“San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla..”
(Giovanni Pascoli “10 agosto”)
1. Amaseno (FR). Un momento della processione di San Lorenzo Martire, svoltasi la sera del 9 agosto 2026 (Foto G. Pavat)
Anche quest’anno, nei giorni attorno al 10 agosto, in un paesino ciociaro, si è verificato un incredibile fenomeno che si ripresenta costantemente in tale periodo dell’anno da almeno quattro secoli.
Si tratta del “Miracolo della liquefazione del sangue di San Lorenzo” e la località in cui avviene questa “fania” è il borgo medievale di cui è Patrono; Amaseno in provincia di Frosinone.
Un evento “miracoloso” simile, anche se meno noto, a quello di San Gennaro a Napoli, ma che comunque è caratterizzato dalla grande devozione mostrata dagli abitanti di Amaseno.
“De pinguedinis S. Laurentii Martyris”;
IL MISTERO DEL SANGUE DI SAN LORENZO AD AMASENO (FR)
di Giancarlo Pavat
A chi percorre l’Alta valle del fiume Amaseno in direzione dell’omonimo centro abitato (che però sino all’Unità d’Italia si chiamava Castrum sancti laurenti) la Chiesa, o Collegiata, di Santa Maria Assunta, spicca come un evidente punto di riferimento. Quasi fosse un grande segnacolo, una pietra della memoria, che ha sfidato e superato i secoli.
2. Amaseno (FR). Il Castello del Castrum sancti laurenti, oggi sede del Museo Civico Diocesano di Arte Sacra (Foto G Pavat).
La Collegiata si trova all’estremità occidentale del centro storico, inserita nelle mura di cinta. Una porta di accesso al borgo, conduce alla piazza antistante la maestosa facciata gotico-cistercense, orientata verso sud-est.
La Torre Campanaria si discosta dalla fabbrica della chiesa di circa 2 metri ed è posta a sinistra della facciata. La pianta a tre navate della Collegiata misura 27×15,50 metri e rispetta il modulo classico delle basiliche.
Nelle sue forme attuali, la chiesa è opera dell’Ordine cistercense e la costruzione (o meglio ricostruzione) si colloca in un arco temporale di poco più di undici anni. Ovvero, tra il 1165, anno in cui, come riportato dalla “Cronaca di Fossanova” (o “Annales Ceccanenses“), il “Castrum sancti laurentii” venne distrutto dalle milizie dell’Imperatore Federico I Hohenstaufen detto “Barbarossa”, ed il 1177. Data, quest’ultima, dell’Atto di Consacrazione del nuovo edificio.
3. Amaseno (FR). La Collegiata di Santa Maria Assunta (Foto G Pavat).
La cerimonia, alla quale presenziarono i Vescovi delle tre Diocesi di Terracina-Priverno, Sezze e Fondi, si svolse, ovviamente, nella Collegiata di Santa Maria, l’8 settembre del 1177, dopo la firma della “Pace di Venezia”.
L’anno precedente, papa Alessandro III aveva concesso a Maria dei Conti de’ Ceccano, cospicui finanziamenti per la ricostruzione della Collegiata.
La contessa Maria era sorella di Landolfo de’ Ceccano e vedova di Pietro Frangipane, il cui padre, Giovanni, aveva ottenuto dal fratello Cencio, la signoria sul “Castrum sancti laurenti”, della quale era stato infeudato nel 1125 da papa Onorio II.
Curiosamente, la data dell’8 settembre ricorre molto spesso nelle vicende relative a papa Alessandro III. Mera casualità? Ma chi scrive non crede al caso. Comunque, proprio in quella data, qualche anno prima, Rolando Bandinelli era stato nominato Cardinale Prete con il titolo di “Santa Maria”. Occorre precisare che la Chiesa, oltre 1000 anni fa, fissava la nascita della Madonna proprio l’8 settembre. La spiegazione della scelta di questa data non è storica ma, incredibilmente, astronomica. “Verso il 2000 a.C., l’Otto settembre avveniva il sorgere eliaco della stella Spica, l’astro più brillante della Costellazione della Vergine, ovvero la stella riappariva dopo quaranta giorni, al levar del sole, quindi essa nasceva in quel giorno, come, il 15 agosto nel 400 d.C. avveniva il tramonto eliaco di Spica, cioè era quello il primo giorno in cui la stella cominciava ad essere invisibile dopo il tramonto del sole, entrando nei suoi raggi: era la morte della stella. Nel 431, il Concilio di Efeso stabilì che il 15 agosto venisse celebrata l’Assunzione della Vergine Maria: non può essere una coincidenza. Le date della Natività e dell’Assunzione Mariane corrispondono a fenomeni celesti che hanno come scena la Costellazione della Vergine e sono relativi alla stella Spica, la più fulgida del gruppo” da “Il Libro Nero del Medio Evo” di Paolo Cortesi – Newton Compton, 2005.
4. La stella Spica nella costellazione della Vergine (Fonte Wikipedia).
Proprio nell’Atto della consacrazione della Collegiata (ancora oggi conservato nell’Archivio Parrocchiale), nell’elenco delle reliquie in quel tempo ivi esistenti, compare la prima citazione storica (almeno per quanto è dato da sapere) dell’esistenza della straordinaria Reliquia di cui ci si occuperà in questa occasione. Ovvero il “Miracoloso Sangue di San Lorenzo martire”. “De pinguedine S. Laurentii Martyris” o, nella versione in volgare dell’Atto; “Delle grassecze de santu Laurentiu martiru”.
5. Immagine devozionale di San Lorenzo martire diffusissima ad Amaseno (FR)
Quella seguente è la versione completa in “Volgare” dell’Atto di Consacrazione, così come è riportata, assieme ad altre interessanti informazioni, da Fabio Marzi nel suo sito “Amasenoonline”, che a sua volta cita il lavoro “Il sangue miracoloso di san Lorenzo Martire” di Padre Enrico Giannetta (del quale nel 2007 è stata stampata, a cura dell’Amministrazione Comunale Amasenese, la 3° edizione ampliata ed aggiornata).
«Ad onore de Deu patre omnipotente e dillu Filii et dillo Spiritu santu et dilla beatissima vergine M. genetrice de Deu et de tucti quanti li Santi. All’annu della Incarnazione dellu Signore nostru Deu mille centu sectanta secte alla decima indictione allu pontificatu (dellu) Signore Alexandru papa terzu all’anny soy decenove nellu mese de septembre allu di octo consecrata è chesta ecclesia della gloriosa vergene Maria pelle mani dilli venerabili pontifici: de Redolfu Episcopo de Ferentino in nillu quale episcopatu essa ecclesia posta è, et perlle mani de Episcopo lanni Episcopo de Fundi et perlle mani de Episcopo Ugu Episcopo de Terracina; nella quale ecclesia so le reliquia delli santi infrascripti: In primo dello vestimento della nostra domna Vergene M. Delle reliquie de Sancto Andrea Apostolo… (seguono altri santi) Delle reliquie de santu Cornelii pp. et martiru ,delle grassecze de santu Laurentiu martiru, delle reliquie de sanctu Ambrosi martiru… Et de altri Santi delli quali le nomora (nomi) loru so connessute innanti alla presentia de Deu allu quale è lu honore et gloria et la virtute et la potestate et lu imperiu in secula seculorurn. Amen. Messer Redolfu Episcopo de Ferentino confidendose de tante meraville de santi et dillo patrocinio della parte de Deu omninipotente et della beatissima sempre Virgine Maria et de tucti li Santi si donao centu quaranta dì de perdonanza a tucti chilli che devotamente in tale dì como è hogi presente veneràno (verranno) a visitare la detta ecclesia santa et le reliquie innanti nominate dilli dicti santi pregando lu nostru Signore Deu che ipso Episcopo vello (ve lo) concesse in terra, ad ipsum Deu nostro Signore plaza de concedervelo in celu».
Occorre appena notare l’esattezza dei dati del documento: l’8 settembre era appunto il 1° giorno dell’anno XIX del pontificato di Alessandro III. Questi «sexto nonas octobris (dell’anno 1161) ordinavit Rudulphum presbyterum et consecravit eum episcopum in Ferentinensi Ecclesia» come riferisce I’Ughelli, citando la cronaca di Fossanova. Il vescovo Rodolfo morì poi il 25 febbraio 1191. I periti, Benedettini Cassinesi, che hanno esaminato le pergamene in questione, sono del parere che lo scritto sia stato redatto nella stessa data della consacrazione della Chiesa, e cioè nel 1177 o in tempo molto vicino ad essa. È dunque storicamente accertato che la reliquia del sangue di S. Lorenzo si trova in Amaseno fin dal sec. XII e ciò concorda anche con la testimonianza, resa nel 1618 dall’Arciprete del tempo e riportata dai Bollantisti negli «Acta Sanctorum»: «Da 500 anni ivi conservasi quel sacro pegno, secondo una memoria che asserisce trovarsi in antichi inventari della chiesa ». Cade così la leggenda secondo la quale la reliquia si conservasse prima nella cappella del Castello feudale del paese e fosse la regina Giovanna II di Napoli, nel tempo della sua dominazione, a donarla alla Chiesa di S. Maria. Come pure non ha alcun fondamento storico l’ipotesi affacciato da altri che la reliquia di Amaseno sia stata prelevata da quella di San Gregorio Armeno in Napoli”.
6. Amaseno (FR). Un momento della processione di San Lorenzo Martire, svoltasi la sera del 9 agosto 2026 (Foto G. Pavat)
San Lorenzo, quello della “Notte delle Stelle Cadenti”, terzo Patrono di Roma dopo San Pietro e San Paolo, nato a Huesca in Spagna nel 225 d.C., venne martirizzato il 10 agosto del 258 d.C. sulla graticola (in realtà venne decapitato), su ordine dell’imperatore Valeriano.
7. Venezia. Chiesa dei Gesuiti. Martirio di san Lorenzo, olio su tela di Tiziano Vecellio, 1548-1549.
8. Amaseno (FR). Il reliquiario con il “Sangue di San Lorenzo martire” (Foto G Pavat).
Come ho scritto in un altro articolo pubblicato su www.IlPuntosulMistero.it, “Da quel tragico e fiero sacrificio (sebbene inventato) nacque la bellissima leggenda delle “Stelle Cadenti”, interpretate simbolicamente come le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio. O, secondo, un’altra versione agiografica, venivano viste come memoria delle scintille e i carboni ardenti della graticola infuocata, a testimonianza del Suo coraggio per la Fede”.
9. Amaseno (FR). L’ampolla con il “Sangue di San Lorenzo martire” conservata nella Collegiata di Santa MariaAssunta (Foto G Pavat).
I resti del corpo e il sangue del Martire, venne pietosamente raccolto dai confratelli e sepolto al Verano a Roma. Una parte di questo sangue, mescolato a grasso o altre sostanze organiche, potrebbe essere quello citato nell’elenco delle reliquie amasenesi (sebbene non si sa quando sarebbe giunto nel Castrum)?
Ma il motivo per il quale ci interessa tanto questa reliquia è che, inspiegabilmente (inspiegabilmente?), ad ogni ricorrenza del martirio, il 10 agosto, il sangue (racchiuso una ampolla di vetro all’interno di un artistico e prezioso reliquiario di fattura barocca, risalente al XVIII secolo, conservato in un tabernacolo presente nella navata destra della Collegiata) si scioglie, assumendo un colore rosso vivo.
Il sangue (o la sostanza ritenuta tale) è formato da un insieme di grumi coagulati mescolati a grasso e a brani di pelle ed a cenere, nella quantità di circa 50 grammi.
Il “grasso” è la “de pinguedinis S. Laurentii Martyris”, citato nell’Atto di Consacrazione del 1177? Probabilmente sì, ma non se ne ha la certezza storica.
Le prime notizie relative al “Miracolo della liquefazione” (o, meglio, “prodigio”; come disse l’allora parroco, don Italo Cardarilli in una intervista alla trasmissione televisiva “Simbolika” del 2018, condotta da Raffaele Marallo), al quale chi scrive ha assistito personalmente svariate volte (compreso quest’anno), risalgono agli inizi del XVII secolo.
10. Amaseno (FR). Don Italo Cardarilli intervistato da Raffaele Marallo per il programma televisivo “Simbolika” nel 2018 (Foto G Pavat).
11. Fiuggi (FR). Giancarlo Pavat e Don Italo Cardarilli (Archivio IlPuntosulMistero).
Risulta che persino papa Paolo V (Camillo Borghese 1605-1621) informato del prodigio abbia voluto alcune gocce del sangue.
Questo “sangue”, durante tutto il corso dell’anno si mantiene normalmente coagulato (o rappreso), ma spesso è capitato che si sia sciolto al di fuori dei giorni in corrispondenza del 10 agosto, annuale ricorrenza del martirio. Anche in questi casi, la sostanza è diventata liquida, assumendo un colore rosso vivo e nettamente distinguendosi dagli altri elementi, frammisti ad esso.
12. Amaseno (FR). La statua di San Lorenzo portata in processione la sera del 9 agosto 2026 (Foto G Pavat).
13. Amaseno (FR). Il reliquiario con il Sangue di San Lorenzo martire (Foto G Pavat).
Ma di che cosa si tratta esattamente? È davvero il sangue del martire Lorenzo ? È possibile che una sostanza si sciolga e si rapprenda senza interventi esterni?
Cercherà di rispondere a questi quesiti, da un punto di vista prettamente scientifico, il professor Roberto Volterri, con un articolo che verrà pubblicato a breve su questo sito.
Vogliamo concludere questo breve articolo, il cui scopo è contribuire a far conoscere il “Prodigio di San Lorenzo” ad Amaseno, citando quanto riportato sul sito di Fabio Marzi, a proposito della “Natura della sostanza contenuta nell’ampolla”.
14. Amaseno (FR). La fila di fedeli nella navata destra della Collegiata, convenuti per rendere omaggio al Sangue di San Lorenzo martire (Foto G Pavat).
Lo facciamo senza voler esprimere giudizi di sorta e lasciando ai lettori di farsi una opinione in merito.
Ricordando però, che, come, ebbe modo di confermare il parroco don Italo Cardarilli, davanti alle telecamere di “Simbolika”, nel 2018; non è mai stata fatta alcuna analisi scientifica della sostanza contenuta nell’ampolla laurentana. Tutti gli studi, ricognizioni ed “analisi” sono state esterne.
“Riguardo alla sostanza, contenuta nell’ampolla, che si tratti di vero sangue, appare così evidente al buon senso dal suo stato di perfetta conservazione, che non ci sarebbe affatto bisogno di altre prove. Purtuttavia abbiamo al riguardo anche la garanzia della scienza. Il Dott. Clinio Silvestri (1849 – 1900) nella sua «Monografia del Reliquiario di S. Lorenzo M. in Amaseno» dice di aver fatto in proposito analisi accurate, che ne confermano l’autenticità. Si tratta di ripetuti esami eseguiti principalmente nella fase di liquefazione, quando il sangue mostra più evidenti i vari elementi che lo compongono. Eccone la descrizione particolareggiata: «… La massa sanguigna, prima nerastra ed informe, comincia a sciogliersi ed a prendere un aspetto di sangue naturale di denso spessore. In fondo all’ampolla apparisce chiaro un lieve deposito di cenere, frammista a piccoli pezzi di carbone. Al di sopra di questo deposito si osserva la massa liquida di sangue naturale e carico di corpuscoli rossi, come se fosse stato estratto da un’arteria e superiormente a quella un liquido siero sanguigno trasparente… Sfiora galleggiante in questo liquido un piccolo brano di pelle, in parte accartocciata lievemente ed arrostita ed in parte libera, naturale ed a bordi sfrangiati. Addosso alle vitree pareti interne dell’ampolla… si osserva una notevole quantità di grasso umano, che diviso e suddiviso in moltissime gocciole trasparenti di varia grandezza, connesse tra loro da tessuto cellulare, si mostra di un colore giallo chiaro, talora opalino, a contorni più carichi ed a fondo crema: sono anch’esse in stato di semiliquefazione, come se il grasso si trovasse allora sotto l’azione del fuoco e del ferro rovente… Queste fedeli e pazienti, osservazioni, da me e da altri medici distinti costantemente fatte dinanzi alla reliquia per oltre un trentennio, confermano clero e cittadini, visitatori cattolici ed acattolici. » Che poi il sangue contenuto nell’ampolla sia autentico sangue di S. Lorenzo M. ne fanno fede i cataloghi più antichi e recenti, in cui la reliquia viene sempre espressamente detta di S. Lorenzo. Esistono invero più documenti, atti ed inventari antichi, che citano la reliquia di S. Lorenzo martire. Le descrizioni che si riscontrano in essi sono però cosi differenti nella terminologia, da lasciare sul principio l’impressione che non si tratti della stessa, ma di due reliquie con diverso contenuto. Difatti la reliquia, citata nei documenti anteriori al 1600, viene detta semplicemente «de pinguedine», «delle grassecze», «dell’onto», «dell’adipe», ossia del grasso di S. Lorenzo M. e nient’altro. In quelli posteriori invece la reliquia appare costituita di più elementi con il sangue al primo posto: Ampolla «cum sanguine et pinguedine», «contenente sangue, grasso et pelle»; Reliquia «sanguinis cum carbonibus et adipe et pelle», «ex sanguine S. Laurentii martyris».
15. Amaseno (FR). La Collegiata di Santa Maria Assunta (Foto G Pavat).
Come spiegare la diversa terminologia nei due gruppi di documenti? Invero la loro discordanza, considerata al lume della storia e della fenomenologia della reliquia, si dimostra non sostanziale, ma solo apparente. L’oggetto, cioé, delle loro definizioni è sempre la stessa reliquia, vista però sotto due aspetti, o meglio, in due momenti diversi. I primi documenti infatti, redatti avanti che si verificasse il fenomeno della liquefazione, descrivono la reliquia come si presenta nello stato solido o rappreso, quando è il grasso che si evidenzia di più sul resto della massa opaca e indistinta. Al contrario, in quelli posteriori all’epoca della sua liquefazione, la reliquia ci viene descritta nella fase di scioglimento, quando appunto il sangue, con il suo colore rosso acceso, prende spicco su tutti gli altri elementi contenuti nell’ampolla: grasso, pelle e ceneri, pur essi ben visibili nella massa liquefatta. È chiaro, dunque, che si tratta di un’unica reliquia, che assume diverso aspetto nel variare il suo stato di aggregazione fisica da solido a liquido. Ma c’è un altro punto oscuro da chiarire. Tutti i documenti sopra citati, compresi quelli anteriori al 1600, dicono che la reliquia contenuta nell’ampolla sia di S. Lorenzo martire. Come si concilia questo con quanto scrive l’Aringhi nella sua Memoria che il Martire era sconosciuto agli abitanti? «Non sapendosi di quale Martire fosse il sangue conservato nell’ampolla, per celebrarne la festa anniversaria col dovuto onore, mentre il Martire è nascosto ai ricercatori, eccoti, nella ricorrenza della festa di S. Lorenzo… il sangue prende a liquefarsi e da allora non smise di ripetersi ogni anno». I cittadini e il clero di Amaseno avrebbero ben dovuto sapere dagli antichi inventari e dalla tradizione che il sangue contenuto nell’ampolla era di S. Lorenzo. Probabilmente, pur avendone cognizione, essi non possedevano le lettere autentiche, che facessero fede in merito all’appartenenza della reliquia. D’altronde, neanche quei documenti, tutti posteriori al Mille, potevano dare una sicura garanzia di autenticità, quando si pensi alla veneranda età della reliquia! E il fenomeno della liquefazione prodottosi, come diremo appresso, in quella contingenza e rinnovantesi poi ogni anno, il 10 agosto, volle essere la chiara risposta e la prova lampante a tutti i possibili dubbi, presenti e futuri, sulla autenticità del sangue di S. Lorenzo martire. È accaduto altre due volte nella storia della nostra reliquia che, o per trascuratezza degli uomini o per ingiuria del tempo, se ne siano perdute le lettere autentiche; e due liquefazioni estemporanee, avvenute nelle mani degli Ecc.mi Visitatori, come si dirà in seguito, tolsero ogni perplessità in merito e di nuovo provarono prodigiosamente l’autenticità del sangue di S. Lorenzo. Del resto, se le reliquie non sono autentiche, come possiamo ammettere che ogni anno e spesso anche altre volte durante l’anno l’Onnipotenza divina deroghi dalle leggi della natura, per farsi garante di una menzogna? Giustamente uno studioso ha scritto: «È ben comprensibile e degno della sollecitudine divina, che Dio supplisca alle lacune dei nostri archivi e alle deficienze della nostra erudizione mediante prodigi che diano l’autenticità al sangue dei nostri martiri » (Dott. Enry Bon in Medicina e Religione, pag. 237). (da “Il sangue di S. Lorenzo Martire” https://www.amasenoonline.com/reliquia.htm).
(Giancarlo Pavat)
16. Amaseno (FR). La statua di San Lorenzo Martire (Foto G Pavat).
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PRIMA DI METTERE ON LINE QUESTO PEZZO, ABBIAMO APPRESO LA TRISTE NOTIZIA DELLA SCOMPARSA DEL PROFESSOR ALBERICO MAGNI.
INSIGNE STUDIOSO PROPRIO DELLA STORIA E DELLE TRADIZIONI DI AMASENO, L’ANTICO CASTRUM SANCTI LAURENTI, ALLE QUALI HA DEDICATO NUMEROSI LIBRI.
QUESTO ARTICOLO È DEDICATO ALLA SUA MEMORIA.

























