L’ultima dimora di Attila, Re degli Unni Alcune tracce in Ungheria, in Romania, in Italia… di Roberto Volterri

“ Possano le mura

di operose città cadere in rovina

e la devastazione così sconvolga della terra il volto

che il Creatore riconosca la sua opera carente.

Poiché Attila ovunque è signore, esclusa la volta celeste.”

(Zacharias Werner, Attila, Konig der Unnen )

Qualcosa di simile a ciò che si narra a proposito di Alarico – e, se vogliamo, anche a proposito della morte e sepoltura di Manfredi – parrebbe potersi adattare anche a quel che si ‘mormora’ relativamente all’ultima dimora del terribile Attila (406 d.C. – 453 d.C.), re degli Unni.

1-2.Immagini sopra e sotto; in questa raffigurazione pittorica il ‘Flagello di Dio’ (406 – 453 d.C.) appare con uno sguardo un po’rassicurante. Nel medaglione bronzeo in basso, della Certosa di Parma invece appare un po’ meno “benevolo”… Il suo immenso tesoro – o anche solo buona parte di esso – giace ancora lungo le rive del fiume Tibisco?

 

La mattina dopo le sue nozze con la bella Ildico celebrate in un palazzo di legno vicino al fiume Tibisco, nel sud dell’Ungheria, nei pressi di Szeged (Seghedino) Attila fu trovato morto dai suoi servi, a causa di un’emorragia, ma senza apparenti ferite.

3. Immagine sopra; Pannonia, 16 Marzo 453. Il grande e temibile Attila muore, si dice per epistassi, la notte stessa delle nozze con la bella Ildico.

Ritroveremo ora questo fiume e la città di Seghedino quando parleremo di ingenti quantità di gioielli d’Oro ‘recuperati’ dagli abitanti della zona negli anni ’20 e ’30 del Novecento.

Secondo un’ipotesi che va per la maggiore, il temibile Unno sarebbe morto soffocato dal proprio sangue a causa di un’epistassi, perdite di sangue dal naso, di cui, saltuariamente soffriva.

Epistassi forse molto accentuata dalle ingenti libagioni e dal poco ‘oculato’ stile di vita al quale si abbandonava Attila, anche se qualche sospetto cadde sull’affascinante Ildico appena impalmata…

Il suo corpo venne esposto all’interno di un padiglione di legno ricoperto di seta, allestito in mezzo ad una pianura adiacente le rive del fiume.

Seguì una strana cerimonia in cui i più valenti tra i cavalieri si lanciarono in un furioso galoppo intorno al feretro, per ‘allietare’ il cuore del loro condottiero, mentre veniva cantato un inno che celebrava le gesta del ‘Flagello di Dio’.

4. Immagine sopra; L’attrice Lily Brayton nel ruolo di Ildico e l’attore Oscar Asche in quello di Attila, in una rappresentazione teatrale a Londra nel 1907.

Poi i suoi soldati si rasero completamente il capo e sfregiarono i loro volti affinché Attila venisse compianto non solo dalle lacrime delle donne ma anche dal sangue dei suoi guerrieri. Durante la notte – ci narra quel Giordane che forse avete già incontrato proprio a proposito della sepoltura del re dei Visigoti, Alarico – il suo corpo fu sepolto in terra, nei pressi (o nel letto? L’interrogativo ci attanaglia ancora una volta…) del fiume Tibisco, dentro una bara d’Oro contenuta in una d’Argento, a loro volta racchiuse da una di Ferro.

Furono aggiunte le armi dei nemici sconfitti in battaglia, gioielli di inestimabile valore, monili d’Oro e ornamenti di ogni tipo, a testimonianza perenne della regalità di Attila, figlio del re Mundzuk. Infine – ma mi pare di aver già letto qualcosa di simile… – furono trucidati tutti i servi che avevano partecipato alle esequie, in modo che il luogo della favolosa sepoltura non potesse essere divulgato.

Oggi, la zona esatta in cui sarebbe stato sepolto – con le sue favolose ricchezze – Attila è ignota, anche perché non si sa con esattezza in quale punto del fiume (accanto o ad esso in fondo, poco cambia) avvenne la suggestiva cerimonia funebre.

Ma un qualche indizio ci sarebbe…

Il fiume Tibisco come il Busento e il Calore?

Nel 1926, un orafo di Seghedino vide capitare nel proprio negozio una contadina del luogo con una non indifferente quantità di gioielli d’oro, rinvenuti in un terreno nei pressi di Nagyszeksos.

5-6. Immagini sopra; Alcuni dei preziosi monili in Oro e pietre preziose trovati negli scavi archeologici a Nagyszeksos

L’orafo, forse sospettando una frode, lo mostrò all’allora Direttore del Museo Archeologico di Seghedino, il dottor Ferenc Mòra, il quale lo identificò immediatamente come un gioiello unno e dette inizio ad una campagna di scavi che fruttò centinaia di splendidi oggetti scoprendo inoltre che da generazioni i contadini del posto – quando erano in ristrettezze economiche – si recavano lungo il Tibisco, o nelle campagne circostanti, per… ‘mietere’ un po’ di Oro con cui ‘sistemare’ il bilancio familiare!

7. Immagine sopra; lo scrittore ungherese dottor Ferenc Mòra (1879 – 1934) in una statua che lo raffigura accanto ad un’ideale interpretazione della figura di Attila, Re degli Unni.

8. Immagine sopra; il Ferenc Móra Museum in Szegedin Ungheria.

Da dove proveniva quell’immensa fortuna?

Il sospetto che essa fosse solo una piccola parte dei gioielli sepolti con il corpo di Attila è abbastanza forte e potrebbe spingere anche qualche “Indiana Jones della Domenica” a ricercare in quell’area maggiori indizi, nelle ‘antiche cronache’ locali…

Mantova: alla ricerca del luogo ove fu fermato il ‘Flagellum Dei’

Vorrei proseguire in Italia questo articolo esplorando virtualmente i luoghi in cui il Re degli Unni sarebbe stato fermato dal carisma (soltanto?) di papa Leone I.

9. Immagine sopra; Anno 452 d.C. Papa Leone I ferma Attila a Governolo, lungo il fiume Mincio.

Qui la ricerca si farebbe più facilmente poiché, qualche decennio fa, l’ha compiuta per noi – almeno in parte – un appassionato di storia abitante a Verona, il signor Dino Aroldo Bissoli.

Dunque, il Bissoli mise in evidenza come nella località di Governolo, nella provincia di Mantova, sulla riva destra del fiume Mincio, esisteva ( forse esiste ancora?) una casa colonica nelle cui fondamenta era stata murata una lapide fatta realizzare nel 1616 dal duca Gonzaga, vescovo della città, in cui si ricorda ai posteri che lì, proprio a Governolo, papa Leone I riuscì a fermare le orde del ‘Flagellum Dei’.

10. Immagine sopra; L’epigrafe che lo studioso Dino Aroldo Bissoli fece pubblicare, su una rivista di storia, nel 1971. Era – ma forse potrebbe esserlo ancora? – murata in una casa colonica di Governolo, in provincia di Mantova.

11. Immagine sopra; Un ritaglio di giornale di qualche decennio fa ipotizzava la possibilità che qualche preziosa testimonianza del passaggio di Attila da quelle parti fosse ancora rintracciabile.

12. Immagine sopra; Governolo, giustamente, ricorda anche con un indicazione stradale il luogo che vide il “Flagello di Dio” inchinarsi davanti a papa Leone I.

In effetti, nel 452 d.C. Attila, re degli Unni, passa in Italia attraverso le alpi Giulie, conquista Aquileia, Padova, Verona, Brescia, Bergamo e, infine, entra a Milano e a Pavia per poi ritirarsi verso il Mincio.

Ovviamente dopo aver ben saccheggiato le città conquistate!

Ezio, generale dell’imperatore Valentiniano III, decide allora di negoziare con gli Unni proponendo come ambasciatore… il Papa.

13. Immagine sopra; Molte sono le raffigurazioni pittoriche a memoria dello storico incontro del “Flagello di Dio” con Leoni I, massimo rappresentante in terra di Gesù Cristo, del quale esercita il potere spirituale su tutti i credenti. Anche su Attila.

Prima di dirigersi verso Roma, Attila si sarebbe dunque fermato nelle malariche località nei dintorni di Governolo, ove la minuscola ma inflessibile zanzara Anofele inizia però a decimare il suo esercito.

Il colpo di grazia – almeno in quella particolare circostanza – lo subisce però, come detto, ad opera di papa Leone I che grazie al suo carisma, all’imponenza della corte che accompagna il Pontefice, al tremendo senso di colpa che assilla il ‘flagello di Dio’ per aver ucciso suo fratello e – perché, cautamente, non ipotizzarlo? – anche grazie ad adeguato… aureo ‘compenso’ per la sua momentanea e incruenta capitolazione, rinuncia a sferrare un decisivo attacco alla capitale dell’Impero.

L’importante  storico incontro viene in effetti ricordato da alcuni contemporanei quali Prospero di Aquitania e il Vescovo spagnolo Idozio, senza precise indicazioni topografiche relative al luogo dell’incontro.

Lo storico Giordane, un secolo più tardi, inserisce nei suoi scritti (Getica XLI-XLII, pp. 222-223, a cura del Mommsen) che abbiamo esaminati a proposito della Tomba di Alarico nel Busento, l’informazione che papa Leone I incontra Attila in…

 

“…Agro Venetum Ambulejo, ubi Mincìus amnis commeantium frequentatione transitur.”

Ovvero…

“…nel campo veneto detto Ambuleio dove il fiume Mincio è attraversato da una moltitudine di viaggiatori.”

 Nell’VIII secolo, Paolo Diacono (Historia romana, XIV, pp.11-13 ) aggiunge un nuovo particolare…

“…eo loco, Mincìus fluvius in Padum influit… ”

Ovvero…

“…nel luogo dove il Mincio entra nel Po…”

In epoca tardo-antica, il luogo dove il Mincio entrava nel Po si trovava proprio tra Governolo e Quingentole…

Decisivo è comunque lo studio di G. Bertazzolo effettuato nel 1614.

Questo autore avvalora la tesi dell’incontro a Governolo con le affermazioni del Platina, di Jacopo Bergomense, di Flavio Biondo e di Cesare Baronio.

Vicino alla foce del Mincio fu in seguito eretta una chiesetta dedicata a S. Leone, mentre da Roma giunsero alcune reliquie di tale Santo e al pittore Francesco Borgani fu dato l’incarico di raffigurare lo storico incontro avvenuto nell’anno 452.

Il dipinto è ancora oggi conservato presso il seicentesco altare nella sagrestia della chiesa di Governolo.

Al lettore desideroso di indagare personalmente ‘sul campo’ fornirei qualche altra utile indicazione…

14. Immagine sopra; Sala delle Mappe in Vaticano, area di Governolo. Cartina delle località interessate allo storico incontro di Attila con papa Leone I.

Ad esempio, poco a nord di Governolo, presso il paese di Nosedole, esiste ancora oggi una interessante località denominata Fortino d’Attila, mentre una località poco più a sud, oggi chiamata Campione, in epoca medievale era nota come Campoleoni, forse con riferimento al campo lì stabilito dal papa Leone I.

15. Immagine sopra; Anche l’Alighieri nella sua Divina Commedia ricorda lo storico incontro tra il Bene e il Male…

Poiché è abbastanza verosimile che l’episodio immortalato in decine di opere pittoriche sia avvenuto, nei primi anni del V secolo, proprio da quelle parti, perché non esplorare ancora quei luoghi alla ricerca di altre ‘tracce’ e testimonianze relative a quelle lontane e suggestive vicende?

Non dimenticando che l’inestimabile tesoro sepolto con Attila potrebbe esistere ancora non in Ungheria ma vicino alla città di Mizil, nel sud-est della Romania, come spiegato dall’archeologo Silviu Ene del Vasile Pârvan Institute of Archaeology di Bucarest…

(Roberto Volterri)

 

-Tutte le immagini sono state fornite dall’autore.

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