L’albero delle Anatre…
e altre inesistenti “mostruosità”…
di Roberto Volterri
Suvvia, non si può parlare proprio, in questo caso, di vere e proprie ‘mostruosità’!
Né si possono invocare demoniache presenze come nel caso dei ‘Draghi’ o delle antiche raffigurazioni mesopotamiche che avete incontrate in un articolo sui ‘mostri spaziali’ di Erich von Däniken.>
No, le cosiddette ‘Anatre vegetali’ appartengono di più al regno delle…. cantonate scientifiche, delle errate traduzioni, insomma degli infiniti errori che caratterizzano da sempre il cammino della Conoscenza. Errori che, riconosciuti come tali, s’intende, indirizzano la ricerca verso obiettivi più adatti al progredire delle scienze in genere, magari verso orizzonti nuovi e più ricchi di concrete prospettive.
Un emblematico caso che rispecchia fedelmente tali premesse è quello di amene ‘mostruosità’ descritte come dimoranti al confine tra il Regno animale e il Regno vegetale. Vediamo qualche caso ispiratomi dalla lettura di un curioso articolo del saggista Massimo Izzi, pubblicato molti anni fa.
“… Abbiamo saputo che in Scizia c’è un albero che, cresciuto lungo un fiume, produceva dei frutti che avevano forma di anatre, e che, maturando, cadevano da soli, gli uni in terra, gli altri in acqua. E quelli che cadevano in terra imputridivano, quelli che erano caduti in acqua, prendevano vita, nuotavano sull’acqua e s’involavano, mettendo le piume in aria>.”.
Parola di Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini (1405 – 1464)!

1. Immagine sopra; Un’antica raffigurazione del cosiddetto, impossibile, Albero delle anatre.
A nulla erano valsi, nei secoli precedenti, gli autorevoli pareri di massimi ingegni come Ruggero Bacone (1214 – 1294), Alberto Magno (1206 – 1280) o addirittura l’Imperatore Federico II di Svevia ( 1194 – 1250) al quale nulla sfuggiva nel regno dell’Ornitologia, avendo addirittura pubblicato il noto trattato ‘De arte venandi cum avibus’.

2 Immagine sopra; Sull’Albero delle anatre furono pubblicati anche libri che tentavano di dare un risvolto più “scientifico” all’inquietante, inesistente, fenomeno.
Circa tre secoli prima delle ‘infallibili’ dichiarazioni papali, nella Topographia Hiberniae, scritta nel 1187, potevamo però leggere che…
“… Ci sono molti uccelli chiamati Bernacae che la Natura produce contro le sue stesse leggi in maniera meravigliosa. Sono come anatre di palude, ma un po’ più piccole. Sono generate dai tronchi di abete gettati dal mare, ed all’inizio sembrano escrescenze su di essi>….”.
Colui il quale afferma categoricamente così, è Giraldus Cambrensis (1146 – 1223), ben sicuro di attestare qualcosa di acclarato, di certo, senza dubbio alcuno sull’esistenza di tali ‘mostruosità’ – beh, no, non esageriamo, al massimo ‘curiosità’ – di Madre Natura.>
Il buon Giraldus era certissimo delle sue affermazioni perché… aveva visto tutto, era sul posto, era documentatissimo “… Ho visto con i miei occhi più di mille di questi minuscoli corpi di uccello pendere da un tronco sulla spiaggia, chiusi in conchiglie e già formati…”. “ Chiusi in conchiglie”?
Forse è vicina la soluzione del ‘mistero’e fra poco ci arriveremo…

3. Immagine sopra; Giraldus Cambrensis (1146 – 1223). Di questo inesistente “mistero” sosteneva di “sapere tutto”…
Poi l’ineffabile Giraldus si lancia a spada tratta in una dissertazione, diciamo così, ‘teologica’ in cui discute se tali ‘anatre’ – a cavallo tra il mondo delle piante e quello degli animali – possano essere mangiate durante la Quaresima, oppure no.
“…In nessun luogo del mondo si è mai saputo che facciano dei nidi. Per questo motivo i Vescovi e il Clero in qualche parte dell’Irlanda sono usi mangiare nei giorni di magro questi uccelli senza scrupoli. Ma facendo così essi cadono in peccato…”.
No, evidentemente il nostro naturalista della fine del XII secolo non è affranto da dubbi di carattere scientifico, ma in tutto ciò era in buona compagnia, poiché come abbiamo visto né il Papa Pio II né altri robusti ingegni avevano alcuna perplessità sull’esistenza, sulla genesi delle ‘Anatre vegetali’.
Si arriva addirittura a scomodare l’autorità di Aristotele, come fa tal Tommaso di Cantimprè, pur se allievo del ben più grande Alberto Magno, inventandosi di sana pianta… ciò che il grande filosofo greco mai si era sognato di affermare.
Ma, si sa, la ‘calunnia è un venticello’, finché, spirando a destra e a manca, un traduttore del nostro Tommaso di Cantimprè, tale Corrado di Megensburg, cerca di dare maggiore spessore probatorio al pensiero del suo ‘maestro’
“… Trattasi di un uccello generato da un albero che ha molti rami, dai quali germogliano queste creature, in modo che dallo stesso albero ne penzolano parecchie. Questi uccelli sono più piccoli delle oche e hanno zampe d’anitra, ma sono neri. Penzolano dall’albero stando attaccati con i becchi sia alla corteccia che al tronco. Quando giunge il momento, cadono in mare e vi si sviluppano finché non cominciano a volare>…”.

4. Immagine sopra; “Trattasi di un uccello generato da un albero che ha molti rami, dai quali germogliano queste creature…”. Quando la parola viene data ai “veri esperti”…
Le ‘voci’ su tale ‘miracolo’ della Natura, passando da un ‘autorevole testimone’ all’altro si arricchiscono di minuziosi particolari che forniscono ancor maggiore solidità… scientifica al fenomeno naturale.
Compare, ad esempio, un libro intitolato Mappa Mundi>, stampato a Venezia da tale Andrea Valvasor, in cui viene dato per certo un episodio che vedrebbe un cittadino della stupenda città lagunare destinatario di un magnifico dono proveniente dalla Spagna. No, non è possibile che venga dalla Spagna, afferma allora convinto tal Antonio di Torquemanda, al massimo – tutta colpa dei soliti errori di traduzione! – sarà arrivato dalla Scozia perché ”… se questi uccelli nascessero in Spagna, la cosa farebbe più scalpore, e non sarebbe tanto segreto un simile prodigio…”.
Non contento di averci illuminati su queste ‘Anatre vegetali DOC’ – e sì, proprio a Denominazione di Origine Controllata, anzi Controllatissima – il Torquemada aggiunge, riportando un altro ‘si dice>…’ che…
“… nella città di Ambrosia, ai piedi del Parnaso, cresce l’albero chiamato Ys o Coco, che ha le foglie simili a quelle del lentisco ed un frutto che, non colto, genera un animale simile alle mosche, che all’inizio sembra un verme, poi gli crescono le ali e vola via. Questi piccoli uccelli vengono allevati appositamente, lasciando marcire i frutti, perché il loro sangue è molto dissetante.”.
Variano, in queste descrizioni, sia l’origine geografica (addio DOC…) sia le modalità del ‘parto’ che caratterizzerebbe le nostre ‘Anatre vegetali’.
Ma alla fine del XV secolo un grande evento ha modificato ad ampio raggio anche il mondo della Conoscenza.

5. Immagine sopra; Testo del 1604 che tentava di “illuminare” i sapienti dell’epoca sui “misteri” del mondo vegetale e anche su quelli a cavallo tra due ben distinti aspetti di Madre Natura.m>
Il grande navigatore Antonio Pigafetta (1485 – 1536) – di ritorno da qualche viaggio nelle ‘Indie’ che ‘Indie’ non erano! – sostiene anche lui a spada tratta che ‘da quelle parti’ c’è un albero le cui foglie, se gettate sul fuoco, si ‘dimenano’ e si allontanano lestamente dall’improvvisato barbecue mediante due peduncoli utilizzati come zampette!

6. Immagine sopra; Un accurato resoconto delle strabilianti scoperte fatte dal grande navigatore Antonio Pigafetta intorno al mondo allora conosciuto.
Non contento di avere suscitato un incredulo stupore (ci mancherebbe altro!), Pigafetta ci racconta di un altro albero di Guayacan che produce… farfalle, mentre anche nel Borneo c’è sul serio…
“… un arbore, che haveve le foglie, le quali, come cadevano in terra camminavano come se fussero state vive. Queste foglie sono molto simili a quelle del Moro: hanno da una parte e dall’altra come due piedi, corti e appuntati e schizzandoli non vi si vede sangue; come si tocca una di dette foglie, subito si muove e fugge…”.
Mai mettere limiti sia alla Divina Provvidenza> sia all’umano bisogno di indagare negli ‘misteri’ infiniti che ci circondano.
A costo, anche, di prendere qualche salutare abbaglio…
Agnelli vegetali e la soluzione del ‘mistero’…
Nel tardo Medioevo, qualche viaggiatore proveniente da lontanissime contrade orientali inizia a narrare di una strana pianta i cui frutti erano… dei belanti agnelli!>

7. Immagine sopra; Non bastavano le Anatre nate sugli alberi e allora ecco che l’umana fantasia “dà vita” anche a piante da cui nascono… agnelli!m>
Nasce in un attimo la leggenda dell’Agnello vegetale della Tartaria m>in base alla quale viene descritto un albero avente dei rami che si abbassavano fino al suolo per consentire agli ‘agnelli’ di pascolare serenamente fino al momento in cui, avendo mangiato tutta l’erba disponibile nelle immediate vicinanze, altrettanto serenamente essi passano nel… ‘paradiso’ degli agnelli.>

8. Immagine sorpa; Nessuno ne aveva mai vista una, tutti ne parlavano e scrivevano, ma nessuno aveva pensato che Madre Natura si manifesta spesso anche sotto aspetti che possono trarre in inganno…

9. Immagine sorpa; “ l’albero deve per forza essere una pecora!”. Ma nessuno aveva pensato di indagare ben oltre…
D’altra parte aggiungevano i “sapienti”, il vero frutto di questa pianta sembra lana>, la lana> deriva dalle pecore, ergo> – e il sillogismo non faceva una piega – l’albero deve per forza essere una pecora!>

10. Immagine sopra; Il vero frutto di questa pianta sembra lana, la lana deriva dalle pecore, ergo – e il sillogismo non faceva una piega – l’albero deve per forza essere una pecora! Nessuno aveva mai potuto pensare alla ancora sconosciuta pianta del Cotone “…in cui nascono certi poponi grandi, e quando si fan maturi si aprono e n’esce fuori questa bestia.”em>
Ne parla tale John Mandeville, nome che forse è solo uno pseudonimo, autore di vari ‘falsi letterari’ ispirati, diciamo così, a veri resoconti di esplorazioni in lontane contrade, come ad esempio il Milione di Marco Polo o quelli di Odorico da Pordenone relativi ai suoi viaggi in Oriente tra il 1316 e il 1328.
“… Un dì fra gli altri viddi – scrive il nostro Odorico – una bestia grande come un agnello, che era tutta bianca più che neve, la cui lana assembrava un bombace, la quale si pelava… vi è un monte – egli aggiunge – che ha nome Capsiis in cui nascono certi poponi grandi, e quando si fan maturi si aprono e n’esce fuori questa bestia. Fummi anche soggiunto che nel reame di scozia e d’Inghilterra sono arbori che producono pomi violati e tondi alla guisa di una zucca, dai quali, quando sono maturi, esce fuora un uccello.”
Ovviamente quest’ultimo è l’Albero delle anatre mentre il primo è l’Albero degli Agnelli!
Autori successivi, verso la metà del XVI secolo, riprendono la storia di questo meraviglioso albero da cui nascerebbero belanti agnelli. Il barone Sigismond de Herberstein, nel 1549 pubblica, ad esempio, i suoi ‘Commentari sulla Moscovia e sulla Russia’ in cui si narra di…
“… una certa semenza in quelle isole, poco maggiore e più rotonda del seme di melone, ma non dissimile però da quella. La qual semenza ascosa in terra, nacque poi di quella una certa cosa simile ad un agnello di altezza di cinque palmi, e questo in loro lingua chiamano ‘Boranetz’ cioè agnello, perché ha il capo, gli occhi, l’orecchie e tutte le altre cose alla similitudine d’uno agnello nuovamente nato…”
Peccato però che la lana fosse del normalissimo Cotone – all’epoca, però, quasi del tutto sconosciuto in Occidente – mentre ora è stato identificato nella Planta tartarica Barometz, ove l’ultimo termine (con le varianti linguistiche Boranetz e Borametz, dal russo Baran) significa appunto ‘agnello’ nella lingua parlata a suo tempo dai Tartari. Fine di un ‘sogno’…
Però avevamo lasciato per un momento le nostre stranissime ‘Anatre vegetali’ e ad esse dobbiamo necessariamente tornare per cercare di svelare l’arcano…
Siamo ora nel 1572 e tale Sebastian Munster identifica nelle isole Orcadi la vera origine del ‘fenomeno’.
Un quarto di secolo più tardi, un autorevole autore di Erbari del Rinascimento, il Gerard, un po’ confuso dalle molteplici origini geografiche di questi ‘fenomeni’ della Natura, cerca di far concordare tutte le varie versioni.
Ma la strada della Conoscenza è irta di salite e solo alla fine del Settecento si inizia a tirare le fila del coacervo dei ‘si narra che…”.
Finalmente viene identificata la vera anatra che avrebbe dato origine alla leggenda: si tratta dell’Anser Bernicla e appartiene di diritto al regno della Zoologia.

11. Immagine sopra; Forse era stata un’umile e graziosa anatra come queste a dare origine alla leggenda dell’albero delle Anatre…
Ma esiste anche una strana conchiglia – finalmente ci siamo arrivati! – che nelle leggende rappresentava lo stadio larvale dell’Anatra vegetale: si chiama Lepas Anatifera, un cirripede contenuto in una conchiglia bivalve, appesa mediante un peduncolo alle rocce marine e ai tronchi che vanno alla deriva.
Mostra un caratteristico ciuffo di appendici filiformi uscenti dalle due valve, appendici che assomigliano incredibilmente al piumaggio di un’anatra. Insomma sono stati rintracciati i due ingredienti di questa stranissima commistione tra due ben distinti Regni della Natura, quello animale e quello vegetale.

12-13. Immagini sopra e sotto; Lepas Anatifera Lepas Anatifera, inconsapevole causa scatenante delle leggende dell’Anatra vegetale!

Ma il colpo di grazia alla leggenda lo danno due linguisti, non due studiosi di Scienze naturali…
Max Muller nota che il Lepas Anatifera, in latino era denominato anche Bernacula, mentre le anatre di origine irlandesi erano chiamate Hiberniculae: et voilà, era nata la prima confusione tra un’insolita conchiglia e un’anatra dal nome molto simile.
Il passaparola aveva fatto il resto…
Un contributo ad aumentare la credibilità nella mostruosa “leggenda metropolitana” ante litteram lo avevano dato – come ipotizza Angelo De Gubernatis nella sua opera La mythologie des plantes, pubblicato a Parigi nel 1878 ma ristampato in edizione italiana nel 1976 – varie leggende provenienti dal lontano e misterioso Oriente.
Parnin, nella lingua indiana, significa ‘colui che ha le foglie’ ma anche ‘colui che ha le ali’.
Misteri della linguistica!

14. Immagine sopra; Ottocentesca edizione dell’opera di Angelo De Gubernatis
Il De Gubernatis, quindi, lega tale vocabolo alle tradizioni orientali come quelle contenute nelle Mille e una notte, in cui si parla anche di ‘alberi che generano volatili’.
Purtroppo in tale ‘spiegazione’ come acutamente osserva lo studioso Massimo Izzi, nella storia delle Bernacae mai si accenna all’Oriente e – in cauda… venenum – la conchiglia non compare mai nella gestazione e nella nascita dell’improbabile volatile.
Il ‘mistero’ – se di ‘mistero’ si tratta – avrebbe forse necessità di ulteriori indagini…
(Roberto Volterri)
- Tutte le immagini sono state fornite dall’autore.

PER SAPERNE DI PIÙ; come al solito, qualche suggerimento per chi voglia approfondire, “mettere il Punto”, sui curiosi argomenti esposti in queste poche pagine e su altri analoghi temi…
LIBRI DI ROBERTO VOLTERRI












