L’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri, un enigma europeo

Cartina della Svezia sud occidentale

Ma le novità più clamorose, sembrano arrivare da un ulteriore labirinto simile. Affrescato in un Paese molto lontano da noi; in una piccola chiesa medievale di Grinstad, nella Svezia Sud-occidentale. Ma procediamo con ordine.


Simbolo del Centro sacro al centro del rosone della collegiata di Santa Maria ad Alatri (Fr)

Come già evidenziato in precedenza, al momento non si conoscono ancora gli autori dell’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri.
Lo studio delle diverse decorazioni (“Fiori a sei petali”, circonferenze, stelle ecc.) presenti nel cunicolo, al momento, indica l’Ordine dei “Pauperes Commilitiones Christi Templique Salomonici”, meglio noti come “Cavalieri Templari”, come i maggiori indiziati per essere i committenti.
Nel mio libro “Valcento.
Gli Ordini monastico-cavallereschi nel Lazio meridionale”, Edizioni Belvedere, 2007, e nel suo seguito ideale del 2010, il già citato “Nel segno di Valcento”, ho portato all’attenzione numerosi indizi che fanno ritenere assai probabile che i Templari fossero presenti ad Alatri, tra il XII ed il XIV secolo.

Triplice Cinta sulla scalinata della chiesa di San Francesco ad Alatri (Fr)

Sono state individuati numerosi simboli, come il “Centro Sacro”, la “Triplice Cinta” o il “Segno del Golgota”, utilizzati anche dal Tempio. Ma gli elementi più probanti sembrano essere le diverse “Croci Patenti” affrescate in molte chiese di Alatri.

Segno del Golgota sullo stipite destro del portale di Palazzo Gotifredo ad Alatri (Fr)
Volto di santo barbuto con Croce Patente nella chiesa di San Silvestro ad Alatri (Fr)

Oltre a quella della chiesa di San Francesco, vicina al chiostro con il labirinto, si possono vedere in quella di San Silvestro.
In araldica non esiste e non è mai esistita una “Croce Templare”. Nonostante spesso si legga questo termine su diversi libri e pubblicazioni.
La “Regola” dell’Ordine, sia la versione latina, sia quella in volgare d’Oil, non fa menzione di alcuna croce. Parla soltanto di un abito e mantello bianchi. Come quelli dei Cistercensi.

Il colore bianco venne scelto anche per un preciso significato simbolico. L’art. XX della Regola “Primitiva” recita “a tutti i soldati professi in inverno e in estate, se è possibile, concediamo vesti bianche cosicché coloro che avranno posposto una vita tenebrosa, riconoscano di doversi riconciliare con il loro Creatore mediante una vita trasparente e bianca. Che cosa di bianco se non la castità ? La castità è sicurezza della mente e sanità del corpo. Infatti ogni militare, se non avrà perseverato nella castità, non potrà raggiungere la pace perpetua e vedere Dio; come attesta l’apostolo Paolo; seguiamo la pace con tutti e la castità, senza cui nessuno vedrà il Signore. Ma perché uno sia di questo stile deve essere privo della nota arroganza e del superfluo. Comandiamo a tutti che abbiano tali cose affinché ciascuno da solo sia capace senza clamore di vestirsi e svestirsi, mettersi i calzari e levarseli. Il procuratore di questo ministero con vigile cura sia attento nell’evitare questo, coloro che necessitano non ricevano un abito troppo lungo o troppo corto ma di giusta misura secondo la taglia di ciascun fratello. Coloro che ricevono abiti nuovi, restituiscano subito i vecchi, da riporre in camera, o dove il fratello cui spetta il compito avesse deciso, perché possano servire agli scudieri o agli aggregati, oppure ai poveri.”

Fu Papa Eugenio III, il 24 aprile 1147, in occasione della partenza della cosiddetta “Seconda Crociata” (1147-1149), a concedere ai Cavalieri Templari di portare in perpetuo la croce sulle vesti. Ma si trattava di una piccola “croce greca”. Ovvero quella con i bracci della stessa misura.
Comunque, i Cavalieri Templari, nel corso dei due secoli della loro storia hanno utilizzato diverse tipologie di croci. La più usata è stata senz’altro la “croce patente”, ma che non si può definire assolutamente “croce Templare”.

Porta di San Benedetto ad Alatri (Fr)

Ad Alatri, anche la memoria popolare ci vien in aiuto. Infatti una radicata tradizione vuole che presso la “Porta di San Sebastiano, sorgesse un ospizio per i pellegrini i proprietà dell’Ordine.
E’ bene chiarire subito una cosa. Sebbene i Templari, come gli altri ordini sia regolari che ospitalieri e cavallereschi, utilizzarono molti simboli, ad oggi non esiste alcuna prova che abbiano mai realizzato o commissionato labirinti.

Labirinto di Tarry Town in Inghilterra – disegno di Giancarlo Pavat

Per smentire questa asserzione, accettata da tutti i maggiori studiosi del Tempio, viene di frequente citato un labirinto d’erba inglese, oggi scomparso. Si trovava in località detta Tarry Town, nel villaggio di Temple Cowley, poco distante da Oxford. Non era del modello “Alatri-Chartres”, in quanto aveva soltanto cinque circonferenze. Sto preparando un lungo articolo a tale proposito, che vedrà la luce proprio su “Il punto sul mistero”. In questa sede posso anticipare che l’attribuzione ai Templari del labirinto di Tarry town (che si ritrova in molti libri inglesi) è stata categoricamente smentita da Jeff Saward.

Costa occidentale della Svezia presso Goteborg vista dall’aereo

Nonostante ciò, non è detto, come vedremo tra breve, che non ci possa essere lo zampino dell’Ordine nella vicenda dei sette labirinti medievali (tutti coevi, è bene ricordarlo, al periodo di esistenza dei Templari) di cui ci stiamo occupando.
Servivano altri riscontri, che per forza di cose, al momento, non potevano venire da Alatri. Inoltre, a prescindere dai Templari, era stata avanzata l’ipotesi che i labirinti “Alatri-Chartres” potessero indicare le tappe di un percorso di pellegrinaggio spirituale o iniziatico.

Spedizione italiana a Goteborg in Svezia

E proprio per questi motivi, nell’estate del 2010, assieme a mia moglie Sonia Palombo ed agli amici Paolo Ruggeri, Marco Di Donato, Manuela Guglielmi e Domenico Pelino, sono volato sino in Svezia, proprio per andare a vedere che cosa ci fosse davvero nella chiesetta di Grinstad. Convinto di poter trovare conferme a questa affascinante ipotesi.



Oskar Fredriks Kyrka a Goteborg in Svezia

Decollati dall’aeroporto di Roma – Ciampino, dopo poco più di due ore di volo, siamo atterrati a Goteborg, affacciata al mare del Nord, seconda città della Svezia. Il più vasto dei Paesi scandinavi, grande due volte l’Italia con solo 9 milioni di abitanti, la Svezia ci ha accolto in una radiosa mattinata di giugno.
Un cielo azzurro intenso, un sole sfavillante ed una leggera brezza proveniente dall’Oceano a rendere piacevole il clima.
ll giorno del nostro arrivo è stato dedicato alla visita di Goteborg ed ai suoi monumenti. Particolarmente interessante abbiamo trovato la Oskar Fredriks kyrka, al chiesa più importante della città e la prima che i marinai vedevano entrando nel porto. Sebbene sia stata edificata alla fine del XIX nello stile neogotico, vi abbiamo riscontrato alcune simbologie che poi incontrato in alcune monumenti ben più antichi risalenti al Medio Evo. Ad esempio “oculi” ciechi a forma di “rosa esalobata”. Ricordate dove se ne vede una identica? E’ certamente una mera coincidenza ma date un occhiata al centro del labirinto di Chartres!
Da Goteborg, la spedizione guidata dal sottoscritto, e grazie alla nostra guida l’amico Marco Sisto (nato a Stoccolma da genitori italiani) imboccata l’autostrada E45, ha raggiunto la remota regione del Dalsland (pronuncia “Dòlslan”). Una regione splendida. Caratterizzata da pascoli, foreste e laghi, tra cui il terzo per estensione d’Europa, il gigantesco lago Vanern, un vero e proprio mare. Poco nota persino agli Svedesi. Figuriamoci agli Italiani. Se prende una delle tante ed ottime guide sulla Svezia edite in Italia da importanti case editrici, relativamente al Dalsland si troveranno poche righe. Di Grinstad nemmeno un cenno.

Grinstad Kyrka in Svezia

Anzi non viene mai segnata nemmeno sulla cartine topografiche, stradali o turistiche.
Si pensi che siamo stati i primi Italiani a visitare Grinstad e le altre località facenti parte del comune di Mellerud.
Nell’albergo dove abbiamo pernottato, a Skallerud (pronuncia “Skòllerud”), altra frazione di Mellerud, immersa nei boschi, non avevano letteralmente mai visto un Italiano. Ma siamo riusciti a piantare il Tricolore anche lì. Prima di partire abbiamo omaggiato la famiglia che gestisce l’albero (una antica canonica in legno, completamente restaurata) con una piccola bandiera italiana. Dicendoli di issarla sotto il portico assieme alle alte bandiere delle altre nazioni i cui cittadini sono stati ospitati lì, Tedeschi, Olandesi, Norvegesi e Danesi.
Skallerud, inoltre è nota per vantare una piccola,chiesetta lignea, anch’essa medievale, ricchissima di opere d’arte e sculture soprattutto lignee.

Chiesa di Skallerud in Svezia

Alcune decisamente enigmatiche. Alla quale dedicheremo quanto prima un esauriente articolo.

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10 commenti:

  1. ilpuntosulmistero

    L’articolo è del marzo 2012, quindi sia i contenuti che le ipotesi avanzate, sono ovviamente datati. Basti pensare, solo per fare un esempio, che all’epoca l’autore, Giancarlo Pavat, non aveva ancora organizzato la spedizione di ricerche storiche sul Baltico e in particolare sull”isola di Gotland, sulle tracce dei più antichi labirinti d’Europa.
    Pertanto per conoscere l’attuale stato delle ricerche sul Cristo nel Labirinto, si invita a leggere l’ultimo libro che Pavat ha dedicato ai Labirinti. Ovvero “GUIDA CURIOSA AI LABIRINTI D’ITALIA”. ( Newton Compton 2019).

  2. Alberto Micarelli

    trovo bizzarra l’interpretazione di Cristo come punto di partenza per uscire dal labirinto/percorso, meglio pensare al Cristo come punto d’arrivo di un percorso che parte da un generico ambiente esterno.
    Il percorso-pellegrinaggio resta invece una buona metafora della vita terrena durante la quale saranno curate le 4 dimensioni della persona, percorse nei 4 quadranti (corporeità, mente-logo, carità-amore e infine la dimensione spirituale-anima) alla cui conclusione con le ultime due “conosceremo” la verità (Cristo).
    Altro punto indimostrato è l’associare il labirinto ai monaci Templari.

  3. Giancarlo Pavat

    In merito alla segnalazione del lettore Duilio sul cd. “labirinto” di Guardialfiera, confermo che (nonostante l’accostamento con il cd “Labirinto di Gerico”, che altri non è che una versione del modello “classico”) simbolicamente parlando si tratta senza alcun dubbio di una spirale. Ma ciò non lo rende meno interessante. Guardando le altre immagini delle “cartolione da Guardialfiera” del sito di Franco Valente si notano altri simboli. Soprattutto nodi. Oltre a figurine antropomorfe, probabilmente realizzate per fini apotropaici, tipiche dell’arte medievale.
    Quanto all’altro labirinto, quello di Colli a Volturno, non vi è dubbio che si tratta di un labirinto “classico” nella versione “baltica” (sebbene modificata dalla croce che di fatto impedisce di seguire le volute del perocorso del labirinto). Citando l’inglese Jeff Saward (uno dei massimi esperti mondiali in fatto di labirinti) “il design archetipico del labirinto classical è costituito da un unico percorso che gira avanti e indietro in modo da formare sette circuiti, delimitate da otto pareti, che circonda l’obiettivo centrale. Si trova in entrambe le forme circolari e quadrate. Praticamente quasi tutti i labirinti precedenti al I secolo a.C. sono di questo tipo. Il modello è stato trovato in diversi contesti storici in tutta Europa, in Nord Africa, nel sub-continente indiano e in Indonesia, questo è anche il design che si rintraccia nel sud-ovest americano e, occasionalmente, in Sud America. Durante l’attuale ripresa dei labirinti ha ancora una volta ha trovato la popolarità per la sua semplicità di costruzione e simbolismo archetipico”.

    E’ molto probabile che il labirinto di Colli a Volturno sia medievale. Non concordo con l’ipotesi del lettore Davide che ipotizza si tratti di un opera normanna. Non risulta che i Normanni abbiano realizzato labirinti. Loro venivano dalla regione francese sulla Manica a cui hanno dato il nome, ed è vero che discendevano da vikinghi danesi. Ma i labirinti “baltici” presenti in Scandinavia, soprattutto in Svezia, sono molto più antichi dell’Età Vikinga (durante circa dal VIII secolo d.C. all’Anno Mille). Alcuni risalgono all’Età del Bronzo, altri al Neolitico. Come tra l’altro confermato pure Saward nel suo sito http://www.labyrinthos.net.
    L’ipotesi più palusibile è proprio qualla avanzata sia da Franco valente, sia da altri. Ovvero il manufatto della chiesa di S. Leonardo a Colli a Volturno sarebbe legato ai percorsi dei grandi pellegrinaggi medievali. In quel caso lungo la Francigena del Sud. Mi riservo di recarmi quanto prima sul posto per cercare (se possibile) di capirci qualcosa di più.
    Giancarlo Pavat.

  4. Se Colli a Volturno sta’ sulla Francigena del Sud, quella che passa pure per Alatri, allora l’ipotesi di Pavat del percorso di pellegrinaggi o comuqnue sacrale segnato dai labirinti prende maggiore consistenza.

  5. Giancarlo Pavat

    Buongiorno, ringrazio i lettori che mi hanno segnalato il sito e l’articolo di Franco Valente in cui si parla di un incredibile ed interessantissimo esemplare di labirinto “Baltico” incastonato nella facciata della chiesa di S. Leonardo a Colli a Volturno in Molise.
    Desidero ringraziare soprattutto Franco Valente per aver fatto conoscere questo esemplare (nell’articolo parla pure di un altro labirinto presente a Guardialfiera, ma è in realtà si tratta di una spirale. Ma il significato simbolico ed esoterico grosso modo è lo stesso) di cui ignoravo assolutamente l’esistenza. In riferimento alla sterile polemica a cui fa riferimento Valente, ricordo che lo “scopritore” è colui che divulga e condivide una scoperta, una novità. E non colui che la tiene per se. La Cultura è condivisione. E la condivisione della Conoscenza è un progresso per tutti.
    Tornando al manufatto molisano , è proprio vero che il Patrimonio culturale, tradizionale, storico e artistico dell’Italia non finisce mai di stupire.
    Desidero inoltre dare (ed ho inviato un commento anche al sito di Valente)un piccolo contributo alla maggiore comprensione del simbolo di Colli a Volturno.
    Il labirinto di Colli a Volturno è molto interessante e qui di seguito cercherò di spiegare in maniera succinta il perchè (scusatemi se vi sembrerò troppo lungo).
    Per prima cosa è un labirinto “unicursale”. Ovvero (al contrario dei labirinti “multicursali”) ha un solo ingresso, un solo percorso ed una sola uscita, sempre al centro.
    Dal punto di vista iconografico è classificabile come labirinto “classical” (o “cretese”) oppure “Baltico”. “Classico” o “cretese” in quanto è stato rinvenuto su monete o in mosaici greci e romani. “Baltico” perchè simili esemplari si trovano a centinaia sulle coste del Mar Baltico, in Germania, Russia, Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, ma pure in Scozia ed in Norvegia. Tra l’altro gli esemplari più antichi finora accertati (risalgono alla preistoria) sono quelli presenti in Svezia, Finlandia e Russia 8in Russia sono studiati dagli archeologi soprattutto quelli della Carelia, della penisola di Kola, del Mar Bianco e dell’Arcipelago delle Solowetsky, datati a 3000 anni fa).
    Mentre i labirinti “classici” possono essere anche quadrati o rettangolari, quelli “Baltici” sono esclusivamente circolari ( o meglio spiraliformi).
    Inoltre, graficamente, il labirinto “baltico” viene tracciato partendo proprio da un croce (ricordo che quello della croce è un simbolo molto più antico del Cristianesimo) , che nel caso di Colli a Volturno è comunque molto più evidenziata di quanto lo sia normalmente.
    Trovare un esemplare di labirinto “Baltico” in Italia è davvero una cosa straordinaria (potrei sbagliarmi, ma credo che sia il primo caso documentato). Generalmente in labirinti italiani (ovviamente sto parlando dei labirinti antichi) o sono romani (musivi pavimentali o grafitti di forma rettangolare, quadrata, circolare ecc), oppure, quelli medievali sono riconducibili allo “Chartres type” (modello Chartres) come , appunto, quello di Alatri (FR), S. Maria in Aquiro e Santa Maria di Trastevere a Roma (entrambi oggi scomparsi) , Lucca, Pontemoli (MS), e Pavia. Quello di S. Vitale a Ravenna, pur essendo di ispirazione bizantina è stato realizzato nel Rinascimento.
    Concordo nell’ipotesi che il labirinto di Colli a Volturno abbia un significato allegorico del pellegrinaggio, dell’ “itinera gerosolimitana”. Sarebbe interessante poterlo datare con precisione (anche se, a naso, credo sia medievale) e scoprire il motivo per il quale l’ignoto artefice abbia scelto quella particolare forma di labirinto.
    Al mondo ci sono migliaia e migliaia di appassionati e studiosi di labirinti. Credo che si debba far conoscere l’esemplare di Colli a Volturno.
    Quindi grazie ancora a Franco Valente e a coloro che mi hanno segnalato il suo sito e l’articolo in questione.
    Cercherò di visitare Colli a Volturno e vedere il labirinto il prima possibile. Appena il tempo si stabilizza.
    Giancarlo Pavat

  6. @lex 2 sed lex

    Mi sembra che il labirinto abbia risollevato la faccia di Alatri. Complimenti, Pavat.

  7. Grande merito allo scopritore del labirinto. Bravo Giancarlo.

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