1 Ritratto di Tommaso Campanella di Francesco Cozza (1605 – 1682) conservato al Musée départemental de l’Oise in Francia ((Immagine di pubblico dominio) e Casa Barnekow (in un acquerello d’epoca)
ANAGNI E/È LA CITTÁ DEL SOLE
di Guglielmo Viti
Non sappiamo se il barone Aberto Barnekow abbia mai letto il testo “La Città del Sole” di Tommaso Campanella del 1602 ma se confrontiamo tutto il suo messaggio con i contenuti del testo del Domenicano ci sorprendiamo da quanto siano vicini se non addirittura identici. Cominciamo con il rispondere alla domanda iniziale dell’Ospitalario, il Cavaliere del Santo Sepolcro, nella Città del Sole: “Dì, come è fatta questa città ? e come si governa?”.
La Città del Sole è, naturalmente, una metafora di un luogo ideale una comunità immaginata da Tommaso Campanella. Ecco la descrizione che ne viene fatta nel libro:
”Sorge nell’ampia campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte, il quale è tanto, che la città fa due miglia di diametro e più, e viene ad essere sette miglia di circolo; ma, per la levatura, più abitazioni ha, che si fosse in piano”.
Ora leggiamo le descrizioni di Anagni di autori classici:
”sorge Anagni, produttrice di grano, come sospesa sul dorso di terre feconde” (Silio Italico).
Oppure come la descrive Pietro Amely de Alet;
“di aspetto gradevole, quasi vicina alle stelle” così come appare anche oggi distesa su di un alto colle dominante una grande vallata.
2. Anagni (FR). Casa Barnekow (foto G. Pavat)
Ma nel proseguire la descrizione il testo del Campanella ricorda che la Città del Sole era divisa in sette gironi con i nomi di sette pianeti (le sette sfere del Corpus che si chiamano Destino).
La città stessa ha una forma circolare con mura decorate da mappe astronomiche, trasformando l’intera metropoli in un gigantesco orologio astronomico e solare che sincronizza le attività umane con l’universo. Già questa disposizione richiama un principio religioso fondamentale nelle civiltà antiche della penisola, lo spazio celeste, il mondo delle divinità è riproducibile in terra.
3. Busto dell’imperatore romano Marco Aurelio (Conservato al Museo del Prado a Madrid)
Questo principio veniva rispettato sia nel mondo etrusco. dove, forse, fu creato, sia fra gli Ernici dove trova la sua massima applicazione.
Gli spazi sacri, i ”Templa, Delubra, Fana ecc..” che Marco Aurelio descrive con stupore evidenziandone il numero nella sua visita ad Anagni, non sono monumenti ma luoghi, spazi in cui i sacerdoti leggono il volere degli dei riportando sul terreno la posizione degli astri e questo stupisce l’imperatore romano come segno di una religiosità originale antichissima ed efficacissima.
Quindi la Città del Sole è un enorme spazio sacro come Anagni e ad Anagni il Barone Alberto Barnekow, consapevole del valore religioso della città, lui “anagnino per origine divina”, riproduce questo spazio, questo “orologio astronomico” nel grande tondo di facciata in cui si rappresenta vestito con la tunica bianca dei Solariani, abitanti della Città del Sole, mentre in uno spazio alchemico, in cui dodici stelle rappresentano le ore, senza tempo abbraccia l’araba Fenice, “…negli atri di fora son orologi di sole e di squille per tutti i gironi e banderuole…” nel testo di Campanella si immagina una società perfetta e razionale in cui il tempo, la vita quotidiana, le scienze e perfino l’educazione sono perfettamente scanditi e controllati e in armonia con la natura.
4. Il barone svedese Albert Barnekow.
Ma la città di Campanella ha sette mura e il richiamo al numero sette è un richiamo frequente in molte simbologie religiose, esoteriche, magiche ma, nel far riferimento a questi gironi si indica che esistono grandiose mura che li definiscono e proteggono, come non pensare ai vari anelli delle mura che hanno circondato nel tempo Anagni?
Un richiamo al sette lo troviamo nella stele grande sulla facciata di Casa Barnekow: Ex Septem (il Destino).
In cima al colle nella Città del Sole sorge un grandioso tempio circolare che sta situato sopra grosse colonne e all’interno è conservato “un libro in lettere d’oro di cose importantissime”.
Nel confronto con il messaggio del barone troviamo che in tutti gli affreschi della facciata prevale la cornice tonda, lo spazio alchemico per eccellenza, sempre nella lapide grande si pone la fondazione della sua tribuna sopra una colonna. Il libro a lettere d’oro ci spiegherebbe perché le lettere dei dieci messaggi della Vergine sono in oro, diventa questo il “libro di cose importantissime”.
Un altro brano del testo del domenicano ci riporta al nostro Barone :
“..li nomi loro non si mettono a caso, ma dal Metafisico (il re sacerdote), secondo le proprietà, come usavan li Romani : onde altri si chiaman il Bello, altri il Nasuto ecc..”; come non pensare al “Bello Ernico”, denominazione usata da Barnekow per indicare il re sacerdote anagnino?
Ma il brano prosegue:
”Ma quando poi diventano valenti nell’arte loro o fanno qualche prove in guerra, s’aggiunge il cognome dell’arte, come pittor magno ecc…o pur dell’atto dicendo: …Magno, Massimo ecc…”
Non è difficile riferirsi subito a questi due ultimi aggettivi usati da Alberto Barnekow per se stesso.
Anche lo strano abbigliamento che indossa il barone durante la “trasfigurazione” ricorda l’abbigliamento usato dagli abitanti della Città del Sole “Vesteno dentro camisa bianca di lino, poi un vestito, ch’è giubbone e calza insieme, senza pieghe e spaccato per mezzo,dal lato e di sotto, e poi imbottonato. Ed arriva la calza sin al tallone a cui si pone un pedale grande come un bolzacchino (tipo di stivale fino a metà gamba. NdA) e la scarpa sopra. E son ben attillate, che quando si spogliano la sopraveste, si scerneno tutte la fattezze della persona…Veston tutti di bianco..”.
E poi come si fa a non rimare colpiti quando nella città ideale si racconta che :
“..e la Fenice è verissima appresso loro” e contemporaneamente guardare il grande tondo che circonda l’araba Fenice mentre “discende” in Alberto Barnekow.
5. Anagni. Affresco sulla facciata di Casa Barnekow. La cd “Trasfigurazione” con “l’Aquila Ernico” (o la Fenice) che discende sul Barone svedese.
E tutto il contorno degli affreschi sulla Tribuna Albertina fatto di fiori e marmi pregiati non ricorda forse in modo preciso che nella Città del Sole;
“…vi son tutte le pietre preziose e non preziose, e minerali, e metalli veri e pinti… e vi son sorti di erbe ed arbori del mondo pinte..”?
Non ci dobbiamo meravigliare se troviamo richiami diretti a testi o tesi filosofiche diverse anche imprevedibili in diversi pensatori perché in quel profondo crogiuolo che è la cultura soprattutto dal 1700 in poi si fondono e confondono moltissimi studi, ricerche, tesi e ipotesi. Così anche nel rispondere alla seconda domanda iniziale: “come si governa?” troviamo risposte analoghe nell’ideale Città del Sole e nell’Anagni di Barnekow.
Chi governa la Città del Sole è un Principe Sacerdote, chiamato Sole, che ricorda il Re Sacerdote Ernico rappresentato da Barnekow, inoltre esistono altri tre principi che governano la comunità ideale di Campanella di cui uno è chiamato il Podestà, il cui incarico è:
“ha cura delle guerre e delle paci e dell’arte militare; è supremo nella guerra, ma non sopra il Sole; ha cura dell’offiziali, guerrieri, soldati, munizioni, fortificazioni, ed espugnazioni.”
Alberto Barnekow si definisce:
“Podestà massimo” per volere divino, a capo di una corte militare composta di tutti i gradi dell’esercito, di cui lui stesso, attraverso dei disegni in acquarello, aveva disegnato i costumi.
Un ruolo, quello di capo politico e militare, che fa parte del suo passato di ufficiale degli Ussari della Scania. Alberto Barnekow è stato scelto come guida di una città stato già sacra dalla preistoria di cui si sente “anagnino ornato e consacrato”.
Come la Città del Sole, Anagni diventa uno stato confessionale, una sorta di repubblica islamica ante litteram rinnovando l’antica organizzazione politica ernica con a capo un re/sacerdote. Ed ancora più significativo è il rapporto di Tommaso Campanella con i Rosa Croce infatti insieme all’amico Giovanni Valentino Andrea, che gli pubblicò le poesie, faceva parte della Confraternita e sappiamo quanto siano vicini i Rosa Croce con la loro “alchimia spirituale” al barone Barnekow.
6. La lapide con il Terzo messaggio murata su Casa Barnekow ad Anagni (FR)
Altre strettissime analogie riguardano gli aspetti filosofici nel rapporto con la divinità (l’Anima Mundi) e la morale (l’anelito per il rinnovamento morale, spirituale e politico). Ecco che, allora, il cerchio si chiude, il messaggio dell’Immacolata Concezione: “solo chi segue il mio Alberto si salverà” acquista un significato preciso sia politico che spirituale. Leggendo i dieci messaggi dell’Immacolata Concezione troviamo il principio, là dove tutto ha inizio: il terzo messaggio.
Il messaggio, del 27 novembre 1861, è riportato sulla lapide posta all’ingresso in svedese ed in italiano e recita:
“FROM.FRAM.FADEREN.FOR.GUDS.ALTARE.GUDS.EVIGA ORDNING SKALLUPPILLAS
Parola per parola lettera per lettera e punto per punto”.
Provando a tradurre con una leggera variante rispetto alla traduzione proposta fino ad ora ho scoperto che usando alcune interpretazioni diverse si ottiene un risultato di pari significato sostanziale ma con contenuto ed una origine più profonda e “misteriosa”.
Trattandosi di svedese antico e di contenuti non certo semplici è stata facile inizialmente una lettura non sufficientemente approfondita.
Una traduzione più giusta e attinente al tema che viene trattato ed all’intenzione della Vergine, mediata da Barnekow, è: Portate il Padre davanti all’altare di Dio, e l’ordine eterno di Dio si adempierà parola per parola, lettera per lettera, punto per punto.
Così, certamente, l’interpretazione appare ancora più difficile della precedente versione che era: per il Padre, per l’altare del Dio dell’ordine, Dio eterno riporta come fedele parola per parola, lettera per lettera, punto per punto.
Ma, come detto, lo scrigno di Casa Barnekow rivela sempre verità nuove e la traduzione recente ci dà modo di capire un contenuto diverso, più profondo, più costruttivo.
Per capire dobbiamo però, come in tutto il messaggio del barone sia nello scritto che nella rappresentazione, far riferimento a due testi importanti: il Corpus Hermeticum e la Città del Sole di Tommaso Campanella. Intanto cerchiamo di entrare di nuovo nel panorama che ci circonda ed a cui tutta la simbologia della Tribuna Albertina fa riferimento, la Città del Sole.
Scrive il Campanella che nella “sua” città c’è un tempio che ha una grande cupola sopra la quale una cupoletta “con uno spiraglio, che pende sopra l’altare, ch’è un solo e sta nel mezzo”.
7. Anagni (FR). Casa Barnekow. La grande lapide con i X Messaggi ricevuti dal barone svedese da parte della Vergine
Presso questo altare il gran sacerdote, che è il Sole “il quale conosce che sorti ed errori corrono e sovviene alli bisogni della città e fa a Dio sacrifizio ed orazioni, a cui esso confessa li peccati suoi e di tutto il popolo pubblicamente in su l’altare, ogni volta che sia necessario per emendarli, senza nominar alcuno. E così assolve il popolo, ammonendo che si guardi in quelli errori, e confessa i suoi in pubblico e poi fa sacrifizio a Dio, che voglia assolvere tutta la città ed ammaestrarla e difenderla”.
Come non ricordare l’ottavo messaggio: solo chi segue il mio Alberto si salverà.
Abbiamo quindi la descrizione di un altare, importante nella vita anche politica della città, a cui si fanno offerte, presso cui il capo spirituale e politico della comunità fa offerte . Un capo che è anche “Padre”, “un Principe Sacerdote tra loro che s’appella Sole, e in lingua nostra si dice Metafisico: questo è il capo di tutti in spirituale e temporale, e tutti li negozi in lui si terminano”.
Ancora sull’identità Padre-Dio-Sole-Gran Sacerdote nella Città del Sole “tengono due principi fisici: il sole padre e la terra madre…. Però a Dio solo avremo l’obbligo di signore, di padre e di tutto.”
Campanella ci aiuta anche nella comprensione del vero significato di Altare “Però l’altare è come un sole fatto, e li sacerdoti pregano Dio nel sole e nelle stelle, com’in altari, e nel cielo, come tempio”.
L’altare nella città di Campanella non è solo un luogo fisico ma rappresenta l’intero universo, tanto è vero che “sopra l’altare non vi è altro ch’un mappamondo assai grande, dove tutto il cielo è dipinto, e un altro dove è la terra”.
8. Frontespizio di un’edizione del 1643 del Corpus Hermeticum, raccolta di scritti filosofico-religiosi di epoca imperiale (II-III secolo d.C.) attribuiti al leggendario Ermete Trismegisto.
In modo più chiaro è il Corpus Hermeticum a venirci incontro in una spiegazione che appare quanto mai complicata. Intanto ci viene confermato che “l’altro nome di Dio è quello di Padre” e, poi, ci spiega anche cosa avviene dopo, dopo che il Capo-Gran Sacerdote-Padre-Dio-Barnekow si trova davanti all’altare.
Alberto Barnekow ha raggiunto la sua “divinità” o per essere più precisi il “daimon” greco di Alberto Barnekow viene sollecitato a trovarsi davanti all’altare, che abbiamo visto rappresenta l’universo, e “dopo aver reso grazie ed aver lodato il Padre di tutte le cose (l’altare di Dio), fui congedato da Poimandres (l’intelletto supremo che guida Ermete Trismegisto nel Corpus), investito di potenza, istruito sulla natura del Tutto e sulla visione suprema. Iniziai allora ad annunciare agli uomini la bellezza della pietà e della conoscenza: <<O genti, uomini nati dalla terra, che vi siete abbandonati all’ebbrezza, al sonno, e all’ignoranza di Dio, tornate in voi, cessate di gozzovigliare, soggiogati come siete da un sonno che vi ottunde>>. Quelli, quando sentirono, giunsero unanimi e io dissi:<<Perché, uomini nati dalla terra, avete consegnato voi stessi alla morte, mentre avete il potere di prendere parte all’immortalità? Convertitevi, voi che avete percorso la vostra strada con l’errore e avete preso l’ignoranza come compagna, abbandonate la luce delle tenebre, prendete parte all’immortalità, allontanandovi definitivamente dalla perdizione>>.
Ecco il valore del messaggio della Madonna “convertitevi” se volete essere immortali perché, come Ella stessa ha detto nel secondo messaggio “chi rifiuta la grazia di Dio perde la Grazia di Dio e cade nell’inferno…”.
Alberto Barnekow, che la Vergine ha posto nel primo messaggio sul Trono della Grazia e ”lui non perderà mai la mia grazia” ha quella “potenza” che renderà davvero efficace la predicazione agli altri uomini, Alberto come Ermete. “Questo è il fine cui giungono coloro che hanno preso possesso della conoscenza: diventare Dio (Capo-Gran Sacerdote-Padre). Perché dunque indugi? Ora che hai ricevuto tutto l’insegnamento, non sarai dunque guida per coloro che ne sono degni, affinchè per tuo tramite il genere umano sia salvato da Dio?”.
9. Il barone Barnekow riceve i X Messaggi dalla Vergine Maria.
Ed allora nell’ottavo messaggio tutto questo viene confermato “solo chi segue il mio Alberto si salverà e nessuno senza di lui”.
Ed allora e solo allora, quando il barone avrà reso grazie sull’altare universale “l’ordine eterno si compirà” e lui guiderà la comunità trasferendo il mandato dell’Immacolata Concezione verso la conversione “parola per parola, lettera per lettera e punto per punto” ripetendo una formula che la Madre di Dio aveva già usata a Lourdes. Ricostruendo così il significato del terzo messaggio avremo:
Sei confermato nella tua essenza divina a garantire l’immortalità solo a chi è in grazia di Dio ed a guidare la gente verso questo traguardo riferendo il mio mandato parola per parola, lettera per lettera e punto per punto.
Dopo questa apparizione, nel 1863, seguirà una ”trasformazione mistica”, ”una trasfigurazione” in cui il Barone prende coscienza del mandato della Vergine, soprattutto del terzo messaggio, e si raffigura nel modo più evidente possibile come personaggio simbolico, nella fase alchemica dell’Albedo, un illuminato che, sfidando il tempo, un orologio astronomico, senza lancette, incarnandosi nell’eternità della Fenice (l’alchemica Rubedo), ha il mandato divino di guidare Anagni, perché attraverso Barnekow la Vergine conferma che “io salverò tuo (di Barnekow) Anagni”.
Casa Barnekow continuerà a stupirci con rivelazioni attualmente ancora nascoste ma che, sempre con la dovuta umiltà, riusciremo a svelare e, forse, a comprendere.
(Guglielmo Viti)

















