ALL’INIZIO FU IL MISTERO…
Una “quasi” autobiografia di Roberto Volterri
Ogni tanto qualcuno – soprattutto in anni passati dopo la presentazione di qualche mia ricerca o di qualche mio libro – mi chiedeva perché e in quali circostanze io abbia iniziato ad occuparmi di “misteri” e cosa mi abbia spinto, nei passati decenni, a scrivere su molti aspetti della Conoscenza legati ai lati più oscuri dell’Entità biologica Uomo.
Ho iniziato nei lontani (troppo lontani!) anni Sessanta, dapprima ascoltando, con naturale stupore giovanile, strane esperienze raccontatemi da mio padre Oliviero dopo la sua lunga permanenza in terra d’Africa, tra Kenya, Uganda e Tanganica.
Poi con la mia lunga collaborazione alla rivista “gli Arcani” nei primi anni Settanta e infine, nel 1976, con la pubblicazione dei miei primi libri nell’ambito della Parapsicologia quali “Psicotronica”, “Enigma Uomo”, “Alla ricerca del pensiero” e così via.
1-2. Immagini sopra; Due dei libri pubblicati anche in seguito a ciò che avevo imparato da mio padre Oliviero.
Ho poi esplorati i “misteri” della Storia e dell’Archeologia (“L’Universo magico di Rennes-le-Château”, “I mille volti del Graal”, “Archeologia dell’Impossibile”, solo per citarne alcuni), proseguendo, negli ultimi tempi, anche con un particolare interesse verso le efferatezze di Vlad III Tepeṣ & Co., insomma il “Dracula” di Bram Stoker, con il libro “Odissee di sangue”.
In totale credo che dovrebbero essere oltre cinquanta i volumi dedicati al “Mistero”…
Però mi accorgo di non aver ancora risposto alle domande fattemi da chi mi conosce da molto tempo ma anche da qualche lettore.
Ebbene, per non autocitarmi più di quanto non abbia fatto fino a questo punto, mi affido anche ai ricordi di mia cugina Giuliana Pedroli Piras – cultrice di Yoga e profonda conoscitrice dell’India – poiché ella stessa, come chi scrive, ebbe in un passato ormai sepolto nel fiume del tempo, la diretta e indiretta conoscenza di suo zio, ovvero mio padre Oliviero e delle sue “Magie”.
“Magie” che colpirono fin troppo vivamente la fantasia e la psicologia dell’estensore di queste note, fino a modificarne – molto positivamente, s’intende! – l’esistenza e la visione della complessa fenomenologia dell’Universo che ci circonda, dell’Homo sapiens sapiens e, in particolare, dell’Homo homini lupus.
La “magia” di mio padre…
I miei parenti hanno sempre avuto un ricordo vivissimo di mio padre Oliviero.
Oltre ad averlo conosciuto molto bene, nonostante noi abitassimo a Roma e loro nel “profondo Nord” – oggi in Piemonte, sulle stupende rive del Lago Maggiore – mio padre, in gioventù, non era certo persona che passasse inosservata …
Fratello maggiore di mia zia Claudia, era un personaggio veramente particolare!
I miei nonni abitavano a Porto Valtravaglia, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore e, negli Anni Trenta, la vita là scorreva piuttosto tranquilla … solo mio padre Oliviero la movimentava leggermente, mi raccontava mia nonna Caterina, quando attraversava la cittadina in bicicletta con in mano un… mazzo di vipere!
Potete facilmente immaginare il fuggi fuggi delle ragazze e la curiosità della gente!
Il fratello di mio nonno Agenore Volterri da Volterra – quindi, mi sento abbastanza etrusco! – aveva una farmacia a Maccagno, nelle vicinanze di Porto Valtravaglia e a quei tempi il farmacista, o come meglio veniva chiamato, lo speziale, preparava da sé molte pozioni, sciroppi, unguenti e pillole varie.
3. Immagine sopra; Mia madre Fernanda tra i miei nonni Agenore e Caterina sul Lago Maggiore, quando mio padre doveva ancora tornare dalla “sua” Africa.
4. Immagine sopra; Una Farmacia più o meno degli Anni Cinquanta, ora da chi scrive trasformata a colori grazie all’onnipresente Intelligenza Artificiale. Forse era più bella in bianco e nero…
Sappiamo tutti l’utilità che il veleno delle vipere ha nella Farmacopea ancora oggi…
Ebbene, mio padre Oliviero andava alla ricerca delle graziose bestiole, le catturava e – come i comuni mortali avrebbero fatto – senza metterle in un sacco per trasportarle alla farmacia più vicina o spedirle in apposite gabbiette ad un opportuno Laboratorio, attraversava la cittadina in bicicletta con le sue belle vipere, tre o quattro, attorcigliate al braccio e tenute appena sotto la testa per non essere morso!
5-6. Immagini sopra; Sembra che il sistema più “sicuro” per non farsi mordere dai serpenti sia quello di evitare i loro movimenti del capo…
Come se non bastasse, dopo che mio zio Osvaldo, il farmacista, aveva prelevato il veleno, lui riportava le vipere là dove le aveva raccolte …
Grande esempio di spirito ecologico, ma va da sé che l’originalità della cosa non passava inosservata.
Anzi nemmeno lui passava inosservato!
Era un bel ragazzo alto, capelli scuri e profondi magnetici occhi neri, vestiva sempre impeccabilmente di bianco, come usava all’epoca, con sommo orgoglio di una mia bisnonna ma con grande disperazione di mia nonna Caterina e della prozia Giulia che non riuscivano a tener dietro ai suoi frenetici cambi quotidiani.
Allora la vita “ mondana “ dei ragazzi scorreva molto più tranquilla di oggi ma mio padre Oliviero riusciva ugualmente a movimentarla non poco …
7. Immagine sopra; Oliviero Volterri, padre dell’Autore di moltissimi libri sul “mistero”, ad Asmara a metà degli anni Quaranta.
Negli anni 1936/42 le voglie espansionistiche di Mussolini portarono l’Italia a combattere per la conquista delle “colonie”, per mettersi alla pari con i Paesi europei che già ne avevano conquistate alcune.
Era insomma scoppiata la “Guerra d’Africa”!
Poteva mai mio padre farsi scappare l’occasione di mettere al servizio della Patria tutto il suo coraggio e il suo incosciente ardore giovanile?
Si arruolò volontario e fu mandato in guerra…

8. Immagine sopra; Soldati italiani durante la cosiddetta “Guerra d’Africa”
Lasciamo le rive del Lago Maggiore e torniamo in Africa, forse in Kenya…
Mio padre fu fatto prigioniero dagli inglesi ma, appena presentatasi l’occasione, scappò dal campo di concentramento e si nascose nella foresta.
Incontrò una tribù locale, imparò la loro lingua, il Swaily e strinse subito amicizia con lo Stregone, lo Sciamano locale.
Visse con i locali per parecchi mesi e si integrò a tal punto che, anche in fotografia, non era possibile distinguerlo dagli altri.
9. Immagine sopra; Un “Gruppo di famiglia” in terra d’Africa…
Non so in quale modo riuscì a mandare ai suoi genitori una fotografia che rappresentava tutta la tribù sui rami e ai piedi di un gigantesco Baobab, ma non fu impresa semplice riuscire ad individuarlo perché oltre che mimetizzato pareva addirittura “africanizzato”!
10. Immagine sopra; Su un Baobab ormai malridotto ci fu chi lo trasformò in una strana abitazione…
Forse era il destino oppure ciò che aveva sperato succedesse, sta di fatto però che l’amicizia sia con la tribù kenyota che con lo Sciamano in particolare, arricchirono maggiormente il suo già ridondante bagaglio di stranezze.
11. Immagine sopra; Una delle tecniche più semplici per l’autoipnosi è anche quella di fissare intensamente, a lungo, la fiamma di una candela. Mio padre mi spiegò che aveva iniziato questa pratica fissando un comune chiodo infisso nel muro…
12. Immagine sopra; Oliviero Volterri, , in Africa, mentre cerca di ipnotizzare lo Sciamano del villaggio. Pare che lo “Stregone” locale non abbia avuto la meglio…
13. Immagine sopra; Non ho la fotografia dello Sciamano kenyota che insegnò a mio padre qualche “segreto”, ma forse non era molto diverso da questo “Stregone” di un qualsiasi villaggio di questo nostro strano mondo…
Mio padre imparò dallo Sciamano una quantità di cose che gli tornarono molto utili nella vita, come vedremo fra poco…
Imparò le tecniche della autoipnosi, della meditazione e del controllo del respiro.
Imparò altresì il controllo della mente, il distacco totale mente-corpo, una tecnica non certamente facile ma che i popoli primitivi hanno tramandato di generazione in generazione e che è un processo mentale uguale a quello che i Naga sadhu, gli Aghori e gli Yogi praticano tuttora in India.
14-15. Immagini sopra; Molte tecniche Yoga, se praticate a lungo seguendo ben determinate regole, conducono ad una profonda conoscenza e controllo di alcune funzioni vitali.
Appena finita la guerra, mia madre Nanda raggiunse in Kenia mio padre e comprarono una grande fattoria, a qualche centinaio di chilometri da Nairobi, con l’intenzione di stabilirvisi.
Per “andare a fare la spesa” ogni due o tre mesi mio padre si serviva della macchina e andava proprio a Nairobi. Chiaramente la spesa occupava circa una settimana di tempo e per quel periodo mio padre alloggiava in una sorta di baracca pomposamente chiamata “albergo”. …
Caricata la jeep, tutto pronto per riprendere la via del ritorno carico di provviste, ecco succedere una cosa assolutamente imprevista: è steso sulla branda per un breve riposo prima della partenza ma è bruscamente svegliato dal dolorosissimo morso di un serpente!
16. Immagine sopra; No, non è il pericolosissimo Black Mamba, ma non è nemmeno una piacevole sensazione!
La mente, in certi momenti, lavora freneticamente e quelli erano certamente momenti importanti…
Cercando di scoprire da che razza di serpente fosse stato morsicato, ha una brutta sorpresa. Il serpente è un Mamba Nero!
17. Immagine sopra; Il Black Mamba, ritenuto uno dei serpenti più velenosi che esistano.
Il Black Mamba è un serpente velenosissimo che non lascia scampo …
Lo chiamano “affettuosamente” anche “Sette passi”, poiché la sventurata vittima del suo morso, chiamato anche “Bacio della Morte”, non percorre un metro in più!
L’istinto di conservazione?
Le tecniche imparate dallo sciamano?
Non so cosa sia successo realmente, ma in quel momento mio padre ricorre ad una sua personale tecnica che si rivelerà “miracolosa”. Si concentra velocemente, stacca mente e corpo con uno sforzo immane, trattiene il più a lungo possibile il respiro e… sviene.
Lo ritroveranno ore dopo, svenuto, ancora disteso sul letto, il braccio molto gonfio e livido che pende verso il pavimento.
In un angolo, morto, il Mamba Nero!
Una locale, molto inattendibile, “leggenda metropolitana” mormora che, dopo aver morso e iniettato il potente veleno alla sua vittima, il serpente muoia.
Ma credo che, per il serpente, le cose andarono molto diversamente…
Portato immediatamente al più vicino ospedale, a mio padre vengono prestate le cure del caso. Senza speranza alcuna da parte dei medici, già pronti ad una imminente, tragica, amputazione dell’arto che si era gonfiato a dismisura…
Prudentemente i soccorritori portano con loro il serpente morto e i medici possono così constatare che il morso è veramente quello del Mamba Nero.
Il braccio viene disinfettato, curato e quando dopo qualche giorno il gonfiore si attenua si può vedere chiaramente che il dito indice morso presenta una curiosa anomalia: l’osso della prima falange è sparito, al suo posto rimane solo una massa informe molto piccola. Forse il veleno aveva provocata la lisi dei tessuti…
Anche l’unghia si è sciolta, la prima falange è diventata una pallottolina informe, blu, ma mio padre era vivo e presente!
Ė piuttosto difficile credere che un uomo, un bianco per i più, di solito non a conoscenza di alcune particolari tradizioni locali, sia sopravvissuto al morso di un Black Mamba! Cosa può essere successo?
Appena è in grado di capire le domande incalzanti dei medici mio padre racconta come ha fatto a resistere al veleno del serpente.
” Semplice – dice – appena mi sono accorto che il morso proveniva da un serpente così velenoso ho messo in atto un meccanismo appreso dal mio amico sciamano. Concentrazione velocissima e blocco momentaneo della circolazione sanguigna.
Ho ritardato al massimo l’azione del normale flusso sanguigno nel corpo. Ė stato uno sforzo terribile ma ne è valsa la pena. Sapevo esattamente che sarei morto, tanto valeva cercare di contrastare il più possibile la circolazione del veleno nel sangue.
Sarà stato destino ma a quel morso non si scampa… ed io, grazie a quanto il mio amico “Stregone” mi ha insegnato, sono qui e ce l’ho fatta!”
18. Immagine sopra; Un Fakiro della misteriosa India il quale ha deciso di non tagliare mai le unghie della mano sinistra, forse come non tagliarsi mai i capelli, simbolo di segno fede e di rispetto per la Creazione divina…
Ritornato in Italia e poi stabilitosi a Roma, mio padre Oliviero raccontava molto spesso questa sua avventura a lieto fine.
Per provare questa sua facoltà mi faceva vedere una cosa che lasciava sempre tutti allibiti.
Si concentrava e poi, preso un normale, lungo, ferro da calza lo infilava nell’avambraccio facendolo uscire dall’altra parte! Mia madre rischiava spesso di svenire.
Mentre io mi avvicinavo sempre di più al “mistero”…
Niente sangue, niente apparente dolore… ma come era mai possibile una cosa simile? Lui spiegava che quella era la tecnica usata contro il veleno del serpente e faceva orgogliosamente vedere il suo dito indice con la prima falange ridotta ad una informe “pallina”. Non potevo non rimanere attratto da tutto ciò che esula dalle normali, quotidiane, esperienze di vita…
Soprattutto quando ricordavo che all’età di cinque anni abbiamo abitato per un paio di anni a Gallicano nel Lazio, all’epoca un grazioso paese ma senza un cinema che potesse distrarre un bambino curioso e la TV ancora non c’era: cosa rimaneva per passare una serata? Mio padre pensò che, mano nella mano, andare in giro verso la mezzanotte a cercare la “Casa del Diavolo” potesse costituire un efficace surrogato.
Quella “Casa” naturalmente non l’abbiamo mai trovata ma quel girovagare al buio tra le vecchie case del paese agì da ulteriore “imprinting” nel mio desiderio di avvicinarmi ai “misteri” di ogni tipo tra i quali siamo immersi nel corso della nostra vita…
Ė chiaro che la forza della mente ha un potere eccezionale sulla volontà e, se usata a dovere, dà risultati eccezionali. Solo molti anni più tardi, vedendo un filmato in cui certe pratiche in India apparivano come una “normale” esibizione di coraggio e di sacrificio, ho ripensato a mio padre Oliviero.
Con particolari tecniche Yoga anche noi, con grande forza di volontà, con l’Autoipnosi, potremmo intervenire sulla mente e rendere il nostro corpo assolutamente insensibile al fine di eliminare la sensazione del dolore!
Cercai dei libri che potessero insegnarmi qualcosa…
19-20. Immagini sopra; una vecchia, molto “vissuta”, edizione di un libro che insegna “qualcosa” di certe antiche tecniche Yoga e, sotto, un’edizione moderna su simili tematiche.
Confesso che in età adolescenziale, praticando l’Hata Yoga e tecniche simili, mi sono esercitato per imitare ciò che mio padre aveva fatto, ma il miglior risultato fu quello di controllare la normale reazione al dolore fisico, ovvero non reagire ad essa.
Ma non quello di eliminarlo!
21. Immagine sopra; Fotografie d’altri tempi! L’autore di questo articolo, presumibilmente all’età di quattro anni, insieme alla madre Fernanda e al padre Oliviero e…
22. Immagine sopra; … qualche anno più tardi quando iniziava a “scrivere”, ma in IV elementare!
Ecco, avendo ascoltata mille volte da mio padre – da molti anni è in un lontano “Altrove” – la descrizione di quell’episodio avvenuto in terra d’Africa e avendo vissute con lui molti altre esperienze collegate alla Radiestesia, alla Rabdomanzia all’autoipnosi, alla Parapsicologia, è iniziata la mia avventura, il mio “imprinting”, nel mondo dei fenomeni meno noti, nel regno delle possibilità della Psiche, nell’universo delle infinite sfaccettature con cui la Conoscenza si manifesta ai nostri sensi.
Poiché dall’inizio e in tutto l’arco della nostra esistenza…
“La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero. È l’emozione fondamentale, la culla della vera arte e della vera scienza. Chi non sa più meravigliarsi, chi non può più provare stupore e meraviglia, è come se fosse morto, i suoi occhi sono spenti.”
Parola di Albert Einstein!
(Roberto Volterri)
– Tutte le immagini sono state fornite dall’autore
I LIBRI DI ROBERTO VOLTERRI


























Gentile Barbara Fahrenholtz, non posso che essere più che soddisfatto leggendo che lei e la sua amica Milena vi siate ricordate di un nostro scambio di idee risalente a non pochi anni fa, probabilmente quando scrivevo sulla rivista Hera. E sono lieto anche apprendendo che quel lontano contatto abbia fornito qualche, minimo, contributo per portare avanti le vostre indagini nell’affascinate universo dei “misteri”.
Nel corso degli anni i miei interessi – descritti anche in qualche decina di libri – dalla iniziale Parapsicologia si sono allargati a vari aspetti della ricerca archeologica “di frontiera” descritti anche in numerosissimi articoli pubblicati su “Il Punto sul Mistero”, parallelamente a quelle più “di stretta osservanza” quotidianamente articolatesi in ambito universitario. Non mi resta che ringraziarvi e suggerirvi di seguirci ancora su questo Sito web e – perché no? – collaborare con qualche vostro articolo che possa essere di interesse per chi ama esplorare seriamente il nostro mondo, la nostra Storia, che a volte mostrano aspetti (quasi) “ai confini della realtà”!
Vorrei chiedere a Roberto volterri alcune cose. Diversi anni fa abbiamo corrisposto con lui e grazie a lui fatto delle scoperte, io e mia amica Milena. Forse, spero si ricordi.
Buonasera, leggo il professor Volterri da quando scriveva su Hera e ho letto i suoi libri ma non conoscevo la sua storia. Spero che il professore scriva il resto della sua autobiografia.
Silvia Quadrini
Gentilissima Silvia, innanzitutto la ringrazio per il suo lungo interesse verso i molti “misteri” che, con varie sfumature, accompagnano da sempre gli esseri umani.
“Misteri” a volte non più tali grazie al lento ma costante progresso della Conoscenza, a volte ancora fonte di riflessioni che durano tutta una vita. Come qualcuno di quelli che ha letto nel mio estemporaneo ricordo dei motivi per i quali, un “secolo” fa, mi avvicinai a questo “mondo”, da cui ancora non sono del tutto uscito. Cosa naturale che avvenga a chi non dimentichi che “Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi”. Pensiero di Eraclito che accompagna anche tutti voi, lettori de “Il Punto sul Mistero”.
Venendo al suo gentile “invito”, la collaborazione con Hera durò oltre dieci anni ma molto prima, inizio degli anni Settanta, avevo già collaborato a lungo, ogni mese, al periodico ”gli Arcani” e saltuariamente anche al “Giornale dei Misteri”. Dal 2013 collaboro assiduamente e con vero piacere a questo Sito e, come se non bastasse, insieme a Giancarlo Pavat e ad altri due collaboratori interessati, come lei, ai “misteri” è giunto alla fase finale un corposo libro dedicato a Bram Stoker e ai “Vampiri” in tutte le loro sfaccettature.
Quindi, mutatis mutandis, adesso mi vengono in mente le parole che il geniale matematico francese Evariste Galoise, il 31 Maggio 1832, la notte prima di abbandonare per sempre il suo breve ciclo esistenziale in un inutile duello, scrisse a margine delle sedici pagine di matematica ad altissimo livello che costituiscono il suo testamento scientifico: “Non ho tempo”.
Ci scriva quando vuole!
Roberto Volterri