Il “Raggio della Morte”, Plutarco e qualche mistero… di Roberto Volteri

Immagine di apertura; Uno degli effetti collaterali del “Raggio della Morte” del Finanziere Franco Marconi in una interpretazione grafica di Alessandro Middei.

 

Il “Raggio della Morte”, Plutarco e qualche mistero…

di Roberto Volteri

 

Raggio della Morte, Plutarco?

Forse questa volta sono partito veramente da troppo lontano!

Plutarco, storico, sacerdote e filosofo greco, ebbe anche la cittadinanza romana, con il nome Lucio Mestrio Plutarco.

Scrisse una vasta serie di biografie di molti personaggi storici confrontando – due personaggi alla volta – le vite più che dal punto di vista storico, da quello delle loro caratteristiche caratteriali, morali, esistenziali comuni.

Dedicò la sua opera a Quinto Sosio Senecione, il suo protettore.

dopo l'immagine

2. Immagine sopra; Un’antica edizione di un volume delle “Vite parallele” scritte da Plutarco.

Va bene, dirà qualche lettore, forse più di uno. Ma cosa centra il cosiddetto “Raggio della Morte”?

Nulla!

Ma per associazione di idee, l’accostamento di due esistenze caratterizzate da episodi molto simili, nello stesso intervallo temporale – 1939, 1945, Secondo conflitto mondiale insomma – i rapporti con medesime figure di rilievo nell’ambito scientifico, il loro coinvolgimento con le forze armate tedesche d’occupazione, l’obiettivo delle loro ricerche sulla possibilità di creare una nuova arma in grado di risolvere definitivamente le sorti del conflitto in corso, non possono non farci pensare sia a Domenico Rizzo che a Franco Marconi!

Partiamo dal catanese Domenico Rizzo…

Il fisico Quirino Maiorana, Direttore dell’Istituto di Fisica di Bologna e zio del più noto e geniale Ettore – il fisico nucleare inspiegabilmente scomparso nel nulla nel 1938 – riceve, nel 1940, la visita di uno strano personaggio proveniente dalla Sicilia, il ventenne Domenico Rizzo, studente di ingegneria all’Università di Torino e nato a Catania il 16 Agosto del 1920

Un passo indietro…

Terminati gli studi presso il Liceo Classico “Cutelli” di Catania, Rizzo si dedica a sperimentare sulla trasmissione a distanza dell’energia elettrica con metodi “non tradizionali”

Classe/sezione | Associazione Ex Alunni Liceo Classico "M. Cutelli" - Catania3. Immagine sopra; Foto di fine anno 1938 – 1939 di una classe del Liceo “Cutelli” di Catania. Ė probabile che tra gli alunni ci sia anche Domenico Rizzo…

Conseguita la Licenza liceale, Rizzo si iscrive alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Catania mentre continua a sperimentare su circuiti nuovi, di nascosto, in un locale inutilizzato della stessa Università.

itCatania Università di Catania: l'ateneo più antico della Sicilia4. Immagine sopra; Università di Catania, il più antico Ateneo della Sicilia. Domenico Rizzo frequentò qui il Biennio di Ingegneria, continuando le sue ricerche su quello che potremmo definire un embrionale “Raggio della Morte”.

Nel 1940 Rizzo si iscrive alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Torino.

Evidentemente gli esperimenti di Domenico Rizzo avevano suscitano l’interesse dei suoi docenti di Catania che gli consigliano di recarsi a Bologna ed esporre le sue teorie proprio al professor Quirino Maiorana che aveva partecipato ad alcune ‘strane’ ricerche di Guglielmo Marconi sul “Raggio della Morte”.

Maiorana, nel novembre del 1940, riceve il quasi imberbe Rizzo ma non si convince di quanto gli sta esponendo il giovanissimo studioso.

dopo l'immagine dopo l'immagine5-6. Immagini sopra; a sx; Il fisico Quirino Maiorana, zio di Ettore, geniale studioso di fisica nucleare, uno dei ‘ragazzi di via Panisperna’, a dx. Nell’immagine sono assenti Ettore Majorana e Bruno Pontecorvo, il fisico che ha scattata la foto e che in seguito proseguì le sue ricerche in Unione Sovietica.

dopo l'immagine7. Immagine sopra, Ettore Majorana, geniale studioso di fisica nucleare, uno dei ‘ragazzi di via Panisperna’.

Offeso per l’atteggiamento dell’illustre fisico, Rizzo brevetta ugualmente la sua invenzione e se ne torna a Catania. Poco dopo, però, si reca a Roma per cercare di ottenere un finanziamento statale necessario a continuare le sue ricerche.

Nonostante la giovanissima età dell’aspirante inventore, molto stranamente viene nominata una Commissione giudicatrice composta da scienziati italiani e tedeschi, Commissione che lo sovvenziona con una cifra notevole, circa undici milioni di Lire.

Non poco per l’epoca…

Appena dopo, però, Rizzo viene invitato a collaborare con i tedeschi.

Al suo rifiuto egli è trasferito immediatamente a Giaveno presso il 1° Reggimento di Artiglieria del Corpo d’Armata.

Nel Luglio del 1940, dopo non poche vessazioni affinché continui le sue ricerche per conto dei tedeschi sul ’Raggio della Morte’, Rizzo viene trasferito a Torino e appena dopo a Lubiana, dove pare si sia incontrato con Mussolini in persona, il quale gli avrebbe ordinato di realizzare qualche decina di apparecchi da utilizzare nel conflitto in atto.

muss hist.jpg8. Immagine sopra; La rivista “Historia”, molti anni fa, dedicò un articolo alla possibilità che Marconi abbia realmente lavorato ad una segreta arma elettromagnetica che avrebbe potuto contribuire a mutare le sorti della guerra…

Da testimonianze del fratello del Rizzo, Giuseppe, pare che il Duce, nel 1942, avesse già ’venduto’ agli alleati tedeschi i progetti per la realizzazione del ‘Raggio della Morte’. Sembra però che sia giunto anche l’ordine di fare ‘scomparire’ per sempre lo studioso italiano, ma egli ha, al momento, sorte migliore perché è trasferito nell’Africa del Nord.

La famiglia Rizzo in seguito cerca di avere notizie del loro congiunto e ne ricevono più di una.

Dapprima il Ministero della Difesa ne annuncia la morte in combattimento, per poi smentirsi dieci giorni più tardi annunciando che il giovane ricercatore è stato ricoverato in un ospedale a seguito dello scoppio di una mina.

A tali contrastanti informazioni si aggiunge quella di un cappellano militare che informa la famiglia Rizzo del fatto che proprio un giorno prima di morire, Domenico è stato trasferito dalla sua Divisione (il 21° Reggimento Artiglieria motorizzata “Trieste’) alla ‘Prima Divisione Panzer’ tedesca.

dopo l'immagine9. Immagine sopra; Un tragico momento di guerra del 21° Reggimento Artiglieria motorizzata “Trieste” dove sarebbe stato trasferito Domenico Rizzo poi passato alla Prima Divisione Panzer tedesca…

dopo l'immagine10. Immagine sopra; Due soldati della Prima Divisione Panzer tedesca.

dopo l'immagine11-12. Immagini sopra; A sinistra un gigantesco Generatore di Van der Graaf in grado di produrre differenze di Potenziale, tensioni elettrostatiche, di milioni di Volt. A destra una versione da laboratorio ma sempre “pericolosa”. Domenico Rizzo, forte delle sue conoscenze tecniche, ingegneristiche, stava forse sperimentando con apparati ad altissima tensione? Come forse tentò anche Nikola Tesla…

 

http://www.opsecnews.com/wp-content/uploads/2013/03/954c8efa1cc4.png13. Immagine sopra; Forse non si basava proprio su potenti scariche elettriche da milioni di Volt, ma anche il geniale Tesla sembra si sia interessato attivamente al “Raggio della Morte” che aveva particolarmente interessato Benito Mussolini…

Prendendo per veritiera l’informazione del cappellano militare non si capisce ancor oggi quale fosse il motivo del trasferimento. L’unica cosa certa è che del giovane e geniale ragazzo e dei suoi studi non si seppe più nulla…

Ma tra i fermati a Dongo, nella tragica colonna in fuga dall’Italia, con a bordo Benito Mussolini e Claretta Petacci, viaggia anche Marcello Petacci fratello di Claretta.

Prima di essere fucilato, il Petacci, sembra abbia detto ai partigiani di avere ‘…i piani originali di armi segrete che erano state inventate nel 1941 da italiani e cedute alla Germania’. Diceva la verità oppure se ne vantò nella speranza di essere liberato?

Naturalmente quei progetti (quelli del Rizzo? Altri?) – se mai sono veramente esistiti – sono scomparsi nel nulla insieme ad altri importantissimi documenti.

Forse per sempre…

In attesa di reperire altre utili informazioni, un brevissimo intervallo su… auto d’epoca e su una sibillina dichiarazione del fratello di Claretta Petacci, amante di Mussolini.

“piani originali di armi segrete” e altri misteri

dopo l'immagine14. Immagine sopra; Il medico Marcello Cesare Augusto Petacci, fratello di Claretta, arrestato a Dongo forse affermò di avere con se… “i piani originali di armi segrete che erano state inventate nel 1941 da italiani e cedute alla Germania”.

 

Immagine15. Immagine sopra; Marcello Petacci, con alcuni suoi familiari, era stato condotto a Dongo da Franz Spögler, un ex nazista il cui impegno era quello di portare in salvo all’estero Claretta Petacci. Il piccolo gruppo di persone aveva raggiunta Dongo a bordo di questa bella vettura una 6C Sport Berlinetta 6C 2500 carrozzata Touring del 1939, dono di Benito Mussolini alla sua amante Claretta Petacci.

Dopo mille vicissitudini l’auto fu abbandonata in una stalla per oltre vent’anni anni per poi essere restaurata e venduta, pochi anni fa, per un cifra altissima.

dopo l'immagine16. Immagine sopra; L’Alfa Romeo 6C Sport Berlinetta, portata in USA dalle truppe americane

dopo l'immagine17. Immagine sopra; Ron Keno e il suo fratello gemello con la rediviva L’Alfa Romeo 6C Sport Berlinetta appena ritrovata.

 

18. Immagine sopra; Ron Keno, a sinistra, con un amico, accanto alla storica autovettura, muta testimone di lontani eventi mai del tutto chiariti.

Lasciamo la splendida auto d’epoca e torniamo a Dongo…

dopo l'immagine19. immagine sopra; Alcuni degli arrestati a Dongo poco prima di essere fucilati. Marcello Petacci tentò di fuggire gettandosi nelle acque del Lago di Como ma perse la vita perché fu raggiunto da una raffica di pallottole sparata dai partigiani.

Il raggio della morte. La storia segreta del militare italiano che avrebbe potuto cambiare il coso della II guerra mondiale : Severino, Gerardo, Pavat, Giancarlo: Amazon.it: Libri 20-21. Immagini sopra; A sinistra, il libro di Gerardo Severino e Giancarlo Pavat sulla misteriosa avventura scientifica di Franco Marconi a destra un’altra edizione del libro di Mario La Stella.

Poi c’è la misteriosa avventura scientifica di Franco Marconi – nessuna parentela con il più noto Guglielmo – ma questa è un’altra vita, un’altra storia e di essa qui troverete qualche accenno…

Domenico Rizzo e Franco Marconi: due vite parallele?

Da ricerche d’archivio effettuate presso il Museo Storico della Guardia di Finanza, a Roma, sono emerse strane, interessantissime informazioni riguardanti un altro geniale, poco conosciuto, personaggio, il Finanziere Franco Marconi (1920-1991). Egli fu infatti protagonista di una straordinaria vicenda avvenuta durante il Secondo Conflitto Mondiale e negli anni successivi, emersa da approfondite ricerche storiche svolte da Gerardo Severino, Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza e da Giancarlo Pavat, poi confluite nel libro “Il Raggio della morte”.

In base a documenti originali reperiti nell’Archivio del Museo Storico ed in altri archivi italiani, i due ricercatori hanno dimostrato inequivocabilmente che negli anni compresi tra il 1941 e il 1944 – più o meno lo stesso periodo in cui sperimentò Domenico Rizzo – il giovanissimo finanziere Franco Marconi, nato ad Arquata del Tronto nel 1920, avrebbe realizzato e costruito per la Regia Guardia di Finanza e per altri organi dello Stato, un misterioso apparecchio che, sfruttando probabilmente l’energia elettromagnetica, era in grado, anche a diversi chilometri di distanza, di bloccare i motori di autoveicoli, aerei e carri armati, e a far deflagrare esplosivi e munizioni.

22. Immagine sopra, Il Finanziere Franco Marconi (1920-1991). Che cosa scoprì o inventò il giovane e valoroso finanziere italiano, Medaglia di Bronzo al Valor Militare per gesta eroiche durante la Seconda Guerra Mondiale…

Un certo Padre Pietro Benassi, Sacerdote francescano, Rettore del Santuario Madonna del Murazzo, al Cimitero di San Cataldo, Modena, sembra abbia assistito ad alcuni suoi misteriosi esperimenti avvenuti sull’Appennino tosco-emiliano, tra Modena e Reggio Emilia. 

Egli avrebbe visto solo esteriormente quello che lui chiamava “l’apparato“ del Marconi. Sembrava di forma prismatica, con una base munita di maniglie per il trasporto, non molto grande, come una volta mezzo una Radio Balilla, più lungo che alto, però. 

Lo vide un po’ di lato, dove avrebbe notate delle bobine avvolte in aria…

23. Immagine sopra; Valvole e strane bobine di Rame sarebbero state osservate da Padre Pietro Benassi all’interno dell’apparato con cui stava sperimentando Franco Marconi…

L’apparecchio non sembrava alimentato da fonti di energia esterne e dovremmo quindi ritenere che, l’alimentazione – se esistente – avvenisse ad opera di batterie di accumulatori.

L’impressione avuta da Padre Benassi era che il cuore dell’apparecchio fossero degli induttori o di non più esattamente identificati “trasformatori di frequenza “.

L’apparecchiatura poteva utilizzare valvole termoioniche perché sempre il Benassi riferì di un funzionamento non immediato all’accensione, ma di qualcosa che poteva far ipotizzare il riscaldamento dei filamenti delle valvole termoioniche stesse.

L’apparecchio sarebbe stato azionato proprio da Franco Marconi e gli effetti si sarebbero verificati anche a distanza di varie centinaia di metri.

Lo scomparso Padre Benassi avrebbe notate anche strane perturbazioni nell’atmosfera, come filamenti di vari colori che mutavano e perduravano per poco tempo per poi scomparire lasciando il posto ad altri curiosi fenomeni in cielo, In certi momenti essi prendevano la forma di spirale aperta. 

 

24. Immagine sopra; Soltanto per rendere l’idea di ciò che si sarebbe osservato quando era in funzione il dispositivo inventato e realizzato dal finanziere Franco Marconi…

Stranissimi fenomeni che potrebbero essere interpretati come energie già presenti nell’atmosfera “squilibrate“ per effetto dell’apparecchiatura sotto l’effetto di eccitazione di tipo elettrico, spinte ad emettere fotoni alle più svariate frequenze e quindi dando una simile impressione cromatica.

Le comunicazioni radio, nelle vicinanze sembravano impedite…

Mi fermerei qui con le probabili “vite parallele” di Domenico Rizzo e Franco Marconi, con gli esperimenti i cui risultati farebbero veramente pensare che si fosse prossimi ad un arma in grado di mutare le sorti del conflitto in atto.

Però, in ambedue le vicende intervennero sia un indiscutibile amor patrio che avrebbe allontanato entrambi i ricercatori dall’appoggiare le strutture militari del Terzo Reich, sia l’inevitabile disperdersi, nell’inarrestabile fiume del tempo, di elementi, informazioni di carattere tecnico-scientifico atte a ricostruire come siano andate quelle lontane vicende.

Ma non è affatto detto che le cose così restino…

Ė infatti in programma una riedizione completamente aggiornata del libro di Giancarlo Pavat, libro di cui qui vedete un’edizione di alcuni anni fa accostata ad un celebre testo di Mario La Stella su misteriosi studi, ricerche di confine e qualche… frode riguardanti il mitico Raggio della Morte.

(Roberto Volterri)

  • Tutte le immagini sono state fornite dall’autore.

 

 

I LIBRI DI ROBERTO VOLTERRI 

 

 

 

 

 

Spread the love

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *