Festeggiamo assieme il 100° compleanno del Tramezzino!

 

Grazie al professor Volterri abbiamo scoperto che il celebre conte-vampiro transilvano, ovvero Dracula, ha dato.il proprio nome persino ad un panino…uruguayano. Il “Dracula’s Chivito“.

Ebbene, visto che si parla di panini imbottiti, perché non ricordare un anniversario che riguarda proprio una eccellenza gastronomica del nostro Paese?

DA PIAZZA CASTELLO A TORINO ALLA CONQUISTA DEL MONDO, PASSANDO PER GABRIELE D’ANNUNZIO.

I 100 ANNI DEL TRAMEZZINO. 

 

 

Non è nota la data esatta, ma l’anno certamente si. Stiamo parlando di qualcosa che tutti abbiamo assaggiato almeno una volta e che fa parte della cucina italiana, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, con buona pace dei vari rosigoni d’oltralpe o d’Oltremanica. 

Ebbene si, in questo 2026 appena iniziato , e che ci si augura sia migliore dell’anno precedente (non deve impegnarsi molto per esserlo!), cade il PRIMO CENTENARIO DELLA NASCITA DEL TRAMEZZINO.

Il panino imbottito tipicamente italiano nacque a Torino e precisamente nel celebre Caffè Mulassano in piazza Castello.

Secondo una consolidata tradizione subalpina, fu la signora Angela Demichelis Nebiolo a inventare questo simbolo della gastronomia del Bel Paese come alternativa tricolore al sandwich della “Perfida Albione”. Che, stando ad una inveterata tradizione sarebbe nato dall’intuizione di coprire crostino farcito con una  seconda  fetta di pane tostato, avuta dal nobile inglese John Montagu, IV Conte di…. Sandwich!

Ma a Torino fu tutta un altra storia. 

Due (o piu)  fette di pane bianco, morbido, senza crosta e, all’interno, tutto ciò che poteva inventarsi la fantasia culinaria italica.

La tipica forma trinagolare la si deve però a Venezia, mentre il nome è una “genialata” dell”invemtore di nomi e motti destinati a passare alla Storia, basti pensare alla “Rinascente” di Milano o al  “Nec Recisa Recedit”, motto del Corpo della Guardia di Finanza. Si sta parlando del Vate nazionale, ovvero il poeta-soldato Gabriele D’Annunzio.

Il Vate Gabriele D’Annunzio (a sx) impegnato in “Rancio di Corpo” assieme a militari italiani. L’immagine, di pubblico dominio, gira sul web con la didascalia secondo cui  la fotografia sarebbe stata scattate a Fiume, durante l'”Impresa d’annunziana del 1919/1920″. Ma in realtàassiemw al Vate si notano degli Alpini e non risulta che le mitiche truppe da montagna italiane fossero presenti nella Città quarnerina assieme al Poeta-soldato. Quindi è assai probabile che la foto si riferisca ad un “Rancio” svoltosi durante la Grande Guerra. Gabriele D’Annunzio, per motivi di propaganda e per tenere alto il morale delle truppe, era solito visitare i vari fronti di guerra e intrattenersi con i soldati italiani. 

Fu proprio lui, colpito dalla delizia imbottita torinese, che escogito’ il nome “Tramezzino“, derivato ovviamente dal termine “tramezzo”, nel senso di qualcosa che sta “in mezzo”. È altrettanto ovvio che  D’Annunzio inventò il nome per sostituire il termine “sandwich” troppo poco patriottico. 

I fratelli Giancarlo e Luca Pavat con la  statua bronzea di Gabriele D’Annunzio, scolpita dal maestro Alessandro Verdi. Inaugurata il 12 settembre 2019 in occasione del Centerario dell'”Impresa di Fiume”, si trova nella storica piazza della Borsa a Trieste (Foto Francesco Pavat).

 

Rimane il fatto che da quel lontano 1926, il tramezzino si è diffuso ovunque, con varianti più o meno fantasiose, andando incontro anche ai nuovi gusti e tendenze (basti pensare al tramezzino vegano), ma diventando, senza tema di smentita, un altro simbolo di un Paese unico al Mondo, come il nostro.

(Giancarlo Pavat)

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..e…prossimamente…

 

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