LE PERSEIDI E LA NOTTE DI SAN LORENZO di Giancarlo Pavat

LE PERSEIDI E LA NOTTE DI SAN LORENZO

di Giancarlo Pavat

 

La Notte del 10 agosto tutti con il naso all’insù ad osservare il cielo estivo attraversato dalle Stelle Cadenti.

Si tratta delle Perseidi, ovvero uno sciame meteorico che il nostro Pianeta, nella sua orbita attorno al sole, attraversa grosso modo tra la fine di luglio e la seconda metà del mese di agosto.

Questa particolare Notte, quella del 10 agosto,0 è chiamata la Notte di San Lorenzo, in quanto si ricorda il martirio dell’Arcidiacono di Roma, Lorenzo, martirizzato nel 258 d.C., durante le persecuzioni scatenate dall’imperatore Valeriano.

San Lorenzo, dipinto di Spinello Aretino, XIV secolo.

Sin dalla notte dei Tempi e presso tutte le Civiltà e Culture che si sono affacciate al palcoscenico della Storia dell’Umanità, la caduta di oggetti celesti, ha sempre dato vita a miti e leggende, venendo associati a manifestazioni divine.

Pensiamo ai meteoriti, in particolar modo quelli di ferro, che, quando entrano nella nostra atmosfera, sprigionano un grande calore e vengono avvolti da gas incandescenti, provocando onde d’urto, che vengono percepite come uno spaventoso boato.

Questo boato veniva interpretato come la voce della Divinità di turno. 

Ma i meteoriti, una volta entrati nell’atmosfera terrestre,  mantengono comunque la propria direzione di caduta e, in seguito al riscaldamento, si fondono, assottigliandosi nella parte anteriore, assumendo praticamente la forma ogivale.

Ricordiamoci che i meteoriti possono essere di ferro ma anche di pietra.

A seconda della tipologia, i meteoriti rinvenuti dall’Uomo vennero o lavorati e forgiati a guisa di armi o più semplicemente, essendo, come si è già detto, considerati manifestazioni tangibili del volere degli dei, divennero oggetti di culto religioso.

Probabilmente molte di quelle armi, presenti in tutte le culture e mitologie, considerate “magiche” o “divine” in quanto cadute dal Cielo (molte di queste si riallacciano a miti di fondazione di stirpi o città o di investitura di condottieri e capi popolo e ne abbiamo già parlato in alcuni articoli su questo sito e, soprattutto, nel libro di Giancarlo Pavat e Roberto VolterriA FIL DI SPADA. Segreti, misteri e leggende delle armi bianche”, Amazon 2021) sono certamente riconducibili a meteoriti di ferro.

Copertina e quarta di copertina del libro di Giancarlo Pavat e Roberto Volterri “A FIL DI SPADA. Segreti, misteri e leggende delle armi bianche” (Amazon 2021).

Un meteorite (secondo alcuni studiosi si sarebbe trattato, invece, di un fulmine globulare) sta, forse, alle origini di uno dei più mirabili ex voto della Storia dell’Arte. Ovvero la celeberrima “Madonna di Foligno” di Raffaello Sanzio nel 1511.

Si tratta di una pala d’altare (320×194 cm) commissionata da Sigismondo de’ Conti, segretario di papa Giulio II, come ex voto per il miracolo avvenuto per intercessione della Vergine, che gli aveva salvato la vita quando la propria abitazione sita in Foligno era rimasta illesa nonostante fosse stata colpita da un meteorite o da un fulmine globulare.

La tavola (successivamente il dipinto è stato trasportato su tela) era esposta inizialmente a a Roma, in Santa Maria in Aracoeli, nella cui abside si trovava il sepolcro di Sigismondo de’ Conti, a Roma.

Nel 1565, la monaca Anna Conti, nipote di Sigismondo, la fece trasferire nella chiesa di Sant’Anna presso il Monastero delle Contesse della Beata Angelina dei Conti di Marsciano, a Foligno.

La pala, che da quel momento cominciò ad essere nota come, appunto, “Madonna di Foligno”, venne rubata dai Francesi durante l’invasione del 1797 e portata al Louvre.

Pinacoteca Vaticana. “Madonna di Foligno” di Raffaello Sanzio, 1511.

Dopo la disfatta napoleonica, Antonio Canova (1757-1822) riuscì a riportarla in Italia ma non ritornò più a Foligno, in quanto papa Pio VII (1742-1823) la volle esporre alla Pinacoteca Vaticana dove è possibile ammirarla ancora oggi.

Giancarlo Pavat alla Pinacoteca Vaticana davanti alla celeberrima “Madonna di Foligno” di Raffaello Sanzio, 1511 (Foto Alessandro Middei).

Giancarlo Pavat e Alessandro Middei nei Giardini Vaticani poco prima di visitare la Pinacoteca.

 

Ma se i meteoriti lasciavano un “segno” (e che “segno”, spesso ampi crateri di impatto!) ed è quindi comprensibile che siano entrati prepotentemente nell’immaginario dell’Uomo, che cosa provocava l’avvistamento delle effimere “Stelle Cadenti”, che si consumavano in un attimo al momento dell’entrata nell’atmosfera terrestre?

Per le Civiltà e Culture dell’Antichità la pioggia di Stelle Cadenti delle Notti d’Estate (e non solo d’Estate) erano anch”esse manifestazioni del Magico, del Trascendente, del Divino.

I Romani nei primi giorni di agosto veneravano le divinità della Terra e della Fertilità, in particolare Priapo, apportatore di abbondanza. Pertanto, le effimere scie luminose che comparivano nel cielo notturno erano viste come Signa deorum.  Una sorta di pioggia divina fecondatrice proveniente dal cielo ed era segno di buon auspicio per i prodotti dei campi e, quindi, di avere di che sfamarsi nell’inverno successivo.

Le Stelle Cadenti erano quindi un messaggio degli dei, un modo per comunicare con gli uomini e agli uomini. Veniva ribadito il principio dello stretto legame tra il Mondo Celeste, Trascendente e quello materiale, quello in cui vive l’Umanità; Come in Cielo, così in Terra.

Con l’avvento del Cristianesimo e soprattutto dopo l’Editto di Milano del 313 d.C., emanato dagli imperatori Costantino e Licinio, con cui si concedeva la libertà di culto ai Cristiani, mettendo fine alle persecuzioni, la data del 10 agosto venne consacrata alla memoria di San Lorenzo, terzo Patrono dell’Urbe.

Che, secondo la Tradizione, è colui che portò a Valencia in Spagna il Calice dell’Ultima Cena; il “Sacro Caliz”, identificato da alcuni studiosi (ma non trova concorde lo scrivente) nientemeno che con il “Santo Graal”.

Il “Sacro Caliz” di Valencia fotografato da Orazio Vignola.

Stando i racconti agiografici il giovane Lorenzo venne condannato a morire bruciato su una graticola (in realtà venne decapitato).

Da quel tragico e fiero sacrificio (sebbene inventato) nacque la leggenda delle “Stelle Cadenti”, interpretate simbolicamente come le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio.

Oppure, secondo, un’altra versione agiografica, vennero viste come memoria delle scintille e i carboni ardenti della graticola infuocata, a testimonianza del Suo coraggio per la Fede.

In ogni caso, siano le lacrime del Santo oppure le scintille dello strumento del suo martirio, la tradizione vuole che questi silenziosi messaggeri notturni possano ad esaudire i desideri formulati nell’attimo del loro avvistamento.

Buona Notte di San Lorenzo a tutti.

(Giancarlo Pavat)

Filettino (FR). Il piccolo sasso conservato nella Collegiata di Santa Maria Assunta, che sarebbe una delle “ghiande di ferro” cadute dal cielo il 19 maggio 1486, che misero in fuga gli assedianti napoletani del borgo montano. Si tratta forse di un meteorite? (Foto Giancarlo Pavat). A questo mistero, Giancarlo Pavat e Roberto Volterri vi hanno dedicato un intero capitolo nel loro libro “A FIL DI SPADA. Segreti, misteri e leggende delle armi bianche” (Amazon 2021), che verrà presentato mercoledì 19 agosto prossimo, proprio a Filettino (FR).

QUINDI, VI ASPETTIAMO TUTTI A FILETTINO (FR), MERCOLEDÌ 19 AGOSTO, ALLE ORE 18.00.

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