I misteri dei “Volti nella roccia” in Italia; di Giancarlo Pavat.

 

 

VOLTI NELLA ROCCIA IN ITALIA

di Giancarlo Pavat 

 

Grazie alle ricerche ed agli interessanti articoli del dottor Fabio Bertoletti, stiamo scoprendo alcune incredibili emergenze megalitiche in Valle d’Aosta, in particolar modo alcuni volti che sembrano essere stati scolpiti nelle rocce delle montagne. Ovviamente, in casi come questi, la prudenza deve essere d’obbligo e Bertoletti, infatti si muove con estrema cautela e sta, appunto, proseguendo nelle ricerche e nei riscontri. Perché, spesso può capitare di incorrere in casi di pareidolia.  

La pareidolia, dal greco εἴδωλον, èidōlon, “immagine“, con il prefisso παρά, parà, “vicino“, è l’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note degli oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale, ad esempio di nuvole o paesaggi e, ovviamente rocce 1).

I casi su cui sta indagando Bertoletti in Valle d’Aosta potrebbero, però, essere plausibili, anche perché ne esistono altri simili sparsi in giro per l’Italia.

Su questo sito ci siamo già occupati in diverse occasioni del più imponente dei megaliti scoperti a Ceccano (FR) dall’ingegner Roberto Adinolfi, che sembra raffigurare una gigantesca scultura di un volto umano barbuto.

1. Roberto Adinolfi in cima al Volto megalitico de “Il Guardiano” (foto G. Pavat).

 

Allo stato attuale delle ricerche sembra proprio che il “Guardiano di Ceccano” sia davvero opera dell’uomo.

L’archeologo Alberto Pozzi cita un monolite sardo che sebbene assolutamente naturale reca l’indiscutibile impronta della mano umana che l’ha modellato a guisa di enorme testa che scruta corrucciata l’orizzonte.

La predisposizione delle genti sarde per i valori sacri ci porta anche ad ipotizzare, e forse a comprendere, alcune situazioni particolari, nell’isola sono presenti guglie rocciose di aspetto antropomorfo, che non sono passate inosservate alle genti protostoriche, che le hanno forse considerate una presenza divina. 2)

2. Il “Testone megalitico” di Filigosa (NU) (foto Alberto Pozzi).

La più nota, anche perché è ben visibile dalla strada statale Cagliari-Porto Torres all’altezza di Macomer/Filigosa, è una roccia di forma cubica, dalle dimensioni ragguardevoli (oltre metri 2 x 2 x 2) che a seguito di qualche intervento scultoreo, ha assunto la forma di una testa umana”.

3. La roccia a forma d’orso che ha dato il nome al Capo presso Palau in Sardegna (foto Wikipedia).

Sempre in Sardegna è famosissima e visitata ogni anno da migliaia di turisti, la gigantesca “Roccia dell’Orso” che, da circa 120 metri slm, domina la costa tra Palau e l’arcipelago de La Maddalena.

La formazione rocciosa, risalente a circa 300 milioni di anni fa, è stata modellata dall’azione del vento e degli agenti atmosferici, tanto da assumere nel corso del Tempo, la sagoma di un plantigrado.

La Roccia e l’area circostante è stata frequentata sin da tempi preistorici ed era ben conosciuta dai tantissimi navigatori che si avvicinavano alla Sardegna, tanto da essere identificata come uno dei punti chiave della navigazione nel Mar Mediterraneo.

 

4. Roccia dell’Elefante” in località Multeddu nel sassarese. (foto Wikipedia)

Ma oltre alla “Roccia dell’orso”, in Sardegna c’è pure quella dell’Elefante. 

E’ visibile nel territorio del comune di Castelsardo nel sassarese, in località Multeddu, al km 4,3 della SS 134.

La “Roccia dell’Elefante” è e un enorme monolite di colore ruggine, alto oltre 4 metri, staccatosi dal monte Castellazzu. Non vi sono dubbi sul fatto che non sia opera dell’uomo. Infatti, è stata l’erosione naturale, dovuta a fattori eolici e meteorici, ha conferire al monolite la forma di un enorme elefante

Discorso ben più complesso riguarda gli incredibili “Megaliti dell’Argimusco”, non lontano da Montalbano Elicona (borgo in provincia di Messina, considerato tra i più belli d’Italia) in Sicilia, tutti prodotti dall’erosione eolica. Ma…

Quello più celebre ed affascinante è sicuramente il monolite che rappresenta un Aquila con le ali aperte e la testa rivolta a sud, verso l’Etna. Poco più a nord dell’Aquila si incontra la cosiddetta “Grande Rupe”. La roccia più grande e maestosa dell’intero complesso roccioso che, se osservata da sud, sembra il profilo di un uomo soprannominato “il Siculo”.

5. I megaliti dell’Argimusco: l’”Aquila” (foto SiciliaWeekend).

Sotto la “Grande Rupe” si ammira “l’Orante”, figura che volge lo sguardo verso nord, ovvero verso il Mar Tirreno e le isole Eolie. Poco distante, sulla cosiddetta “Rupe dell’Acqua”, si distingue nettamente l’elegante profilo di una figura femminile con le mani giunte. Questa “scultura”, chiamata “la Vergine”, è alta oltre 25 metri.

Secondo diversi ricercatori, anche se naturali, sui.megaliti dell’Arcimusco ci sarebbe comunque la mano umana. 

Si potrebbe continuare a lungo ma in questo frangente vogliamo citare alcuni megaliti che raffigurano (o sembrano raffigurare) volti umani e che non sono noti al grande pubblico.

Per correttezza, però, va ricordato che, al momento, l’Archeologia Ufficiale ha riconosciuto soltanto un “volto scolpito nella pietra” come opera dell’ingegno umano. Quello di Borzone in Liguria.

6. Volto megalitico di Borzone in Liguria

IL VOLTO MEGALITICO DI BORZONE

È considerata la più grande scultura rupestre d’Europa, se non del Mondo intero.

SI sta parlando del gigantesco volto umano barbuto scolpito quasi a tutto tondo su una rupe scoscesa in località “Rocche di Borzone” nel territorio comunale di Borzonasca (GE), facente parte del Parco Regionale dell’Aveto.

La colossale testa umana è alta 7 e larga 4 metri, e sembra portare una sorta di copricapo.

Venne scoperta nel gennaio del 1965 dall’assessore del Comune di Borzonasca, Armando Giuliani, mentre era impegnato in un sopralluogo per la realizzazione di una strada.

Quando il 1° febbraio, il quotidiano genovese ”Il Corriere Mercantile” diede notizia della scoperta in un articolo a firma di Luigi Solari, si ipotizzò che la gigantesca scultura raffigurasse il volto di Cristo e fosse opera dei monaci della vicina abbazia di Borzone.

Uno dei luoghi sacri più antichi e importanti della Liguria. Sorta grazie ai monaci di San Colombano di Bobbio (l’attuale struttura risale però al XII secolo).

Relativamente all’identificazione con Cristo, visti i capelli e la barba lunghi, c’è persino chi ha trovato somiglianze con il “Volto sindonico.”

 

Ma in realtà è una mera ipotesi. E nemmeno l’unica. Relativamente alla datazione, agli artefici e agli scopi, ne sono state avanzate diverse. Alcune sono decisamente fantasiose.

Si sono tirati in campo i Celti e il loro “culto delle Teste Mozze”, stando almeno a quanto ci narra Svetonio (69 circa – 120 circa d.C.) che a sua volta cita il viaggio di Posidonio in Gallia nel I secolo a.C..

Pietro Gaietto, che dal 1975, assieme ad altri ricercatori non accademici, studia la scultura rupestre, ritiene che il “Volto megalitico di Borzone“ vada datato “al Paleolitico superiore (da circa 20.000 a 12.000 anni fa), così come sono attribuiti a questa fase culturale molti grandi menhir antropomorfi di Carnac. Nel Paleolitico superiore in Europa troviamo civiltà molto diverse da zona a zona, ma le due più importanti sono quella degli scultori della pietra con soggetti di culto antropomorfi e non conoscevano la pittura, e quella dei pittori con soggetti zoomorfi, che dipingevano nelle grotte (Francia, Spagna, ecc.) e non scolpivano la pietra. I discendenti dei popoli con scultura hanno fondato le città, inventato l’agricoltura, l’allevamento del bestiame, la fusione dei metalli, ecc. I discendenti dei popoli con pittura si sono dispersi per il mondo vivendo di sola caccia e degenerando: Boscimani in Africa, Aborigeni australiani, ecc.”.

Comunque, il Volto di Borzonasca può anche essere considerato un enorme mascherone apotropaico simile a quelli che fanno buona guardia sopra i portali o sulle facciate di palazzi, chiese, semplici abitazioni, dei nostri centri storici.

Se così fosse, rimarrebbe da capire su chi o cosa stesse vigilando. Forse non lo si saprà mai.

Rimane però un aspetto da rimarcare.

Per decenni il Volto di Borzonasca è stato considerato opera della Natura. Legioni di stimati archeologi ed accademici si sono sperticati in spiegazioni e asserzioni stando alle quali non poteva assolutamente trattarsi di opera dell’umano ingegno.

Ebbene, quanti altri “scherzi o meraviglie della Natura”, secondo la Scienza Ufficiale, sono invece frutto della volontà e delle capacità artistiche di chi ci ha preceduto secoli se non millenni e millenni fa, e attendono ancora di essere riconosciuti come tali?

Per poter ammirare il Volto scolpito nella rupe si consiglia di lasciare l’A12 (Genova-Livorno) al casello di Lavagna. Poi si segue la SS 225 in direzione Carasco. Da qui si punta verso Nord, lungo la SS 586 (“della valle dell’Aveto”) fino a Borgonovo. Si prende a sinistra e si raggiunge Borzonasca. Da dove ci si avvia verso “Prato Sopralacroce” e si gira a destra per l’Abbazia di Borzone. Superata, si va verso la frazione di Zolezzi. Finché non si arriva al Passo delle Rocche, dove si innalza la rupe con il “Volto silente”.

Ma il “Mascherone di Borzonasca” non è l’unica struttura megalitica “strana” che si trova in quell’area ricchissima di leggende e miti, spesso inquietanti.

A circa 1500 metri slm, sul Monte Aiona, non lontano dal Rifugio in località Prato Mollo, sempre nel territorio del comune di Borzonasca, in mezzo a un pascolo alpestre, è visibile un curioso fenomeno geologico, noto come “Pietra Borghese”.

Il sito è formato da massi di diverse dimensioni di Lherzolite 3) che formano una sorta di galleria. Ebbene, se da un lato non vi è alcun dubbio che la struttura megalitica sia naturale, dall’altro stupiscono i fenomeni di aberrazione magnetica che vi si verificano all’interno e nei paraggi.

Stando a studi scientifici quell’ammasso di macigni sarebbe ciò che rimane di un meteorite.

Non hanno al momento trovato riscontro le dicerie raccolte da diversi ricercatori tra i valligiani. Secondo questi ultimi, un Tempo all’interno del cunicolo si vedevano dei graffiti o pittogrammi, di cui oggi non vi è alcuna traccia. Ma che sono stati attribuiti a qualche Civiltà antichissima scomparsa o (giusto per non farci mancare nulla) agli extraterrestri.

 

 

GIGANTI DI PIETRA DELLA LIGURIA, DEL LAZIO E DELLA CALABRIA

 

7. Il presunto Volto megalitico della Val Bisagno in Liguria

 

 

IL VOLTO MEGALITICO DI DAVAGNA (GE) IN VAL BISAGNO

Ma a circa 30 chilometri dal “Volto di Borzonasca” e precisamente in Val Bisagno, nel territorio comunale di Davagna (GE), si aprono le “Forre di Cavassolo”. Qui, scruta l’orizzonte un altro Volto scolpito nella roccia. Di dimensioni leggermente inferiori a quello di Borzonasca, questo artefatto venne individuato e segnalato dal ricercatore ligure Eugenio Ghilarducci 4) che l’ha attributo alle antiche popolazioni liguri, datandolo ad oltre 2000 anni fa.

Ma in realtà, anche in questo caso la scultura rupestre è avvolta nelle nebbie del Mistero.

L’unica certezza è che l’enorme Volto megalitico sembra davvero voler vigilare sui passi montani che dalla costa ligure conducevano (e conducono ancora oggi) nell’entroterra.

8 Il presunto Volto megalitico della Val Ponci in Liguria.
 

IL VOLTO MEGALITICO DELLA VAL PONCI (SV)

Ma i “Giganti liguri” non sono certamente terminati. Un’altra testa umana (anche se più piccola, infatti è alta circa 1 metro e mezzo) scolpita nella roccia è visibile presso la borgata Verzi, nel territorio del comune di Finale Ligure.

Per poterla vedere bisogna raggiungere la frazione montana di Calvisio. Poi proseguire attraverso un ponte e si sale seguendo il tracciato sino ad un bivio. Prendendo a destra si arriva a Verzi, prendendo invece a sinistra si imbocca la mulattiera della Val Ponci. E proprio a sinistra dell’inizio del tracciato si innalza la scultura nella roccia. Storici locali l’hanno attribuita agli antichi Liguri e datata tra il 3000 e il 2000 a.C., ma non si hanno precisi riscontri oggettivi.

Umberto Cordier 5) segnala che tra quelle montagne e precisamente presso la nota Grotta Strapatente 6), ci sarebbe anche un Dolmen o comunque una struttura litica somigliante, di cui si ignora se sia di origine artificiale o naturale.

9. Giancarlo Pavat e Massimo Palazzi a Supino (FR)

 

IL VOLTO MEGALITICO DI SUPINO IN CIOCIARIA

Un altro volto umano scolpito nella roccia è stato scoperto da Massimo Palazzi a Supino, paesino arroccato sui contrafforti della catena dei Monti Lepini in Ciociaria.

Massimo Palazzi, presidente della Pro Loco è da sempre impegnato nella ricerca e nella valorizzazione della storia e delle tradizioni del proprio paese.

Il volto, che visto di profilo sembra proprio quello di un uomo, si trova sulla rupe che sovrasta Supino, in cima alla quale sorgono notevoli ruderi di un complesso fortificato medievale.

Da qualsiasi punto del centro storico di Supino è possibile raggiungere l’erto sentiero che porta alle rovine della cosiddetta “Torre”.

In realtà la struttura era qualcosa di più di una semplice torre di avvistamento e segnalazione. Era un vero e proprio piccolo castello.

Una rocca costruita attorno all’XI secolo, che venne sensibilmente danneggiata durante un assedio nel 1128.

Si dice che Rinaldo da Supino sia partito proprio da questa rocca per unirsi agli altri congiurati che, all’alba del 7 settembre 1303, entrarono ad Anagni e diedero l’assalto al Palazzo di Bonifacio VII ove catturarono il Pontefice. Episodio passato alla Storia come “Schiaffo di Anagni“.

Le rovine supinesi sono visitabili e quindi, anche il “volto megalitico” è perfettamente visibile a chi percorre il sentiero.

Ovviamente, in casi come questo la domanda d’obbligo è sempre la stessa; si tratta di un curioso caso di pareidolia e quindi la presunta scultura è opera della Natura, oppure c’è la mano dell’uomo? La vicinanza con la Rocca di Supino potrebbe far propendere per la seconda ipotesi, ma solo l’eventuale scoperta di tracce di scalpelli o di altri interventi umani, consentirà di pronunciare una parola definitiva.

10. Supino (FR). Il presunto volto megalitico (Foto di Massimo Palazzi)

In ogni caso, il “Volto megalitico” è un ulteriore motivo per recarsi a conoscere Supino (che vanta, tra l’altro, interessanti portali di pietra con enigmatiche simbologie) 7), e per un’escursione in cima alla rupe su cui sorge la Rocca e da cui si gode un panorama sulla Valle Latina sino ai Monti Ernici e agli Appennini.

 

11. Per scoprire i misteri di Supino… il libro.”Supino arcana” di Giancarlo Pavat e Massimo Palazzi (Amazon 2023).

12 La presunta “Faccia di pietra” di Melito di Porto Salvo in Calabria.

 

LA “FACCIA DI PIETRA DI PRUNELLA” DI MELITO DI PORTO SALVO (RC)

 

In Calabria sono ormai celeberrime (e oggetto di infuocati dibattiti) le “Sculture megalitiche” di Campana, località posta sui rilievi della cosiddetta “Presila cosentina”, praticamente sulle pendici della Sila Grande.

13. La statua del presunto elefante preistorico (Disegno a matita, china e pastelli di Giancarlo Pavat)

14. Giancarlo Pavat e la presunta statua del elefante preistorico dell’Invallicata (Elaborazione grafica di Giancarlo Pavat)

 

Di questi megaliti, in particolare di quello che sembrerebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) raffigurare un esemplare di Elephas antiquus” (o, meglio, “Paleoloxodon antiquus“) mi sono già diffusamente occupato nel mio libro del 20025, “Animali nell’Arte che non dovrebbero esserci” (Amazon 2025).

15  il libro di Giancarlo Pavat “Animali nell’arte che non dovrebbero esserci ” (Amazon 2025).

Ma esistono altre rocce che sembrano propri essere state scolpite a guisa di volto umano. Ad esempio, sul Monte Cufolito nella vallata del Tuccio, in località Prunella di Melito di Porto Salvo nel reggino, sembra voler scrutare l’orizzonte marino, una sentinella di pietra.

Si tratta di un enigmatico volto ricavato nella rupe che sovrasta, appunto, la spiaggia di Prunella. Anche in questo caso è richiesta la massima cautela, visto che la “Faccia di pietra di Prunella”, così viene chiamata localmente, sebbene più di qualche ricercatore la considera un’ultima vestigia di qualche antichissima Civiltà, sembra “una suggestiva opera naturale”, come la definisce Maria Lombardo. Sembra proprio che in questo caso non ci siano dubbi.

La “Faccia di pietra” non è il risultato opera di mani intelligenti ma degli elementi naturali come pioggia, neve e vento. In pratica è il più classico caso di pareidolia. Il volto nella roccia appare come tale soltanto se visto da una determinata prospettiva.

 

16. La formazione rocciosa  nota come “Pietra Cappa”, con i suoi 140 metri di altezza  è il monolite più grande d’Europa. Questo Geosito dell’UNESCO (2021), che si innalza tra i territori di San Luca e Careri nel Parco Nazionale d’Aspromonte, viene considerato  uno dei luoghi più magici della Calabria. C’è chi vi vede il profilo di una Sfinge. 

Questa rapida carrellata sui “Volti nella roccia” del nostro Paese non è certamente esaustiva ma riteniamo permetta di farsi una idea di ciò che abbiamo attorno a noi (spesso senza rendercene conto) e quante ricerche siano ancora da fare, tenendo, parimenti, sempre ben presente il celebre aforisma di Eraclito, con cui si apre il nostro sito; “Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi”.

(Giancarlo Pavat)

 

NOTE

1) A questo proposito si veda “Pareidolìa”, in Treccani.it;
2) Alberto Pozzi ” Megalitismo. Architettura sacra della Preistoria”, Società Archeologica Comense 2009.
3) Roccia eruttiva intrusiva della famiglia delle peridotiti, caratterizzata dall’associazione dell’olivina con pirosseni rombici e monoclini. Prende Lherz nei Pirenei francesi, dove è molto diffusa.
4) È stato citato da Umberto Cordier nel suo libro “Guida ai luoghi misteriosi d’Italia”, Piemme pocket 2002.
5) Umberto Cordier “Guida ai luoghi misteriosi d’Italia”, Piemme pocket 2002.
6) Dal latino Extra Patens, ovvero “che sia apre verso l’esterno”. Lunga circa 60 metri, la sala ipogea principale misura 10x 10 metri. Mala curiosità che attira maggiormente gli speleologi è la cosiddetta “Acquasantiera” Ovvero un monolite naturale a forma di vasca che da milioni di anni raccoglie l’acqua dello stillicidio che scende dal soffitto.
7) A questo proposito si veda: G. Pavat e M. Palazzi “Supino Arcana”, (Amazon 2023).

 

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