L’ACQUA, LA ROCCIA E IL TEMPO. Lo speleologo Augusto Carè ci illustra le tematiche del convegno del 27 aprile 2013, ore 16.00 a Falvaterra (FR)

new_1 Convegno Falvaterra 27-04-2013

L’ACQUA, LA ROCCIA E IL TEMPO.
Convegno sabato 27 aprile 2013, ore 16.00.
Sala convegni del centro ricettivo Grotte turistiche di Falvaterra.

Le Grotte di Falvaterra scoperte nel 1966 permettono a turisti e speleoturisti la visita di più di due chilometri di grotta che, partendo dall’ingresso di Falvaterra (FR) sono piuttosto articolati, con una successione di laghetti facili da superare con semplici canotti e tratti a piedi, sui bordi del letto del fiume, formato da ghiaie, sabbie e limo.
Nel settore più verso l’ingresso , la grotta mostra una sezione inizialmente a fiamma con altezze sempre maggiori del tetto, fino a 30 metri, con un concrezionamento di stalattiti e cortine più evidente e meno disturbato dall’azione dell’acqua, passando poi a sezioni più rettangolari ed interessate dall’erosione del fiume sotterraneo.
La grotta è attrezzata per i primi 200 metri grazie ad una galleria di accesso e un percorso in passerella dominante il fiume sotterraneo che risorge in superficie con il nome di Rio Obaco di Falvaterra.

I valori ambientali, storici e archeologici della’rea protetta regionale del MONUMENTO NATURALE DELEL GROTTE DI FALVATERRA E RIO OBACO sono al centro dell’importante appuntamento.

Il convegno “L’ACQUA, LA ROCCIA E IL TEMPO”, organizzato per il giorno sabato 27 aprile 2013, ore 16.00, presso la Sala convegni del centro ricettivo Grotte turistiche di Falvaterra (FR), con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, potrà fare il punto sulle realtà che racchiude quest’area di piccole dimensioni ma di importanti aspetti di carattere geologico, speleologico biologico e archeologico, inquadrati in un ambito più ampio legato all’evoluzione geologica e storico-archeologica del Basso Lazio.

Come si è creato un ambiente geologico di questo tipo? Come e quando si sono formate queste grotte e in quale contesto quando e come sono state scoperte, come sono state utilizzate dall’uomo, come si è evoluto l’ambiente esterno e in quale contesto? a quando si attribuiscono gli insediamenti esterni delle mura megalitiche e qual’è la loro storia? Come valorizzare il territorio che ci circonda?
Questi ed altri ancora, saranno i temi che verranno affrontati nel corso del convegno del 27 aprile.

(Augusto Carè)

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PROGRAMMA DEGLI INTERVENTI:

Augusto Carè (Geologo e Speleologo) – “Geologia e speleologia dell’area protetta”,
Lamberto Ferri Ricchi (Geologo e Speleologo) – “Scoperta e valorizzazione del complesso ipogeo“;
Giancarlo Pavat (Scrittore e Ricercatore) – “Megaliti e labirinti”;
Italo Biddittu (Paleontologo) – “L’uomo e le grotte nella preistoria del Lazio meridionale”;
Piergiorgio Monti (Archeologo) – “Le mura poligonali nella Valle del Liri”;
Andreina Bizzarro (Architetto) – “Costruire il paesaggio come spazio per l’immaginazione”

Il geologo e speloelogo AUGUSTO CARE’, Presidente della XVI Comunità Montana dei Monti Ausoni presenterà la geologia dell’area, con riferimento alla catena antiappenninica del sistema dei Volsci, lepini e Ausoni e Aurunci, in relazione al carsismo epigeo ed ipogeo dell’area. In particolare verranno illustrate alcune delle grotte presenti nel settore centrale della catena Monti Ausoni alla luce delle recenti scoperte in una rivisitazione dei lavori effettuati sul principale bacino imbrifero del complesso speleologico delel Grotte di Pastena e Falvaterra.

LAMBERTO FERRI RICCHI, geologo e pioniere della speleologia subacquea, descriverà l’esplorazione del complesso speleologico di Pastena e Falvaterra che effettuò a partire dal 1963. Illustrerà poi le opere da lui progettate che consentirono negli anni ‘70 la sistemazione idraulica e turistica delle Grotte di Pastena e, nell’ultimo decennio, la valorizzazione turistica delle Grotte di Falvaterra. L’esposizione sarà corredata da una proiezione di diapositive.

Lo scrittore e ricercatore GIANCARLO PAVAT, a cui si devono le scoperte a proposito del misterioso affresco del Cristo nel labirinto di Alatri e la sua divulgazione a livello nazionale e non solo, illustrerà i rapporti che legano strutture megalitiche (dolmen, menhir, cairn e muraglie in opera poligonale) ai labirinti. E di questi ultimi con la presenza di sistemi di caverne e grotte. Sia dal punto di vista concettuale che materiale. Alla luce delle sue ultime ricerche e scoperte (alcune delle quali verranno presentate per la prima volta al pubblico in questo convegno) in Italia che in Europa, in particolare in Scandinavia.

L’archeologo ITALO BIDDITTU, autore della scoperta del cranio umano fossile noto come “Argil”, esporrà i dati relativi alla presenza umana nelle grotte del Lazio meridionale, a partire dal Paleolitico medio (Uomo di Neandertal) e proseguita poi nel Paleolitico superiore e nelle epoche successive con particolare concentrazione nell’Età del bronzo. E’ in questa ultima fase che le più grandi grotte del territorio (Pastena e Collepardo) sono frequentate anche con finalità rituali e funerarie.

L’archeologo PIER GIORGIO MONTI, direttore del Museo Civico Archeologico di Fregellae (Ceprano), illustrerà la situazione relativa alla distribuzione, origine ed evoluzione dell’opera poligonale nella valle del Liri anche in relazione a situazioni simili presenti in altre zone dell’Italia centrale. Caratteristiche “fortezze” attribuibili ai Volsci ed ai Sanniti, i circuiti murari in opera poligonale non sono sempre stati costruiti solo per necessità di difesa. Spesso servivano a creare dei terrazzamenti per esigenze di culto e, nel periodo romano, erano anche utilizzati per realizzare percorsi montani o stabili basi per ville rustiche.

L’architetto ANDREINA BIZZARRO si soffermerà sull’opportunità di relazionarsi con l’ambiente naturale con l’obiettivo di instaurare un punto di vista privilegiato dei fruitori. In sintesi: il nuovo e sempre crescente desiderio di stabilire un nuovo legame con l’ambiente naturale ci ha spinto a creare la condizione ideale per un’esperienza che possa essere il primo passo di un rapporto diverso con tutto ciò che ci circonda e dunque ci attraversa.

PER RAGGIUNGERE IL MONUMENTO NATURALE DELLE “GROTTE DI FALVATERRA E RIO OBACO” OCCORRE USCIRE AL CASELLO AUTOSTRADA A1 (ROMA-NAPOLI) DI CEPRANO (FR) E SEGUIRE LE INDICAZIONI STRADALI PER 5 CHILOMETRI SINO ALLL’ABITATO DI FALVATERRA (FR).

INFO:
XVI COMUNITA’ MONTANA MONTI AUSONI.
Pico (FR) via Colleponte 30 – 03020.
0776544352 – 3453205147.
email: mngrottedifalvaterra@gmail.com – cmontanapico@libero.it
www.grottedifalvaterra.it
www.montiausoni.it

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2 commenti:

  1. Desidero complimentarmi con il prof. Carè per il suo intervento durante il convegno sulel Grotte di falvaterra di sabato scorso e per il lavoro di valorizzazione del territorio che sta portando avanti .
    Mi è dispiaciuto che non abbia avuto altro tempo a disposizione. Era un piacere stare ad ascoltare lui e gli altri relatori. Se posso, desidero esprimere la mia perplessità sul fatto che gli organizzatori abbiano concesso solo quindici minuti di tempo ai vari ospiti. Mi è sembrata una grande sciocchezza. Sia Carè che altri relatori, come il prof. Biddittu, Pavat e Monti certamente meritavano, proprio per l’importanza ed il valore delle relazioni, sicuramente ben altro tempo.
    Spero che la prossima volta un simile convegno venga organizzato in maniera diversa. Io ho avuto l’impressione che, nonostante l’elevato profilo dei relatori e delle tematiche affrontate, sia stato organizzato in modo dilettantistico. Forse è stato un errore lasciare l’organizzazione di un simile evento ad una associazione che, con tutto il rispetto, credo che sia ottima ma

    nell’allestire sagre e feste di paese.
    Rinnovo comunque i complimenti per le grotte e l’intenso lavoro per valorizzarle.
    Barbara

  2. Buongiorno, ero presnet sabatos coros presos le Grotte di Falvaterra per il convegno in questione. Devo dire che alucni interventi e relatori sono stati davvero interessanti, in particolar modo quelli del prof. Augusto Carè, dell’archeologo Biddittu e dello scrittore Pavat. ma desidero anche sottolinare quella che, secondo me, è stata una pecca del convegno e degli organizzatori. Ma come si fa a dare soltanto 15 minuti di tempo per interventi così articolati ed interessanti? Non si organizzano così i convegni. Se gli organizzatori sono dei neofiti in tale materia si vadano a vedere altri eventi similari e prendano spunto.
    Addirittura togliere la parola ad uno come Carè o al prof. Biddittu. Il paleontologo avrebbe dovuto avere a disposizione solo lui almeno un ora. E’ sempre un piacere ascoltarlo. Meriterebbe ben altra considerazione.
    Sono rimasta molto delusa. Credo che i due signori
    dell’associazione che ha organizzato il convegno abbiano avuto una rimarchevole mancanza di stile.
    Anna.
    Speor che al prosisma volta simili convegni vengnao organizzati ina ltro modod.

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