I MISTERI DELLA MAARIAN KIRKKO A TURKU (SUOMI-FINLAND). LABIRINTI, PELLEROSSA E….NOSFERATU!… di Giancarlo Pavat

Turku (Suomi-Finland). La navata della Maarian kirrko.

I MISTERI DELLA MAARIAN KIRKKO A TURKU (FINLANDIA)

LABIRINTI, PELLEROSSA E….NOSFERATU!

di Giancarlo Pavat

A volte si entra in un palazzo storico, in una chiesa medievale o in un qualunque sito di natura artistica-architettonica, per una ricerca su una determinata tematica e si finisce per iniziarne un’altra, totalmente diversa. Il motivo va ricercato in ciò che si vede all’interno e che, parafrasando il nostro Eraclito, non ci si aspettava minimamente di trovare.

È il caso della chiesa medievale di Santa Maria, ovvero Maarian kirkko in finnico, di Turku (città bilingue, quindi chiamata pure Åbo in svedese) situata alla foce del fiume Aurajoki, nella Finlandia sud-occidentale.

Infatti furono gli Svedesi a fondare questa città nel XII secolo, attorno ad una chiesa del secolo precedente. La chiamarono, appunto, Åbo, nome con cui ancora oggi è indicata dagli appartenenti alla minoranza svedese. Nel 1229 venne spostata nella sede attuale. Sembra che il nome finnico derivi da un etimo paleoslavo che dovrebbe significare “mercato”. Si potrebbe citare il motto latino “Nomen omen”, visto che il momento di maggior ricchezza e sviluppo economico e culturale, la città lo ebbe come emporio della lega dell’Hansa nel XIII e nel XIV secolo.

Diventata sede vescovile nel 1290, Turku/Åbo prosperò sino ad ottenere dal re svedese Gustavo I Erikson Vasa (1495-1560) la “patente” di città, proprio nel momento in cui il vescovo Mikael Agricola incominciò a predicare la riforma luterana.

Nel 1556, Turku/Åbo divenne la capitale del neo costituito Granducato di Finlandia, voluto dallo stesso Gustavo I Erikson Vasa per il figlio Giovanni, il futuro Giovanni III di Svezia, sposato con Katerina Jagellona figlia del re di Polonia Sigismondo e dell’italiana Bona Sforza (1494-1557), figlia del duca di Milano Gian Galeazzo Sforza.

Palaombara Cristina

Cristina Augusta di Svezia (Stoccolma 1626 – Roma 1689). Opera di Sebastien Bourdon conservata al Nationalmuseum di Stoccolma (Fonte Wikipedia).

Nel 1620, un altro sovrano svedese, Gustavo II Adolfo il Grande, vi fondò il Gymnasium e vent’anni dopo, la figlia Cristina (la famosa Cristina di Svezia, che, convertitasi al Cattolicesimo, si trasferì a Roma in dorato e munifico esilio, dove fondò il celeberrimo “Cenacolo alchemico”) diede vita all’”Accademia”.

Nonostante sia stata colpita nel corso degli ultimi duecento anni da numerosi devastanti incendi, Turku conserva ancora oggi alcuni edifici e monumenti medievali, come il castello che domina l’estremità occidentale della riva dell’Aurajoki, poco prima che si tuffi tra le onde dell’Arcipelago.

Turunlinna (in finnico) o Åbo slott (in svedese), ovvero il Castello di Turku, posto sulla Linnankatu, non lontano all’imbarcadero per i traghetti per le crociere, è considerato come il miglior maniero medievale (tanto da costituire una delle maggiori attrazioni storiche) di tutta la Finlandia. Si compone di due corpi di fabbrica di quattro paini ciascuno, collegati tra loro da torri. Fondato nel 1280, ebbe il suo periodo di massima gloria ed importanza strategica, nonché la fama di inespugnabilità, nel XIV secolo durante la guerra per il trono di Svezia tra Magnus II Eriksson e Albrecht von Mecklenburg. Trasformato in sontuosa residenza rinascimentale nel XVI secolo, vi risiedette la fastosa corte del Granduca Giovanni e della Granduchessa Katerina Jagellona. Caduto in disuso durante il periodo del dominio zarista, quando la capitale venne spostata ad Helsinki, il castello è stato restaurato dopo la Seconda Guerra Mondiale ed oggi costituisce la sede del Museo Storico della città.

Ma tracce dell’antica Turku/Åbo sono state riportate alla luce all’estremità orientale del lungofiume della riva sinistra dell’Aurajoki, sotto l’ottocentesca “Villa Rettig”, sede della “Fondazione Matti Koivurinta” che ospita i musei “Aboa vetus/Ars Nova”, posti. Il nome, misto di latino con il nome antico della città, si riferisce allo straordinario sito posto a circa otto metri sotto l’attuale piano di calpestio che ci riporta indietro di ottocento anni.

L’area ha restituito le vie e le piazze lastricate, i muri perimetrali di case e palazzi della città medievale. A questo luogo davvero incredibile per un Paese dell’estremo Nord, si unisce la parte del Museo, l’”Ars Nova”, dedicata alle collezioni di arte contemporanea.,

Turku (Suomi-Finland). Giancarlo Pavat all’interno della Maarian kirkko. (Foto Sonia Palombo).

Ma, tornando alla chiesa citata all’inizio, avevo deciso di visitarla, in una lontana estate del secondo decennio del XX secolo, prima che si scatenasse la pandemia del virus cinese “Covid 19”, perché stavo svolgendo una ricerca sui labirinti della regione della Fennoscandia e sapevo che, all’interno della ”Maarian Kirkko”, vi erano affrescati ben quattro esemplari.

Questa è senza dubbio la più interessante di tutte le chiese nordiche con labirinti. Formalmente situata nel villaggio di Rantamaki, ed ora entro i confini della città di Turku, la chiesa fu costruita tra la fine del XIV secolo e in seguito ingrandita nel corso del XV secolo, e presumibilmente anche gli affreschi risalgono a questo periodo” spiegano gli amici John Kraft e Jeff Saward nel loro articolo “Nordic Church labyrinths”, consultabile su da www.labyrinthos.netHa un gran numero di affreschi sulle pareti e sul soffitto con motivi che sembrano essere stati ispirati dalla cultura popolare piuttosto che dalla abituale arte delle chiese medievali”.

Sopra, da sx, Giancarlo Pavat, Kimberly Saward, Tommaso Pellegrini e Jeff Saward. In basso; John Kraft e Giancarlo Pavat.

 

Per prima cosa si riconoscono sulle pareti della navata alcune ”Croci patenti” di colore rosso inscritte in una circonferenza e un Volto di Cristo. Ma sono stati affrescati anche soggetti più profani, anche se con evidente significato allegorico; un sovrano, imbarcazioni varie, un uomo che suona in una tromba.

Interessanti i due cavalieri affrontati intenti in un torneo. Forse rappresentano l’etern alotta tra il Ben e eil male e ricordano altri due cavalieri dipinti all’interno dell’Ipogeo (o Oratorio Cristiano) di Ardea (Roma) che qualcuno ha scambiato per Cavalieri Templari.

Turku (Suomi-Finland). I due Cavalieri affrontati dipinti nella Maarian kirkkO. In basso, altri due Cavalieri ma questa volta in Italia,  affrescati nell’Ipogeo pagano (che, come spiegato dall’archeologo Antonio Ferrùa, delegato dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, a cui si deve il primo resoconto del 1964), era un ninfeo, privato, databile nella tarda Età repubblicana, che durante il Medioevo, e precisamente nel XII secolo, venne trasformato in Oratorio dai cristiani.

Ardea (Roma). Giancarlo Pavat e l’archeologo Giuseppe Cinelli di Ardea osservano l’affresco dei due cavalieri nell’Ipogeo. Era il 29 febbraio del 2020, pochi giorni dopo scoppiava la pandemia di Covid 19 in Italia.

Kraft e Saward riportano la presenza pure di ”stelle e altri disegni geometrici tra cui una scacchiera”. In realtà, quando li ho visti , questi ”disegni geometrici” sono sembrati essere delle simbologie ben precise.

Turku (Suomi-Finland). Fiore spiraliforme generato d auna sorta di ”panettone” o collinetta, realizzato all’interno della Maarian kirkka.

Ad esempio nell’intradosso di uno degli archi della navata, si nota una specie di fiore spiraliforme di colore rosso. In realtà il ”Fiore” sviluppandosi come una spirale, sembra creare prima una specie di montagnola a forma di panettone (al cui interno si nota una sorta di pianta con due tralci anch’essi spiraliformi), poi sviluppandosi verso l’altro, diventa una spirale vera e propria, cuspidata esternamente (queste cuspidi sono state identificate come petali). Ma lungo la linea spiraliforme che genera il ”panettone”, spuntano verso l’esterno (e in direzioni opposte) due ”Croci” che mi ricordano piuttosto due ”Rose Camune”. Semplici suggestioni?

Turku (Suomi-Finland). La ”Scacchiera” formata da sei quadrati affiancati in modo da costituire un rettangolo, affrescata nella Maarian kirkko.

E che dire delle ”scacchiere”, di cui una è visibile proprio sopra il ”Fiore spiraliforme ” di cui si è appena parlato?

È formata da sei quadrati affiancati in modo da costituire un rettangolo (sul cui lato corto superiore è stato dipinto un anello come se la ”scacchiera” fosse appesa alla parete della chiesa). A loro volta i quadrati sono divisi in triangoli rettangoli alternativamente pieni (di colore rosso) o vuoti.

Ancora più interessante un altra ”scacchiera”, dietro al quale spunta una figura coronata che impugna una lancia.

Questa ”scacchiera” è formata da cinque per sei piccoli quadrati, a loro volta divisi da due diagonali in quattro triangoli isosceli ciascuno. Evidente la somiglianza con lo schema del gioco dell’”Alquerque”. Che spesso (soprattutto in Italia) si trova inciso vicino ad esemplari della Triplice Cinta.

Il gioco dell’”Alquerque ha origini che si perdono nella Notte dei tempi. Una delle raffigurazioni più antiche è certamente quella incisa sulle ”pietre di coeprtura del tempio di Kurna, nell’antica Tebe egiziana, e risale XIII secolo a.C.” (Marisa Uberti & Giulio Coluzzi “I Luoghi delle Triplici Cinte in Italia Alla ricerca del simbolo sacro o di un gioco senza tempo?”, Eremon edizioni, 2008).

Questo passatempo, nel quale si utilizzano delle pedine e le cui regole sono simili a quelle della “dama”, giunse in Europa durante il Medio Evo tramite gli Arabi che lo chiamavano el-qirkat”. Il sovrano iberico Alfonso il Saggio (1221-1284) lo cita nel suo bellissimo “Libro des Juegos” (che reca tra l’altro una splendida raffigurazione miniata) del 1283.

Nell’autunno del 2011, in un paesino dell’alta Campania, Rocca d’Evandro (CE), vidi due anziani del posto giocare con dei sassolini bianchi e neri su uno schema dell’Alquerque”. Questo era stato profodnamente inciso chissà quando su un blocco di pietra che fungeva anche da sedile, posto nella piazza del paese, davanti all’unico bar. Il gioco era quello del ”Lupo e delle pecore”.

Rocca d’Evandro (CE). La cosiddetta ”Pietra dei Giochi”. A destra si nota lo schema della ”Triplice cinta” o ”Gioco del Filetto”, a sinistra, quello del gioco dell’”Alquerque.

Ad essere precisi lo schema dell’ Alquerque è formato da quattro (raramente da sei) quadrati affianctai, divisi divisi in otto triangoli isoceli ciascuno. In pratica all’interno di ogni quadrato sono iscirtte due ”croci greche” sovrapposte e ruotate di 45°. In pratica una ”Ics”. Quindi non è identico alle ”scacchiere” dipinte nella Maarian Kirkko a Turku. Ma potrebbero essere simili i significati allegorici e simbolici. Anche perché sarebbe decisamente impossibile (sempre che non si sia un geco) giocare su quella “scacchiera”. Quindi si tratterebbe di un “Centro Sacro”, o meglio la versione graficamente più complessa di questo simbolo.

Lo schema era ben noto durante il Medio Evo, tanto da essere chiamato in araldica “ritondato di otto”. Presente nelle chiese in quanto utilizzato sin dall’epoca paleocristiana come variante del Crismon (ovvero il Monogramma di Cristo o di Costantino). Molti ricercatori, come la Uberti e Coluzzi, lo interpretano come una sovrapposizione della “X”, la “chi”, intesa come la lettera greca iniziale di “Christos”, e di una “Croce greca”; a significare “il sacrificio di Cristo sulla croce”.

Ma il ”Centro Sacro” può anche avere una forma circolare, spesso chiamata “Ruota solare“ o “Ruota della Vita”. Guarda caso anche un esemplare simile è affrescato dentro la Maarian Kirkko”.

Va ricordato, inoltre, che il “Centro Sacro” circolare, o “Ruota Solare”, si richiama anche ai significati del “Principio Ottonario”, in quanto ha otto raggi.

Tutte le figure geometriche (sia piane che solide) riconducibili al numero otto (come l’Ottagono, che ha otto lati e otto angoli tutti uguali) sono riferibili a questo “Principio”, che affonda le proprie radici nella cosiddetta “Geometria Sacra”.

Non per nulla il principio o sistema ottonario venne utilizzato nelle di costruzioni sacre. Come la Moschea di Al-Aqsa, costruita dagli Arabi sui resti del Tempio di Salomone dopo la conquista di Gerusalemme nell’ottavo secolo d.C.. La quale sarà il quartier generale dei Cavalieri Templari dal 1118 circa, sino alla caduta della Città Santa in mano a Saladino nel 1187.

Sigillo dell’Ordine del Tempio (Disegno di G. Pavat).

Ha pianta ottagonale pure la Cappella Palatina (risalente al VIII-IX secolo) della carolingia Cattedrale di Aquisgrana, dove si conservano il sarcofago ed il trono (formato, secondo la tradizione, da lastre di pietra provenienti da Gerusalemme, e su cui è incisa una “Triplice cinta”) dell’imperatore Carlo Magno.

Ma sono tantissime le chiese e battisteri cristiani che si basano sulla medesima figura geometrica. Tutto ciò non deve stupire. Con il Battesimo, l’Uomo rinasce a nuova vita mondato dal Peccato Originale.

L’Otto e l’Ottagono (che i Padri della Chiesa come Gregorio di Nissa chiamavano “un cerchio con otto angoli”) hanno la valenza di rappresentare tutto ciò che sta a livello intermedio, tra la terra (generalmente indicata con un quadrato o un cubo) ed il Cielo (rappresentato dalla circonferenza o dalla sfera). In pratica riassume il concetto di equilibrio perfetto (e quindi anche di “Giustizia”) tra il mondo materiale e il mondo trascendente, spirituale, divino. E pure l’equilibrio tra le forze telluriche, ctonie, e quelle cosmiche. A questo concetto si affianca anche quello di rigenerazione, rinascita.

Scudo con “Croce Giovannita” o “di Malta”.

Ecco perché molte croci sono dotate di otto punte, Basti pensare a quella “a coda di rondine” dei Cavalieri Giovanniti, poi “di Rodi” e oggi “di Malta”. Detta anche “Croce delle Beatitudini” o “Croce ottagona”.

“Croce Potenziata” incisa su un concio del fianco volto verso piazza Innocenzo III, della Cattedrale di Anagni (FR).

Oppure alla “Croce Potenziata”, chiamata anche “Ramponata”; ovvero quella alle cui estremità è presente un segmento perpendicolare che la trasforma, appunto, in una “croce a otto punte”.

Per questo il “principio ottonario” è rappresentata pure l’allegoria di Gesù Cristo stesso. Dio fattosi Uomo e quindi mediante il proprio sacrifico, intermediario tra le due Nature,

Ecco perché l’Ottagono, come il Labirinto, è pure un percorso iniziatico. Figura simbolica (da cui è ricavabile una croce, non scordiamolo) del risveglio dell’Uomo, per poter accedere dalle cose terrene alla Salvezza Eterna. L’Ottavo giorno, il “Dies Domini“, è quello in cui Cristo risorse sconfiggendo la Morte per sempre.

Sopra; Giancarlo Pavat a Castel del Monte nell’estate del 2017. Sotto; l’Ottagono perfetto del cortile interno di Castel del Monte in Puglia.

Ma oltre ad edifici sacri, ci sono pure costruzioni “laiche” che si rifanno al “principio ottonario”. Ad esempio lo straordinario e misterioso Castel del Monte in Puglia. Che chiamiamo castello solo per convenzione visto che non ha nulla di una struttura militare. I motivi e gli scopi per i quali Federico II di Svevia, volle che venisse costruita, furono certamente di ben altro genere. Non sappiamo nemmeno se il grande imperatore lo vide concluso, né chi ne fu l’architetto (o gli architetti). Forse lo stesso Federico II, o forse quei sapienti (filosofi, scienziati, alchimisti) appartenenti a tutte le culture del Mediterraneo (Cristiana occidentale, greca orientale, ebraica, islamica) che affollavano la sua Corte. Certamente una personalità eccezionale, un saggio versato in tutte le arti dello scibile del suo Tempo e, probabilmente, a conoscenza di antichi segreti legati alle armonie celesti. Conoscenze forse perdute per sempre ma in qualche modo celate proprio all’interno delle simbologie che ancora oggi ci fanno scervellare.

A proposito di Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, si veda anche il libro di Giancarlo Pavat, ANIMALI NELL’ARTE CHE NON DOVREBBERO ESSERCI (2025)

Infine, giova ricordare, che Il numero arabo indicante l’otto, in posizione orizzontale, a partire dal XVII secolo, grazie al matematico inglese John Wallis (1616-1703) e al suo “Tractatus de sectionibus conicis”, è utilizzato per indicare l’Infinito. E comunque l’”Otto coricato” ricorda un “nodo” e quindi si rifà a tutti i significati allegorici di questo simbolo.

Tutto questo è racchiuso nelle simbologie della Maarian kirkko”?

È probabile. Basta osservare lo strano disegno sottostante la seconda ”scacchera” di cui ci siamo appena occupati. Si tratta di una specie di ”Ypsilon” attorno alla quale tre creature, forse serpenti o draghi (sono privi di zampe ed hanno una specie di cresta sul dorso), sembrano ruotare, inseguendosi per l’Eternità, nel tentativo di mordere la coda di chi gli sta davanti.

Turku (Suomi-Finland). L’altra “Scacchiera” presente nella Maarian kirkko. Dietro la “Scacchiera” si nota un personaggio coronato che impugna una lancia. Sotto, invece, i tre “Serpenti” che si inseguono mordendosi la coda.

Anche qui ritorna il significato di continuo, eterno, divenire; afferente a cilci di rigenerazione e rinascita. Legato, se davvero sono serpenti o draghi, a forze ctonie, quindi ad antichissimi culti e credenze legate alla Fertilità. D’altronde, gli stessi Kraft e Saward, pur non provandoci nemmeno a sciogliere i significati quelle raffigurazioni simbologiche, riconoscono di trovarsi di fronte, presumibilmente, a dei racconti e a tradizioni locali. In pratica, un significato, quello delle tre crature chesembrano inseguirsi, assimilabile a quello del ”Triscele” (il logo del nostro sito IlPuntodelMistero!) o della ”Swastika”. Che ritroviamo anch’essa nella Maarian kirkko”. O meglio una sorta di spirale (che sembra derivata dalla ”Rosa camuna”) chiamata Swastika-pelta (in latino ”pelta” significa ”scudo”).

Yurku (Suomi-Finland). La ”Swastika-pelta” affrescata nella Maarian kirkko.

Simili simboli sono stati scoperti in diversi Paesi dell’Europa settentrionale. Anche in Inghilterra. Negli anni ’80, un esempio di Swastika-pelta è stato rinvenuto, assieme ad alcuni labirinti, tracciato con il gesso sulle pareti di una cava di pietra sotterranea a Chaldon nel Surrey. Saward (”Caerdroia” n. 40, 2010) ci informa che, nel 2009, ad un paio di miglia da Chaldon, a Caterhamn-on-the-hill, in una fattoria risalente al XVII secolo, è tornata alla luce un altra ”Swastika-pelta” affrescata.

A proposito del significato del ”Principio ottonario” si sono citati i nodi. E quello forse più famoso tra tutti i nodi non poteva mancare in questa chiesa finlandese, che, come ormai avrete compreso, è un vero e proprio forziere di enigmatiche ed affascinanti simbologie.

Turku (Suomi-Finland). Il “Nodo di Salomone” (affrescato in alto a sinistra) nella Maarian kirkko.

In basso; Giancarlo Pavat e il “Nodo di Salomone” della Sala Capitolare dell’Abbazia cistercense di Fossanova (Foto Sonia Palombo).

Si tratta del ”Nodo di Salomone” nella classica versione ”cruciforme”. Questo simbolo nasce con questo nome nell’Impero Romano d’Oriente, tra il IV ed il VII secolo d.C.. In realtà, come spiega l’amico Giulio Coluzzi,è uno dei simbolismi più antichi che si possa immaginare. Basti pensare che se ne conoscono esemplari tracciati in maniera approssimativa in epoca preistorica, in incisioni rupestri come quelle, tanto per citare un esempio italiano, della Valcamonica. Tuttavia la sua diffusione si sviluppa soprattutto con le culture euroasiatiche, raggiunge il suo apice nella cultura celtica, fortemente basata sui temi dei nodi, degli intrecci e delle figure ondulate”. I Romani lo usarono come elemento decorativo musivo soprattutto pavimentale.

Turku (Suomi-Finland). Alcune raffigurazioni presenti nella Maarian kirkko; una imbarcazione, un sovrano, uno dei 4 labirinti e (in alto a destra) il Volto di Cristo.

Turku (Suomi-Finland). Il Crocifisso della Maarian kirkko.

I primi Cristiani lo fecero proprio, ma contemporaneamente attecchì e si diffuse pure nella cultura islamica, (soprattutto dopo la conquista, nell’VIII secolo, dei territori orientali dell’Impero Bizantino), e nel mondo ebraico della “Diaspora”. In Calabria, a Bova Marina (RC), è stato scoperto un esemplare di “Nodo di Salomone” in una sinagoga del IV secolo d.C., accanto al candelabro a sette braccia, la “Menorah”, simbolo per eccellenza dell’Ebraismo. Con lo sviluppo del monachesimo occidentale, il “Nodo di Salomone” venne adottato dai Benedettini e, successivamente, dai Cistercensi, che vi riversarono significati allegorici riferibili sia al simbolismo tradizionale dei “nodi”, legato ai temi della presenza di “forze telluriche”, della “ciclicità” ed “Eternità”, sia a quello della “Croce”, vista la sua forma peculiare. Un “Nodo di Salomone” è visibile nella Sala Capitolare dell’Abbazia di Fossanova e sul soffitto del refettorio di quella di Valvisciolo (ma su quest’ultimo c’è qualche dubbio sul fatto che sia medievale), entrambe di fondazione cistercense, in provincia di Latina. Un nodo come quello “di Salomone”, un “nodo senza fine” richiama pure ai significati allegorici ed alchemici dell’”Uroboro”, il serpente che si morde la coda, simbolo di ciclicità, rigenerazione ed Eternità. Come pure ai significati dello stesso Labirinto.

Infine, nella chiesa finlandese si riconosce anche una ”Croce latina” formata da linee che richiamano quelle dei labirinti.

Turku (Suomi-Finland). I quattro Labirinti unicursali “classici” (o “Baltici”) dipinti nella Maarian kirkko.

Tre labirinti hanno 12 circonferenze, ma uno presenta ”a curious construction error that results in a labyrinth with no entrance path!” (”un curioso errore di costruzione che si traduce in un labirinto senza via d’ingresso!”, Saward  Kraft)

Il quarto esemplare è piuttosto piccolo e ha un disegno semplice, tanto da sembrare poco più che una spirale.

Ma la Maarian kirkko non ha finito di stupire con le sue enigmatiche iconografie.

Non lontano da uno dei quattro labirinti unicursali ”Classici”, è stata affrescato una curiosa figura antropomorfa. Si tratta di un personaggio che sembreebbe seminudo, con un alancia o alabarda, strane decorazioni (collanine?) al collo e in testa. Questo essere ha dato adito a numerose fantasiose ipotesi. Infatti alcuni ricercatori vi hanno ravvisato addirittura un nativo americano.

Turku (Suomi-Finland). La figura antropomorfa con una specie di alabarda dipinta sopra uno dei quattro labirinti unicursali della Maarian kirkko.

Stesso discorso vale per una altra figura antropomorfa presente nella Maarian kirkko. Potrebbe essere il ricordo dei racconti e delle saghe dei viaggi dei Vichinghi nel Vinland? Teoricamente non impossibile ma lo ritengo decisamente poco probabile.

Turku (Suomi-Finland). La seconda figura antropomorfa presente nella Maarian kirkko che, secondo alcuni ricercatori scandinavi, rappresenterebbe un nativo americano. Addirittura si tratterebbe di un irochese.

Qualcosa del genere (ma secondo me con ancora minori chance di plausibilità) è stato avanzato a proposito di due artefatti, entrambi presenti in Francia. Il primo è una situla bronzea romana proveniente dalla Gallia, datata al I secolo a.C. e conservata al Louvre. Raffigura la testa in un uomo calvo, dal naso adunco e con vistose orecchie “a sventola”. Secondo alcuni rappresenterebbe un pellerossa.

E sempre un nativo americano sarebbe stato identificato in un personaggio, anch’esso con enormi orecchie, scolpito a bassorilievo nel timpano della chiesa templare di Vèzelay in Borgogna. Secondo il controverso scrittore franco-argentino Jacques de Mahieu , sarebbe la raffigurazione di un appartenente alla tribù dei Panotii, ovvero degli indios celebri per avere dei grandi padiglioni auricolari.

La fotografia presente nel libro “Templari in America” di Jacques de Mahieu (Piemne 1998). La didascalia originale recita “I Panotii, Indios dalle grandi orecchie, nel timpano della chiesa templare di Vezelay. Borgogna”. 

In realtà la situla romana raffigurerebbe un sileno mentre il personaggio di Vèzelay, molto probabilmente non è altro che una delle tante figure tratte dall’immaginario fantastico medievale. Come dimostrerebbe un’altra figura vicina all’”Indios”, che sembra essere un uomo che esce da una conchiglia bivalve. Simile a certi mostriciattoli chiamati “grilli” presenti in miniature, codici, manoscritti medievali e nelle opere visionarie di Hieronymus Bosch (1450-1516).

Stesso discorso vale per la creatura raffigurata nella Maarian kirkko. La quale altri non sarebbe che qualche personaggio del folklore finnico.

Ma oltre a (presunti) pellerossa, ecco che la Maarian kirkko ci offre una ulteriore raffigurazione, ma stavolta molto più inquietante.

Si nota un sacerdote posto a sinistra (per chi guarda l’affresco) di una grande ”Croce Patente”. Ma ciò che ha colpito la mia immaginazione è stata la creatura affrescata a destra della Croce.

Si tratta di essere mostruoso, con sottili orecchie a punta (forse addirittura corna) e un naso adunco. Secondo alcuni ricercatori finlandesi si tratterebbe addirittura di un Vampiro che da quelle parti si chiama ”Vampyyri.

Turku (Suomi-Finland). Maarian kirkko. Il sacerdote e l’inquietante essere mostruoso, tra le due figure giganteggia una ”Croce Patente”.

Effettivamente i tratti somatici sono molto vampireschi, soprattutto se pensiamo all’immagine del vampiro cristallizzata dal film ”Nosferatu, eine Symphonie des Grauens”, capolavoro del cinema muto del 1922, diretto da Friedrich Wilhelm Murnau.

Nosferatu, il vampirto immortalato dalla pellicola del 1922 di Friedrich Wilhelm Murnau.

Ma ricordano anche quelli del ”Succhiasangue” barone Bela Rakosi, eterno (è proprio il caso di dirlo) avversario vampiresco di Zagor, l’eroe dei fumetti di Sergio Bonelli Editore.

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La copertina del fumetto ”Zagor contro il Vampiro” (testi Guido Nolitta, alias lo stesso Sergio Bonelli e disegni di Gallieno Ferri) che, a modesto pare di chi scrive, è una delle migliori storie di vampiri mai lette.

Con tutta probabilità, la sinistra creatura della Maarian kirkko è un demone.

Forse il sacerdote sta compiendo un rito di esorcismo. La ”Croce Patente”, posta tra i due soggetti, potrebbe indicare che tra il prete e il diavolo si staglia invitto il simbolo di Cristo.

Turku (Suomi-Finland). Maarian kirkko. Il sacerdote e l’inquietante essere mostruoso, forse un vampiro, simile al Nosferatu cinematografico ma antecedente di circa 500 anni.

(Giancarlo Pavat)

Una estate in Finlandia. Augusto Care’ (a sx) e Giancarlo Pavat al mare presso una spiaggia dell’isola di Suomenlinna al largo di Helsinki nel Golfo di Finlandia.

 

Giancarlo Pavat e Sonia Palombo a Helsinki (Suomi-Finland).

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