Il “Gigante di Cerne Abbas”. Una “Nazca” in Anglia? E gli “evanescenti” Gog e Magog… di Roberto Volterri

Il “Gigante di Cerne Abbas”.

Una “Nazca” in Anglia?

E gli “evanescenti” Gog e Magog…

di Roberto Volterri

Visto dall’alto – oppure dall’apposito punto di osservazione indicato dalle guide – suggerisce immediatamente immagini associate a ben più assolati e desertici paesaggi peruviani, quelli notissimi della Piana di Nazca.

Di dimensioni ragguardevoli – è alto circa sessanta metri – ricopre quasi tutta una verde collina del Dorset, nel sud-ovest dell’Inghilterra.

È il ‘Gigante di Cerne Abbas’.

Cerne abbas ok

1. Il ‘Gigante di Cerne Abbas’ rappresenterebbe Ercole con la clava e la pelle del leone di Nemea (ora non più visibile) tenuta dalla mano sinistra.

Durante un viaggio in terra d’Anglia alla ricerca di tracce di antiche civiltà e soprattutto di indizi, testimonianze, ‘sensazioni ‘ percepibili solo in siti archeologici come Stonehenge o Glastonbury, per vederlo e fotografarlo ho letteralmente attraversato da Est a Ovest gran parte dell’Inghilterra.

Ma veniamo all’oggetto di tanta ‘scientifica’ dedizione.

Dopo una serie di tornanti, non appena superato il piccolo villaggio di Cerne Abbas – grazioso nucleo di case sorte intorno all’anno 987 a ridosso di una abbazia Benedettina – appare su una collina il cosiddetto ‘Gigante’, una delle più conosciute e notevoli immagini ricavate in tempi lontanissimi asportando lo strato erboso lungo il perimetro della figura per mettere in evidenza il sottostante bianco calcare caratteristico di gran parte delle colline inglesi.

Una tecnica abbastanza simile – se vogliamo – a quella usata nella pampa di Nazca ove i ‘geoglifi’ di notevolissime dimensioni – il ‘Colibrì’, il ‘Ragno’, ecc. – rimangono evidenti grazie alla differente colorazione dello strato superficiale del terreno rispetto a quello immediatamente sottostante.

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2.Uno dei tenti enormi geoglifi della pampa di Nazca. Sono visibili solo dall’alto, perché?

Come ben sapeva la matematica e archeologa Maria Reiche Neuman, la quale dedicò tutta la sua vita – ripulendo le lunghissime tracce – a mantenere ‘vive’ le stupende figure realizzate chissà da chi (forse gli Incas, forse no…), chissà per quale scopo, ma, soprattutto, chissà come, dato che tracciare sul terreno tali perfette immagini prevederebbe una visione ‘dall’alto’ in contrasto con le conoscenze tecniche dei Nazca, popolazione a cui ‘ufficialmente’ vengono attribuite.

Anche se sono state avanzate non del tutto convincenti ipotesi che hanno il difetto di riconoscere ai Nazca non più conoscenze di ‘aerostatica’ ma una profonda padronanza di tecniche… ‘geodetiche’. La qual cosa sposta di poco il problema.

Torniamo in terra d’Anglia.

 

Il Gigante ‘itifallico’ e l’Uomo Lungo’

Il ‘Gigante di Cerne Abbas’ è stato considerato da sempre un simbolo di fertilità, data la sua più che evidente condizione itifallica, e sia sui suoi ‘attributi’ sia sul ‘cerchio’ ricavato nel terreno e visibile sulla sommità della collina, si sono svolte in antico le celebrazioni del ‘maio’, rito sopravvissuto fino in tempi a noi vicini nella festa di ‘Calendimaggio’ celebrata con la danza della ‘Regina di Maggio’ e delle sue damigelle.

Primo Maggio 2024 a Inghilterra - Rove.me

3. Il 3 Primo Maggio, ovvero Early May Bank Holiday, è una festa pubblica ufficiale in tutto il Regno Unito, celebrata il primo lunedì di Maggio fin dal 1978. 

Non soddisfatto dall’aver potuto documentare fotograficamente da lontano l’interessante figura, mi sono arrampicato sulla collina per osservare da vicino come effettivamente sia stato realizzato il gigantesco ‘geoglifo’. Purtroppo un fin troppo esplicito cartello diffida dal superare un recinto messo a protezione del ‘Gigante’ e della sua vistosa ‘virilità’ che attirava, pur in tempi recenti, leggiadre fanciulle desiderose di affidarsi anche ad ‘antichi riti’ pur di superare una loro conclamata… ‘sterilità’.

O almeno così, pudicamente, affermavano…

Il recinto di protezione, almeno in un tratto, sarebbe stato facilmente superabile, ma ho voluto evitare che dal punto di osservazione ‘ufficiale’ qualcuno potesse avvertire chi è preposto alla tutela dell’inconsueta figura.

Mi sono così accontentato di osservare da alcuni metri di distanza le tracce ricavate sulla superficie della collina con una tecnica del tutto simile a quella di Nazca. L’unica differenza, se vogliamo, è la presenza di un verdissimo manto erboso che funge appunto da ‘superficie di contrasto’ con il sottostante bianco suolo calcareo.

La stessa tecnica diffusa in quasi tutta l’Inghilterra per realizzare i moltissimi ‘Cavalli Bianchi’ che incontreremo tra breve e le controverse figure di ‘Gog e Magog’ che ho ‘rintracciato’ con qualche difficoltà a Wandlebury, nei dintorni di Cambridge.

In realtà anche intorno al ‘Gigante’ sono sorte leggende e ‘dicerie’ sulla sua ‘vetustà’ dato che le prime documentazioni che lo riguardano sono riscontrabili nel Registro Ecclesisatico del luogo, relativo all’anno 1694, quando furono pagati tre scellini per la manutenzione della figura tracciata sulla collina che domina il villaggio.

Tuttavia esiste una testimonianza ben più antica, attribuita addirittura a Giulio Cesare, in base a cui sembrerebbe che i Britanni avvolgessero i loro prigionieri, condannati a morte, in fascine di salice e li bruciassero proprio sulla sommità della Collina del Gigante.

Anche l’Archeologia sembra attestare un’origine abbastanza antica della figura tracciata a Cerne Abbas, poiché scavi effettuati in Francia, hanno portato alla luce reperti fittili raffiguranti proprio l’uomo munito di clava visibile sulla suggestiva collina inglese.

romanoimpero.com: CULTO DI ERCOLE

4.Statua bronzea di Ercole munito di clava e della pelle del leone di Nemea, abbattuto in una delle sue dodici fatiche. Si tratta dell’Ercole del Teatro di Pompeo, una scultura in bronzo dorato, scoperta nel 1864 nei pressi del Teatro di Pompeo nell’area del cortile di palazzo Orsini Pio Righetti. Fu sepolta con cura sotto le piastrelle protettive, con inciso FCS (fulgor conditum summanium), indicando che era stato colpito da un fulmine ed era stato accuratamente sepolto sul posto.

Infine, nel Marzo del 1996, studiosi dell’Università di Bournemouth hanno portato a termine indagini di varia natura sul ‘geoglifo’, indagini che, però, hanno lasciata alquanto irrisolta la questione sulla precisa datazione dell’immagine.

Ma chi intesero raffigurare gli antichi abitanti delle verdi colline del Dorset?

Chi dovrebbe essere lo strano personaggio il cui evidente priapismo fece gridare allo scandalo in epoca vittoriana, tanto da fare occultare le ‘pudenda’ della figura affinchè la loro vista non offendesse gli ‘sprovveduti’ viaggiatori’ lì capitati… per caso? L’interpretazione ufficiale è che il ‘Gigante’ rappresenti Ercole, munito di clava (ancora visibile) mentre mostra la pelle, ora non più visibile, del leone abbattuto a seguito di una delle sue dodici ‘fatiche’.

Ma perché un Ercole ‘itifallico’?

Forse per accentuare il senso di ‘potenza’ che dovrebbe contraddistinguere il mitico personaggio? O forse non si tratta affatto di Ercole…

Ercole_leone_nemeo

5. Ercole mostra il leone di Nemea da lui sconfitto in una delle sue dodici fatiche. Il Gigante di Cerene Abbas raffigura la stessa impresa?

 

Nel Sussex, presso Wilmington, sulla collina di Windover è inoltre visibile un’altra figura umana, alta settanta metri, una delle più grandi figure umane mai raffigurate sul terreno, rappresentata da un uomo che regge due lunghe ‘aste’.

L'Uomo Lungo di Wilmington, un'enorme figura – ben 69 metri di lunghezza – incisa sul calcare della collina di Windower, nel Sussex. Come per il Gigante di Cerne Abbas, anche in questo

6. L’Uomo Lungo di Wilmington

L’archeologo T.C. Lethbridge – che ritroveremo tra breve a proposito di alcune altre controverse figure oggi ‘visibili’ con notevoli difficoltà – collegò tale immagine con culti solari e identificò l’Uomo Lungo come colui che apre le ‘porte del cielo’ – le due ‘aste’ – dopo la vittoria sul ‘Demone delle tenebre’, oppure come colui che ostenta due ‘dischi solari’ (ora non più visibili) posti all’estremità delle ‘aste’ stesse.

Ipotesi, questa, plausibile dato che immagini simili appaiono anche in incisioni scandinave sulle rocce.

dopo l'immagine

7. L’archeologo Thomas Charles Lethbridge, l’eclettico archeologo ‘fuori dal coro’. Una sorta di ‘Indiana Jones’ un po’ ante litteram!

Bianchi Cavalli” o… “Draghi”?

Ma ciò di cui più abbondano le vaste e verdissime colline inglesi sono i Cavalli Bianchi.

Il White Horse più antico è ritenuto – anche in ambito accademico – il Cavallo Bianco di Uffington, probabilmente risalente al I millennio a.C., anche se ‘ufficialmente’ viene ritenuto opera di coloni belgi del I secolo a.C.

Come le figure di Nazca, l’immagine del cavallo è difficilmente visibile da terra – un segnale per gli ‘Dèi’? – è lunga oltre cento metri ed è posta in prossimità di ciò che rimane di una fortezza risalente all’Età del Ferro, costituita da un terrapieno, denominato Castello di Uffington’, circondato da un fossato rettangolare che racchiude un’area vastissima.

Uffington Castle Hillfort : The Megalithic Portal and Megalith Map:

8. Il ‘Castello di Uffington’.

Fino alla metà del XVIII secolo, ogni sette anni, in occasione della ricorrenza della ‘Pentecoste’ gli abitanti del villaggio provvedevano alla ripulitura delle parti della figura in cui il bianco calcare sottostante era stato invaso dall’erba e dalle sterpaglie.

Più o meno a come fece per tutta la sua esistenza Maria Reiche Neuman con le figure della pampa di Nazca…

dopo l'immagine

9. Maria Reiche Neuman (1903 – 1998), matematica e archeologa ha conservato per lunghi anni i geoglifi di Nazca.

Oggi – come a Cerne Abbas – tale compito è demandato al “Dipartimento per la difesa dell’ambiente”.

È stato accertato che in passato in prossimità del ‘Cavallo’ venivano tenuti ’festeggiamenti’ durante i giorni destinati alla manutenzione della figura, mentre in un piccolo avvallamento situato sotto il ‘geoglifo’, denominato la ‘Mangiatoia’, venivano fatte rotolare forme di formaggi.

Attività queste che farebbero ancora pensare a ‘riti di primavera’ legati in qualche modo al concetto di ‘fertilità’ e alle ctonie ‘energie telluriche’ – le ‘energie del Drago’ – che fin dall’antichità venivano e vengono associate a particolari luoghi considerati ‘sacri’, da Stonehenge a Glastonbury, da Avebury a Cerne Abbas.

E poi siamo certi che la figura visibile sulla collina di Uffington sia veramente un cavallo e non sia, appunto, un… ‘Drago’, cioè una rappresentazione simbolica delle ‘energie’ che si riteneva scorressero sotto la superficie terrestre?

Ė un caso che il ‘simbolo’ della città di Londra sia proprio un ‘Drago’?

gog uffington

9. Il ‘Cavallo di Uffington’. Cavallo oppure… drago?

10. Ė un caso che il ‘simbolo’ della città di Londra sia proprio un ‘Drago’

Tra l’altro il ‘Cavallo di Uffington’ possiede fattezze scarsamente equine e apparirebbe significativo il fatto che un tumulo artificiale posto non lontano dalla figura sia denominato ‘Collina del Drago’, ricollegandosi ad una leggenda che vorrebbe il mitico San Giorgio uccidere l’altrettanto mitico ‘Drago’ proprio sulla sommità del tumulo dove – vuole sempre la leggenda – il ‘sangue’ della bestia non avrebbe più fatto crescere l’erba.

E sulla sommità del tumulo… è effettivamente così.

In un’altra zona della verde Anglia, nel Wiltshire, a Westbury, c’è un altro White Horse, gigantesca figura, ricavata come al solito mettendo in evidenza il calcare sottostante la collina, che oggi assomiglia ad un normalissimo cavallo ma che in tempi passati – prima del 1778 – sembra avesse fattezze del tutto simili a quelli della scarsamente ‘equina’ figura visibile a Uffington.

gog westbury

11. Nel Wiltshire, a Westbury, c’è un altro Cavallo totalmente bianco.

Anche qui, per osservare da vicino la tecnica usata ho raggiunto la strada situata sulla sommità della collina, spinto anche dal desiderio di osservare dall’alto un ‘Crop Circle’ che ritenevo si fosse creato in un campo di grano situato proprio davanti al White Horse di Westbury.

Però… non avevo bene individuati né la giusta collina né il cavallo!

Il suggestivo ‘Crop Circle’, comunque, l’ho rintracciato il giorno successivo, ad Avebury, davanti… ad un’altra collina e ad un altro Cavallo Bianco.

Ma ormai ero lì, a Westbury, e così ho approfittato dell’occasione per arrampicarmi sulla collina ‘sbagliata’ e verificare da breve distanza come la primitiva figura – forse un ‘Drago’ – sia stata probabilmente modificata alla fine del XVIII secolo da un tizio del luogo che… si occupava di cavalli.

Ciò potrebbe essere accaduto anche ad altre figure ‘equine’ visibili sulle colline inglesi dato che anche nel Wiltshire, a Broad Town, un White Horse fu ‘ritoccato’ nel 1864 da un locale colono che, ovviamente, si occupava più di equini che di suggestive figure mitologiche come i ‘draghi’!

Oppure come forse è accaduto al cosiddetto ‘Cavallo Rosso di Tysoe’, una volta ben più visibile presso Banbury nel Warwickshire.

Rosso’ poiché, a differenza di altre zone dell’Inghilterra, il suolo ove tale figura fu ricavata mostra un colore rossastro dovuto probabilmente alla presenza di ossidi ferrosi e forse ’Drago’ e non ‘cavallo’, ma ‘trasformato’ in tale nobile animale dopo il 1461 in ricordo del puledro del conte di Warwick, su quelle colline caduto in battaglia…

Quel che è certo è che l’archeologo S.G.Wildman, nel 1963, alla ricerca delle tracce del ‘Cavallo Rosso di Tysoe’ scoprì varie altre figure, tra le quali un animale non bene identificabile, lungo novanta metri, sormontato da una figura umana alta circa quattro metri, che Wildman identificò con il dio sassone Tiw mentre domina la bestia feroce (il ‘Drago’?), a simboleggiare la vittoria delle forze del ‘Bene’ su quelle del ‘Male’, della ‘Luce’ sulle ‘Tenebre’.

Oppure – ricollegandoci ai ‘riti di fertilità – della ‘Primavera’ sull’Inverno’, dato che a poca distanza esistono la ‘Collina della Primavera’ e la ‘Collina dell’Alba’…

Ma non sempre ciò che vide qualche curioso esploratore delle verdi colline d’Anglia videro – e vedono tuttora – anche altri pur esperti ricercatori.

gog red horse

12. Il “Cavallo Rosso di Tysoe”scoperto dall’archeologo S.G.Wildman, nel 1963 presso Banbury nel Warwickshire.

 

Gli “evanescenti” Gog e Magog…

Anni Cinquanta. Wandlebury Camp, sei chilometri a Sud-Est di Cambridge.

Qui, l’archeologo T.C. Lethbridge, esplorando la collina alla ricerca della figura di un ‘gigante’ che si diceva fosse nascosta dalla vegetazione, scoprì invece – insieme ad altre immagini identificabili con difficoltà – tre figure distinte: un uomo che sembrava brandire una spada, da Lethbridge identificato con il dio Wandil, una figura femminile identificata con Magog oppure con Epona, la divinità gallica protettrice dei cavalli e infine un’altra figura maschile, forse il ‘dio Sole’ o Gog.

Agosto 2003. Wandlebury. Sulla Statale A1307 poco prima dell’incrocio tra le Statali A604 e A11.

Qui – in quello che ormai è diventato un Parco pubblico, un campo da golf ma anche un sito archeologico di notevole interesse storico poichè abbraccia un arco di tempo che va dall’Età del Ferro alla metà del XVIII secolo – l’autore di questo articolo si aggira in un’afosa mattinata estiva alla ricerca di ciò che potrebbe rimanere delle figure rintracciate da Lethbridge e descritte nel suo libro ‘Gog-Magog: gli Dei sepolti’, pubblicato nel 1957.

gog 1

13. Wandlebury Camp, 6 chilometri a Sud-Est di Cambridge. Gog-Magog, gli ‘Dei sepolti’ erano veramente qui?

14. Ai nostri giorni, dopo oltre venti anni da quel lontano Agosto del 2003, fervono le ricerche, gli scavi archeologici a Wandlebury. Chissà se proprio in seguito alle non dimenticate ma cortesi insistenze dell’autore di questo articolo e la agreste, improvvisata, “lectio brevis” alla gentile addetta alle Informazioni e al Responsabile scientifico del luogo…

A Wandlebury la ricerca non fu delle più facili, poichè la stessa gentile addetta all’Ufficio Informazioni del Parco sembrava non aver mai sentito parlare delle strane figure di Gog e Magog ma, armata di infinita buona volontà e soprattutto per non deludere l’insistente archeologo che le sta davanti – come al solito ben deciso a non demordere! – chiamò via radio il Responsabile scientifico della zona.

Così, dopo qualche difficoltà di collegamento, chi scrive ha finalmente la possibilità di parlare con chi conosce bene la controversa storia riguardante Lethbridge e le sue ‘evanescenti’ figure tracciate sul terreno.

Anzi, vengo accompagnato direttamente sul luogo della ‘scoperta’, mentre la solerte addetta alle Informazioni ci segue per non perdere la ‘lezione’, utile per qualche altro sparuto, futuro ricercatore. Non si sa mai…

Il cortesissimo Responsabile scientifico del Parco, accompagnandomi sul sito ‘incriminato’ mi raccontò che in anni passati esso era stato addirittura trasformato in un… campo di patate e che tutto ciò che potevo ancora ‘ammirare’ era un piccolo avvallamento del terreno e alcune ‘evanescenti’ tracce biancastre sul terreno, ultime ‘vestigia’ di quella che, forse, apparve come un’altra interessante scoperta archeologica in questa terra d’Anglia ricca di misteri.

Mi viene raccontato che fin dal 1900 circolavano strane leggende sugli ‘Dèi’ sepolti nei pressi di Wandlebury, ma solo intorno agli Anni ’50 l’archeologo Lethbridge si convinse che esistesse veramente un’antica immagine incisa nelle colline circostanti, cercando di dar corpo sia alle affermazioni del vescovo Joseph Hall, il quale aveva parlato di un ‘gigante’, chiamato ‘Grossa Pancia’ visibile sulle circostanti colline, sia dello storico John Layer, il quale però nutriva qualche sospetto, attribuendo la figura alla goliardica attività degli studenti della vicinissima Università di Cambridge, sia di tal Dott. Dale il quale, insieme all’antiquario William Cole, aveva affermato di aver osservato l’immagine di un ‘gigante’ proprio su una collina vicina all’antico accampamento del tardo Eneolitico.

I complessi ‘geoglifi’ che Lethbridge riteneva di aver ‘scoperto’ – e dallo stesso datati tra il 200 a.C. e il 50 a.C. – suggerirono inevitabilmente all’archeologo inglese di ‘riscrivere’ un pezzo di storia dell’arte celtica.

Naturalmente tutto questo cozzò contro le interpretazioni ortodosse di storici e archeologi che attribuirono i risultati delle ricerche di Lethbridge a… solchi lasciati dalle arature dei campi, a canali di origine pluviale e a modificazioni del terreno lasciate da rami caduti!

Oltre, naturalmente, alla sua ‘fertile immaginazione’…

La tecnica di Lethbridge appariva alquanto strana in quanto consisteva nel far penetrare nel terreno una pesante asta metallica e nel rilevare – riportandoli su una carta planimetrica del luogo – i precisi punti in cui aveva notato un ‘cedimento’ del terreno stesso. Secondo l’archeologo tali zone coincidevano con i solchi corrispondenti al profilo delle figure incise in antico.

Con tale tecnica egli ‘individuò’ una complessa scena in cui il ‘Demone delle Tenebre’ veniva sconfitto dal ‘Sole’mentre tentava di arrestare il sorgere della ‘Luna’, insieme ai giganteschi Gog e Magog che poi dettero il nome al luogo.

Qualcosa di simile, se vogliamo, ai vari ‘geoglifi’ tracciati anche nell’Ovest degli Stati Uniti, come il grande serpente lungo più di quattrocento metri con le mascelle spalancate o la cosiddetta ‘Dea di Blithe’, alta più di quaranta metri, situata nei pressi del fiume Colorado, non lontano da Las Vegas, individuata da George Palmer nel 1932. Poiché sembra tuffarsi in un ‘cerchio’ di grandi dimensioni, dai nativi del luogo ella viene chiamata Ha-Ak, cioè ‘la divoratrice di uomini, sorpresa e pietrificata nel deserto dal dio Grande Fratello’.

 

ARCHEOLOGIA PSICHICA A GLASTONBURY di Roberto Volterri.

15. In Inghilterra, a Glastombury, esplorando con attenzione, alzando un innocente coperchio di legno, a volte si trovano interessantissime testimonianze archeologiche…

Soltanto per concludere, un rapidissimo salto in USA…

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16, Questo gigantesco geoglifo, situata nei pressi del fiume Colorado, non lontano da Las Vegas, fu scoperto da George Palmer nel 1932 e fa una certa concorrenza a quelli della piana di Nazca,

(Roberto Volterri)

 

Le immagini sono state fornite dall’autore.

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