostanze indispensabili alla sua crescita, genera elettricità a bassa tensione mediante una sorta di cella a combustibile microvegetale”. Tale piccola quantità di energia elettrica è sufficiente ad accendere una lampadina.

 

La Fotosintesi clorofilliana è il processo chimico mediante il quale le piante producono le sostanze organiche necessarie alla loro crescita utilizzando la radiazione luminosa proveniente dal Sole.  Ermi van Oers – giovane designer olandese – insieme all’azienda Plant-e, indirizzata alla fornitura di sistemi tecnologici basati su ciò che offre Madre Natura – ha realizzato una curiosa lampada che si accende non appena si tocca una sua foglia.

L’energia elettrica necessaria ad alimentare la piccola lampada vien prodotta proprio da una sorta di “cella a combustibile microvegetale” alimentata dai batteri che sono coinvolti nel processo di Fotosintesi.

  1. immagine sopra: La lampada alimentata dallo stesso processo di Fotosintesi necessario alla sua crescita.

 

“… In questo processo – spiegano i tecnici della Plant-e, dove la lettera e sta proprio per “elettricità” – gli elettroni vengono rilasciati come prodotto di scarto. I microrganismi elettrochimicamente attivi abbattono la materia organica producendo elettroni che sono trasportati verso l’anodo della cella a combustibile. Gli elettroni possono essere raccolti come elettricità

 

(Roberto Volterri)

 

  • Le immagini sono state fornite dall’autore.

 

Non appena terminata la sezione del libro dedicata all’attività sperimentale che potrà consentire al lettore di “partecipare” attivamente a molti dei “Lampi di Genio” descritti, su Amazon vedrà la luce questo libro. Manca poco…

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