Il teschio nell’urna di vetro… Un “mistero” nei dintorni di Civita Castellana?… di Roberto Volterri con la collaborazione di Gaetano Bosso

IL TESCHIO NELL’URNA DI VETRO…

Un “mistero” nei dintorni di Civita Castellana?

di Roberto Volterri

con la collaborazione di Gaetano Bosso

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1. La bella “Porta di Giove” accoglie anch’essa i visitatori di Civita Castellana.

Una volta era conosciuta come Faleri Veteres e, almeno secondo qualche scarsamente attendibile leggenda, sarebbe stata fondata da popoli provenienti dalla Grecia, forse dall’Argolide.

Ė invece molto più attendibile una sua lontana origine etrusca…

Faleri Veteres era stata distrutta dalle truppe di Roma ma poi venne ricostruita nel 241 a.C. in un territorio appartenente al Comune dell’attuale Fabrica di Roma.

Papa Gregorio V la “promosse” a Civitas, ovvero “città” e da lì, proprio per la presenza di uno splendido castello e del suo antico dominio sui castelli dei dintorni, fu brevissimo il passo verso l’attuale Civita Castellana.

Dove è stato rinvenuto uno strano teschio contenuto in una sorta di urna di vetro.

2. Civita Castellana e dintorni in un bel dipinto di Edward Lear (1844)

Ora mostriamo il “misterioso” reperto, ma ci torneremo più ampiamente poco più avanti…

Civita Castellana, ritrovato un teschio

3. Il teschio contenuto in una sorta di urna di vetro, rinvenuto nell’area di Civita Castellana (VT).

4. Papa Gregorio V, promotore del nascere della moderna Civita Castellana dalle vestigia dell’antica Faleri Veteres.

Il territorio offre ampie possibilità alla ricerca in ambito archeologico, come dimostra il noto Fegato di Falerii Veteres”, modello in terracotta di un fegato di montone, rinvenuto illo tempore tra i resti del “Santuario dello Scasato”, usato dai sacerdoti etruschi per la pratica della divinazione mediante l’Epatoscopia, consistente nello studio delle interiora di animali sacrificati, in particolare caprini o volatili.

L’attuale area archeologica del Santuario fu scoperta nel 1924 mentre si svolgevano scavi per l’edificazione della fabbrica “Coletta” che produceva manufatti ceramici. Il Santuario era dedicato a Giove, Minerva e Giunone e dagli scavi sono emerso importanti reperti archeologici, oggi in parte al Museo di Villa Giulia, a Roma.

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5. Il cosiddetto “Fegato di Falerii Veteres” rinvenuto nell’area archeologica di Civita Castellana.

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6. Il più noto Fegato di Piacenza, modello di bronzo di fegato di pecora riportante iscrizioni in lingua etrusca che aiutavano gli Aruspici, per la previsione di eventi futuri. Risale ad un periodo compreso tra II e I secolo a.C. e fu rinvenuto nel Settembre del 1877 da un contadino, durante l’aratura in un terreno di Gossolengo in provincia di Piacenza.

Come e dove lavora un archeologo?

7-8. A sinistra, testa di Sileno emersa dagli scavi di Civita Castellana, oggi conservata nel Museo Etrusco di Villa Giulia. A Civita Castellana, è stato ritrovato anche un sarcofago con inusuali caratteristiche quali, ad esempio, un foro che forse suggerirebbe strane, antiche pratiche funerarie. A destra, un archeologo durante il consueto lavoro di scavo a cui seguirà la catalogazione e l’accurato studio dei reperti.

9. Come spesso accade, sono i Carabinieri a svolgere le prime indagini anche nel caso di strani, inconsueti, ritrovamenti archeologici. Come ad esempio, quello di Civita Castellana effettuato nel 2018…

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10-11. Durante alcuni scavi archeologici sono a volte stati rinvenuti crani con una pietra posta in bocca in casi di sospetto “vampirismo”…

 

Il “mistero” del cranio di Civita Castellana e dintorni…

Pochi anni fa a Civita Castellana, presso il Tempio di Giunone, è stato rinvenuto un teschio che ha creato qualche perplessità, qualche domanda che però non ha trovata soluzione.

Non sono stati gli archeologi a trovare lo strano teschio, ma alcuni visitatori di un’area ove si esercitano gli appassionati di trekking o altri sportivi.

All’interno di una piccola nicchia del terreno videro un ritratto di carattere religioso accanto ad un contenitore in vetro, una sorta di piccola urna, contenente un teschio.

Recuperata da una pattuglia del locale nucleo radiomobile dei Carabinieri, la strana urna non è però apparsa di fattura antica.

Alcuni sospetti sono nati data la relativa vicinanza con il locale cimitero ove non raramente si avventurano individui dediti a strane pratiche, diciamo così, “Necromantiche”, ma anche per probabili rinvenimenti durante qualche scavo clandestino nella non lontana area archeologica.

Messa Nera interrotta per qualche motivo?

Nei dintorni – in particolare in alcune grotte che in tempi antichi ebbero la funzione di eremi o di piccole chiese rupestri – furono spesso trovate tracce di simili “culti”…

Il cranio fu conservato in un contenitore di vetro in attesa di recuperarlo?

Una sola risposta certa non c’è, ma, in compenso, sono sorti molti interrogativi che attendono l’esito di altre ricerche sul campo…

 

12. Nella foto, il Brigadiere Gaetano Bosso, che ha collaborato con Roberto Volterri ad alcune ricerche in loco, indica il teschio del Museo in cui si vede chiaramente la protesi d’Oro.

  

13-14. Nella stessa area archeologica di Civita Castellana, nella necropoli falisca di Valsiarosa (VT) che si estendeva a ridosso del fossato artificiale che protegge le mura del Forte Sangallo – adesso un po’ soffocata proprio dall’espansione urbanistica di Civita Castellana – era già stata trovato un altro teschio datato tra VII e VI secolo a.C. L’eccezionalità della scoperta consiste nel fatto che l’uomo, di circa 40 anni, possedeva una protesi odontoiatrica formata da quattro anelli d’Oro mentre un quinto anello costituiva una sorta di “ponte” realizzato di un “dentista” di ventisei secoli fa! Nella foto si vede chiaramente la protesi d’Oro. A destra, interessanti reperti esposti nel locale Museo Archeologico dell’Agro Falisco.

 

(Roberto Volterri in collaborazione con Gaetano Bosso)

Le immagini sono state fornite da Roberto Volterri. 

 

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