Nostra Signora del Martello La “Femmina Accabadora”… di Roberto Volterri

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Immagine di apertura; L’Accabadora nel pieno esercizio della sua funzione “equilibratrice”…

Sardegna misteriosa.

Nostra Signora del Martello.

La “Femmina Accabadora”

di Roberto Volterri

Il rito dell’Accabadora era un rituale sanguinoso e tragico in uso in Sardegna, fino a molti decenni fa. Era “necessario” per far morire rapidamente anziani e malati.

Una sorta di cruenta “eutanasia” fai-da-te!

Accabadora significa “colei che finisce“, forse dal verbo spagnolo “acabar” con il significato di “porre fine a“.

Di solito si trattava di una donna anziana, che viveva un po’ isolata dalla comunità locale, forse una sorta di levatrice, la “sciamana” del villaggio. Di notte, si intrufolava quasi furtivamente nella stanza del morente incosciente, completamente vestita di nero e con il volto coperto.

Faceva rimuovere dalla stanza tutte le immagini sacre e gli oggetti a cui il morente poteva essere particolarmente affezionato, in modo da rendere più semplice e meno dolorosa la separazione dello spirito dal corpo, almeno a livello affettivo. Poi procedeva con una sorta di assassinio rituale – con la piena consapevolezza dei familiari della vittima – volto a porre fine alle sofferenze fisiche dell’anziano, del malato più o meno “terminale”.

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2. Immagine sopra; Così, più o meno, l’Accabbadora doveva apparire agli occhi degli abitanti di sperduti villaggi della campagna sarda.

Category:Accabadora - Wikimedia Commons

3. Immagine sopra; Munita dei “ferri del mestiere” l’Accabadora si presentava con estrema puntualità a casa del “morituro”…

L’Accabadora, una donna coraggiosa e altruista non percepiva nulla per il suo “intervento”. Era necessaria nelle zone rurali e in un’epoca in cui la medicina offriva poche speranze in casi di malattie particolarmente complesse e con pazienti anziani.

Come “operava” l’Accabadora?

Quando Il Sole è tramontato, al buio, l’Accabadora entra nella casa dove avrebbe dovuto esercitare il suo strano mestiere. Naturalmente i familiari della persona che, inconsapevolmente, si sta avvicinando alle sue ultime ore in questo strano mondo, lasciano la porta aperta…

Giunta al capezzale del morituro, ella si siede accanto al letto, in una stanza fiocamente illuminata da un piccolo lume ad olio. Molto lentamente accarezza i bianchi capelli di chi apprezza il suo caritatevole atteggiamento e ancor di più ascolta con piacere l’Accabadora mentre ella inizia una cantilena in cui passi del Santo Rosario si mescolano a semplici nenie che, quasi subito, sortiscono un effetto soporifero.

Ė giunto il momento di agire!

L’Accabadora, con fare altamente professionale impugna il suo principale “ferro del mestiere” ovvero “su mazzolu“, un inquietante martello ricavato da legni particolarmente duri, spesso avvolto in un panno nero.

Su mazzolu“, la testa del martello, era ricavato da un solido pezzo di legno d’ulivo da cui si diramava un ramo secondario più piccolo che, opportunamente tagliato, diventava l’impugnatura dell’insolita arma.

Un violento colpo secco, molto ben mirato, sul cranio di chi sta per avviarsi verso un lontanissimo “Altrove” e la lugubre missione è compiuta!

Qualche volta, la povera vittima poteva essere semplicemente soffocata con un cuscino o proprio come avete ora “visto” con gli occhi della mente; in altre circostanze essa subiva una curiosa variante, meno cruenta ma non più piacevole.

L’Accabadora poteva strangolarla stringendogli il collo tra ginocchia…

4. Immagine sopra; “Su mazzolu” in una delle sue minime varianti…

Discover GALLURA | Museo etnografico Galluras

5. Immagine sopra; In una stanza fiocamente illuminata da un piccolo lume ad olio si compiva il cruento rito dell’Accabadora…

su mazzolu

6. Immagine sopra; Un altro letale “su mazzolu” conservato presso l’interessante Museo “Museo Galluras”, in provincia di Oristano. Si mormora che la figura della “Madonna del Martello” fosse diffusa anche nella penisola salentina…

Ma il complesso rituale di questa insolita eutanasia prevedeva anche la collocazione sotto il cuscino del morente, per almeno tre giorni consecutivi, di un piccolo giogo che aveva il compito di ricordare al morente la sua vita di lavoro nei campi, con i buoi al giogo che tiravano l’aratro.

Il paziente o l’anziano non rispondevano positivamente a questo tentativo di cura? Niente paura!

L’Accabadora, insieme ai familiari della “vittima”, procedeva con l’Ammentu: sussurrava all’orecchio del malcapitato tutti i suoi peccati, affinché potesse pentirsi. Questo rituale poteva farlo morire immediatamente, per il peso psicologico di ciò che aveva fatto in vita, oppure farlo riprendere per il timore di finire presto tra le fiamme dell’Inferno.

Se l’Accabadora non percepiva segni di miglioramento, procedeva con una terapia d’urto avvolgendo il malato in un lenzuolo imbevuto di acqua ghiacciata e rinchiudendolo in una botte, ufficialmente per abbassare la temperatura corporea nel caso in cui la “vittima” avesse la febbre.

Ma una bellissima polmonite fulminante era sempre alla ricerca di una brillante soluzione al problema. O almeno così ricorderebbero alcune cronache locali…

In ricordo della “Madonna del Martello”…

Nel Museo Galluras”, Via Nazionale 35/A, Luras, Oristano (Tel. 368. 3376321. info@galluras.it), sono stati conservati oggetti, storia, ricordi delle tradizioni e della vita quotidiana del luogo.

Inclusi gli attrezzi del mestiere di alcune Accabadore che, in tempi non lontanissimi, esercitavano questa “altruistica” professione. Da visitare!

museo galluras

7. Immagine sopra; Museo Etnografico Galluras. Oltre ad una più che vasta panoramica su oggetti, usi e costumi del mondo contadino c’è la parte dedicata alla Accabadora, della quale avete letto qualcosa in questo articolo

Invece a Sagama, potreste assistere ad un suggestivo rituale in cui si celebra la “Maschera di S’Accabadora Pianalzesa. Ė un’iniziativa nata non molto tempo fa, nel 2019, organizzata da alcune volenterose donne della Planargia, tra la provincia di Oristano e la provincia di Nuoro, in ricordo della “Nostra Signora del Martello” tra leggenda e realtà.

8. Immagine sopra; suggestiva cerimonia che si svolge a Sagama in ricordo – tra leggenda e realtà – della Accabadora.

La maschera di S’Accabadora Pianalzesa è ricca di simboli tra cui una curiosa maschera di cuoio modellata in modo che si percepiscano le pieghe del panno nero usato dall’anziana signora per nascondere la propria identità. La maschera è avvolta dalla “su mantedda”, indossa anche “su cuguddu” che le ricopre il capo e mostra anche “su mazzuccu” il rituale martello di durissimo legno d’olivo.

Alla cintura tiene legato “su jualeddu”, un minuscolo giogo che ricorda il lavoro della vita contadina.

Poi c’è il moribondo con una maschera che evidenzia il dolore mentre sulle spalle è appoggiato un vero giogo rappresentante il peso della sofferenza fisica e psicologica del morituro. Intorno a lui le Accabadore gli ricordano i suoi ultimi giorni in questo mondo, insieme a lugubri nenie che gli dovrebbero rammentare l’ormai lontanissima infanzia e lo liberano dal giogo nel momento in cui l’Accabadora lo avrebbe allontanato per sempre da ogni lunga, inutile, sofferenza.

Tristi ma forse utili riflessioni sul significato della umana sofferenza, del senso della vita inteso come più o meno lungo intervallo di tempo tra un vagito e un rantolo…

(Roberto Volterri)

Tutte le immagini sono state fornite dal’autore.

Accabadora - Michela Murgia - copertina Accabadora mito e realtà. Storia e reperti di un ritrovamento di Aldo Cinus, Roberto Demontis, Augusto Marini edito da Isolapalma

Accabadora immaginaria. Una rottamazione del mito (L') - Libri Sardi S´Acabadora (Toni Soggiu) | Catalogo titoli | Edizioni Condaghes

Qualche libro per capire meglio i “misteri” dell’Accabadora e il significato degli strani rituali ad essa legati.

LIBRI DI ROBERTO VOLTERRI

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