“Emoglobina & Benessere”.
Metabolismo Eterno: Guida Nutrizionale del Perfetto Vampiro
di Roberto Volterri
Verso la fine del XVIII secolo, un medico, tale Andreas Wolf, studiando casi accertati di premature esequie, di pseudovampirismo e di grida soffocate provenienti da recenti inumazioni pensa di approfondire il problema dal punto di vista scientifico. Forse si basa su precedenti lavori di J.B. Winslow (1669–1740) e sulla “Dissertatazione sull’incertezza dei segni della morte e l’abuso delle sepolture e imbalsamazioni precipitose”, in cui il medico Jean-Jacques Bruhier (1685 – 1756) descrive 268 casi di morte apparente.
Jean-Jacques Bruhier (1685 – 1756)

Il suo libro sui casi di morte apparente.
Per alcuni anni nulla succede, ma dopo il 1770 eclatanti casi di tragiche sepolture un po’ troppo affrettate il problema viene riproposto e finalmente nel 1791 tal Christopher Wilhelm Hufeland, a Weimar, fa edificare il primo “Vitae dubiae asylum” in cui si esaminavano casi di morte apparente, dando il via a simili lodevoli iniziative che negli anni successivi si estendono in altre città tedesche.

Nel “Vitae dubiae asylum” forse si conducevano anche esperimenti “ai confini della realtà”…

Christopher Wilhelm Hufeland (1762 – 1836) studioso dei casi di morte apparente.
In altri Paesi, Francia in particolare, le vicende legate a strani rumori udibili – sempre di notte, chissà perché… – nei cimiteri, ai “vampiri” più o meno genuini, vengono invece ancora analizzate in un’ottica poco scientifica poiché basate sul ponderoso tomo dell’abate Augustin Calmet, con un titolo che, per un film, avrebbe suscitato l’invidia anche della simpatica regista Lina Wermüller…
“Dissertazione sopra le apparizioni degli Angeli, dei Demoni e degli spiriti e sui Redivivi e Vampiri dell’Ungheria, della Boemia, della Moravia e della Slesia”.


Il suo famoso trattato di Dom Augustin Calmet, pubblicato nel 1756.
Andreas Wolf, animato da vero spirito scientifico, correla subito le tenebrose descrizioni dei casi di “vampirismo” ad esequie eseguite frettolosamente ma gli è impedito di eseguire autopsie sui corpi “sospetti” poiché era questo un privilegio dei chirurghi militari austriaci. E, tra questi, la nostra attenzione si sposta adesso sul nome di Johan Georges Tallar…
Dopo aver studiato alla Scuola Superiore di Magonza e aver frequentato l’ambiente medico del Collegio Salmann di Salisburgo, Tallar ha modo di osservare direttamente almeno due casi di persone che affermavano di essere state aggredite da “vampiri”. In altri tre casi si deve accontentare di relazioni stilate da altri medici e di testimonianze indirette. Ma tra il 1724 e il 1756 comincia a farsi un’idea abbastanza chiara di come andassero veramente le cose.
Così, anche lui su sollecitazione dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, nel 1784 pubblica una dotta relazione intitolata “Visum repertum anatomico-chyrurgicum”, divisa in quattro capitoli e una sua conclusione finale.

Il libro del dottor Tallar in cui egli descrive l’abnorme dieta seguita da alcune popolazioni della Valacchia per motivi religiosi. Dieta che conduceva molto spesso a patologie che potevano dare credito a ciò che si narrava sui “vampiri”.

Una moderna edizione di un suo libro sui Vampiri.
Il testo di Tallar esamina dapprima le tradizioni della Valacchia che impongono lunghi periodi di digiuno in base ad alcune ricorrenze della religione ortodossa.
A Pasqua, ad esempio, sono prescritte ben sei settimane (un mese e mezzo!) di drastici digiuni, a cui segue una settimana – finalmente! – un po’ meno rigorosa.
Ma non finisce certo qui la “Dieta del perfetto Vampiro”!
Quando arrivano la festività dei santi Pietro e Paolo – ovvero a fine Giugno – riecco la necessità di mortificare il corpo per elevare lo spirito. E via con altre due o tre settimane di digiuno!
La “linea” ne trova senza dubbio giovamento, ma il metabolismo non è fatto per simili “torture”. “Torture” che riprendono a metà Agosto, in occasione della festività dell’Assunzione di Maria al Cielo. E ancora via, con un bel paio di settimane di meditazione sui peccati commessi (quello di “Gola” viene forse escluso!) fino quasi a Natale.
Qui il buon senso dovrebbe suggerire una pausa di riflessione, qualche strappo alla regola per ritemprare corpo e spirito…
Invece no, assolutamente no!
Per altre cinque o sei settimane i poveri (in tutti i sensi…) contadini della Valacchia e dintorni meditano sulle umane sciagure (la loro compresa!) e sulla possibilità di poter giungere in Paradiso con silhouette invidiabile.
Con una strana eccezione che tra poco esamineremo…
Avete tenuto il conto dei giorni in cui… si “meditava”? No? Vi aiuto io: per circa duecento giorni, praticamente, non si poteva toccare cibo!
James Oscar Noyes, medico statunitense in viaggio in Romania, a metà dell’Ottocento pubblicò una sua relazione intitolata “Roumania: the Border Land of the Christian and the Turk. Comprising Adventures of Travel in Eastern Europe and Western Asia” in cui testimoniava che…
“L’astinenza dei giorni di digiuno è così severa che, anche a pagarlo a peso d’oro non si potrebbe comprare nemmeno un bicchiere di latte…”

“Roumania: the Border Land of the Christian and the Turk. Comprising Adventures of Travel in Eastern Europe and Western Asia”.
Sì, va bene, va bene, ma il contadino qualcosa doveva pur mangiare visto che – meditazione a parte – aveva la quotidiana necessità di lavorare la terra, accudire il bestiame, riparare la sua rozza abitazione!

Un poco rassicurante contadino di una strana Romania che non c’è più?
Così, aglio (disdicevolissimo per ogni “vampiro” che si rispetti!), cipolle crude, ravanelli, zucche conservate in salamoia, insipidi cavoli di tutti i generi e un disgustoso pastone di farina di mais al posto del pane compaiono sulla poverissima tavola del contadino aspirante alla “santificazione” in terra.
E per deglutire efficacemente tutto questo “ben di Dio”? Niente paura!
Succo di mele selvatiche, aceto di birra e una ben poco appetibile salamoia di cavolo contribuiscono a condire – si fa per dire – la quotidiana dieta degli sventurati contadini transilvani e valacchi durante i restanti centosessantacinque giorni… di “non digiuno”! Pensate che questa “dieta” potesse giovare al corpo e alla psiche di persone anziane, bambini, e malati?
Come prima accennato poco prima delle festività natalizie qualcosa succede…
Vampì, pigliate ‘na pastiglia, siente a mme!
… più o meno così cantava molti anni fa il simpaticissimo Renato Carosone, pianista e compositore, forse suggerendo la cura per ogni mal d’amore, per ogni cupo pensiero, per affrontare le quotidiane difficoltà del vivere. Ma, volendo ora celiare un po’, anche del… “non-vivere”!
Più avanti vedremo il perché di questo titolo, ma ora torniamo alle acute analisi del dottor Tallar…
Innanzitutto egli nota che in certi periodi dell’anno aumentano i casi di “vampirismo”, o meglio casi in cui vengono denunciate aggressioni da parte di individui che tanto, ma proprio tanto, assomigliano a dei “vampiri”.
Molti contadini sostengono che, nel dormiveglia, scorgono accanto al loro letto i “Moroi”, ovvero “vampiri” tipici della Valacchia e della Romania in generale.
“Moroi” significa “Non-morto”, un individuo che non vuole rinunciare a continuare la sua vita terrena e torna tra coloro i quali gli sono sopravvissuti.
Di solito per perseguitarli…

“… succhia il sangue dei vivi e li ammazza…”
“Cosa faceva il moroi?” chiede il dottor Tallar al malato, poiché di malati si tratta come ora vedremo, “Che aspetto aveva”, “Chi era?”.
Tutti, indistintamente, rispondono che si tratta di qualcuno di loro conoscenza, morto di recente, che “succhia il sangue dei vivi e li ammazza…” e che é necessario aprire la loro tomba e procedere secondo copione.
“Copione” che prevede soprattutto l’inchiodarlo al suo avello mediante un paletto di abete (ma non dovrebbe essere di frassino?) che poi verrà bruciato insieme al cadavere del “vampiro”.

Parte del Kit del perfetto “Ammazzavampiri”. Guai a non averlo al momento opportuno!
Davanti al fuoco di un grande camino si racconta anche di cadaveri dissotterrati e trovati ingrassati, avendo succhiato – garantiscono i più anziani – il sangue delle sue vittime. A nessuno passa neppure lontanamente per la testa che la formazione dei gas dovuti alla putrefazione del corpo possono gonfiare il cadavere e farlo sembrare ben nutrito!

Davanti al fuoco di un grande camino si racconta anche di cadaveri dissotterrati e trovati ingrassati…
Nelle lunghe serate passate davanti al fuoco – tra un digiuno e l’altro, naturalmente – fioccano gli “efficacissimi” rimedi per combattere i “vampiri”.
Paletto appuntito a parte, i più acculturati tra i vecchi contadini suggeriscono di sparare un colpo di pistola al di sopra del capo del “vampirizzato”.
La paura, si sa, produce spesso effetti miracolosi!
Scarsi risultati durante la prova di tiro a segno?
Tentare allora con l’ingestione di una “miracolosa” miscela di miele e un bel po’ di vino rosso che – soprattutto se dotato di consistente gradazione alcolica – sortisce sempre risultati eccezionali!
(Roberto Volterri)

“Dieta del Vampiro”? Ma quale dieta! Io seguo la “Dieta del Contadino”: gran colazione, grande pranzo, ricca cena, sanguigno vino rosso e ogni tanto… uno spuntino!
E PER LA VOSTRA ESTATE
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SONO FINALMENTE ORDINABILI
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ROBERTO VOLTERRI, GIANCARLO PAVAT,
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ALESSANDRO MIDDEI
COSA ASPETTATE A LEGGERLI?










