JOHANNES FEMINA. Il Papa Donna tra Storia e Leggenda. 1^ parte; di Alessandra Filiaci.

Immagine di apertura. La Papessa Giovanna benedice un monaco in un’illustrazione del De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio. (Fonte: https://www.aboutartonline.com/la-papessa-giovanna-da-abominio-per-la-chiesa-a-icona-femminista/)

JOHANNES FEMINA.

IL PAPA DONNA TRA STORIA E LEGGENDA.

(Prima parte)

di Alessandra Filiaci

Alla Papessa Giovanna sono stati dedicati saggi, poesie, romanzi, articoli e pellicole cinematografiche. La sua figura scandalosa ha attraversato i secoli ammantata dei colori della leggenda che l’ha resa immortale. Sin dalle prime notizie che la riguardano, scarne ed incerte, essa appare sfuggente, inafferrabile, come un sogno; le narrazioni della sua vicenda terrena ne mettono in luce non soltanto l’intelligenza e l’erudizione, ma anche la scaltrezza, la temerarietà, la debolezza nel resistere ai desideri carnali. I peccati che si possono perdonare ad un uomo, persino ad un Papa, non vengono perdonati a lei, una donna che in abiti maschili si è presa gioco di tutti, talmente astuta e priva di scrupoli da riuscire ad ascendere al soglio pontificio, finché la sua finzione viene smascherata durante una processione, quando inaspettatamente viene colta dalle doglie del parto e dà alla luce il figlio della colpa. Un personaggio entrato nell’immaginario collettivo, esaltato o svalutato, ora simbolo della Chiesa corrotta, ora icona di riferimento per tutte le donne oppresse da una cieca misoginia che le considera inferiori agli uomini e in quanto tali indegne di avere pari opportunità, di ricoprire le più alte cariche, incapaci per natura di gestire saggiamente il potere.

La mancanza di prove documentali che permettano di stabilirne con indubitabile certezza la realtà storica ne segnano il destino. La quasi unanimità degli studiosi, concorde con il giudizio della Chiesa di Roma, nega recisamente che la Papessa Giovanna sia esistita. Oggi soltanto pochi ostinati continuano a nutrire dubbi ed alcuni, più ostinati degli altri, a ricercare prove che possano dimostrare ciò che ormai i più danno per assodato.

Ma, forse, come vedremo, una recente scoperta ha rimesso tutto in gioco.

2. La Papessa Giovanna raffigurata con il figlio in braccio, dal Liber Chronicarum di Hartmann Schedel (1493). (Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Papessa_Giovanna)

Cronache medievali.

Secondo alcuni autori, la prima menzione della Papessa si trova nel Chronicon di Mariano Scoto (Irlanda 1028 – Magonza 1082/1083), il quale scrive che a Papa Leone IV successe Giovanna, donna, per due anni, cinque mesi e quattro giorni. Altri autori, tuttavia, ritengono che questi riferimenti siano da considerarsi un’interpolazione successiva e che la più antica notizia relativa alla Papessa sia da attribuirsi al domenicano Jean de Mailly (Mailly-le-Chateau o Mailly-la-Ville ca. 1190 – Metz 1254/1260), autore della Chronica universalis Mettensis.

La notizia è riportata tra l’anno 1099 e il 1101. Secondo il succinto racconto, un Papa che in realtà era una Papessa perché donna (femina) – della quale, si badi bene, non è riportato il nome -, fingendo di essere uomo divenne probitate ingenii notaio di Curia, poi cardinale ed infine Papa; un giorno mentre montava a cavallo partorì un bambino e subito la giustizia romana legatile i piedi alla coda di un cavallo fu trascinata e lapidata dal popolo per mezza lega; nel luogo ove morì fu seppellita e fu scritto:

Petre, pater patrum, papisse prodito partum, a memento dell’evento che aveva rivelato l’inganno; inoltre, sotto di lei fu istituito il digiuno delle Quattro Tempora, detto digiuno della Papessa.

La seconda notizia si legge, come rilevato da Agostino Paravicini Bagliani, in una cronaca generalmente chiamata Chronica minor, di autore anonimo, verosimilmente un francescano di Erfurt, terminata tra i mesi di maggio e di agosto del 1261. La notizia sull’esistenza di un Papa donna – venendo verosimilmente da Roma – si diffonde rapidamente negli anni 1250-1261 tra Metz e Lione, tra Erfurt e Altzella, poi segue un lungo silenzio delle fonti per più di quindici anni.

Nel 1277 la leggenda – anche questa volta ci troviamo a Roma – entra in una nuova fase, grazie al domenicano e penitenziere papale Martino Polono, autore del Chronicon pontificum et imperatorum, che ha uno strepitoso successo.

Con il domenicano Martino (detto Polono per essere egli stato vescovo di Gniezno in Polonia, o Oppaviense, da Opava, nome cèco di Troppau, ove nacque in data sconosciuta; morì a Bologna nel 1278) la Papessa esce dall’anonimato e dall’incertezza cronologica.

La Papessa ora ha un nome: Iohannes; una doppia origine: Anglicus e Margantinus o Maguntinus (secondo i codici), ed un posto sicuro nella serie dei Papi: dopo Leone IV (848-855), indicato già nelle prime tre parole della notizia: Post hunc Leonem.

Inoltre, viene indicata la durata del suo pontificato in due anni, cinque o sette mesi (secondo i codici) e quattro giorni. È interessante notare che esiste una leggenda su una donna che sarebbe stata eletta patriarca di Costantinopoli.

Come rilevato dal Paravicini Bagliani, vi si fa riferimento in due testi che precedono di più di due secoli le più antiche versioni scritte riguardanti la leggenda della Papessa e conobbero una sicura circolazione a Roma e nei dintorni tra l’XI e il XIII secolo: un testo generalmente datato intorno al 974, l’altro del 1053, entrambi nati da interessi politici o ecclesiali. Queste due fonti hanno richiamato l’attenzione della storiografia cattolica fin dal Seicento, credendosi potessero servire a dimostrare che la storia della Papessa fosse stata inventata dai Bizantini.

Non è così: <<Rivisitando la documentazione manoscritta e testuale risulta evidente che legami interni o esterni tra queste due fonti e la vicenda della papessa non esistono>>.

3. Maestro di Talbot (1440 ca.), La Papessa Giovanna partorisce durante una processione religiosa. (Fonte: http://www.enteboccaccio.it/s/casa-boccaccio/item/4654)

 

Fortuna e disgrazia del Papa donna.

Heinrich Kretschmayr ha osservato che il Chronicon summorum pontificum imperatorunque ac de septem aetatibus mundi redatto da Martino, su richiesta di Papa Clemente IV, e stampato per la prima volta a Torino nel 1477, è privo di senso critico ma ben ordinato, e perciò fu molto adoperato e diffuso. <<La favola della papessa Giovanna (sia che fosse contenuta nella cronaca originale, sia che vi fosse inserita in qualche copia successiva, in ogni caso prima del 1312) e anche altre favole consimili (come l’istituzione dei sette principi elettori sotto Ottone III) si diffusero specialmente per mezzo di questa cronaca>>.

4. Bartolomeo Sacchi detto il Platina (1421 – 1481); particolare dal dipinto di Melozzo da Forlì: “Papa Sisto IV nomina Bartolomeo Platina Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana” (XV secolo). (Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Bartolomeo_Sacchi)

Il racconto di una donna sul trono di Pietro circolò con diverse varianti; della Papessa si indicarono anche differenti nomi di battesimo, tra i quali: Gilberta, Agnese, Gilibera, Glancia; alcuni ne fecero il successore di Papa Vittore III, morto il 16 settembre 1087. Fu quando la Papessa venne registrata nella prima storia ufficiale dei Papi di Santa Romana Chiesa, scritta dall’umanista Benedetto Sacchi detto il Platina (Piadena 1421 – Roma 1481), nominato Prefetto della Biblioteca Vaticana dal Pontefice Sisto IV, che, come ha rilevato Claudio Rendina, la Papessa Giovanna assunse <<tutti i crismi della propria esistenza>>. Nella Vitae Pontificum Romanorum, pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1479, essa è inserita tra Leone IV e Benedetto III col nome di Giovanni VII; nelle edizioni successive dell’opera, ampliata da altri e tradotta in volgare, sarà indicata come Giovanni femina, come nella traduzione cinquecentesca di Lucio Fauno.

Riassumiamo il racconto: Giovanni Anglico, oriundo di Magonza, conseguì con malvagie arti (come vogliono) il pontificato, che durò due anni, un mese e quattro giorni. Essendo donna, fece credere che fosse uomo; da giovinetta andò col suo amante, persona dotta, ad Atene, dove ebbe eccellenti maestri e progredì talmente nelle scienze che, arrivata a Roma, pochi erano pari a lei nella conoscenza delle Sacre Scritture e si guadagnò tanta autorità e benevolenza che alla morte di Papa Leone per consentimento di tutti (come dice Martino) fu eletta pontefice.

Messa incinta da un servitore, ella mantenne occulta la sua gravidanza, finché un giorno, nell’andare a San Giovanni in Laterano, sorpresa dai dolori fra il Colosseo e San Clemente partorì, e lì fu sepolta senza onori.

Per questo, si crede, il Papa, quando va a San Giovanni in Laterano, evita di fare questa strada e ogni volta che si elegge un Pontefice, per non cadere nel medesimo errore, lo si fa sedere su una sedia aperta sotto, in modo che l’ultimo diacono toccandolo vede che egli sia maschio.

papessa giovanna

5. Maestro delle Clères Femmes (1403 c.), La Papessa Giovanna partorisce durante una processione. (Fonte: https://www.aboutartonline.com/la-papessa-giovanna-da-abominio-per-la-chiesa-a-icona-femminista/)

<<La prima cosa non niego; della seconda dico a questo modo, che perciò si fa il pontefice dopo la sua creazione sedere in quella sedia a quel modo fatta, perché chi in tanta dignità monta sappia e si vegga per questa via che egli non è Dio, ma huomo et oggetto alle necessità della natura, et a quella specialmente dell’evacuare. Onde è meritatamente quella sedia stercoraria chiamata. Queste cose che io ho detto volgarmente e senza certo autore si dicono. E per non parere di averle ostinatamente lasciate a dietro, ho voluto breve e schiettamente qui dirle. E poi che quasi tutti gli altri le dicono, erriamo col volgo ancor noi in questa parte; benché quanto ho io detto, verisimile sia e da potere agevolmente credersi>>.

Ad ingarbugliare la matassa contribuisce una diversa versione del racconto riportata in un’altra redazione dell’opera di Martino Polono esistente in un codice scritto intorno al 1300. Vi si legge che la Papessa sopravvisse al parto e vestì l’abito monacale vivendo in penitenza, finché suo figlio divenne vescovo di Ostia. Quando ella sentì di essere prossima alla morte ordinò di essere sepolta nel luogo ove aveva partorito. Il figlio però decise di far trasportare il corpo della madre presso Ostia ove fu tumulato in una chiesa. E per i suoi meriti Dio operò moltissimi miracoli.

Le origini di questa versione in realtà sarebbero molto prosaiche, dovendosi fare riferimento, come hanno rilevato alcuni autori, ad una famiglia Papa che al tempo dei fatti narrati possedeva delle proprietà nella zona di Ostia. Non solo. La via dove avrebbe partorito la Papessa è chiamata vicus Papissae che, come scrive il Rendina, faceva parte della via Maior, dove passavano il corteo pontificio e ogni processione tra il Colosseo e il Laterano. Martino Polono riferisce che, da allora, la strada dell’infamia fu evitata facendo una deviazione e precisa che il Papa donna non è posto nel catalogo dei santi Pontefici a causa del sesso femminile.

Il vicus Papissae e la “sedia stercoraria”.

Il vicus Papissae è localizzabile nell’attuale via dei Querceti a Roma, dove, ad angolo con via dei Ss. Quattro, si trova un’edicola religiosa chiamata “Sacello della Vergine”; qui si trova una immagine della Madonna con il piccolo Gesù in braccio. In realtà il vicus Papissae si sarebbe chiamato così già prima della ‘pretesa’ Papessa Giovanna, facendosi riferimento ad una donna della famiglia Papa, che aveva delle proprietà nella zona tra cui una casa di fronte al sacello. Quando il corteo papale passava per la via dove era la casa dei Papa, che avevano l’onore di arredare quel tratto di strada e del palazzo, essi ricevevano un rimborso di otto soldi provesini dalla Camera Apostolica.

Nell’anno 857 il capostipite della famiglia Papa era Giovanni.

Custodia della Papessa

6. Il “Sacello della Vergine”. (Fonte: https://popessjoan.info.it/biografia.html)

Il Liber Censuum, composto nel 1192 dal cardinale camerlengo Cencio Savelli, che diverrà Papa Onorio III, stabiliva il compenso: “Deisde usque ad domum Joannis Pape VIII soldi provesini”.

L’errata lettura di parole e cifre avrebbe dato origine alla credenza che si parlasse della casa di Giovanni VIII, invece che della famiglia Papa.

Da qui a riconoscere in questo Pontefice la Papessa Giovanna il passo fu breve.

Un altro elemento da prendere in considerazione è la “sedia stercoraria” che sarebbe servita, secondo alcuni autori, per accertare la virilità del pontefice.

Il Rendina ha rilevato che un tempo l’elezione del Papa avveniva nella Basilica di San Giovanni in Laterano con una speciale cerimonia d’investitura, ben distinta dall’incoronazione, svolta in San Pietro.

Di questa cerimonia riferisce il Liber Censuum del 1192. Il neoeletto pontefice veniva fatto sedere in abiti pontificali sul seggio posto dietro l’altare della basilica per ricevere l’omaggio dei cardinali ai suoi piedi, poi egli veniva condotto dai cardinali attraverso il portico alla “sedia marmorea” detta stercoraria.

Egli era tenuto per le braccia e le gambe in modo che stesse ben comodo sopra la sedia per poi esserne sollevato, mentre il clero cantava in coro il versetto del Salmo CXII:

Suscitans de pulvere egenum et de stercore erigens pauperum”.

Successivamente, il pontefice veniva condotto dal priore al Patriarchìo, per essere accompagnato alla cappella di San Silvestro.

Qui, egli sedeva su una sedia di porfido, in realtà di marmo rosso, e il priore del Sancta Santorum gli porgeva il bastone simbolo del comando e della punizione e le chiavi della basilica e del palazzo lateranense, a significare che il Papa ne prendeva possesso. Quindi, il Pontefice si sedeva su un’altra sedia porphyretica, restituiva chiavi e bastone e veniva cinto dal priore con una fascia di seta, dalla quale pendeva una borsa purpurea con dodici sigilli di pietre preziose e il muschio.

Queste sedie erano aperte dal centro in avanti ed erano in realtà delle sellae obstetricae (una è al Louvre, l’altra al Museo Pio-Clementino del Vaticano) ed il Papa vi stava sopra quasi sdraiato, come se dovesse partorire.

Il Papa assumeva l’atteggiamento simbolico di una partoriente come Mater Ecclesia; egli, dunque, doveva apparire simbolicamente femmina.

Il popolo, che conosceva le vicende della Papessa, avrebbe interpretato malignamente questo rito, facendo nascere la leggenda dell’accertamento della virilità del Papa, poi sfruttata da scismatici e luterani nelle loro invettive antipapiste.

Il poeta Giuseppe Gioachino Belli non mancherà di farvi riferimento in uno dei suoi sonetti romaneschi: quello dedicato alla Papessa Giovanna (1831):

<<Fu ppropio donna. Bbuttò vvia ‘r zinale / Prima de tutto e ss’ingaggiò ssordato; / Doppo se fece prete, poi prelato, / E ppoi vescovo, e arfine cardinale./ E cquanno er papa maschio stiede male, / E morze, c’è cchi ddice, avvelenato, / Fu ffatto Papa lei, e straportato / A Ssan Giuvanni su in zedia papale./ Ma cqua sse ssciorzo er nodo a la commedia; / Ché ssanbruto je preseno le dojje, / E sficò un pupo llì ssopra la sedia. / D’allora st’antra ssedia ce fu mmessa / Pe ttastà ssotto ar zito de le vojje / Si er Pontecife sii Papa o Ppapessa>>.

Come ha rimarcato Elio Guerriero, lo storico può aiutare a comprendere come è nata questa leggenda dai tratti popolari e carnevaleschi.

Verso la metà del Duecento si svilupparono a Metz, in Francia, delle accese dispute tra i sostenitori del potere imperiale e i fautori della supremazia del Papa, una versione transalpina dei nostri guelfi e ghibellini; tra questi ultimi non mancavano i religiosi e fu proprio il domenicano Jean de Mailly a redigere la prima versione scritta di una storiella che tra la gente circolava già da alcuni decenni.

La leggenda, nella quale confluiscono elementi tipici di una società rigidamente maschilista, venne fatta circolare con evidente intento polemico verso il papato. Un altro domenicano, Martino di Polonia, la riprese verso il 1280 e le diede una forma più articolata.

Nel secolo successivo furono, invece, i Francescani spirituali a diffondere la storia in segno di protesta verso Giovanni VIII, il Papa che li condannò ripetutamente. <<La vicenda, tuttavia, sembrava talmente incredibile che a lungo Roma non si preoccupò di confutarla. Nei secoli successivi, però, la storia di Giovanna venne ripresa da Boccaccio, poi se ne impadronirono i luterani che la raccontavano come la prova più evidente della corruzione del papato, immagine di Roma prostituta al pari dell’antica Babilonia. Solo a questo punto gli studiosi cattolici si accorsero della forza eversiva del racconto e si preoccuparono di contestarlo. Paradossalmente furono degli studiosi calvinisti a dimostrare in modo inequivocabile, già verso la fine del Seicento, la mancanza di fondamento della vicenda di Giovanna. Espulsa dalla storia, la papessa ha continuato a vivere nelle polemiche anticattoliche e nella letteratura anticlericale dei secoli successivi>>.

7. Papa Innocenzo X sottoposto alla “verifica” della sua mascolinità. (Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Papessa_Giovanna)

Tra Riforma e Controriforma.

La figura e le vicende della Papessa furono un motivo ricorrente della polemica protestante contro la Chiesa di Roma corrotta in tutto il periodo tra Riforma e Controriforma.

La Papessa fu una lorda meretrice, una femmina negromante o strega, eletta Papa per burla dal diavolo, affermò Pier Paolo Vergerio (Capodistria 1498 – Tubinga 1565), uno degli esponenti di rilievo del movimento riformatore italiano.

Nella sua Historia di papa Giovanni VIII, che fu meretrice e strega (Tubingen, 1557) il nome della Papessa è Gilberta e la sua patria Maguntia.

Nell’opera si legge che quando Leone Papa Quinto morì, il clero e il popolo la elessero come suo successore, ella si chiamò Giovanni VIII e fu Papessa per due anni, un mese e quattro giorni.

Costei era lussuriosa e rimase incinta (e non doveva essere la prima volta, insinuava Vergerio), ma riuscì a tenere nascosta la sua gravidanza fino al giorno in cui andando in processione fu presa dalle doglie e partorì un figlio maschio tra il Colosseo e San Clemente; là il clero li abbandonò.

Da allora i Papi schivano quel luogo. La Papessa non ricevette le solenni esequie di nove giorni come si fanno ai Papi maschi, né alcun onore di sepoltura. In seguito però il rimorso di coscienza (del clero) fece sì che si decidesse di ritrarla in un bellissimo rilievo con le sue sante chiavi in mano nella piazza di Bologna.

Tuttavia, per evitare di avere una putana per capo e una madre invece di un padre, fu fatta fabbricare in San Giovanni in Laterano una sedia di pietra viva chiamata stercoraria. Fattovi sedere sopra il neo eletto Papa, prima che egli inizi a svolgere il suo compito, l’ultimo cardinale diacono lo deve toccare al di sotto per assicurarsi che il Papa è maschio. Quindi, avendolo accertato, il “palpatore” deve gridare ad alta voce: “Testiculos habet!” (“Egli ha i testicoli!”).

Questa, rimarcò Vergerio, è la storia scritta da Martino, da Boccaccio nel De claris mulieribus e da Bartolomeo Platina, tra gli altri. Platina, in particolare, <<è un gran fautor e adulatore (per sua gratia) del papato e bene spesso giosa, rinverscia e cavilla, ovvero tace e nasconde quelle cose che a lui paion troppo enormi, e che egli vede che potrebbon (se fosser recitate alla leale) sciemar e guastar la riputation della sua venerabile Roma-Sinagoga (quantunque etiandio egli è sforzato non poche fiate a dir delle verità, e con quelle dar di buone bastonate ai suoi preti>>.

<<Gli altri historiografi e cronichisti scrivono che la prelibata lorda papessa era escellente nell’arte magica e n’havea composto un libro, e per mezo e aiuto de diavoli si fe’ papa>>, e il Platina, <<nol volendo dir fuori e pur temendo di non esser incolpato per poco veridico se del tutto havesse tacciuto una così gran cosa e così famosa, ce la intrica e dice così:Ioannes Anglicus, ex Maguntia oriundus, malis artibus (ut aiunt) pontificatum adeptus est”. (…)>>.

E, concludeva il Vergerio, <<vi son ben stati anche de gli altri papi nigromanti e intimi compagni e come fratelli de diavoli, sì de gli antichi come de moderni>>.

 

8. La Papessa Giovanna dà alla luce un bambino durante una processione, miniatura del 1450 ca. (Fonte: https://it.cathopedia.org/wiki/Papessa_Giovanna)

I cattolici, ovviamente, non potevano subire in silenzio simili infamanti accuse.

Onofrio Panvinio (Verona 1530 – Palermo 1568), in una riedizione ‘annotata’ dell’opera del Platina, rimarcò che gli sembrava impossibile immaginare che in quel tempo gli uomini potessero essere tanto sciocchi da esaltare a così sublime grado una persona incognita, addirittura una donna.

Ma se anche così fosse stato, Dio certamente non avrebbe permesso che una femmina macchiasse la cattedra di San Pietro.

Egli si propose di scoprire chi fosse l’autore della favola e come essa fosse nata, poiché molti la credevano vera e lui stesso aveva avuto dei dubbi al riguardo. Diligentemente letti <<gli antichissimi libri, così della libraria di Palazzo come delle altre; e vedute anco accuratamente tutte le scritture antiche ecclesiastiche>>, egli si era finalmente fatta un’idea chiara della favola.

<<Quanti di questa cosa hanno fatto mentione, tutti pongono fra Leone IV e Benedetto III, il ponteficato di questo Giovanni femina, di due anni, cinque mesi, e tre giorni. Nel quale tempo Anastagio bibliotecario di Santa Chiesa (…) non solamente non fa egli mentione alcuna di questo ponteficato di Giovanni femina, ma anco scrive, che dopo Leone IV, non vacò più che quindeci giorni la Chiesa. E soggiunge, che tosto dopo Leone IV fu in suo luogo Benedetto III creato>>.

Né vi è uno spazio di due anni per un altro pontificato fra Adriano I e Giovanni VIII.

Il Panvinio osservò, inoltre, che l’autore della favola, da cui <<il Platina e gli altri la tolsero>>, chiamava Giovanni Anglico, e per natione di Maguntia, come se Maguntia fosse in Anglia invece che in Germania, e che andò a studiare ad Atene [ma come può essere vero, dal momento che era] allora in potere de barbari e miseramente oppressa; è poi impossibile che nessuno si accorgesse della gravidanza.

Riguardo alla ragione per cui il Papa non percorre quella strada (del parto), lo storico spiegò che ciò si deve al fatto che il Papa <<non potendo per la gran compagnia che egli suole menare seco, per la strettezza del luogo passare per mezo del Coliseo, che è la sua dritta strada, ne piega a man manca, e ne va poi al dritto verso San Pietro e Marcellino, per non confonderne con tante giravolte l’ordine della cavalcata, ritornando di nuovo presso l’Amfitheatro alla strada, che presso santi Quattro Coronati ne va in Laterano. La medesima ragione è anco del ritorno, che egli poi fa. E nondimeno so, che molti pontefici usciti di quest’ordine e regola sono>>.

Per quanto concerne la cappella che è in quel luogo e dove si vuole che ella fu sepolta e la sedia di porfido che è in Laterano con cui si accertava se il Papa fosse maschio o femmina, al Panvinio sembrava inutile parlarne, <<per essere cose favolose e dal volgo ignorante finte>>.

L’ozioso e scempio Martino fu il primo a scrivere la novella della Papessa e da lui la ripresero tutti gli altri che ne scrissero dopo, anche il Platina, che vi aggiunse <<alcune cose del suo>>.

Tuttavia, poiché tutte le bugie notabili hanno origine da qualche verità, è verosimile che la favola di Giovanni femina sia nata dalla sporca vita di Giovanni XII, morto nel 962, il quale ebbe molte concubine. Le principali fra queste furono Giovanna, Rainera e Stefania. La favola, in conclusione, nacque da Giovanni e dalla sua concubina Giovanna, <<a cui cenni si regea forse allhora il papato>>, ed acquistando forza nel tempo, a poco a poco, per opera di qualche scrittore ignorante, è <<in riputazione di historia venuta>>.

Un paio di secoli dopo lo storico Ludovico Antonio Muratori (Vignola 1672 – Modena 1750) espresse il suo convincimento che tutta la questione non fosse altro che una favola, nata solamente nel secolo XIII e ai suoi tempi talmente confutata persino dai nemici della Religione Cattolica [tra i protestanti che si impegnarono a dimostrare che la Papessa era soltanto un’invenzione ricordiamo David Blondel (1590/1 Chalons-sur-Marne – Amsterdam 1655); n.d.a.] che <<si renderebbe ridicolo chi assumesse di più sostenerla, o di maggiormente screditarla e abbatterla>>.

(Fine prima parte)

(Alessandra Filiaci)

 

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