Il “mistero” di un’antichissima goccia d’acqua… del Diluvio Universale
di Roberto Volterri e Gaetano Bosso
per lo patto che Dio con Noè puose…
(Dante, Paradiso, XII, v. 17)

1. La conchiglia fossile che sarebbe stata trovata durante la costruzione del Portico di San Luca, a Bologna. Qui, in una libera traduzione, viene definita “Conchiglia agatizzata contenente una goccia d’acqua”. Il termine “agatizzata” ha il significato di “fossilizzata e simile Agata”.
Bologna, in un lungo periodo tra il 28 Giugno 1674 e, forse, tutto il 1721, durante la costruzione, sul Colle della Guardia, del bellissimo Portico di San Luca – che ho avuto il piacere di vedere anni fa in una città completamente innevata – furono rinvenute alcune conchiglie fossili, evidente indizio che in tempi lontanissimi quella zona era sommersa dal mare durante il Pliocene, ovvero tra cinque e due milioni di anni fa.
Milioni di anni? Allora siamo molto lontani dal mitico “Diluvio Universale” – argomento di un nostro precedente articolo – però non è sempre necessario prendere alla lettera i suggerimenti del noto Guglielmo da Occam, il quale con il suo filosofico “rasoio”, noto anche come “sano principio dell’economia delle cause”, suggerisce di considerare, nell’affrontare un problema, in primis le soluzioni più semplici e non ricorrere subito a ipotesi ben più complesse.
E spesso non percorribili…

2-3. Guglielmo di Occam (1288 –1347), teologo, filosofo francescano inglese. Noto anche come Doctor Invincibilis. Sotto, dal “Summa Logicae”, un suo testo sulle strutture logiche del pensiero. Fu scritto intorno all’anno 1327 ma pubblicato a Parigi molto tempo dopo, nel 1487.

Però, in documenti dell’epoca, documenti in cui la città emiliana era denominata ancora Bononia – e moltissimo tempo prima anche Felsina – è descritto il ritrovamento di alcune conchiglie fossili “agatizzate” in cui la struttura dell’antico guscio marino – sostanzialmente composto da Carbonato di Calcio – durante un lentissimo processo è stata sostituita da Silice (Biossido di Silicio) che ha preso il posto anche di tutto il materiale organico.
Tali fossili vengono definiti “agatizzati” poiché spesso appaiono caratterizzati da “bande” colorate tipiche dell’Agata.

4-5. Foto in alto, tipica roccia contenente conchiglie ormai fossilizzate. A seguire, un Geode in cui, durante il lungo processo di formazione, è rimasta rinchiusa una piccola quantità di acqua – ben visibile illuminandolo in trasparenza – risalente a qualche milione di anni fa!

6. Non in un Geode, non in una qualsiasi conchiglia fossile, ma nell’Ambra sono spesso state trovati piccoli insetti rimasti imprigionati per sempre sin dal periodo Cretaceo (100 milioni di anni fa) sia da più remoto Triassico (230 miilioni di anni fa). Il famoso film “Jurassic Park” e la fantascientifica clonazione dei Dinosauri è proprio basato sul DNA recuperato da una distratta zanzara rimasta imprigionata nell’Ambra, bellissima resina fossile!
Torniamo alla Bologna di qualche secolo fa…
Lungo la salita che oggi collega Porta Saragozza, l’Arco Bonaccorsi, al Santuario sul Colle della Guardia, percorso di ben 3.796 metri, si articolarono i lavori che ieri come oggi consentono ai fedeli, ai pellegrini di raggiungere il Santuario in qualunque condizione atmosferica.

7. Lo splendido Portico di San Luca con le famosissime 666 arcate. Su queste alture, milioni di anni fa, giungevano anche le onde del mare. E con esse anche qualche Gasteropodo rimasto imprigionato per sempre, poi fossilizzato e – con un po’ di creatività, di fantasia – contenente anche la goccia d’acqua che dà il titolo a questo articolo…
e ora, lasso!, un gocciol d’acqua bramo…
Dante, Inferno, XXX, v. 63
Mentre procedevano i non facili lavori di costruzione del lunghissimo Porticato di San Luca furono trovati alcune conchiglie fossili di gasteropodi ormai “agatizzati”, cioè “fossilizzati”.
Si racconta che all’interno di una di queste conchiglie fu notata la presenza una piccola quantità d’acqua, forse poco più di una goccia, che la voce popolare, suffragata da qualche studioso dell’epoca, attribuì al biblico Diluvio Universale.
Verosimilmente mai avvenuto nei termini descritti dalla Bibbia.
Ma su questo specifico argomento, sulle molto più scientifiche ipotesi divulgati da due studiosi dei nostri giorni, torneremo in un ultimo capitolo…
Gli studiosi di cui sopra descrissero l’evento e le loro poco scientifiche conclusioni nei Commentari pubblicati nel 1746, con il titolo ”De testaceis quibusdam fossilibus achate plenis”.
Per fornire più ampio valore scientifico alle loro idee fu creata una Collezione definita Museum Diluvianum in Scientiarum Instituto e lo studioso Giuseppe Monti, naturalista di ampie vedute in molti campi dell’umano scibile, professore presso l’Università di Bologna, sostenne la tesi che l’acqua contenuta nella conchiglia fossile costituisse una muta testimonianza che il biblico e catastrofico evento avesse realmente colpito la città emiliana.
8-9. Giuseppe Monti, Professore all’Università di Bologna, avallò l’idea che la goccia d’acqua contenuta nella conchiglia fossile fosse tutto ciò che rimaneva del biblico Diluvio Universale. A seguire, la sua pubblicazione in cui descrive gli eventi del Diluvio biblico e la strana scoperta descritta in queste pagine.

10. Una delle tante suggestive raffigurazioni del Diluvio Universale

11-12. Gaetano Bosso, per mettere a punto le pagine che state leggendo, a casa e nel laboratorio di Roberto Volterri in cui quest’ultimo sta conducendo alcuni esperimenti sulla “Risonanza di Schumann”, definita il “battito cardiaco” della Terra. Bosso esamina una conchiglia fossile, in alto, e un Geode, in basso, e appare forse un po’ (giustamente) dubbioso, sulla possibilità che la goccia rinvenuta a Bologna tra gli ultimi decenni del XVII secolo e i primi anni del secolo successivo derivasse sul serio dal catastrofico episodio descritto nella Bibbia…


13-14. In un prossimo articolo, abbandonata la pur suggestiva ipotesi di una goccia d’acqua sopravvissuta al Diluvio Universale, eamineremo in dettaglio i contenuti di questo libro, in alto, scritto da William Ryan e Walter Pitman, geologi della Columbia University. Ipotesi forse meno affascinante ma probabilmente più vicina alla realtà… In basso un libro sulla più avvincente scoperta nella Bologna di qualche secolo fa.
(Roberto Volterri e Gaetano Bosso)
“Dal Tramonto all’Alba.
Il Grande Libro dei Vampiri”










