NON SOLO LA ”GIOCONDA “ DEL LOUVRE. LE ALTRE “MONNA LISA”; di Giancarlo Pavat

Immagine di apertura; un giovanissimo Giancarlo Pavat in Paris. 1987.

NON SOLO LA ”GIOCONDA “ DEL LOUVRE.

LE ALTRE “MONNA LISA”

di Giancarlo Pavat

 

“[…] Nemmeno nell’avventurosa settimana a Parigi, quando ormai eravamo maggiorenni, in Terza Liceo, ultimo anno delle Scuole Superori. Fu in quel tiepido aprile pieno di promesse e aspettative, in cui volgeva al crepuscolo un periodo importante della vita, dal quale presto ci si sarebbe affacciati, un po’ intimoriti, curiosi, ma con tanta energia ed entusiasmo, alla vita adulta, che mettemmo piede nella “Gare de Lyon”, una delle stazioni principali della “Ville Lumiere”. Sarebbe troppo lungo rammentare le sensazioni prodotte da quella città affascinante ed unica al Mondo. Così diversa da tutte le altre visitate sino a quel momento, sia in Italia che nel resto d’Europa.

In quell’occasione ebbi modo di recarmi al Museo del Louvre, l’antica Reggia dei sovrani di Francia, ancora priva della brutta piramide trasparente voluta da uno dei tanti Presidenti-Imperatori dei Francesi, non rassegnati al definitivo tramonto della “Grandeur” del loro Paese.

Passeggiare tra la “Nike di Samotracia” e le “Battaglie di Ramesse il Grande”, tra la “Venere di Milo” ed il “Giuramento degli Orazi” del David, tra i capolavori italiani del Trecento, le collezioni archeologiche mesopotamiche e tra tantissimi altri reperti (molti trafugati ai legittimi proprietari) significava perdersi in una nuova dimensione ove però, ogni tanto si era colpiti da una sensazione di deja vù, al cospetto di tanti e tali splendori ammirati sino ad allora, soltanto mediante le fotografie dei libri.

Se volessi stilare una classifica tra le opere d’arte che più mi colpirono, in cima metterei due capolavori di Leonardo da Vinci, anche se per motivi opposti.

Il primo è la celebre “Gioconda”, probabilmente il quadro più famoso del Pianeta. Che, incredibile a dirsi, mi deluse un po’. Forse perché troppo nota, troppo riprodotta, trasformata in caricatura, icona dell’arte moderna e postmoderna.

Del dipinto si sa tutto e nulla. Fu il Vasari, che, per quanto è dato da conoscere, probabilmente non vide mai il quadro, ad identificare la Dama ritratta con Lisa Gherardini, moglie di Messer Francesco del Giocondo.

Un piccolo quadro (appena 77×53 cm), olio su tela, protetto con un cristallo “antitutto”, pochissimi secondi per ammirarlo e poi via, con un sorvegliante deputato a far scorrere ed allontanare il più velocemente possibile i visitatori.

Delusione, quindi, ma compensata dall’incredibile tempesta di impressioni, sentimenti e stimoli suscitata, invece, dalla “Vergine delle Rocce”, situata nella “Grande Gallerie””.

(da G. Pavat “Nel segno di Valcento”, edizioni belvedere 2010).

2. Immagine sopra; La celeberrima “Gioconda” del Louvre fotografata da Giancarlo Pavat nell’aprile del 1987.

Il recente incredibile furto al Louvre di Parigi, che ha rifilato una bella sberla alla spocchia d’oltralpe, ha riportato in auge la vicenda di un altro incredibile colpo avvenuto bel celebre museo francese.

Si tratta del furto del quadro della “Gioconda”, messo a segno nel 1911 da un italiano, Vincenzo Peruggia, che voleva “restituire” all’Italia la celebre opera di Leonardo da Vinci.

Peruggia era infatti convinto che anche la “Monna Lisa” ci fosse stata rubata dai Francesi invasori.

Ma in realtà, cosa che ancora oggi la stragrande maggioranza delle persone ignora, la Gioconda è uno dei pochi capolavori esposti al Louvre che i Francesi detengono legalmente.

Infatti, al contrario di opere come la “Madonna della Vittoria” del Mantegna o le “Nozze di Cana” di Paolo Veronese, giusto per fare qualche esempio, rubateci su ordine di Napoleone in persona, il celeberrimo ritratto della moglie di Francesco del Giocondo venne venduto dallo stesso Leonardo, dopo il suo arrivo in Francia, al sovrano Francesco I di Valois.

3. Immagine sopra; La grande pala della “Madonna della Vittoria” (280×166 cm) di Andrea Mantegna, realizzata nel 1496 come ex voto di Francesco II Gonzaga dopo la vittoria nella battaglia di Fornovo. Il capolavoro venne trafugato nel 1798 dai francesi su ordine di Napoleone, mai restituito all’Italia, è oggi esposto al Louvre (Fonte Wikipedia).

4. Immagine sopra; Le “Nozze di Cana”, l’enorme tela (666×990 cm) dipinta nel 1563 da Paolo Veronese per il Monastero benedettino del Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia. Nel 1797 fu rubata dai Francesi e oggi si trova al Louvre di Parigi. In due occasioni, nel 1994 e nel 2010, la Repubblica Italiana ha chiesto la restituzione ma finora senza successo. Nel 2010 Ettore Beggiatto, già assessore regionale del Veneto ai lavori pubblici e consigliere regionale per quindici anni, scrisse anche una lettera per sollecitare la restituzione delle “Nozze di Cana” a Carla Bruni, all’epoca première dame, in quanto moglie dell’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, oggi in carcere.

5. Immagine sopra; La “Gioconda” del Louvre (Fonte Wikipedia)

Alla fine, la “Gioconda” venne recuperata e, dopo essere stata esposta agli Uffizi nel 1913 (ma pure all’ambasciata francese e alla Galleria Borghese a Roma e alla Pinacoteca di Brera a Milano), venne restituita alla Francia. Ma la rocambolesca impresa di Peruggia diede vita a una sorta di leggenda urbana (oggi si direbbe “Teoria del complotto”) secondo la quale, quella restituita ai “cugini” d’oltralpe e ancora oggi visibile al Louvre (e che pure chi scrive ha avuto modo di vedere come raccontato nell’incipit di questo articolo) non sarebbe l’opera originale leonardesca, ma una copia. Ovviamente circostanza mai provata.

Eppure…..

Lasciando da parte le varie ipotesi su chi sia davvero ritratta nella piccola tavola di pioppo, parlare di una “copia” della “Gioconda” non è la trama di un thriller storico-artistico o, appunto, di una più o meno delirante teoria complottista.

Infatti, pochi sanno che esistono nei Musei di mezzo mondo, “altre” ” Gioconde” e che alcune, stando a diversi (ma non tutti), storici dell’arte, sarebbero opera proprio del Genio di Vinci.

Ma prima di andare a conoscerle assieme, è necessario ricordare che l’identificazione con Lisa Gherardini moglie di Francesco del Giocondo la dobbiamo a Giorgio Vasari;

Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontainebleu.

In realtà alcuni particolari riportati dal Vasari non coincidono con la tavola del Louvre. Ad esempio vengono citate le sopracciglia che non ci sono nella “Gioconda” francese. Parimenti sono assenti le fossette delle guance esaltate dal Vasari. Tutto ciò ha fatto sorgere il dubbio che la “vera” “Gioconda” vista dall’artista è scrittore toscano e di cui si parla in una lettera del 1503 del fiorentino Amerigo Vespucci, non sia quella del Louvre. A onor del vero è necessario dire che moderne analisi radiologiche della tavola hanno permesso di scoprire che sotto quella attuale sono state dipinte ben tre versioni. Quindi una di queste potrebbe essere quella vasariana.

Ma le altre “Gioconde” a cui si accennava poc’anzi?

Tralasciando le copie di cui si conoscono gli autori (molti della cerchia leonardesca), vediamo quelle più importanti.

6. Immagine sopra; La cosiddetta “Gioconda di Madrid”, conservata al Museo del Prado nella capitale spagnola (Fonte Wikipedia).

LA GIOCONDA DI MADRID

Nel 2012 il Museo del Prado a Madrid ha esposto una “Monna Lisa” che la maggior parte dei critici ritiene di attribuire a qualche allievi di Leonardo; come il Salai’ o Francesco Melzi.  Ma ci sono alcuni storici dell’arte che vi vedono la mano dello stesso Genio toscano. I particolari che più colpiscono in questo olio su tavola di noce (76×57), sono i colori chiari come quelli che un tempo aveva Monna Lisa del Louvre. Si ritiene che quest’ultima sia stata realizzata praticamente contemporaneamente alla “Gioconda di Madrid“. Ma che l’opera madrilena sia la “copia” più antica.

Andando indietro nel tempo, la prima citazione storica della “Gioconda di Madrid” la rintracciamo nel l’inventario del Real Alcazar di Madrid del 1666, redatto dopo la morte del re Filippo IV di Spagna. Ma non è chiaro quando e come la tavola entrò a far parte delle Collezioni reali spagnole. Si è ipotizzato che sia stato l’artista italiano Pompeo Leoni (1531-1608), che era in possesso di diversi disegni di Leonardo, a portarla in Spagna. Ma ciò non è stato provato dal punto di vista documentale.

7. Immagine sopra; La cosiddetta “Gioconda di Isleworth” (Fonte Wikipedia).

LA GIOCONDA DI ISLEWORTH

 

Questa “Monna Lisa” prende il nome dalla località inglese a ovest di Londra, dove venne portata da un nobile del Somerset nel XVIII secolo. 

Nel 1914 venne acquistata dall’artista e collezionista Hugh Baker che viveva proprio a Isleworth. Nel 1962 entrò nelle disponibilità di un altro collezionista, Henry Pulitzer. Alla sua morte, l’olio su tela (86×64,5) venne ereditato dalla moglie Elisabeth Meyer. Nel 2008, alla scomparsa della vedova, venne acquistata da un gruppo anonimo e oggi fa parte di una collezione privata in Svizzera.

La “Gioconda di Isleworth“, chiamata anche “Earlier Mona Lisa” ovvero “Monna Lisa anteriore”  è stata oggetto di approfondite indagini sia scientifiche che documentarie, che, dopo accesi dibattiti,  hanno portato gli esperti (tranne pochi casi) ad attribuirla a Leonardo da Vinci. 

In pratica tutto ciò confermerebbe che sono esistite (almeno) due “Gioconde” leonardesche e che quella di Isleworth potrebbe essere la versione citata dal Vasari e dal Vespucci.

8. Immagine sopra; La “Gioconda di San Pietroburgo” conservata al Museo dell’Hermitage in Russia (Fonte Wikipedia).

LA GIOCONDA DI SAN PIETROBURGO

 

Si tratta di in dipinto a olio su tela datato alla prima metà del XVI secolo e, dal 1931, conservato presso il Museo dell’Hermitage a San Pietroburgo in Russia. Sebbene ci siano notevoli differenze con la “Gioconda” del Louvre (ad esempio, nella versione dell’Hermitage il volto della donna appare più giovane), alcuni studiosi hanno affermato di riconoscervi la mano di Leonardo stesso.

9. Immagine sopra; La “Monna Lisa Torlonia” o “Gioconda di Montecitorio” (Fonte Wikipedia).

LA MONNA LISA DI MONTECITORIO

 

Infine, la cosiddetta (e, in un certo qual modo, controversa) “Monna Lisa di Montecitorio” (o “Monna Lisa Torlonia“). Quest’opera, proveniente appunto dalla Collezione dei principi Torlonia, era rimasta praticamente sconosciuta al grande pubblico sino al 2021-22.

Si tratta di un olio su tavola, poi trasportato su tela (70×50,5), datato ad un arco temporale compreso tra il 1514 e il 1517. Proveniente dalla Francia, nel 1814 entrò a far parte delle Collezioni della nobile famiglia romana dei Torlonia. Dopo l’Unità d’Italia e la “Breccia di Porta Pia, la “Monna Lisa Torlonia” venne acquistata dal neonato Stato italiano e sistemata prima nella Galleria Nazionale d’arte antica di Palazzo Corsini e, dal 1927, a Palazzo di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati.

A dire il vero era tenuta in un deposito anche perché considerata una delle tante copie di scarso valore artistico della “Gioconda” del Louvre.  Poi, tutto è cambiato a seguito del restauro del 2021. Esposta finalmente al pubblico a partire dal marzo dell’anno successivo, è balzata agli onori delle cronache quando i restauratori Antonio e Maria Forcellino (fratello e sorella) hanno dichiarato che, a seguito di analisi e studi svolti durante l’opera di restauro, la “Monna Lisa Torlonia” venne dipinta da Leonardo da Vinci in persona, durante la sua presenza a Roma sotto il pontificato di Leone X 

L’affermazione ha scatenato un putiferio non trovando concordi tutti gli esperti di opere di Leonardo. Ma le suggestioni e le emozioni sono notevoli.

In attesa che si possa fare ulteriore luce (se mai sarà possibile) su questo ennesimo mistero legato all’opera del Genio vinciano, concludiamo questo breve articolo divulgativo con una sorta di provocazione.

Sta a vedere che, con buona pace dei francesi, avevamo in casa la “vera Gioconda” e non ce n’eravamo mai accorti?

(Giancarlo Pavat)

10. Immagine sopra, Giancarlo Pavat con un altro capolavoro di Leonardo da Vinci; La “Dama con l’ermellino” (Foto Sonia Palombo).

 

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