Puglia misteriosa – IL DOLMEN ROVESCIATO; IL SITO MEGALITICO DI SAN SILVESTRO A GIOVINAZZO (BA)

“Il sito dolmenico di S. Silvestro a Giovinazzo– foto G Pavat 2017”

 

IL DOLMEN “ROVESCIATO”

IL SITO MEGALITICO DI SAN SILVESTRO A GIOVINAZZO (BA)

di Giancarlo Pavat

 

Il monumento megalitico noto come “Dolmen” è generalmente costituito da due o più grandi monoliti verticali che sorreggono uno o più lastroni litici orizzontali. Il complesso era ricoperto da un tumulo di terra, oppure da un cairn di pietre più piccole, oggi molto spesso scomparsi perché utilizzati come materiale di costruzione. Spettacolari sono alcuni Cairn che ho avuto modo di vedere e studiare in Scandinavia.

Quasi sempre sono tombe (o utilizzati come tali) e oltre ad un ambiente quadrangolare o circolare, denominato “cella”, in cui venivano deposti i defunti o vasi con le loro ceneri, si ha un corridoio di accesso chiamato anche “Dromos”.

Il termine “Dolmen” deriva da due parole bretoni: “Dol”, “tavola” e “men”, “pietra”. Quindi significa letteralmente significa “Tavola di pietra”. Ed infatti sembrano vere e proprie enormi tavole di pietre per banchetti di giganti o per mitici guerrieri come i Paladini dell’imperatore Carlo Magno che nelle leggende del Mezzogiorno d’Italia hanno assunto una natura semidivina molto simile a quella degli Eroi della mitologia Classica.

“Troncone settentrionale del dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo– foto G Pavat 2017”

 

Si è già visto che in Italia la maggiore concentrazione di Dolmen si trova in Puglia. Il più celebre è certamente quello de la Chianca a Bisceglie, ma in quell’area ce ne sono altri non meno interessanti.

Noi del neocostituito gruppo Mistery Team–Mission Puglia decidiamo di visitarne altri. Lasciamo Bari, dove abbiamo la nostra base, percorrendo la SS 16 ijn direzione di Foggia. Destinazione il Dolmen San Silvestro, situato nel territorio del comune di Giovinazzo.

Dopo aver percorso la SS16 per circa 1 km, la si lascia prendendo la strada che da Giovinazzo va verso Terlizzi. Si continua per circa 3 km, finché, appena superata l’arteria autostradale (A14), si incontra sulla destra il monumento.

“I due tronconi del dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo– foto G Pavat 2017”

 

Il sito dolmenico è indicato da diversi segnali stradali ma arrivati sul posto si rimane un po’ delusi dall’aria di abbandono (nonostante un recinzione per tutelarlo) che vi aleggia. E questo nonostante ci si trovi di fronte a qualcosa di particolare ed unico. Quando l’abbiamo visitato in un tardo pomeriggio di maggio,siamo rimasti sbalorditi e perplessi, di fronte all’inconsueta struttura.

“Troncone settentrionale del dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo– foto G Pavat 2017”

 

Il monumento dolmenico è decisamente imponente e ritornò alla luce casualmente nel 1961, a causa della demolizione della grande “specchia” (le “specchie” pugliesi sono costruzioni tronco-coniche di pietre simili ai tholos greci) di Scalfarino.

“Il cairn più grande del sito megalitico preistorico di Lejsturojr a Gotland in Svezia – foto G Pavat 2012”

“Due menhir nel sito megalitico preistorico di Lejsturojr a Gotland in Svezia – foto G Pavat 2012”

“Fabio Consolandi osserva l’enorme cairn del sito megalitico preistorico di Lejsturojr a Gotland in Svezia – foto G Pavat 2012”

Sotto la “Specchia”, ridotta di fatto ad una collinetta di pietrame non dissimile dai cairn scandinavi (ad esempio quello di “Lejsturojr”, non lontano da Ronehamn, piccola località portuale sulla costa sudorientale dell’isola baltica di Gotland) ma ben più recente, alta 4 metri ed avente un diametro di 35 metri, si trovava il tumulo preistorico vero e proprio. Costituito da pietre di medie dimensioni trattenute da blocchi calcarei posti verticalmente, aveva un diametro di circa 30 metri. “Al di sotto ancora, una costruzione in opera muraria a secco di pietre scelte e ben tagliate nella locale pietra calcarea, alta 2 metri” spiega un targa esplicativa posta presso il sito “a pianta elittica con uno sviluppo massimo di metri 7,50, inglobava un lungo vano a galleria (il dolmen vero e proprio NDA) eretto con l’impiego di lastroni infissi verticalmente e coperti da analoghi in senso orizzontale per una lunghezza metri 17”.

“Il sito del dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo– foto G Pavat 2017”

 

Purtroppo proprio durante quei lavori che ne hanno consentito la scoperta, una parte del complesso dolmenico venne distrutta. Ecco perché oggi si presenta diviso in due tronconi. Costituenti, in pratica, due corridoi (dromos), non allineati tra loro, che arrivano ad una larghezza massima di 1 metro e con un lunghezza rispettivamente di 6 e 7 metri, sono, appunto, formati dalle già citate lastre verticali e orizzontali. Un muro di pietre a secco di forma semicircolare chiude la struttura sul lato rivolto a mezzogiorno. Presso questa estremità si nota la traccia di quello che probabilmente era un ambiente scoperto a pinta circolare. Vi si accedeva tramite un passaggio rettangolare posto in corrispondenza del dromos. Gli archeologi ritengono che fosse utilizzato per pratiche cultuali. Una identica soglia, sempre rettangolare, si trova presso l’estremità volta a Settentrione.

“L’apertura rivolta a Sud del troncone settentrionale del dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo– foto G Pavat 2017”

“L’apertura volta a Nord del troncone settentrionale del dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo– foto G Pavat 2017”

 

Al momento della scoperta si apprese che “per impermeabilizzare l’interno, un letto di scaglie ricoperto da uno strato di intonaco argilloso rivestiva le lastre di copertura”.

In quello che oggi viene indicato come corridoio (dromos) settentrionale, furono rinvenuti resti umani e reperti facente parte del corredo funerario. “Di questo rimanevano soltanto alcuni frammenti di vasi di impasto di tipologia proto appenninica, testimonianza superstite di corredi che dovevano comprendere probabilmente anche beni di prestigio, considerato il rango degli inumati, come armi e monili in bronzo o altro materiale prezioso, come ambra, pietre dure ecc.

La datazione dei resti umani rinvenuti all’interno ha fatto ipotizzare che il complesso dolmenico sia stato realizzato attorno al II Millennio a.C, quindi all’Età del Bronzo. Ma diversi archeologi hanno avanzato l’ipotesi che in realtà sia molto più antico. Probabilmente risalente addirittura al Neolitico.

“Il fianco volto a Est del troncone settentrionale del dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo– foto G Pavat 2017”

Da quanto esposto sino ad ora, emerge con chiarezza che il Dolmen di Giovinazzo è orientato lungo l’asse Nord-sud. E questo al contrario degli altri dolmen dell’area barese, che invece si trovano lungo l’asse Est-Ovest.

Si tratta di mera casualità o potrebbe indicare una diversa cultura o quantomeno insieme di tradizioni e credenze da parte di coloro che lo realizzarono?

Il posizionamento lungo un asse che guarda al Settentrione, mi fa tornare alla mente l’orientamento di altri monumenti megalitici.

Ma non in Puglia sull’Adriatico, bensì sull’isola di Gotland in mezzo al Mar Baltico. Si tratta delle straordinarie “Navi (o barche) di pietre” presenti in diverse regioni della Scandinavia ma con un particolare concentrazione proprio nelle terre bagnate dal Baltico.

“La Gannarve Skeppssattning a Gotland in Svezia – foto G Pavat 2012”

“Il menhir di prua della Gannarve Skeppssattning a Gotland in Svezia – foto G Pavat 2012”

Una delle più famose che ho avuto la possibilità di vedere personalmente durante i miei viaggi nelle regioni più settentrionali d’Europa, è certamente la “Gannarve Skeppssattning”. È situata sulla costa occidentale di Gotland (quindi dalla parte opposta di “Lejsturojr”), non lontano dalla chiesa gotica di Fröjel (Fröjelskyrka), a sua volta nota per l’antico labirinto di pietre (Trojaborg) posto all’interno del camposanto. “Gannarve Skeppssattning” in svedese significa Letteralmente “Sepolcro (o, meglio, tumulo sepolcrale) della barca di pietra di Gannarve”.

“Giancarlo Pavat e gli altri I membri della “Italian Baltic expedition 2012” davanti alla Gannarve Skeppssattning a Gotland in Svezia – foto G Pavat 2012”

La “Barca” o “nave” è formata da una serie di menhir poco più bassi di una persona di media statura, disposti a formare la sagoma di una imbarcazione lunga oltre 30 metri e larga 5, con la doppia prua (come i “drakkar” vichinghi) orientata parallelamente alla costa in direzione Nord-sud. Secondo gli archeologi svedesi, la “Gannarve Skeppssattning  risalirebbe all’Età del Bronzo.

In pratica, i defunti di alto rango venivano inumati (spesso si trattava di contenitori con le ceneri. Come nel caso delle quattro navi di pietra di nove metri di lunghezza, perfettamente in fila una dietro l’altra, risalenti dell’Età del Bronzo, visibili a Rannarve presso Klintehamn, a sud di Visby, capitale di Gotland) al centro dell’imbarcazione che veniva, appunto, orientata in modo che lo conducesse verso Nord, verso la patria primigenia e al contempo verso il luminoso Aldilà, che secondo le leggende e miti di quelle Culture si trovava a Settentrione dove i giorni non avevano mai fine.

“Le quattro navi di pietre di Rannarve presso Klintehamn a Gotland – foto G Pavat 2012

Vale la pena di ricordare che anche alcune le Civiltà mediterranee (in particolare quella Greca e Latina) posero all’estremo Nord una Terra favolosa a cui anelare. Luogo di naturali mirabilia, in cui anche la Natura, il Cielo, il Mare, il Tempo, non avevano il medesimo aspetto e significato che altrove nell’Orbe. Thule o Iperborea. La Terra degli Iperborei. Di coloro che vivono aldilà del vento di Borea. Luogo in cui risiedette anche il dio greco Febo Apollo, giuntovi in volo a bordo di un trainato da bianchi cigni. Secondo i miti, Apollo rimase sempre molto legato a Iperborea donandole alcune peculiarità. Come una rarefatta fisicità. Infatti, secondo il “Padre della Storia”, lo storiografo greco Erodoto di Alicarnasso (484-430) gli Iperborei erano entità trasparenti. Ma Apollo avrebbe donato pure un’esistenza priva di malattie, dolori, sofferenze e talmente lunga da sfiorare l’Eternità.

Se tutto ciò può spiegare l’orientamento di tantissimi monumenti megalitici scandinavi o baltici, che pensare per quello del sito dolmenico di San Silvestro?

Anche i suoi edificatori (chiunque essi fossero e qualunque fosse la loro provenienza) credevano che le anime dei defunti (visto che anch’esso è stato indubbiamente usato anche come sepolcro) dovessero intraprendere un lungo viaggio verso Settentrione?

 

(10 maggio 2017 – By Giancarlo Pavat)

Nota: Se non altrimenti specificato, le foto sono di Giancarlo Pavat.

“Giancarlo Pavat davanti al dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo – foto G Aristodemo 2017”

“Il sito dolmenico di S. Silvestro a Giovinazzo – foto G Pavat 2017”

“Giancarlo Pavat, Gabriele Aristodemo e Alfonso La Croce davanti al dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo – foto G Pavat 2017”

“Una “Specchia” presso il sito dolmenico di S. Silvestro a Giovinazzo – foto G Pavat 2017”

“Tramonto sul Dolmen di S. Silvestro a Giovinazzo – foto G Pavat 2017”

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