Osservazioni sui giochi di ombre nei presunti siti megalitici della Grande Roccia di Fabio Bertoletti

Il dottor Fabio Bertoletti, che da tempo sta effettuando osservazioni e ricerche (e scoperte) sulle montagne valdostane, ci aggiorna sulle sue ultime osservazioni? in diversi orari e momenti del pomeriggio, sui presunti siti megalitici sulla montagna della GRANDE ROCCIA.

 

Mi riferisco sia al grottesco idolo di pietra con la testa dai grossi dentoni allineati collocato sulla sommità di una formazione rocciosa nella parte destra della Grande Roccia, sia alla parete rocciosa (situata all’estrema sinistra della Grande Roccia) dove si trovano i 2 presunti profili megalitici sovrapposti. In entrambi i casi in quei siti, in determinati orari del pomeriggio col variare della naturale inclinazione dei raggi del sole si delineano e si formano sulle rocce (esattamente accanto a queste figure megalitiche) delle ombre nere o dei giochi di ombre che non mi sembrano però frutto del caso e che trovo assai sospetti.

Intendiamoci non ho nessuna pretesa di verità, e quel che ti dico può essere dovuto a mie suggestioni personali (anche se mi sono sforzato di essere il più obiettivo possibile basandomi sulle osservazioni dirette e sulle mie foto) semplicemente cerco di dare un senso a quello che vedo (o credo di vedere) quindi considerale semplici ipotesi fantasiose! Del resto da qualche ipotesi bisogna pur cominciare…

Riguardo il sito dell’idolo con dentoni, esattamente sopra la sua testa abbiamo un’ombra nera che sembra una sagoma stilizzata di una figura zoomorfa, di un animale non identificato (forse un cane?) dotato di testa, collo, corpo compatto e di una lunga coda incurvata in avanti verso il capo (vedi foto sotto) questa figura di ombra è costituita da 3 parti distinte, ma tutte collegate e ben visibili (testa, corpo e coda)

2. Immagine sopra; ombra nera che sembra una sagoma stilizzata di una figura zoomorfa, di un animale non identificato (forse un cane?) dotato di testa, collo, corpo compatto e di una lunga coda incurvata in avanti verso il capo. Questa figura di ombra è costituita da 3 parti distinte, ma tutte collegate e ben visibili (testa, corpo e coda)

Accanto il fianco destro del corpo dell’idolo si vede chiaramente quella che già ben conosci, una misteriosa figura nera che sembra fuoriuscire dal suo tronco.

3-4. Immagini sopra e sotto; la misteriosa figura nera che sembra fuoriuscire dal suo tronco (nella foto cerchiata in giallo).

Un’immagine di ombra nera che richiama alla mia mente la riproduzione visiva della sagoma di una figura druidica, sacerdotale vestita con tunica, sono visibili collo e testa con copricapo largo e un bastone o scettro inclinato verso destra che fuoriesce dal corpo. Una presunta figura druidica associata a quell’ idolo e ad esso vincolata da un misterioso rapporto simbiotico? Forse un druido che con i suoi riti e conoscenze fa da mediatore e intermediario tra l’uomo e quella ignota divinità pagana delle vette che potrebbe anche essere una rappresentazione mitizzata di qualche evento celeste o astronomico chissà…

Questa figura nera, al di là di qualunque cosa sia o rappresenti , però non è assolutamente un’ombra proiettata, questo lo posso dire con assoluta  certezza dato che l’ho fotografata innumerevoli volte e in diversi momenti della giornata facendo anche una  comparazione con tutte le mie foto che avevo scattato l’anno precedente .

La sagoma di tale figura è sempre identica e immutabile nella sua posizione in qualunque momento della giornata la si osservi, se fosse un ombra proiettata (a parte il fatto che lì non c’è nulla che possa proiettarla)  dovrebbe infatti allungarsi o accorciarsi o cambiare forma o anche scomparire con il variare dell’inclinazione dei raggi solari , invece  non cambia mai di forma e proporzioni e inoltre è pure visibile anche nelle giornate nuvolose con il cielo coperto come si vede nelle foto sotto (5-6)

Potrebbe trattarsi di una figura di roccia nera i cui contorni appaiono nitidi e lineari cosa questa che mi induce a pensare che sia una figura di origine artificiale. Ma potrebbe anche essere un’ombra dovuta a una profonda scanalatura o fenditura nella roccia certamente dalla forma inconsueti. Tuttavia senza un’indagine diretta sul sito è impossibile stabilirlo con certezza.

Inoltre riguardo quel sito aggiungo un’altra osservazione: nel tardo pomeriggio, quando il sole inizia ad avviarsi verso il tramonto, sulla parete rocciosa poco più in basso dell’idolo si forma e si delinea l’ombra di una lettera E inclinata in stampatello (che qui sotto ho cerchiato in arancione)

7-8-9. Immagini sopra e sotto; l’ombra di una lettera E che si delinea sulla parete rocciosa poco più in basso del cosiddetto “Idolo”.

Tale ombra appare solo verso le ultime ore di luce della giornata e risulta ben marcata e visibile anche da lontano. Trattasi di un gioco d’ombra puramente casuale e frutto di un capriccio della natura? Possibilissimo, anche se va detto che tutto ciò che si trova nelle immediate vicinanze di quell’idolo appare sospetto.

10. Immagine sopra; la misteriosa ombra a guisa di lettera “E”

Per puro amore di ipotesi ammettiamo la possibilità che tale ombra non sia un casuale scherzo naturale, ma un simbolo associato a quella presunta divinità pagana, un simbolo pensato per apparire volutamente solo verso le ultime ore del pomeriggio. In altre parole potrebbe trattarsi di un gioco d’ombra intenzionalmente “programmato” dai misteriosi artefici di quel presunto sito megalitico per apparire a una data ora?

In questo caso però questa ombra di lettera E non dobbiamo intenderla come la E del nostro alfabeto latino. Potrebbe forse essere un riferimento a una lettera dell’alfabeto Ogham, l’alfabeto arboreo dei Celti dove ogni lettera è di fatto associata a un particolare albero? Tutti gli alberi infatti erano sacri per i Celti.

Questo (ipotetico) simbolo nell’alfabeto ogamico potrebbe essere un riferimento all’albero dell’Ontano (Fearn). Il simbolo dell’Ontano è infatti, da quel che ho capito, rappresentato da un tratto verticale (che rappresenta simbolicamente il tronco della pianta) e tre tratti orizzontali paralleli (tutti i tratti orizzontali nelle lettere dell’alfabeto ogamico sono concettualmente allusivi ai rami di una pianta) situati alla destra del tratto verticale (l’immagine qui sotto con le lettere dell’alfabeto ogamico è tratta da Wikipedia)

11. Immagine sopra; l’alfabeto Oghamico (Da Wikipedia);

Per i Celti l’ontano era una pianta dai molteplici significati simbolici. Era il simbolo del combattente determinato e valoroso associato alla forza e alla resistenza, in quanto il legno dell’ ontano nero, come conferma Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia , a contatto con l’acqua diventa durissimo e resistentissimo rendendolo adatto per costruzioni in ambienti acquatici, come le palafitte, o per la costruzione di moli e ponti ecc. inoltre la sua resistenza lo rendeva adatto  per fabbricare gli scudi quindi per opere di difesa .Crescendo questi alberi in habitat umidi e anche nebbiosi lungo i corsi d’acqua erano considerati dai Celti alberi12, in basso) misteriosi che erano in grado di fare da ponte tra il mondo materiale dei vivi e quello delle fate e degli spiriti , garantendo una connessione con il mondo spirituale, una connessione forse anche con quell’ ignoto e grottesco idolo pagano dalla testa munita di una grossa fila di dentoni che dall’alto di quella parete rocciosa  sembra dominare e  controllare col suo inquietante sguardo il fondovalle della Valdigne ?

Una connessione che rendeva necessaria la presenza di una figura druidica che mediasse, con rituali sconosciuti, il rapporto tra gli uomini e la divinità? Naturalmente la mia è solo una teoria. Quella ombra di E (ammesso che non sia casuale!) , potrebbe avere qualunque altro significato !

I celti vivendo immersi e a stretto contatto con la natura selvaggia delle regioni alpine avevano sviluppato un rapporto simbiotico e di assoluto rispetto nei confronti del rigoglioso mondo vegetale che li circondava e che ammantava di vita i fianchi delle loro montagne, pertanto tutte le varie specie di piante, ognuna con le sue caratteristiche peculiari, erano per loro oggetto di rispetto, di culto e di venerazione.

Le foglie che nella stagione autunnale cadono dalle piante seccandosi e decomponendosi contribuiscono al nutrimento della terra , ma con l’avvento di ogni primavera ritornano alla vita germogliando sui rami spogli e rigenerando la chioma degli alberi in un ciclo continuo di morte e rigenerazione legato al naturale avvicendarsi delle stagioni ed erano per i Celti il simbolo dell’eterna rinascita.

Gli alberi sempreverdi come gli abeti e i pini che non perdevano mai la loro chioma erano simbolo di immortalità e alludevano alla vita eterna dell’anima.

Convinti assertori dell’immortalità ed eternità dell’anima erano i druidi, i sacerdoti celtici depositari della conoscenza più profonda e mediatori tra il mondo terreno e quello divino come testimonia Giulio Cesare nel VI libro del De Bello Gallico:

principalmente vogliono persuadere che l’anima non muore ma dopo la morte passa da un corpo all’altro e ritengono che ciò sproni moltissimo al valore poiché perdono la paura della morte. Inoltre discutono molto delle stelle e del loro moto, della grandezza del mondo e della terra, della natura, della potenza e del campo d’azione degli dei immortali..”

L’Origine stessa del termine druidi sembra che derivi dalla pianta della quercia (Duir), che era al vertice della gerarchia arborea dei Celti. La quercia era per loro l’albero sacro per eccellenza simbolo di forza e saggezza e che a buon diritto poteva fregiarsi del titolo di Regina dei boschi. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia riferisce che i druidi preferivano i boschi di querce per volgere i loro rituali.

Tornando al nostro presunto idolo della Grande Roccia si noti che la sua testa, come mi ha fatto notare un mio caro amico Alberto Claudio Angiolini, sembra staccata dal sottostante busto, inoltre non è affatto allineata all’asse del suo tronco, l’impressione è che questa testa sia come decapitata e separata (le 2 linee gialle evidenziano uno spazio vuoto tra testa e busto) dal resto del corpo (immagine 12, in basso).

Forse era una allusione al mito e alla figura di Bran il Benedetto, dio della mitologia celtica e gallese, nonché Re della Britannia che veniva rappresentato come un gigante il quale, dopo essere stato ferito al piede da una freccia avvelenata, prima di morire ordinò ai suoi uomini di tagliargli la testa e di seppellirla e questa continuerà a parlare e a intrattenere i suoi compagni anche dopo la sua morte facendo vivere loro un magico incanto e rimanendo un importante simbolo di culto?

Nei miti celtici la testa era considerata la dimora dell’anima e l’ossessione figurativa per le teste appare fin troppo evidente in questi presunti siti sulla Grande Roccia si noti ad esempio la testa dalle sembianze umane di profilo situata accanto al mascherone dentato rivolta a ovest in direzione del sole che tramonta (Immagini 13-14, in basso).

E non solo! Un altro profilo di testa umana appare in posizione ancora più elevata su una piccola sommità crestale della Grande Roccia alle spalle e a breve distanza della parete di roccia che ospita l’idolo con dentoni di cui abbiamo appena parlato (nelle foto 15-16, qui sotto è cerchiato in giallo la sua posizione)

 

Purtroppo essendo ancora più lontano non mi è stato possibile fare foto più accurate, ma in controluce il profilo ben armonizzato e proporzionato di una testa umana munita di copricapo appare assai nitido e anche questa testa è rivolta a ovest (vedi foto 17-18-19 e 20 in basso).

 

Riguardo invece il presunto doppio profilo megalitico che è situato su una parete rocciosa all’estrema sinistra della Grande Roccia (sempre su una quota che si aggira attorno ai 3000 metri) anche qui le ombre che si vengono a creare in determinati momenti della giornata, poste esattamente a fianco dei 2 profili, mi appaiono decisamente sorprendenti e sconcertanti.

Nelle ore centrali del pomeriggio, quando il sole illumina pienamente quella parete rocciosa, in alto, alla destra del gigantesco e rozzo profilo megalitico con naso gobbo si forma questa ombra nera. Si noti che è l’unica grossa ombra assai nera presente sulle rocce in queste ore (Immagine 21, in basso, cerchiata con il giallo).

Apparentemente potrebbe sembrare un’ombra qualunque di un normalissimo anfratto roccioso, ma se ci concentriamo sulla sua forma e la confrontiamo con la sagoma della presunta figura druidica posta accanto all’idolo di pietra con dentoni possiamo notare una inquietante somiglianza. (Immagine 22, in basso).

 

Anche nell’ ombra accanto al profilo megalitico compare in alto la sagoma similare di una figura druidica con tunica, collo, testa con copricapo largo e un bastone (o scettro o ramo?) sporgente che fuoriesce a sinistra del suo corpo. Ma questa presunta figura druidica qui non è sola, appoggia sopra un’ombra molto larga. Ora guardiamo bene la forma dell’ombra che fa da basamento alla nostra ipotetica figura sacerdotale, essa non sembra la riproduzione della sagoma di una grossa foglia dai bordi frastagliati vista di profilo che termina a punta e con tanto di picciolo o gambo (della foglia) a sinistra? (Immagine 23, in basso).

Forse l’immagine di un druido che poggia sopra la gigantesca foglia di un albero sacro (e questo ci rimanda al nostro discorso dell’ontano e della sacralità degli alberi per i Celti) che gli permette di entrare in connessione con il mondo degli spiriti o le stesse divinità rappresentate dai 2 profili megalitici? A fianco, alla sinistra della presunta figura druidica c’è un’ombra piccola che sembra un segno di spunta, forse la rappresentazione stilizzata di un uccello in volo (aquila, gipeto?) un uccello gigante, un rapace che nidifica in quelle alte vette adorate dai celti o liguri. Per loro l’aquila reale era un animale sacro, simbolo di conoscenza, di potere e del Sole e rappresentava un forte legame col mondo divino e celeste. Sotto la foglia c’è un’altra ombra di difficile comprensione , ma che sembra avere un gonnellino e due gambe stilizzate con piedi che corrono verso l’alto , verso la foglia soprastante ,sembra un qualcosa o qualcuno che anela ad ascendere verso l’alto , verso la conoscenza e con due braccia o appendici afferra i bordi della foglia sulla quale poggia la figura sacerdotale; insomma probabilmente ho troppa fantasia, ma questa figura di ombra nera che appare in pieno pomeriggio, accanto al profilo megalitico con  naso gobbo, a me non pare affatto casuale, ma piuttosto la rappresentazione intenzionale di un immagine di elevazione spirituale.

24. Immagine sopra; ombra di presunta figura druidica sopra una foglia vista di profilo.

E per chiudere ho osservato il doppio profilo megalitico verso il tramonto. In rosso in basso è evidenziato il grosso profilo megalitico con naso gobbo, in alto con cerchio giallo è evidenziato il secondo profilo megalitico più piccolo in rosa invece ho evidenziato l’insolita figura di ombra che si viene a delineare verso il tramonto esattamente accanto al piccolo profilo megalitico (Immagine 25, in basso).

Osservando e focalizzando l’enorme ombra leggermente inclinata verso destra che si forma accanto al profilo megalitico più piccolo (vedi foto) appare quella che sembra la sagoma di profilo di una donna assai formosa , una donna con una elaborata acconciatura (o copricapo) sulla testa e nasone sporgente, collo, busto con generoso seno rotondo dal quale fuoriesce un lungo capezzolo eretto, glutei molto aggettanti, gambe larghe, insomma ha tutto l’aspetto di una antica dea della prosperità, fertilità, simbolo di vita e fecondità? (Immagini 26 e 27, in basso).

Nella foto (Immagine 28) sotto ho stampato e ritagliato la figura di ombra (non certo in modo molto preciso dato che l’ombra originale è assai meno spigolosa!) per evidenziare la sua sagoma.

Forse una dea Matrona celtica, una dea Madre la cui figura eretta di ombra troneggia imponente verso il tramonto sotto una delle vette più alte della Grande Roccia accanto al piccolo profilo megalitico. Una dea in connessione, in una sorta di triade, con le altre 2 divinità rappresentate dai 2 profili megalitici?

Ricordiamo che per i Celti il nuovo giorno iniziava con il tramonto, iniziava con l’oscurità che precedeva la luce del giorno, in questa ottica si può ipotizzare che  la gigantesca ombra di questa (presunta ) dea Madre dell’abbondanza apparisse al tramonto , cioè all’inizio di ogni nuovo giorno per i Celti come a rinnovare, con la sua rassicurante presenza, la promessa di apportare loro prosperità e fertilità ?

Alla luce di questo mi ritorna insistente la domanda: gli ignoti artefici di quei manufatti megalitici intendevano creare intenzionalmente anche artificiosi giochi di luci-ombre? In altre parole usavano le pareti rocciose verticali come uno schermo naturale sul quale far proiettare delle ombre create ad hoc? Essi sfruttando le naturali asperità delle rocce (e studiando l’inclinazione dei raggi solari nei vari momenti della giornata) sarebbero arrivati al punto di riuscire a scolpirle e sagomarle ad arte affinché i raggi solari proiettassero, in precisi momenti del giorno, delle figure di ombra stilizzate rappresentanti loro divinità o riproducenti dei simboli rituali? Figure di ombra rituali che contenevano messaggi che solo i Celti o i druidi sapevano cogliere e vedere?  Ci troviamo di fronte oltre che a presunti manufatti megalitici anche a dei “teatri” di ombre perpetue sulle rocce che si rinnovano ciclicamente ogni giorno o a ogni stagione? 

I celti o i liguri trasmettevano messaggi rituali e spirituali visivamente anche attraverso figure di ombre nere? Del resto tutte queste varie sagome di ombra appaiono come strategicamente inserite in questi presunti siti megalitici e stilisticamente parlando, tali figure sono molto affini tra di loro, sembrano derivare e appartenere a uno stesso ambito culturale.

Ora non esistono fonti storiche che documentino “giochi di ombre” praticate dai Celti, non ci sono prove documentarie che attestino un legame diretto tra i Celti e questo tipo di giochi. Ma…cosa sappiamo veramente di questi antichi adoratori delle vette?

2 profili megalitici a una quota di circa 3000 metri di altezza (chissà come si presentano sul lato non visibile?) un’ombra gigantesca che sembra riprodurre le fattezze di un antica Dea dell’abbondanza che si delinea solo al tramonto accanto ad essi… quel posto ha dell’incredibile! Per non parlare poi degli altri presunti siti che ho visto. O Sono tutte mie fantasie e suggestioni e quelle che ho mostrato sono solo normalissime ombre? Il dubbio è lecito di fronte a ciò che razionalmente sembra impossibile.  Veramente Giancarlo quando osservo quei siti e le mie foto, come ti avevo già dett , il confine tra fantasia e realtà tende a diventare indistinguibile e ho l’impressione  di entrare in un’altra dimensione. Personalmente sulla base delle mie osservazioni sono convinto che non ci sia assolutamente nulla di casuale nelle ombre di quei siti.

29. Immagine sotto; profilo megalitico con naso gobbo visto verso il tramonto

(Fabio Bertoletti)

Tutte le immagini sono state fornite dall’autore 

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