L’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri, un enigma europeo

La grandezza dell’opera ed il fatto che sia posta in alto, lascerebbero intendere che sia stata realizzata per essere vista anche da una certa distanza. Forse decorava una vasta sala di culto.
Iconograficamente non esiste nulla di simile al mondo. Ad Alatri, un simbolo antichissimo, come quello, appunto, del “Labirinto”, è stato unito con l’immagine del “Cristo storico”. Non attestato prima del IV secolo d.C..
I primi Cristiani, subendo ancora l’influsso della religione ebraica, che aborriva le immagini, non rappresentavano mai il Salvatore con le sue sembianze umane. Bensì mediante allegorie e simboli. Come la figura del “Buon Pastore”, che reca sulle spalle una pecorella e simboleggia Gesù Salvatore delle anime. Più tardi Cristo apparirà come un giovane ed imberbe, per indicare il suo essere “Senza Tempo”, la sua dimensione eterna e quindi Divina. Moltissimi i simboli. Come la “Colomba”, “l’Orante”, che tra l’altro con le braccia aperte ricorda il “Tau”, la “Vera Croce” del Golgota, oppure “l’Ancora”, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto geco; “l’Alfa e l’Omega”. Ma anche il disegno di un “pesce” (In greco pesce si dice IXTHYS, “Ichtùs”. E con queste lettere di forma un acrostico della frase “Iesùs Christòs Theòu Uiòs Sotèr”, ovvero “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”).

Infine, il “Monogramma di Cristo”, formato dalle lettere greche “Chi” e “Rho”.
La tradizione vuole che l’Imperatore romano Costantino, nel 312 d.C., prima della decisiva Battaglia di Ponte Milvio, vicino a Roma, contro l’usurpatore Massenzio, abbia sognato un angelo che recava una Croce (come mirabilmente affrescato nel XV secolo da Piero della Francesca nella Chiesa di San Francesco ad Arezzo), secondo altri avrebbe visto nel cielo un simbolo fiammeggiante, che altri non era che il “Monogramma di Cristo” con la celebre scritta “In hoc Signo Vinces”. Costantino fece apporre il “Monogramma”, composto appunto dalle due lettere greche, sui labari e sopra gli scudi. Ove rimase per secoli come insegna delle Armate Bizantine.

Non si sa quasi nulla dell’affresco con il Cristo nel labirinto. Non esiste traccia di quest’opera d’arte a livello di tradizione o letteratura locale. Fu rinvenuto casualmente da tre ricercatori alatrensi, Ennio Orgiti, Paride Quadrozzi ed Orestino Fanfarilli, nel 1996. Ma siccome attorno a questo affresco i misteri abbondano. Abbiamo ragione di ritenere che, in realtà, fosse stato individuato già alcuni anni prima, ma che per motivi ignoti venne lasciato nell’oblio.
Oblio che l’avvolse anche dopo il ’96, per circa 10 anni. Tranne che per la breve interruzione dovuta alla pubblicazione di un articolo dedicato al “Cristo nel labirinto” di Gianfranco Manchìa, allora direttore del Museo Archeologico di Alatri, sul numero 1 del periodico “Antichità alatrensi”.
Finché nel 2006 qualcosa finalmente cambiò.

Giancarlo Pavat e Roberto Giacobbo di Voyager nel cunicolo del labirinto di Alatri (Fr)

Su invito dell’assessore alla Cultura avvocato Remo Costantini, iniziai a svolgere ricerche e studi. Che piano piano portarono ad alcune clamorose scoperte, le quali hanno scatenato grande interesse nei mass media italiani (in primis la rivista “Fenix” diretta da Adriano Forgione e la trasmissione di Rai2 “Voyager” di Roberto Giacobbo e tra gli appassionati e ricercatori. E proprio questa “esposizione mediatica” è stata determinante (per stessa ammissione della responsabile di zona della Soprintendenza dottoressa Graziella Frezza durante il convegno del 24 aprile 2010) per ottenere un finanziamento di 100.000 euro per i lavori di restauro.

Labirinto di Chartres – disegno di Giancarlo Pavat

La scoperta più interessante e decisiva che ha portato l’affresco alatrense all’attenzione pure internazionale è stata certamente quella che ho fatto nel gennaio 2009.

Labirinto di Chartres in Francia

Ovvero che il percorso del labirinto di Alatri è identico a quello dell’enorme labirinto che decora il pavimento della navata della cattedrale di Chartres in Francia. Chartres; la “Cattedrale del mistero” per antonomasia.

Ho raccontato nel mio libro “Nel segno di Valcento” quell’emozionante serata, quando, analizzando al computer le fotografia scattate durante l’ennesimo sopralluogo nel cunicolo, riuscì a ricostruire il percorso del labirinto, accorgendomi della somiglianza con il famosissimo labirinto francese. Fu un emozione davvero unica.
Ma dal proseguo degli studi emerse che in Europa esistevano almeno altri cinque labirinti, tutti di epoca medievale, riconducibili al modello circolare ed unicursale che abbiamo denominato “Alatri-Chartres”.

Ritengo che, per la nostra ricerca e le ipotesi di lavoro che si vedranno tra poco, vadano presi in considerazione solo i labirinti medievali, realizzati tra il XII ed gli inizi del XIV secolo, circolari, unicursali e con il percorso identico al modello “Alatri-Chartres” o “Chartres-type” (come dicono gli Inglesi) .
In realtà questi labirinti potrebbero essere molti di più. Molti labirinti “Chartres type” si ritrovano su codici e manoscritti, ma sempre in un contesto che riguarda il mito di Teseo ed il Minotauro. Quindi non hanno nulla a che fare con al nostra ricerca.

Labirinto di Mirepoix in Francia- foto di Lara Sangermano

Abbiamo scartato pure quelli rinascimentali. Come il labirinto, teatro dell’esiziale scontro tra un Teseo in armatura quattrocentesca ed un Minotauro simile ad un centauro, raffigurato in un quadro del 1500.

Quadro di Avignone in Francia

Attribuita ad un ignoto pittore convenzionalmente chiamato “Maestro dei cassoni campana”, è oggi conservato al “Petit Palais” di Avignone In Francia. Oppure, l’altro labirinto, sempre “d’Oltralpe”, realizzato nel XVI secolo con piastrelle decorate sul pavimento della cappella di Sant’Agata a Mirepoix nella regione del Midi-Pirenei.

Inoltre, non va scordato che addirittura sulla stessa definizione del modello “Chartres type”, non c’è concordanza tra gli studiosi. Quali labirinti vanno compresi in questa categoria?
Ad esempio Hermann Kern nel suo celebre libro del 1981, “Labirinti. Forme ed interpretazioni. 5000 anni di presenza di una archetipo” (edizione italiana per i tipi di Feltrinelli), ne elenca 9.
Mancano alcuni labirinti che analizzeremo tra poco. Ovvero quelli di Pontremoli, di Grinstad, e, ovviamente, Alatri.
Dell’elenco fanno parte invece i labirinti di Tolosa (oggi scomparso ma al quale si è probabilmente ispirato quello di Mirepoix), di Rathmore in Irlanda e di Bristol in Inghilterra, risalenti rispettivamente al tardo XIV ed al XV secolo..
Inoltre, tralasciando la forma circolare, ma prendendo in considerazione soltanto l’andamento del percorso, Kern fa rientrare nella categoria pure labirinti esagonali ed ottagonali. Come quelli di Amiens, Arras (oggi scomparso), Saint Quentin e Genainville e Sèlestat (quest’ultimo però risale addirittura al XIX secolo), in Francia. O addirittura quello graffito su una parete della cattedrale di Poitiers, che non è certamente circolare ma assomiglia ad una goccia d’acqua.

Jeff Saward – Foto di Jeff Saward

Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda è uno dei massimi esperti al mondo di labirinti, con il quale sono in corrispondenza da tempo, l’inglese Jeff Saward.
Nel suo elenco di labirinti “Chartres type” troviamo addirittura il labirinto di pietre, forse preistorico, del fiume Ponoi, nella penisola di Kola in Russia.

Mappa di Hereford in Inghilterra – disegno di Giancarlo Pavat

Oppure quello dipinto, tra il 1276 ed il 1283, in Inghilterra da Richard de Haldingham de Lafford, sull’isola di Creta nella “Mappa Mundi” oggi appesa nella chiesa di Hereford. Nell’elenco c’è pure una “sorpresa” italiana. Ovvero un labirinto quadrato (ma con il percorso identico a quello di “Alatri-Chartres”), inciso nel leggio ligneo della Cattedrale di Volterra, scoperto negli anni ’90 dalla professoressa Alessandra Angeloni dell’Università di Firenze e datato agli inizi del XIV secolo (si veda il saggio dell’Angeloni pubblicato su “Rassegna Volterrana” , numero LXXIII – LXXIV 1996-1997).
Tornando ai nostri labirinti medievali, circolari ed unicursali, vediamo dove si trovano quelli con il percorso uguale ad Alatri e a Chartres.

Labirinto di Santa Maria in Aquiro a Roma – disegno di Julien Durand

Ben quattro (compreso quello di Alatri sono cinque) si trovano in Italia e tutti in località situate lungo la “Via Francigena”. Dato da tenere ben presente per il proseguo di questa trattazione. Uno era stato realizzato con marmi gialli e verdi e porfido rosso per la circonferenza centrale sul pavimento della navata della chiesa di Santa Maria in Aquiro a Roma. Di questo bellissimo labirinto, purtroppo, ci rimangono solo la descrizione ed i disegni pubblicati dall’archeologo francese Julien Durand sugli “Annales Archèologiques” nel 1857. Infatti andò distrutto nella seconda metà del XIX secolo.

Anche Pavia vantava un labirinto identico. Era situato nella Basilica di San Michele Maggiore, dove venivano incoronati i re Italici, ma è sopravvissuto soltanto un frammento.

Labirinto di Lucca

Gli altri due esemplari sono stati scolpiti su blocchi di pietra e si trovano murati rispettivamente sulla facciata della Cattedrale di San Martino a Lucca (Foto del labirinto) ed all’interno della chiesa di San Pietro a Pontremoli, in Toscana.

Labirinto di Pontremoli – disegno di Giancarlo Pavat

Questi due labirinti, oggi li vediamo in posizione verticale, in quanto il blocco di marmo ( a Lucca) ed arenaria (a Pontremoli) sono murati in tale posizione.
Ma ignoriamo se questa fosse l’ubicazione primigenia. Molti studiosi sono convinti che entrambi i labirinti fossero allocati orizzontalmente.
L’attuale posizione di quello pontremolese è successiva al Secondo Conflitto Mondiale. La chiesa di San Pietro, infatti, venne bombardata e ricostruita alla fine della guerra. Il blocco di pietra con il labirinto venne recuperato e murato dove si trova attualmente.

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10 commenti:

  1. ilpuntosulmistero

    L’articolo è del marzo 2012, quindi sia i contenuti che le ipotesi avanzate, sono ovviamente datati. Basti pensare, solo per fare un esempio, che all’epoca l’autore, Giancarlo Pavat, non aveva ancora organizzato la spedizione di ricerche storiche sul Baltico e in particolare sull”isola di Gotland, sulle tracce dei più antichi labirinti d’Europa.
    Pertanto per conoscere l’attuale stato delle ricerche sul Cristo nel Labirinto, si invita a leggere l’ultimo libro che Pavat ha dedicato ai Labirinti. Ovvero “GUIDA CURIOSA AI LABIRINTI D’ITALIA”. ( Newton Compton 2019).

  2. Alberto Micarelli

    trovo bizzarra l’interpretazione di Cristo come punto di partenza per uscire dal labirinto/percorso, meglio pensare al Cristo come punto d’arrivo di un percorso che parte da un generico ambiente esterno.
    Il percorso-pellegrinaggio resta invece una buona metafora della vita terrena durante la quale saranno curate le 4 dimensioni della persona, percorse nei 4 quadranti (corporeità, mente-logo, carità-amore e infine la dimensione spirituale-anima) alla cui conclusione con le ultime due “conosceremo” la verità (Cristo).
    Altro punto indimostrato è l’associare il labirinto ai monaci Templari.

  3. Giancarlo Pavat

    In merito alla segnalazione del lettore Duilio sul cd. “labirinto” di Guardialfiera, confermo che (nonostante l’accostamento con il cd “Labirinto di Gerico”, che altri non è che una versione del modello “classico”) simbolicamente parlando si tratta senza alcun dubbio di una spirale. Ma ciò non lo rende meno interessante. Guardando le altre immagini delle “cartolione da Guardialfiera” del sito di Franco Valente si notano altri simboli. Soprattutto nodi. Oltre a figurine antropomorfe, probabilmente realizzate per fini apotropaici, tipiche dell’arte medievale.
    Quanto all’altro labirinto, quello di Colli a Volturno, non vi è dubbio che si tratta di un labirinto “classico” nella versione “baltica” (sebbene modificata dalla croce che di fatto impedisce di seguire le volute del perocorso del labirinto). Citando l’inglese Jeff Saward (uno dei massimi esperti mondiali in fatto di labirinti) “il design archetipico del labirinto classical è costituito da un unico percorso che gira avanti e indietro in modo da formare sette circuiti, delimitate da otto pareti, che circonda l’obiettivo centrale. Si trova in entrambe le forme circolari e quadrate. Praticamente quasi tutti i labirinti precedenti al I secolo a.C. sono di questo tipo. Il modello è stato trovato in diversi contesti storici in tutta Europa, in Nord Africa, nel sub-continente indiano e in Indonesia, questo è anche il design che si rintraccia nel sud-ovest americano e, occasionalmente, in Sud America. Durante l’attuale ripresa dei labirinti ha ancora una volta ha trovato la popolarità per la sua semplicità di costruzione e simbolismo archetipico”.

    E’ molto probabile che il labirinto di Colli a Volturno sia medievale. Non concordo con l’ipotesi del lettore Davide che ipotizza si tratti di un opera normanna. Non risulta che i Normanni abbiano realizzato labirinti. Loro venivano dalla regione francese sulla Manica a cui hanno dato il nome, ed è vero che discendevano da vikinghi danesi. Ma i labirinti “baltici” presenti in Scandinavia, soprattutto in Svezia, sono molto più antichi dell’Età Vikinga (durante circa dal VIII secolo d.C. all’Anno Mille). Alcuni risalgono all’Età del Bronzo, altri al Neolitico. Come tra l’altro confermato pure Saward nel suo sito http://www.labyrinthos.net.
    L’ipotesi più palusibile è proprio qualla avanzata sia da Franco valente, sia da altri. Ovvero il manufatto della chiesa di S. Leonardo a Colli a Volturno sarebbe legato ai percorsi dei grandi pellegrinaggi medievali. In quel caso lungo la Francigena del Sud. Mi riservo di recarmi quanto prima sul posto per cercare (se possibile) di capirci qualcosa di più.
    Giancarlo Pavat.

  4. Se Colli a Volturno sta’ sulla Francigena del Sud, quella che passa pure per Alatri, allora l’ipotesi di Pavat del percorso di pellegrinaggi o comuqnue sacrale segnato dai labirinti prende maggiore consistenza.

  5. Giancarlo Pavat

    Buongiorno, ringrazio i lettori che mi hanno segnalato il sito e l’articolo di Franco Valente in cui si parla di un incredibile ed interessantissimo esemplare di labirinto “Baltico” incastonato nella facciata della chiesa di S. Leonardo a Colli a Volturno in Molise.
    Desidero ringraziare soprattutto Franco Valente per aver fatto conoscere questo esemplare (nell’articolo parla pure di un altro labirinto presente a Guardialfiera, ma è in realtà si tratta di una spirale. Ma il significato simbolico ed esoterico grosso modo è lo stesso) di cui ignoravo assolutamente l’esistenza. In riferimento alla sterile polemica a cui fa riferimento Valente, ricordo che lo “scopritore” è colui che divulga e condivide una scoperta, una novità. E non colui che la tiene per se. La Cultura è condivisione. E la condivisione della Conoscenza è un progresso per tutti.
    Tornando al manufatto molisano , è proprio vero che il Patrimonio culturale, tradizionale, storico e artistico dell’Italia non finisce mai di stupire.
    Desidero inoltre dare (ed ho inviato un commento anche al sito di Valente)un piccolo contributo alla maggiore comprensione del simbolo di Colli a Volturno.
    Il labirinto di Colli a Volturno è molto interessante e qui di seguito cercherò di spiegare in maniera succinta il perchè (scusatemi se vi sembrerò troppo lungo).
    Per prima cosa è un labirinto “unicursale”. Ovvero (al contrario dei labirinti “multicursali”) ha un solo ingresso, un solo percorso ed una sola uscita, sempre al centro.
    Dal punto di vista iconografico è classificabile come labirinto “classical” (o “cretese”) oppure “Baltico”. “Classico” o “cretese” in quanto è stato rinvenuto su monete o in mosaici greci e romani. “Baltico” perchè simili esemplari si trovano a centinaia sulle coste del Mar Baltico, in Germania, Russia, Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, ma pure in Scozia ed in Norvegia. Tra l’altro gli esemplari più antichi finora accertati (risalgono alla preistoria) sono quelli presenti in Svezia, Finlandia e Russia 8in Russia sono studiati dagli archeologi soprattutto quelli della Carelia, della penisola di Kola, del Mar Bianco e dell’Arcipelago delle Solowetsky, datati a 3000 anni fa).
    Mentre i labirinti “classici” possono essere anche quadrati o rettangolari, quelli “Baltici” sono esclusivamente circolari ( o meglio spiraliformi).
    Inoltre, graficamente, il labirinto “baltico” viene tracciato partendo proprio da un croce (ricordo che quello della croce è un simbolo molto più antico del Cristianesimo) , che nel caso di Colli a Volturno è comunque molto più evidenziata di quanto lo sia normalmente.
    Trovare un esemplare di labirinto “Baltico” in Italia è davvero una cosa straordinaria (potrei sbagliarmi, ma credo che sia il primo caso documentato). Generalmente in labirinti italiani (ovviamente sto parlando dei labirinti antichi) o sono romani (musivi pavimentali o grafitti di forma rettangolare, quadrata, circolare ecc), oppure, quelli medievali sono riconducibili allo “Chartres type” (modello Chartres) come , appunto, quello di Alatri (FR), S. Maria in Aquiro e Santa Maria di Trastevere a Roma (entrambi oggi scomparsi) , Lucca, Pontemoli (MS), e Pavia. Quello di S. Vitale a Ravenna, pur essendo di ispirazione bizantina è stato realizzato nel Rinascimento.
    Concordo nell’ipotesi che il labirinto di Colli a Volturno abbia un significato allegorico del pellegrinaggio, dell’ “itinera gerosolimitana”. Sarebbe interessante poterlo datare con precisione (anche se, a naso, credo sia medievale) e scoprire il motivo per il quale l’ignoto artefice abbia scelto quella particolare forma di labirinto.
    Al mondo ci sono migliaia e migliaia di appassionati e studiosi di labirinti. Credo che si debba far conoscere l’esemplare di Colli a Volturno.
    Quindi grazie ancora a Franco Valente e a coloro che mi hanno segnalato il suo sito e l’articolo in questione.
    Cercherò di visitare Colli a Volturno e vedere il labirinto il prima possibile. Appena il tempo si stabilizza.
    Giancarlo Pavat

  6. @lex 2 sed lex

    Mi sembra che il labirinto abbia risollevato la faccia di Alatri. Complimenti, Pavat.

  7. Grande merito allo scopritore del labirinto. Bravo Giancarlo.

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