LE DROGHE COME MUSA ISPIRATRICE DELL’ESOTERISMO ARCHITETTONICO? di Dino Coppola

Immagine di apertura; un mascherone mostruoso a Scicli (Ragusa) (Fonte; https://www.tuttomondonews.it/arte-e-allegoria-nei-mascheroni-barocchi/)

LE DROGHE COME MUSA ISPIRATRICE DELL’ESOTERISMO ARCHITETTONICO?

di Dino Coppola

L’architettura pre-novecentesca è la più grande risorsa della nostra civiltà per vedere cosa muoveva in epoche passate le popolazioni nel decidere quale forma architettonica, quale rifinitura, quale stile e quale decoro usare nella costruzione di un nuovo manufatto.

Noi oggi diamo per scontate tante rappresentazioni stilistiche architettoniche, che tuttavia celano all’interno processi evolutivi, lavorativi ed esecutivi spesso caratterizzati da situazioni conflittuali sia in termini di libertà di realizzazione, sia in termini di complessità di realizzazione. Non di rado la libertà di scegliere certe forme ha dato il “la” per avviare ricerche specifiche su come poi realizzare quella data idea.

Ciò ha arricchito nei secoli il know how umano per realizzare opere sempre più complesse sotto ogni aspetto.

In questo breve articolo desidero parlare proprio dell’idea di realizzare un manufatto in un modo piuttosto che in un altro, soffermandomi soprattutto sugli aspetti decorativi. Passeggiando per le città europee non si può non notare una importante presenza di decori architettonici che riprendono forme antropomorfe o zoomorfe. Ma non ci sono solo chiari elementi antropomorfi o zoomorfi. Spesso le figure animali e umane hanno tratti fantasiosi, grotteschi, financo terrificanti.

2. Immagine sopra; Mascherone apotropaico in via Ricolfi a Morolo (FR) (Foto Dino Coppola)

Perché? Perché ad un certo punto della nostra storia non ci è bastata più la mera rappresentazione di esseri umani, di solito afferenti a santi o altre figure spirituali, e di animali? Sussiste un collegamento col mondo delle sostanze psicotrope? Cioè, può essere che l’uso consapevole o (e lo credo meno) non consapevole di sostanze psicoattive abbia fornito all’umanità la “capacità” di vedere cose “diverse”, che poi ha trasposto in elemento architettonico?

Molte ricerche hanno mostrato (fonti letterarie) e mostrano tuttora (esiti delle campagne di scavi archeologici) che gli esseri umani si avvalgono da tempo immemore delle sostanze naturali che conducono ad uno stato percettivo alterato.

In termini letterari ne è prova lampante la letteratura intorno a Demetra e al suo uso del papavero per mitigare il dolore causato dal rapimento di sua figlia Core (alias Persefone, alias Proserpina). Oppure Omero, che nel Libro IV, 227-232, dell’Odissea parla del nepente, sostanza che “toglie il dolore”, ma di cui non è stata individuata con chiarezza la fonte vegetale originaria. Ma anche Plinio il Vecchio già scriveva nella sua Historia Naturalis di sostanze che, se assunte “si presentano delle allucinazioni e delle visioni che hanno l’apparenza del reale, e la quantità doppia provoca pazzia autentica”.

Quindi già la letteratura ci racconta di gesti razionali e mirati ad uno specifico scopo: assumo questa sostanza per ottenere uno stato mentale in cui mi sento meglio. Un gesto affatto casuale, ma del tutto calcolato, anche, o meglio proprio, a causa degli effetti che ne derivavano.

Alle fonti letterarie si sono aggiunte in tempi più recenti le fonti archeologiche, le quali, pur non essendo sempre unanimemente accettate dalla comunità scientifica, si basano però in taluni casi su risultati estremamente realistici e condivisibili. A titolo di esempio cito il bellissimo articolo/studio di Anna Jarosz-Wilkołazka, Andrzej Kokowski e Anna Rysiak dal titolo “In a narcotic trance, or stimulants in Germanic communities of the Roman period”, (De Gruyter – Prähistorische Zeitschrift 2025; 100(2): 631-667), relativo al ritrovamento di oggetti metallici terminanti con una forma tondeggiante concava, una sorta di cucchiaino, che potrebbero essere serviti ai guerrieri germanici in battaglia come oggetto di somministrazione di sostanze stimolanti.

: C:\Users\g910289\AppData\Local\Microsoft\Windows\INetCache\Content.MSO\300CFF14.tmp Barbarian warriors used stimulants in battle during the Roman era, study reveals

3. Immagine sopra; alcuni degli oggetti ritrovati… (fonte: https://archaeologymag.com/2024/12/barbarian-warriors-used-stimulants-during-roman-era/)

È evidente il terminale a forma di cucchiaio. L’utensile è troppo piccolo per fungere da cucchiaio per uso alimentare.

Un’ipotesi di assunzione è quella attraverso l’inalazione nasale, come evidenzia il seguente disegno:

Barbarian warriors used stimulants in battle during the Roman era, study reveals

4. Immagine sopra; (fonte: https://archaeologymag.com/2024/12/barbarian-warriors-used-stimulants-during-roman-era/)

Naturalmente l’articolo analizza oltre agli oggetti specifici ritrovati, il cui numero è nell’ordine delle centinaia, soprattutto la materia prima, ossia la presenza di piante aventi caratteristiche stimolanti/psicoattive nelle zone oggetto di ricerca. Ma non voglio togliervi il piacere di approfondire autonomamente l’argomento.

Si può dunque asserire che l’essere umano si avvale, ora come allora, di “aiuti” esterni per superare le difficoltà della vita.

Nella più o meno frenetica ricerca del benessere mentale si imbatte in figure grottesche. Appare Pan, appare Dioniso, appare il capro, l’uomo dei boschi, la strega che vola sulla scopa, la fata, lo gnomo, il diavoletto, l’essere semidivino o addirittura divino… insomma tante manifestazioni che sembrano materializzarsi sempre in contesti specifici, ove l’uso della “sostanza” fa da elemento di collegamento tra la realtà considerata triste, dura, squallida o semplicemente insoddisfacente, e un mondo animato ed abitato da figure che con le loro fattezze danno forma, corpo e contenuto all’immaginazione dell’utilizzatore di tali sostanze. E allora se tali figure appaiono, artificiosamente veicolate con l’escamotage della bevanda, dell’esalazione, dell’alimento appositamente coltivato, nei nostri sogni da dormienti o svegli, perché non fissarli su pietra? Perché non usarli come talismani, figure apotropaiche, scaccia mali, oggetti pensati per spaventare tutti gli altri o solo persone specifiche? Viene quasi da sé pensare ad una pratica consolidata, ossia quella della trasposizione dall’immaginario al “concreto”, al monolitico, all’indistruttibile, all’eterno, usando come medium la pietra o le materie affini. Quindi qual è lo scopo della raffigurazione su archi, porte, portoni, cancelli, ringhiere, ecc. di figure che, si badi bene, non si rifanno alla sfera religiosa, entro la quale ha senso raffigurare un personaggio santo, spirituale, ma che afferiscono ad esseri di fantasia, nella stragrandissima maggioranza dei casi con fattezze orrende, spaventose, intimidatorie, inquietanti?

Nuove sorprendenti ed inquietanti evidenze dal mascherone di ...

5. Immagine sopra, Mascherone sopra l’ingresso di Palazzo Gizzi a Ceccano (FR) (fonte: http://www.ilpuntosulmistero.it/)

Lo scopo è (e qui vi porto all’interno della mia visione del mondo, ossia il mondo di uno scettico che ritiene che il nostro cervello abbia capacità insondabili) quello di animare le vite di noi esseri umani con compagni di viaggio che ad ogni portone o arco ci ricordano che oltre al nostro mondo ne esiste uno che, vero o falso che sia, ci accompagna da sempre. Da sempre tali esseri immaginari hanno tenuto per mano gli umani, ricordando loro che l’umanità è solo di transito e che, come per le baccanti di Euripide, oltre alla vita grama c’è una dimensione nella quale era possibile inventare una vita nuova, una vita allegra, che sbeffeggia le malattie, i dolori, le delusioni e che ci apre le porte di un paradiso, il cui accesso non era regolato e subordinato ad una vita di sacrificio, stenti, autoflagellazione, privazioni, ma la cui soglia poteva essere varcata semplicemente bevendo, fumando o ingerendo la sostanza giusta, pensata per quell’esperienza.

6. Immagine sopra, I mostruosi Mascheroni sulla facciata della “Casa dei Mascheroni” in via Tigor a Trieste(fonte: http://www.ilpuntosulmistero.it/)

Oggi, pur senza l’ausilio di prodotti che ci alterano la mente, i cui effetti spesso nefasti si manifestano nei consumatori a lungo e non di rado anche a breve termine, siamo ancora in grado di percepire il messaggio che proviene da quel popolo di visi sguaiati, orrendi, impenetrabili, spaventosi. Chi li produsse lavorò talmente bene, che le loro opere esercitano ancor oggi un effetto portentoso su di noi.

palazzo pizzo

7. Immagine sopra; Mascheroni apotropaici di Palazzo Pizzo a Palazzolo Acreide (SR) (Fonte: https://palazzoloacreide.italiani.it/il-barocco-palazzolo-acreide/)

È anche da questo effetto che nascono i filoni di ricerca come quelli che sono spesso oggetto di questo sito. Un sito che vuole stimolare la ricerca, l’attenzione, la capacità di non accettare per buono ciò che ci circonda, ma di interrogare sin nelle viscere il motivo di questa o quella forma. La ricerca è appena cominciata.

La prossima volta che attraversate i meravigliosi centri storici che ci sono stati regalati dalla Storia, pieni zeppi di figure fantastiche, provate a pensare alla loro presenza osservandoli dal punto di vista che vi ho fornito in questo breve testo. Magari si aprono mondi, nei quali vi potreste addirittura trovare bene, nei quali proprio queste figure spaventose potrebbero diventare i vostri migliori compagni di viaggio.

(Dino Coppola)

– Le immagini sono state fonite dall’autore.    

 

8. Immagine in basso; Dino Coppola (a sx) e il Mascherone apotropaico di Porta Tocco a Sonnino (LT). http://www.ilpuntosulmistero.it/

 

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