Immagine di apertura; Gerberto d’Aurillac, papa Silvestro II, il “Papa Mago”. Fu anche lui depositario di qualche “sulfureo” segreto carpito da “Libri dell’Abisso”?
PONTEFICI ERETICI
di Roberto Volterri
” Pape Satàn, pape Satàn aleppe!”
(Dante, Inferno, VII, v. 1)
Nell’ambito della dimensione Trascendente, labili, molto labili, sono i confini tra l’Universo del “Bene” e quello del “Male”.
Non dovrebbe quindi sorprenderci il sapere che non solo la “Grande Bestia”, quel simpatico, “demoniaco”, individuo che rispondeva al nome di Aleister Crowley serissimo, coltissimo, personaggio come il dottor John Dee si sia dedicato a quasi identiche esperienze insieme al poco raccomandabile Edward Kelley.
Ma, forse, dovremmo meravigliarci appena un po’ nell’apprendere che anche due Papi possano aver dedicato parte della loro esistenza alla ricerca di esperienze un po’ in bilico tra “luci” e “ombre”.
Eppure c’è stato un Papa apertamente accusato di esoterismo e di aver intrattenuto rapporti col Diavolo che sarebbe stato artefice della sua ascesa al Soglio Pontificio…
Intendo parlare del ben noto Silvestro II, al secolo Gerberto d’Aurillac.
E ce ne fu un altro, Giovanni XXI, al secolo Pedro Julião, conosciuto anche come Pietro Ispano, anche se, visti i natali in Portogallo, a Lisbona nei primi anni del XIII secolo, si sarebbe dovuto chiamare Pietro Lusitano!
Eppure, sia uno che l’altro ebbero a che fare con dei libri che non avrebbero dovuto far parte delle loro quotidiane letture. O che, addirittura, non avrebbero dovuto vedere un Papa come autore…
Ma si sa, le vie della Conoscenza sono infinite e non sempre illuminate dall’Onnipotente!
Le conoscenze “proibite” di due strani Papi e i loro personali “Libri dell’Abisso?”
La Bibbia ci ricorda che
“[…] E Yahve formava l’uomo dalla polvere del suolo […] e gli soffiava nelle narici l’alito della vita e l’uomo divenne un’anima vivente...” (Genesi 2,7).
Questo incredibile atto creativo ha suscitato nel corso dei secoli – proprio nel perennemente insoddisfatto ‘frutto’ di quel riuscito ‘esperimento’ – un insopprimibile desiderio di imitazione, il desiderio di dar vita, innaturalmente, ad altri esseri da asservire, da interpellare in momenti di incertezza, da utilizzare per soddisfare quel delirio di onnipotenza che spesso lo ha portato a percorrere sentieri pericolosi.
Stregoni, forse eccentrici esoteristi, certamente, il grande Paracelso, si avventurarono per questi “sentieri”, alla ricerca della possibilità di avere a disposizione una sorta di fedele servitore, a essi legato da un rapporto di assoluta dipendenza.
Ma quel che può apparire strano è che tale “sentiero” sembra sia stato percorso – e con successo – anche da uno degli eredi del Principe degli Apostoli, dal massimo rappresentante di Santa Romana Chiesa: da un Papa.
2. Immagine sopra; Un Alchimista tenta di creare la vita, di generare un Homunculus, un essere umano vivente “in miniatura” ma totalmente sviluppato.
Ebbene, colui il quale – nell’Anno del Signore 999 – assunse il ruolo di capo spirituale della Cristianità con il nome di Silvestro II, oltre a curar le anime dell’immenso gregge di fedeli a lui affidati, si dedicò a particolari ricerche nel campo delle scienze fisiche, giungendo – così vuole una tradizione ben radicata – a costruire una sorta di Golem tecnologico che lo consigliava nelle sue decisioni, nei momenti cruciali della sua missione.
3. Immagine sopra; Cenotafio di papa Silvestro II, il “papa mago” in San Giovanni Laterano. Nel 1648, per volere di papa Innocenzo X, la sua tomba venne aperta, ma il corpo, trovato ancora intatto, vestito dei paramenti pontificali, le braccia incrociate sul petto e sul capo la tiara, appena esposto all’aria, si mutò in polvere. Così riporta il canonico Cesare Rasponi; «Quando si scavò sotto il portico, il corpo di Silvestro II fu trovato intatto, sdraiato in un sepolcro di marmo a una profondità di dodici palmi. Era rivestito degli ornamenti pontificali, le braccia incrociate sul petto, la testa coperta dalla sacra tiara; la croce pastorale pendeva ancora dal suo collo e l’anulare della mano destra portava l’anello papale. Ma in un momento quel corpo si dissolse nell’aria, che ancora restò impregnata dei soavi profumi posti nell’urna; nient’altro rimase che la croce d’argento e l’anello pastorale.»
Le strane vicende che ora esamineremo ebbero inizio in un anno imprecisato tra il 940 e il 945, a Belliac, nella regione dell’Auvergne, dove venne alla luce un bambino al quale fu dato il nome di Gerberto. Un bambino che – dodici anni più tardi – fu accolto, come giovane monaco, nella vicina Abbazia di Aurillac.
Qualche anno dopo, il giovane Gerberto – sotto la guida di Raymond de Lavaur e dell’abate Geraud de Saint-Céré – fu avviato allo studio delle arti del “trivio” (ovvero grammatica, dialettica e retorica) e del “quadrivio” (cioè aritmetica, musica, geometria e astronomia): egli si impadronì, dunque, dei “segreti” della sintassi, della retorica, della dialettica e dedicò anni di studio alla matematica, alla geometria, all’astronomia e alla musica.
Ma, all’improvviso, Gerberto abbandonò l’abbazia, abbandonò gli studi classici e fuggì in Spagna.
Quella Spagna che era divenuta un raffinato e civile avamposto islamico.
Quella Spagna in cui l’area musulmana appariva, all’epoca, – dal punto di vista culturale – nettamente superiore al mondo cristiano.
Quella Spagna in cui i dotti arabi cercavano di dare una struttura unitaria a tutto lo scibile del tempo.
Scienze come la medicina, la botanica, la farmacologia trassero, in realtà, moltissimi vantaggi dal contatto con il mondo arabo.
Qui – in questa sorta di “Rinascimento” ante litteram – la mistica araba (tasawwuf) permeò molteplici tentativi di esperienze religiose volte a un ampliamento degli orizzonti percettivi della coscienza, volte al contatto con “realtà trascendenti”.
Ciò, ovviamente, favorì il nascere di “ordini” e “associazioni religiose” segrete, con finalità molto particolari.
4. Immagine sopra; La Cattedrale di Roma, ovvero la Basilica di San Giovanni Laterano dove si trova i cenotafio di Papa Silvestro II, il “papa mago” (Foto G. Pavat)
Le “Scienze proibite” di un Papa Mago
Dunque, perché il futuro Papa Silvestro II “fuggì” in Spagna?
Ma è chiaro: perché si era stancato della provinciale Aurillac.
Perchè era stanco di …fare la guardia al venerabile corpo del Santo fondatore dell’Abbazia!
E, invece, no. L’inglese Guillaume de Malmesbury, vissuto nel secolo successivo, nella sua Historia che il curiosissimo Gerberto affermò che si era recato nella Spagna “esoterica”
“[…] a studiare presso gli Arabi l’astrologia e altre scienze di questa natura. Sotto la loro direzione, in due anni egli apprese il significato del canto e del volo degli uccelli; conobbe anche la tecnica segreta per evocare le ombre dei morti e possedere, infine, tutte quelle curiosità umane dannose e salutari […]”.
Un amico e biografo di Gerberto di Aurillac, il Richer scrisse, inoltre, che egli frequentava spesso circoli segreti in cui – abiurando la propria fede religiosa – si imparavano, dai saggi arabi, i segreti delle scienze ermetiche, si studiavano invenzioni e scoperte facenti parte di quegli aspetti della cultura araba che ancora non erano di dominio pubblico in Occidente.
Lo stesso Richer, però, quando Gerberto divenne arcivescovo di Reims sembrò “dimenticarsi” del periodo spagnolo del futuro Papa. Perchè?
Perchè è abbastanza plausibile che Gerberto, il buon Silvestro II, colui che poi sarà chiamato “Papa Mago”, abbia abiurato la propria fede cristiana pur di apprendere i segreti delle scienze proibite.
D’altra parte, vari biografi del misterioso, futuro Papa, quali ad esempio Oderico Vitale scrissero che egli fin da quando
“[…] era scolastico si intrattenne spesso con il Demonio […]”,
mentre tal Sigesberto di Gembloux scrisse ancore più esplicitamente che Gerberto aveva ottenuta la cattedra pontificia per aver fatto…un patto con il Diavolo!
5. Immagine sopra; Lo storico Oderico Vitale, biografo del Papa, scrisse che Silvestro II fin da quando “era scolastico si intrattenne spesso con il Demonio”.In questa antica stampa il “Papa Mago” quasi intimorisce un rappresentante delle “potenze infernali”!
Fantasie, ovviamente. Ma in tutte le fantasie, in tutte le leggende c’è sempre un piccolo fondo di verità. Fantasia non è, invece, la strana circostanza della morte di questo inquietante “Papa Mago”.
In un antifonario di San Gregorio Magno, del VII secolo era, infatti, prevista la solenne cerimonia dell’Adorazione della Croce, il Venerdì Santo, in una bella chiesa di Roma, denominata in Hierusalem.
Oggi la Basilica, situata tra Porta San Giovanni e Porta Maggiore, è appunto nota come Santa Croce in Gerusalemme perchè in essa vengono conservate le reliquie, rinvenute da Sant’Elena – madre dell’imperatore Costantino – riguardanti la crocefissione sul Golgota.

6. Immagine sopra; Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Cappella di Sant’Elena. Il mosaico di Melozzo da Forlì’ in cui compare un “Ara scarlatta” ( Foto G Pavat/). Per saperne di più di questo mistero dell’Arte si consiglia la lettura del nuovo libro di Giancarlo Pavat; ANIMALI NELL’ARTE CHE NON DOVREBBERO ESSERCI.
7. Immagine sopra; Il nuovo libro di Giancarlo Pavat; ANIMALI NELL’ARTE CHE NON DOVREBBERO ESSERCI.
Tra queste figura il patibulum – la trave orizzontale – della croce su cui fu suppliziato uno dei due ladroni, alcune spine della corona che fu posta sul capo del Cristo e addirittura il dito mummificato… dell’incredulo apostolo Tommaso.
8. Immagine sopra; La basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme – ricca anche di “reliquie” rinvenute da Santa Elena, madre dell’imperatore Costantino – dove il “Papa Mago” Silvestro II, tragicamente, realizzò che stava per avverarsi la profezia che, secondo la leggenda, sarebbe scaturita da un complesso meccanismo basato su un’algebra booleana molto ante litteram.
In epoca medievale il Papa si recava scalzo in questa chiesa – seguito da un corteo di prelati, in mezzo al popolo che si inchinava al suo passaggio – per celebrare la suddetta cerimonia in base a certi rituali denominati ordini romani, come ad esempio l’Ordo X, dell’anno Mille.
La cerimonia oltre al Venerdi Santo, veniva celebrata anche nelle tre domeniche in cui, sul Messale, ricorreva l’orazione statio in Hierusalem.
Quindi, anche l’ineffabile Silvestro II avrebbe dovuto officiare il suggestivo rito nella chiesa di Santa Croce… in Gerusalemme.
9. Immagine sopra; Tra le reliquie che Santa Elena avrebbe trovate in Terra Santa nel IV secolo d.C. e conservate nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, c’è anche il “Titulus Crucis” posto sulla croce che vide le sofferenze e la morte di Gesù…
Vuole la leggenda – alla cui base c’è sempre qualcosa di vero…– che Gerberto fosse in grado di costruirsi una sorta di strano “Golem tecnologico” una testa, un cranio che poteva consigliarlo sulle importanti decisioni da prendere nelle sue funzioni di capo della Chiesa.
Un cronista vissuto tra la fine del XII secolo e gli inizi del secolo successivo, Raoul de Longchamp (1155- 1215) riferisce che il Papa avrebbe “imprigionato” un demonio dentro un cranio dorato…
“… Ipse – lo stesso Gerberto. N.d.C. – commentum verum fecit super arithmeticam et cum demone quem in capute aureo incluserat, ea de quibus dubitabat inquireret…”
Ovvero, in sintesi, egli, forse basandosi su qualche sconosciuto algoritmo matematico, riceveva suggerimenti, soluzioni ai suoi dubbi.
“… inde est quod locus ille inexpositus, saltus Gerbertus, appellatur…”
Infatti, le risposte fornite dal “demonio” venivano curiosamente chiamate “il salto di Gerberto”…
Il ”Golem”, il cui vero funzionamento ci sfugge, forse avrebbe potuto essere basato su un embrionale logica di tipo binario – con un meccanismo a due sole possibilità – in grado di rispondere a domande relative al suo destino appunto in modo… “booleano”, con un “Si” oppure con un “No”.
Alla precisa domanda di Papa Silvestro II, “Morirò prima di cantare la Messa a Gerusalemme?”, il “Golem” sembra aver risposto con un categorico “No”, facendo così intendere che se il Papa si fosse tenuto lontano dalla terra di Israele, da Gerusalemme, avrebbe avuta lunga vita…
Ma al pur acuto Gerberto, forse esperto di arti proibite e cultore di studi esoterici, era sfuggito che recandosi a celebrare il rito dell’Adorazione della Croce nella chiesa romana denominata “in Hierusalem”, avrebbe avvicinato a sé, inesorabilmente, la Nera Signora.
E venne il tragico 12 maggio, giorno in cui il Papa Mago – che fino a quel momento godeva di ottima salute – mentre partecipava al sacro rito fu colto da un malore.
Solo allora si accorse di trovarsi “in Hierusalem”, solo allora capì veramente la risposta del suo strano “Golem”, solo allora capì che era giunta la sua ultima ora!
Dette ordine ai suo chierici di collocare il suo corpo su un carro trainato da buoi e di erigere la sua tomba dove essi si fossero fermati.
La strada percorsa non fu lunga: il carro si arrestò, infatti, davanti a un’altra stupenda basilica, quella di San Giovanni in Laterano, a poche centinaia di metri di distanza, dove Gerberto d’Aurillac, Papa Silvestro II – forse “Mago” – fu sepolto.
Correva l’Anno del Signore 1203.
Ma la leggenda continua…
Si dice infatti che la lapide posta sulla sua tomba trasudasse uno strano liquido acquoso nell’imminenza della morte di un Papa, almeno fino alla ricognizione effettuata nel 1684, in cui il corpo del “Papa Mago” fu rinvenuto incorrotto anche se – al contatto dell’aria – si dissolse in un attimo.
Un misterioso libro, l’Astronomicon e, forse, ancora… un “Necronomicon”
Torniamo ancora, brevemente, alle strane vicende terrene di Silvestro II d’Aurillac.
Ad esempio, perchè Gerberto – tornato dalla Spagna e divenuto Vescovo di Reims – chiese a Reinard, un monaco di Bobbio, ove Gerberto era stato abate, di tradurgli un particolare libro?
“[…] io ti domando una sola cosa che puoi fare senza pericolo, senza danno per te […] fammi trascrivere senza informare nessuno l’Astronomicon di Manilio […] fratello io ti prometto, e tu puoi esserne certo, che io serberò un religioso silenzio su questa devozione e su questa tua obbedienza che merita elogio […]”l
… scriveva Gerberto al fedele Reinard.
Perchè farsi tradurre da un monaco – che viveva in Italia – un libro che avrebbe potuto benissimo farsi tradurre da persone, altrettanto preparate, che vivevano a Reims?
Quali strane informazioni sono nascoste nel libro che anche l’Autore di queste note sta sfogliando da tempo?
Un brevissimo ma niente affatto inutile inciso…
Ho già accennato al fatto che almeno il titolo del misterioso “pseudobiblium” citato da Lovecraft – il famigerato Necronomicon – abbia tratto origine proprio dalla consultazione del Libro di Manilio presente, tra mille altri strani volumi, nella sterminata biblioteca del nonno del “solitario di Providence”…
10. Immagine sopra; La settecentesca edizione dell’Astronomicon di Manilio, tra gli antichi libri di Roberto Volterri, opera che molto verosimilmente ispirò Lovecraft per dare un titolo al suo inafferrabile Necronomicon…
Nell’Astronomicon Gerberto aveva forse ritracciato “segreti” insegnamenti che lo misero in grado – divenuto Papa – di far realizzare uno strano meccanismo basato su ciò che diverrà l’algebra booleana?
“[…] Possedeva nel suo palazzo una testa di bronzo che rispondeva “Si” o “No” alle domande che egli le rivolgeva sulla politica e sulla situazione della cristianità. Secondo Silvestro II, questo procedimento era molto semplice e corrispondeva al calcolo con due cifre […]” scriveva, infatti, il Migne nella sua ben nota e apprezzata Patrologia latina (Vol. CXXXIX).
Calcolo con due cifre? “Si” o “No”?
Ma certo! “Si” e “No” – o, meglio, “ON” e “OFF” – sono termini usuali per chi si occupa di Elettronica digitale basata appunto sull’Algebra di Boole!
Al grande matematico irlandese George Boole (1815–1864) dovrebbe essere riconosciuto, infatti, il merito di aver costituito un complesso sistema algebrico capace di un’interpretazione puramente qualitativa, sistema che – a onor del vero – vede in Leibniz (1646–1716) uno dei più geniali precursori con lo scritto De Progressione Dyadica del 1679.
Dobbiamo però spostarci, per un attimo, nella lontana Cina…
Riguardo a Leibniz è infatti doveroso rilevare che il filosofo e matematico era in contatto epistolare con padre Joachim Bouvet, gesuita e missionario in Cina, terra in cui almeno quattro millenni or sono fu creato L’oracolo delle Mutazioni, più noto come Libro de I-Ching.
11. mmagine sopra; Edizione moderna di uno tra i molteplici libri sul Libro dei Mutamenti
Padre Bouvet si era interessato per lungo tempo alla filosofia cinese, al Taoismo e al Confucianesimo e aveva avuto modo di apprezzare la profondità di pensiero che si celava dietro quello strano metodo di scrutare il futuro o, meglio, di comprendere il vero rapporto tra l’inconscio, la complessa realtà e… il caso.
Non vi suggerisce nulla tutto ciò?
Non vi vengono subito alla mente i 64 esagrammi?
Non trovate analogie tra la linea intera degli esagrammi – chiamata Yang, ma che potremmo anche chiamare… ON oppure SI – e la linea spezzata, chiamata Yin, ma che si potrebbe chiamare anche… OFF oppure NO?
12. Immagine sopra; Alcuni esempi degli Esagrammi. Considerandoli in un’ottica “informatica” la linea continua può valere UNO oppure SI, la linea interrotta potrebbe valere ZERO oppure NO.
Ebbene padre Bouvet inviò a Leibniz il testo de I-Ching e, forse, mutò così il corso della storia!
Leibniz studiò per giorni e giorni i 64 esagrammi e, da grande matematico quale era, intuì subito che una combinazione di quelle linee intere, di quelle linee spezzate poteva rappresentare qualsiasi numero con una logica non più “decimale”, ma “binaria”.
Pubblicò quindi, a Parigi nel 1703, il suo lavoro Explication de l’arithmétique binaire, in cui esponeva i vantaggi del calcolo con logica binaria rispetto a quello basato sul sistema decimale.
13. immagine sopra; Una pagina dell’Explication de l’arithmétique binaire di Leibniz. Algebra di Boole molto ante litteram!
Venne poi Boole, il quale – a metà dell’Ottocento – pubblicò un suo scritto di logica matematica, basato sulle riflessioni di Leibniz, intitolato curiosamente Investigazione sulle leggi del pensiero, su cui sono fondate le teorie matematiche della logica e della probabilità, in cui egli si ispira anche a un lavoro del teologo anglicano Samuel Clarke intitolato Dimostrazione dell’essere e degli attributi di Dio.
Lo scopo di Clarke era, in realtà, quello di fornire una dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio.
14. Immagine sopra; Il libro di George Boole basato sulle idee di Leibniz
Sembra però che, ben prima di Clarke, un altro strano Papa si sia interessato a fondo di logica matematica e si sia, invece, cimentato – senza riuscirvi! – nella dimostrazione matematica della… “Sua” inesistenza!
Un altro strano Papa, un altro misterioso libro…
Era il portoghese Pietro di Giuliano – più noto come Pietro Ispano – il quale, il 12 settembre 1276, a Viterbo fu, infatti, eletto Papa e prese il nome di Giovanni XXI.
Fu uno strano ed eclettico Papa che si dedicò anche alla logica matematica scrivendo il trattato Summulae Logicales, in cui anticipava di ben sei secoli regole matematiche poi esposte dall’Augustus de Morgan.
15. Immagine sopra; Una pagina delle Summulae Logicales di Pietro Ispano, Giovanni XXI, libro in cui egli sembra gettare le basi di una logica matematica – quasi “booleana” – molto ante litteram.
Morì improvvisamente il 2 maggio 1277 a seguito del crollo di una stanza in cui dimorava nel palazzo papale di Viterbo e…
“[…] si dice di questo Papa che avesse scritto un libro che fu detto eretico e perverso e che gli crollò subitamente addosso la casa in cui si trovava, producendogli ferite così gravi che nello spazio di cinque giorni morì miseramente, dopo aver ripetuto spesso queste parole: “Quid fiet de libello meo? Quis complebit libellum meum? […]”,
come riporta un cronista dell’epoca sottolineando le ultime parole di Pietro Ispano.
“Che cosa accadrà al mio libretto? Chi completerà il mio libretto?”.
16. Immagine sopra; Giovanni XXI, Pietro Ispano, un altro stranissimo Papa particolarmente interessato ad un suo libro che stava completando. Forse un altro introvabile “Necronomicon”?
Ma cosa c’entra tutto ciò con la “testa parlante” del Papa mago Silvestro II?
Ė possibile che Pietro Ispano – Papa Giovanni XXI – fosse venuto a conoscenza (l’ambiente era… lo stesso) di ciò che Gerberto d’Aurillac – Papa Silvestro IjI, il “Papa Mago” – aveva appreso dai suoi studi islamici “proibiti” e aveva, forse, scoperto ”qualcosa” anche nella “segreta” traduzione dell’Astronomicon’ di Manilio?
Ė possibile che i suoi studi di “logica matematica” si basassero su precedenti conoscenze derivate da quelle che Gerberto aveva appreso in terra iberica?
Quali proibite conoscenze erano contenute nel “libretto” di cui Pietro Ispano si preoccupava tanto anche in punto di morte?
Possiamo ipotizzare che, ben prima di Leibniz – poiché le “vie della Conoscenza” sono… infinite – il monaco Gerberto, durante il suo soggiorno in Spagna e attraverso i suoi contatti con società segrete islamiche, si sia impadronito di qualche tecnica affine a quella cinese degli esagrammi – che possiamo considerare, senza dubbio, basata su quello che molto tempo dopo verrà chiamato “codice binario” – e in base ad essa abbia fatto realizzare una sorta di “automa meccanico” contenuto nel simulacro di una testa umana che, a seconda di come veniva posta la domanda, forniva un responso booleano basato su affermazioni o negazioni?
Forse Pietro Ispano ne sapeva “qualcosa”?
Forse stava continuando – nel suo “[…] librum, quod dicebatur haereticum et perversum […]” quei “proibiti” studi?
Non lo sappiamo, però quelle lontane vicende potrebbero essere andate proprio così…
(Roberto Volterri)
17. Immagine sopra; Monumento funebre di papa Giovanni XXI, ovvero di Pietro di Giuliano da Lisbona ( 1271-1277 – il Pietro Ispano della Commedia di Dante). eletto a Viterbo nel 1276 e morto l’anno seguente per il crollo della sua camera nell’adiacente Palazzo dei Papi..
Si noti la citazione del verso dantesco (Paradiso, XII, v. 135) che parla di alcuni “libelli”…
– Se non altrimenti specificato, le immagini sono state fornite dall’autore.
I LIBRI DI ROBERTO VOLTERRI






























