“Stonehenge nella terra dei Falisci”. IL MISTERO DELLE COPPELLE…di Roberto Volterri e Gaetano Bosso

 

“Stonehenge nella terra dei Falisci”

IL MISTERO DELLE COPPELLE

di Roberto Volterri e Gaetano Bosso

Interessanti ricerche sui “Megaliti di Santa Susanna”, a Civita Castellana, sono stati effettuati dall’archeologa Tatiana Melaragni – insieme ad altri validi ricercatori già menzionati in un nostro precedente articolo – e a tali suoi studi ci ispiriamo per accennare alla presenza di piccole cavità presenti su alcune rocce.

Cavità interpretabili come coppelle di origine antropica dedicate a probabili “riti di fertilità” – anche se logorate dalla naturale erosione pluviale e dagli agenti atmosferici in genere – oppure interpretabili come piccole cavità di origine geologica, generatesi dal raffreddamento delle rocce laviche incandescenti in un lontano periodo. Il sito è collocabile all’Eneolitico, all’incirca tra il 3000 e il 2700 a.C.

Due dei Megaliti detti di “Santa Susanna” a causa di una chiesetta del XIII secolo situata a poca distanza. Su tale antico edificio, purtroppo abbandonato, torneremo in un prossimo articolo.

   

L’archeologa Tatiana Melaragni alla quale si deve un interessante studio sul sito Eneolitico di Civita Castellana e sulla presenza di piccole cavità nelle rocce, cavità interpretabili come “coppelle”.

Sui “Megaliti di Santa Susanna” ricerche effettuate dall’archeologa, insieme a persone del posto, hanno messo in luce alcune piccole cavità sulle rocce, presumibilmente ascrivibili alla presenza delle cosiddette Coppelle”, verosimilmente interpretabili come lontanissime testimonianze di pratiche rituali, oppure correlabili a rudimentali attività di una “metallurgia” in embrione.

 

Sopra, il nuovo e interessante libro di Tiziana Melaragni, l’archeologa che ha studiato in dettaglio anche i “Megaliti di Santa Susanna”.
Il libro di Tatiana Melaragni sarà presentato in Campidoglio a Roma, sabato 28 febbraio, alle ore 16.30.
In basso,  uno dei molti libri pubblicati da Roberto Volterri su tematiche “di frontiera”.

 

 

Riguardo all’ipotesi di un impiego delle “coppelle”, soprattutto dal punto di vista geografico e correlabili a possibili “Riti di fertilità”, rimanderei i lettori ad un altro nostro articolo “ad ampio raggio” pubblicato sulle pagine de “Il Punto sul Mistero”, poiché la ricerca si estende anche ad aree archeologiche nei dintorni del Lago Maggiore dove chi scrive, anni fa, ha sostato nel periodo estivo.

 

Sopra, un gruppo di “coppelle” come quelle che si rinvengono in Italia e all’estero. In basso, alcune “coppelle” su un masso della “Stonehenge Falisca” a Civita Castellana.

 

 

 

 

Gaetano Bosso, ormai appassionatosi alla “Stonehenge di Civita Castellana”, durante una nostra recente ricognizione presso quei giganteschi massi, in un’area abitata durante il periodo Eneolitico — collocabile tra IV e III millennio a.C. – periodo caratterizzato anche dalla lavorazione del Rame di cui anche alcune “coppelle”, forse, sono muta testimonianza della nascita della Metallurgia…

là giù nel fondo foracchiato e arto…

(Dante, Inferno, XIX, v. 42)

Sono presenti un po’ ovunque. In Italia sono oltre quattro milioni.

Sono diffusissime in aree ove vissero, operarono, morirono genti cosiddette ‘preistoriche’. In questi siti, infatti, è raro che non si rinvenga almeno un masso sulla cui superficie non siano stati scavati piccoli incavi, di solito emisferici: sono proprio le ‘misteriose’ coppelle.

Ma a Vione, nell’Alta Val Camonica sono state rinvenute su una lastra tombale di epoca longobarda e non mancano neppure sulla facciata della chiesa di S. Zeno, a Verona. Sono dunque presenti anche in strutture architettoniche che nulla hanno di preistorico.

A volte sembrano un’approssimativa riproduzione su pietra di alcune costellazioni, ma spesso appaiono anche come una sorta di ‘segnali’ indicanti il confine tra alcuni territori. Diversamente, in altri casi, assomigliano ad enigmatici simboli aventi valenza apotropaica o, addirittura, sembrano scolpite per tenere lontani… i fulmini!

Folgore parve quando l’aere fende…
(Dante, Purgatorio, XIV, v. 131)

In Val Vigezzo, ad esempio, le coppelle sembra siano state realizzate per evitare che i fulmini cadessero sul bestiame al pascolo e sui mandriani! E pare che tale usanza perduri…

La tremenda energia elettrica associata ad ogni violenta scarica sul suolo a volte può creare piccole crepe nella roccia oltre a dare origine alle cosiddette “folgoriti”, frammenti di pietra dalla singolare forma dovuta alla rapida fusione del materiale colpito.

Un’altra manifestazione di possibili riti volti a scongiurare i pericoli derivanti dalle tremende energie che si liberano nella caduta delle folgori è rintracciabile anche a Magognino, una frazione di Stresa, sul Lago Maggiore. Lungo la cosiddetta ‘strada dei ronchi’ che unisce Magognino a Calogna, si incontrano tre Cappelle dedicate alla Vergine.

Una di queste, edificata nel 1830, dedicata anche a S. Albino e a S. Grato  ha davanti a sé una vasta roccia costellata da ben 274 coppelle e al suo interno mostra San Grato mentre ‘dirotta’ in un pozzo le saette che scaturiscono da una minacciosa nube temporalesca alle sue spalle. A sostegno di tale ipotesi potrebbe essere significativo anche il fatto che alcune coppelle mostrano una sorta di ‘appendice simile alla folgore…

In alto, una tipica “folgorite”, mentre, in basso? alcune cavità prodotte dall’impatto di una violenta scarica elettrica originata da un fulmine. A dire il vero, solitamente queste fessure non assomigliano molto alle vere “coppelle”…

dopo l'immagine

Nella chiesa di San Zeno, a Verona, è invece verosimile che esse venissero realizzate per invocare il Santo affinché… non facesse cadere nel baratro dell’Inferno i pii fedeli esecutori di tali ancor ‘misteriose’ incisioni sulla pietra.

Almeno in questo caso una possibile spiegazione di tale tradizione – sembra perpetuatasi fino ai ‘tecnologici’ giorni nostri – potrebbe derivare dalla convinzione che creare delle cavità, o in generale colpire la pietra dei bassorilievi illustranti le gesta del Re Teodorico, possa produrre un leggero… ‘odor di zolfo’, evocante l’odore delle infernali fiamme – il vulcano Stromboli – che secondo la leggenda avrebbero inghiottito il Monarca, evitando così all’ignoto ‘scultore’ di fare la stessa fine.
Ma una spiegazione riguardante le coppelle ricavate sui marmi delle chiese potrebbe derivare dal fatto che l’operazione produceva anche della fine polvere a cui si attribuivano poteri ‘magici’, terapeutici…

Più accertata, infine, è la stretta correlazione tra coppelle e ‘culto dei morti’, come avviene in Sardegna, dove quasi sempre esse sono situate su rocce situate all’interno di ipogei destinati alle sepolture.

C’è anche chi sostiene che in molti casi le coppelle siano state veramente prodotte da agenti atmosferici, soprattutto ove risulta molto difficile riscontrare un qualsiasi schema ‘logico’ nella loro disposizione oppure dove non sia possibile collegarle in alcun modo a ‘riti di fertilità’ o ad altre simili manifestazioni di una religiosità ancora in nuce. In tali casi, solo una buona conoscenza dei tipi di rocce e delle tecniche di realizzazione delle coppelle può aiutare gli studiosi a dirimere la questione.

Ma, allora, cosa rappresentano, a cosa servono, come sono state realizzate le innumerevoli ‘misteriose’ coppelle che costellano letteralmente moltissime rocce e monumenti della nostra Penisola e di alcune aree geografiche d’Europa?

Queste ‘misteriose’ coppelle che, apparentemente, nulla hanno di ‘misterioso’ ma che, invece, richiamano alla mente tempi ormai lontanissimi, in cui l’uomo e la Natura vivevano certamente molto più in simbiosi di quanto non accada nei nostri convulsi tempi moderni.

Lontanissimi tempi in cui si incideva la pietra, manifestazione della Grande Madre, per mettersi ‘in contatto’ con essa, per manifestare i propri desideri, la propria devozione, le proprie paure.

Avventuriamoci ancora tra incisioni e coppelle, tra questi ‘misteriosi’ segni sulle rocce caratteristici di alcune aree del Nord di Italia ma anche di gran parte dell’Europa, in alcuni casi testimonianza tangibile del sottile, etereo ma più diretto legame tra l’Uomo, le ‘energie telluriche’ e,  forse,  il Cosmo stesso.

Nei dintorni della necropoli di Vignonino, in un’area prospiciente il Lago Maggiore e la Piana di Intra, sulla sommità di una piccola collina e nei pressi di un antico edificio a pianta circolare utilizzato in passato per la torchiatura dell’uva, c’è un sito ricco di coppelle e un area altrettanto interessante la troviamo dietro i ruderi di un’antica cappella situata a valle della zona denominata “Ca’ di Müii”.

Un’efficace sintesi della distribuzione delle coppelle nell’area di Vignone.

Nell’abitato di Vignone è invece possibile rintracciare una strana pietra – utilizzata come architrave di una porta ormai murata – recante delle incisioni che, a seconda degli osservatori, vengono diversamente interpretate.

Vi si possono  vedere tre esseri antropomorfi molto stilizzati in posizione orante ai lati di un simbolo solare. Ma le incisioni si potrebbero interpretare anche come due simboli arboriformi ai lati di una croce che termina alla base con una coppella.

Sul Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa, prospiciente il Lago Maggiore, seguendo il sentiero denominato ‘Segni sulla pietra’ si può incontrare un masso su un pianoro vicino alla Cappella di Monte.

Appare costellato da sessantuno coppelle aventi diametro variabile, diversa profondità e, apparentemente, non riproducenti alcuno schema geometrico o correlabile a costellazioni.

Coppelle sul Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa (Verbania)

Poco più avanti ce n’è un altro con trenta coppelle e nove incisioni a forma di croce. Cosa volevano rappresentare?

Su una collina denominata Motto di Unchio, nei pressi del paese omonimo situato alle spalle di Verbania, c’è un luogo che vide lo svolgersi di culti precristiani, come testimonierebbe una roccia non distante da un ottocentesco oratorio situato accanto ad un antica cappella del ‘600 dedicata alla Beata Vergine.
Sulla pietra sono incise almeno sessanta coppelle disposte su due distinti ripiani.
In uno di essi, quello inferiore le coppelle sono state ben rifinite, appaiono emisferiche, con un diametro variabile tra 3 e 6 centimetri, disposte linearmente e in alcuni casi unite da canaletti. A quale scopo?

Nei pressi dell’Oratorio di Monscenù, del XVII secolo, lungo la mulattiera che collega gli abitati di Cambiasca e Miazzina, ai margini di un sentiero che conduce agli abitati di Cossogno e Ungiasca, è inoltre visibile un piccolo masso con una  coppella di grande diametro attorno a cui sono disposte circa venti coppelle più piccole, con una configurazione quasi a ‘rosetta’. Con quale significato?

Chissà? Forse qualche indizio potrebbe derivare dal fatto che nei secoli passati l’oratorio del Monscenù era meta di donne affette da sterilità…

Una curiosità: a Napoli esiste anche una sedia ritenuta miracolosa poiché sarebbe appartenuta a “Santa Maria Francesca delle cinque piaghe” la quale avrebbe sofferti tutti i dolori della Passione e rappresenta un simbolo di speranza per le donne che desiderano diventare madri.

La santa dei Quartieri Spagnoli e la sedia della fertilità - Napoli Sotterranea

A Napoli, nei “Quartieri Spagnoli”, in mancanza di opportune “coppelle”, si è sopperito con una “Sedia della fertilità” attribuita a Santa Maria Francesca…

Presso l’alpe Prà di Cicogna, non lontano dal lago Maggiore, vicino alla cosiddetta Casa dell’Alpino’ c’è una lastra di pietra che mostra circa trenta coppelle, alcune delle quali collegate da canaletti.

Vi si sono ravvisate alcune costellazioni celesti tra cui l’Orsa Maggiore, ma in questi casi anche la ‘fantasia’ degli osservatori ha spesso il suo peso…
Infine, ricorderei che tra l’abitato di Albagnano e il monte San Salvatore è rintracciabile una pietra con nove coppelle di diametro variabile, unite, a coppie, da stretti canaletti.

Qualcuno vi ha voluto ravvisare la costellazione delle Pleiadi dotata – dato il numero delle coppelle – anche se c’è qualche… stella in più.

La Costellazione delle Pleiadi e “misterioso” numero otto…

E quale potrebbe essere il recondito significato delle coppelle a volte disposte a ‘modulo otto’, come le definì uno studioso negli Anni ’70?

In una ben definita area della Val Camonica, infatti, le coppelle si trovano, in modo costante, disposte secondo una sorta di schema simmetrico in cui il numero delle coppelle stesse rispetta sempre la sequenza 1, 2 ,2,1, 2.

In molti casi nella disposizione delle “coppelle” viene ravvisata la Costellazione delle Pleiadi a testimonianza della diffusissima concezione del rapporto dell’Uomo con l’Universo…

L’enigmatico ‘modulo otto’ presenta alcune curiose varianti in cui alcune coppelle laterali sono unite, due a due, da un brevissimo  e stretto canale scavato nella roccia mentre la prima e l’ultima rimangono sempre isolate.

Perché?

In altri casi il ‘modulo otto’ viene racchiuso da una scanalatura di forma circolare o rettangolare e in altri ancora le prime tre coppelle sono separate dalle altre cinque tramite due distinte scanalature.

Perché?

Troppi ‘perché’, lo so!

Troppi ‘perché’ a cui – almeno in queste pagine – non è possibile dare qualche esaustiva risposta, considerando soprattutto che gli ‘schemi’ creati dagli oltre quattro milioni di coppelle fino ad oggi identificate in Italia – ma ogni tanto se ne scoprono delle altre… – condurrebbero ad una serie infinita di possibili ‘interpretazioni’.
Come interpretare, ad esempio, le coppelle disposte a ‘rosetta’, con una coppella centrale circondata da altre disposte lungo una circonferenza, abbastanza diffuse lungo l’arco alpino e in Sardegna?

Il… solito ‘simbolo solare’?

Il “mistero” permane…

(Roberto Volterri e Gaetano Bosso ).

Tutte le immagini sono state fornite da Roberto Volterri. 

Nu-ți face griji, vin!

Noua carte „De la amurg până în zori: Marea carte a vampirilor” va fi lansată în curând…

 

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