COSA PRECIPITÒ A SUPINO IN CIOCIARIA, IL 14 SETTEMBRE 1875? di Giancarlo Pavat e Fabio Fiaschetti.

Immagine di apertura; una ricostruzione di ciò che accadde il 14 settembre 1875 a Supino, in Ciociaria (Elaborazione con IA di Giancarlo Pavat).

COSA PRECIPITÒ A SUPINO, IN CIOCIARIA, IL 14 SETTEMBRE 1875?

di Giancarlo Pavat e Fabio Fiaschetti

 

Il 14 settembre 1875, alle ore 16.00, a Supino (FR), si verificò qualcosa di inaspettato. Per un breve istante si squarciò il velo che divideva la nostra realtà da quella dei Misteri dell’Universo.

Diversi abitanti, uomini e donne, giovani e anziani, illetterati contadini e maestri di scuola e membri della Chiesa, furono testimoni di un fenomeno, che, sull’onda dell’emozione prodotta dallo schianto del famoso bolide di Orvinio (RI), avvenuto solo tre anni prima, il 31 agosto 1872, alle 05.00 del mattino, venne interpretato come una nuova caduta di un corpo celeste.

Le notizie più precise ed attendibili relative al misterioso fenomeno supinese le dobbiamo al professor cav Michele Stefano De Rossi e alla sua relazione (gentilmente fornitaci dal professor Italo Biddittu)Notizie e osservazioni sulla cadute di pietre avvenuta in Supino il 14 settembre 1975”, (estratto dagli “Atti dall’Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei“, Anno XXX del 21 gennaio 1877), edita a Roma nel 1877.

De Rossi inizia la sua nota “riproducendo l’articolo pubblicato su diversi giornali dal signor Keller che per primo si recò a Supino sotto l’impressione generale dell’avvenuta caduta dell’aerolite” dal titolo “Sull’aerolite di Supino” del 27 settembre 1875.

2-3. Alcune immagini di piazza San Pietro e dell’omonima chiesa nonché Santuario di San Cataldo a Supino (Foto Fabio Fiaschetti).

Stando alle prime notizie raccolte, “alle ore 4 pomeridiane, mentre il cielo era coperto da un leggero strato di nuvole, si fece sentire una esplosione di poca intensità. Tale esplosione, che era istantanea, venne dalla maggior parte degli abitanti paragonata ad un colpo di fucile sparato da poca distanza; essa era però accompagnata da una specie di fischio, che si prolungò per un piccolo tratto di tempo. Ora, mentre si fece questa esplosione sentire in tutto il paese, le poche persone che si trovavano nella piccola piazza S. Pietro e nelle case vicine, videro, con sorpresa, una colonna di fuoco e fumo che cadde con grandissima rapidità per terra in mezzo alla piazza. Fortuna volle che tra gli astanti si trovò un giovane assai istruito, il signor Biagio Alegi, maestro superiore delle scuole municipali di questo paese, al quale devo principalmente le informazioni che ho potuto prendere”.

4. Una immagine di piazza San Pietro. In lontananza, sull’altro versante della vallata, si vede la città di Ferentino, su cui si stava abbattendo un temporale nel momento in cui si verificò il singolare fenomeno a Supino. (Foto Fabio Fiaschetti).

 

Si evince che F. Keller non fa mistero di ritenere che il misterioso visitatore sia un meteorite, proprio come a Orvinio.

Infatti riporta che il maestro Alegi gli aveva riferito che “la meteora prese dopo la caduta la direzione orizzontale e precisamente verso la porta della vicina casa Jacobucci posta a NE rispetto alla piazza stessa”.

 

5-6. Sopra e sotto; altre immagini di piazza San Pietro a Supino. L’edificio di colore giallo sulla sinistra è  Casa Jacobuzzi. (Foto Fabio Fiaschetti).

Un meteorite che, dopo aver toccato il suolo, si muove orizzontalmente?

Qualche dubbio deve pur sorgere. Ma muoviamoci un passo alla volta.

Il Keller prosegue scrivendo, sempre attenendosi alla testimonianza dell’Alegi e di “altre persone presenti“, che la porta dell’abitazione era aperta e che sotto vi stava seduta la signora Teresa Bianchini.La meteora passò a pochissima distanza da lei, percorse poi il piccolo corridoio nell’interno della casa, quindi la camera situata in fondo di esso e da quella uscì per la finestra anch’essa aperta“.

La finestra si trovava “nel prolungamento del corridoio e così ha potuto effettuarsi il passaggio della meteora attraverso la casa senza mai toccare il muro; combinazione assai singolare quando si pensa che il corridoio medesimo ha poco più di un metro di larghezza“.

7. Sopra; cartina di Supino con in evidenza la zona di piazza San Pietro e del Santuario di San Cataldo (foto Fabio Fiaschetti).

 

Ovviamente la signora Teresa Bianchini, davanti all’incredibile e terrorizzante fenomeno, svenne e cadde per terra, procurandosi una ferita alla testa. 

Ma la povera signora non fu l’unica testimone all’interno dell’abitazione. La figlia Filomena riferì che “trovandosi a poca distanza nell’interno della casa […] durante il passaggio vide il fuoco e una forte corrente d’aria la spinse indietro alcuni passi“.

La Filomena non perse i sensi ma, anzi, corse ad aiutare la madre ” e non ebbe a soffrire altro che la paura”.

Inoltre, riferì anche di aver percepito un “puzzo non dissimile a quello della polvere” che riempì “per un istante il corridoio“.

Il fatto di questo puzzo non è nuovo e proviene senza dubbio da esalazioni solforose: esso fu anche avvertito in altre cadute di aeroliti. Ma d’importanza è la corrente d’aria”. Keller sottolinea come sia risaputo che gli aeroliti trasportano “con se una certa quantità d’aria, la quale comparisce qualche volta come una piccola nube”.

“Scomparsa la meteora” continua Keller nel suo articolo; “si trovarono dispersi sulla piazza vari pezzi di una pietra scura di aspetto scorioso”.

È noto che, quando un bolide entra nell’atmosfera terrestre e impatta il suolo, si frantuma in diversi frammenti. L’episodio di Orvinio del 31 agosto 1872, ove l’aerolite si era diviso in almeno 6 frammenti principali, docet!

8. Un frammento del Meteorite di Orvinio (RI), che colpi’ il territorio reatino il 31 agosto 1872 e oggi è conservato presso il Museo Mineralogico dell’Università “La Sapienza” di Roma (Credits www.castfvg.it)

 

Anche a Supino diversi frammenti del misterioso oggetto vennero recuperati dai paesani.

Ma leggiamo il proseguo dell’articolo del Keller riportato sempre dal De Rossi.

Ho potuto recuperare quattro di questi pezzi, il primo assai bello pesa grammi 364,2 e fu raccolto immediatamente dopo la caduta dall’Alegi. Questo signore sapendo ben apprezzare il sommo interesse che hanno gli aeroliti per la Scienza mi cedette il medesimo con grande disinteresse, facilitando così l’acquisto per il Museo Mineralogico della nostra Università. Il secondo pezzo lo acquistai da don Stefano Martella, arciprete di Supino, esso pesa grammi 199,2. Il terzo e quarto frammento pesano rispettivamente grammi 29,4 e 18,5 […] diversi altri pezzi, ma tutti di piccolo volume, li possiede il padre Fedele passionista”.

Tutti i testimoni, compreso l’Alegi, concordarono nel dire che i frammenti dell’aerolite erano caldi ma non in misura tale da non essere presi in mano, “Ciò è un caso piuttosto raro perché gli aeroliti sono, generalmente parlando, nell’atto della caduta, dotati di una temperatura altissima”.

Il De Rossi cominciò ad insospettirsi nel leggere l’articolo del Keller che, a suo parere, conteneva “come ognuno vede molti dati […] capaci di far nascere dubbio sulla natura del fatto.

A questo punto prese la decisione di recarsi anch’esso, proprio come il Keller, a Supino, per constatare di persona la realtà dei fatti.

Giunto nel paesino ciociaro, prese a sentire i testimoni e a studiare i frammenti dell’aerolite in possesso di don Martella, che accolse il professore; “con le più squisite gentilezze“. 

Al termine della sua indagine, il De Rossi sintetizzò i dati raccolti sul posto. Vediamoli assieme.

1

Niuno in Supino, nè nei circostanti paesi e neppure in quelli situati sulla catena opposta dei monti, cioè Ferentino, Anagni ecc., vide approssimarsi la meteora. La sola detonazione manifestò l’arrivo del fenomeno. Si dice che sulla montagna sovrastante a Supino alcuni lavoranti abbiano veduto la trave di fuoco prima dello scoppio, proveniente dalla direzione delle paludi Pontine. Ma questa unica notizia è assai vaga e enunciata tanto cumulativamente al fatto dello scoppio, che non sembra abbastanza determinante la verifica di una traiettoria. Si dice pure che i medesimi lavoranti sentissero giungersi in faccia in quel momento alcuni minuti lapilli“.

2

Lo scoppio non sembrò […] simile a un colpo di fucile; ma fu grande detonazione, che fece sobbalzare in tutto il paese persino chi trovavasi seduto. Fu orto detonazione tutta locale e non avvertita dalla vicina Ferentino“.

3

Il suddetto scoppio avvenne […] in grande prossimità del suolo; ed in seguito ad esso la piazza rimase cosparsa di molte pietre”.

De Rossi si rese conto che nessuna pietra era caduta sui tetti o suo muri esterni delle case ma che i frammenti sparsi per la piazza appartenevano a una unica pietra caduta dall’alto e spezzatasi al momento dello schianto al suolo. Inoltre, nessun frammento è entrato e ha attraversato la Casa Jacobuzzi.

Questa casa fu attraversata da un fascio di fuoco e da una colonna impetuosa di di aria, che fu causa del tramortimento della donna e del senso provato dalla ragazza., unitamente all’odore sulfureo. Entrò veramente per la porta percorrendo il corridoio centrale della casa ed uscì per la finestra, che era aperta dicontro alla porta, ma non in linea retta. Bruciò quindi la cima di un albero di fico, che trovavasi nel vallone sottostante alla finestra; e dopo ciò dileguossi” 

4

“In un ambiente attiguo al corridoio scoppiò in qualche punto l’intonaco del muro e segnatamente in un punto, ove era un chiodo di ferro, che rimase calamitato”. De Rossi però non poté vedere questo chiodo per poterlo studiare e verificare se recasse tracce del misterioso oggetto infuocato, in particolare tracce di fusione, in quanto ce l’aveva il maestro Alegi che quel giorno non si trovava a Supino. 

5

Mentre a Supino si verificava il misterioso fenomeno, un temporale si abbatteva sulla vicina Ferentino. Successivamente piovve anche a Supino e testimoni, in particolare un contadino, affermò “che nello spazio di un ora avvennero tre scariche di fulmine, la prima delle quali considerava essere stata la meteora di cui si ragiona”. Il contadino riferì che gli altri due fulmini colpirono dei casali e dei ruderi in campagna a circa due chilometri da Supino.

6

Sebbene De Rossi sottolinei come le testimonianze dei paesani presenti all’avvenimento, non possano avere valore scientifico a cagione della mancanza di preparazione, parimenti evidenzia come meriti attenzione il fatto “che tutti credettero essere stato un fulmine e per la repentinità della comparsa e per il modo onde era entrato ed uscito dalla Casa Jacobuzzi”. 

Da vero “detective del Mistero”, De Rossi, dopo aver esaminato attentamente i dati raccolti, dichiara che “è evidente che predominano nel fenomeno i caratteri del fulmine sopra quelli dell’aerolite […]. La mancanza d’ogni traccia della traiettoria, la forma dello scoppio e detonazione che non sparse i frammentise non quando urtò sul suolo il sasso volante, la corsa orizzontale del fascio di fuoco, che si piegò per uscire colla corrente d’aria dalla finestra, lo sfiorare che fece poi la cima dell’albero, l’essersi portata l’azione presso i ferri della finestra attigua al corridoio, sono dati che corrispondono ottimamente ad una scarica elettrica. Certamente dovette essere una scarica di grande forza: ed è strano che avvenisse quando il temporale non batteva quel punto”. Anche se un nubifragio era effettivamente in corso nella sottostante Vallata del Sacco. Ma tali anomalie, secondo il De Rossi,non sono senza esempio”, soprattutto “se in questa scarica si potesse riconoscere la forma globulare, che assai probabilmente ebbe lo straordinario fulmine nel suo apparire”.

E i frammenti raccolti, presi come prova della caduta di un meteorite?

L’analisi delle “pietre” raccolte in piazza San Pietro da parte dei paesani, evidenziò, appunto, che qualcosa non tornava nella teoria del corpo celeste schiantatosi nel borgo lepino.

L’esame della roccia […] ne esclude affatto la provenienza uranolitica”. Sentenziò il De Rossi. In pratica non ci fu alcun “visitatore” proveniente dallo Spazio profondo.

Si trattava infatti di roccia vulcanica dei circostanti Monti Lepini.

Pietra scura di aspetto scorioso” scrive Keller, l’abbiamo letto.

Evidenza che fece ipotizzare a qualcuno che si fosse addirittura trattato di una piccola eruzione vulcanica. 

Sui Monti Lepini, formati per la stragrande maggioranza da rocce calcaree (antichi fondi marini e barriere coralline), c’è stata davvero attività vulcanica (collegata al cosiddetto “Vulcanismo laziale” dei Colli Albani), ma durante la Preistoria (precisamente nell’Era Quaternaria) non certamente nel XIX secolo.

In realtà, ricordando che un fulmine può spostare un oggetto incontrato sulla propria strada, è meritevole di attenzione la soluzione al mistero proposta del grande astronomo padre Angelo Secchi. In pratica, secondo il religioso-scienziato, “il sasso stava sopra un tetto di casa per trattenere connesse le coperture contro il vento, lo che si usa nei paesi delle nostre province“.

Spostato dal fulmine, il sasso si sarebbe spezzato soltanto al momento dell’impatto al suolo in piazza San Pietro.

Ma lo spostamento potrebbe essere stato causato non dalla “forza elettrica ma soltanto per l’effetto della scossa cagionata dalla detonazione, supponendo il sasso già collocato assai presso la grondaia del tetto

Che sia giusta una spiegazione, piuttosto che l’altra, in ogni caso possiamo considerare risolto il mistero dei “frammenti di meteorite” di Supino.

In sostanza, quanto verificatosi a Supino in quel lontano 14 settembre del 1875, rientra, proprio come scritto dal professor De Rossi, nella casistica dei Fulmini Globulari.

Fenomeno noto da secoli, quello dei Fulmini Globulari, ma non ancora del tutto spiegato dalla Scienza, anche e soprattutto, a cagione della sua rarità.

Nonostante ciò, spulciando nelle antiche cronache, qua e là, saltano fuori episodi, spesso terrificanti, che sembrano riconducibili proprio ai Fulmini Globulari.

Forse fu uno di questi a colpire e distruggere una torre in Calabria il 29 maggio del 1263, facendo cadere il vessillo con l’Aquila di re Manfredi di Svevia.

9. Re Manfredi di Svevia. Statua equestre in bronzo a Manfredonia (FG), realizzata su progetto del professor Lovaglio, dalla Fonderia artistica Mapelli di Cesate.

 

10. Ricostruzione di ciò che, stando ad antiche cronache, accadde il 29 maggio del 1263 in Calabria (Elaborazione con IA di Giancarlo Pavat).

Episodio che, a posteriori, venne interpretato come presagio della sua fine nella Battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266.

Nel 1557, la sventurata Diana di Poitiers (amante di Enrico II di Francia) morì bruciata viva il giorno prima delle nozze, probabilmente proprio a causa di una palla di fuoco che era entrata nella sua stanza.

11. Sopra; Giancarlo Pavat davanti al capolavoro di Raffaello, “La Madonna di Foligno”, nella Pinavoteca Vaticana (Foto Alessandro Middei).
12-13-14. In basso; particolari de “La Madonna di Foligno”, in cui si nota il globo infuocato che sta per colpire un edificio

E forse proprio un fulmine globulare sta alle origini di uno dei più mirabili ex voto della Storia dell’Arte. Ovvero la celeberrima “Madonna di Foligno” dipinta da Raffaello Sanzio nel 1511.

Si tratta di una pala d’altare (320×194 cm) commissionata da Sigismondo de’ Conti, segretario di papa Giulio II, come ex voto per aver avuta salva la vita, per intercessione della Vergine, quando la propria abitazione, sita in Foligno, era rimasta illesa nonostante fosse stata colpita da un meteorite o, appunto, più probabilmente da un Fulmine Globulare.

La tavola (successivamente il dipinto è stato trasportato su tela) si trovava inizialmente in Santa Maria in Aracoeli, nella cui abside si trovava il sepolcro di Sigismondo de’ Conti, a Roma. Nel 1565, la monaca Anna Conti, nipote di Sigismondo, la fece trasferire nella chiesa di Sant’Anna presso il Monastero delle Contesse della Beata Angelina dei Conti di Marsciano, a Foligno.

La pala che da quel momento cominciò ad essere nota come, appunto, “Madonna di Foligno” venne rubata dai Francesi durante l’invasione del 1797 e portata al Louvre.

Dopo la disfatta napoleonica, venne riportata in Italia da Antonio Canova (1757-1822), ma non ritornò più a Foligno. Infatti, papa Pio VII (1742-1823) decise di farla esporre alla Pinacoteca Vaticana dove è possibile ammirarla ancora oggi. 

In ogni caso, il fenomeno dei fulmini globulari diede vita a numerose leggende e dicerie. E ancora oggi potrebbe essere la causa degli avvistamenti di presunti ufo.

I primi tentativi di spiegare in maniera scientifica i Fulmini Globulari cominciarono con l’ampliarsi degli studi sull’elettricità nel XIX secolo. Spesso però, venne persino messa in dubbio l’esistenza stessa del fenomeno.

“…gli scienziati che studiavano l’elettricità non riuscivano a fare coincidere le loro conoscenze con l’ipotesi che potesse esistere qualcosa di simile ad un fulmine contenuto in una sfera” leggiamo nel volume “Il mondo misterioso di Arthur C. Clarke” a cura di Simone Welfare e John Farley (edizione italiana Rusconi 1984).

Oggi nessuno scienziato dubita dell’esistenza dei fulmini globulari. Anche perché le testimonianze oculari sono aumentate e in alcuni rari casi sono state anche scattate fotografie. 

Inoltre si è persino tentato, con parziale successo, di riprodurli in laboratorio. Come al Cavendish Laboratory di Cambridge, (Uk) all’Humboldt Laboratory di Berlino (D) o a Pernambuco in Brasile, ma le osservazioni in natura, raccolte nei secoli, costituiscono ancora la fonte primaria per la conoscenza e lo studio di questo fenomeno.

I Fulmini Globulari appaiono, quasi sempre in occasione di temporali, come una sfera gassosa dal bordo leggermente sfumato, che fluttua nell’aria, con diametro che va da pochi centimetri sino al metro. Ma normalmente hanno una grandezza media di 20-25 centimetri. Possono presentarsi di colore bianco, ma pure rosso, arancione, giallo o, addirittura, blu.

La luminosità del fulmine globulare è paragonabile a quella di una lampada ad incandescenza di 100W, quindi è perfettamente visibile anche in pieno giorno.

Alla sua improvvisa comparsa può far seguito una altrettanto rapida scomparsa, sia in totale silenzio, siano con un ronzio, oppure con una esplosione vera e propria.

È assolutamente vero che i Fulmini Globulari possono entrare all’interno delle abitazioni passando attraverso porte, finestre aperte e persino scendendo nelle canne fumarie e uscendo dai caminetti. Ci sono attendibili testimonianze di fulmini globulari apparsi all’interno di aeroplani di linea. Nel libro precedentemente citato è riportato il terrificante episodio avvenuto nel 1963 nella carlinga di un volo della Eastern Airlines.

Il professore R.C. Jennison dei laboratori di elettronica dell’Università del Kent (UK), riferì alla rivista “Nature” che nel marzo del 1963 “si trovava seduto nella parte anteriore della cabina passeggeri in un volo notturno delle Eastern Airlines da New York a Washington, quando l’aereo incappò in un violento temporale elettrico. Non solamente l’aereo fu circondato da improvvise scariche elettriche luminose e rumorose”. Il professore Jennison proseguì dicendo che “pochi secondi dopo questo fatto, una sfera incandescente del diametro di poco più di 20 cm emerse dalla cabina del pilota e percorse il corridoio dell’aereo a circa 50 cm da me, mantenendo la stessa altezza e la stessa direzione“.

L’episodio, davvero spaventoso per i passeggeri ma che, fortunatamente, si concluse senza conseguenze di alcun genere, avvenne perché le pareti metalliche di un velivolo fungono da “Gabbia di Faraday”. Ovvero, l’interno è elettricamente isolato rispetto all’esterno. Da ciò si deduce che la generazione di un Fulmine Globulare non può essere dovuta alla presenza di un campo elettrico, perché all’interno di un velivolo questo è sempre nullo.

I Fulmini Globulari presentano una incredibile mobilità. Sono in grado di muoversi a zig-zag, rimanere fermi a mezz’aria o cambiare repentinamente altezza rispetto al suolo. 

Si è accennato all’inizio come non sia stata fatta completa chiarezza su come si formano i Fulmini Globulari. Allo stato attuale delle ricerche esistono diverse teorie.

Quella attualmente più gettonata e che vanta maggiore plausibilità, venne formulata nel 2000 da Graham Hubler degli U.S. Naval Research Laboratory di Washington.

hoba_meteorite_neweb

15. Sopra; il meteorite Hoba che prende il nome dalla Hoba West Farm in Namibia (Fonte Wikipedia).

 

Stando a questa teoria i Fulmini Globulari nascerebbero da una combinazione di fenomeni elettrici e chimici. In pratica i fulmini, che durante un temporale vanno a colpire il terreno, disintegrerebbero alcuni elementi come il silicio che, trasportato dal vento e ancora incandescente, si mescolerebbe con l’ossigeno dell’aria generando plasma luminoso.

E come si è visto in precedenza, Supino, quel 15 settembre del 1875, si trovava a poca distanza da un temporale, in corso a Ferentino. Quindi, tutto sembra collimare.

Tuttavia, la teoria di Hubler non spiega le testimonianze di Fulmini Globulari avvistati in condizioni di bel tempo. Ma diamo tempo alla Scienza. La Verità è da qualche parte la’ fuori.

Concludiamo con due ulteriori curiosità o misteri.

16. Sopra; lo scrittore statunitense Charles Fort (1874-1932), autore  del “Book of the Damned”.

Per prima cosa vale la pena segnalare che la notizia dell’episodio di Supino valico’ i confini regionali e addirittura nazionali. Infatti, è stato citato anche dal celebre scrittore statunitense Charles Fort (1874-1932) nel suo “Book of the Damned” (in italiano “Il libro dei dannati”, traduzione di Antonio Bellomi, Milano, Armenia, 1973), in cui raccolse eventi strani e inesplicabili, generalmente tratti da quotidiani e riviste scientifiche dell’epoca.

Inoltre, è stato ipotizzato che anche i famigerati Foo Fighters, le misteriose sfere luminose osservate (e fotografate) a fianco dei velivoli alleati (e a volte anche di quelli dell’Asse) durante della seconda guerra mondiale, spesso ritenuti Ufo, siano stati dei Fulmini Globulari.

(Giancarlo Pavat e Fabio Fiaschetti).

 

PER SAPERNE DI PIÙ SUI MISTERI DI SUPINO…..

 

e

E, INOLTRE, SICCOME LEGGERE  FA SEMPRE BENE…

IL NUOVO LIBRO DI ROBERTO VOLTERRI, GIANCARLO PAVAT, DINO COPPOLA, ALESSIO D’ANTONIO

E IN COLLABORAZIONE CON ALESSANDRO MIDDEI….

“DAL TRAMONTO ALL’ALBA. 

IL GRANDE LIBRO DEI VAMPIRI” 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spread the love

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *