ATTENZIONE! L’ARTICOLO CONTIENE ALCUNE IMMAGINI NON ADATTE A MINORI E A PERSONE IMPRESSIONABILI.
Quei “mostri” dietro l’angolo di casa…
Girolimoni…un colpevole per “volontà della Nazione”
di Roberto Volterri
Stiamo vivendo strani periodi in cui certi processi per omicidio vanno avanti per mesi, per anni, durante i quali infinite trasmissioni televisive mostrano come a volte la confusione regni sovrana e il motto latino “In dubio pro reo” sembra non trovare chi sappia tradurre de facto questo ragionevole principio.
Principio che non pone la parola fine sulle indagini, ma almeno non lascia soffrire in carcere, per inimmaginabili anni, chi non ha commesso il delitto del quale lo si accusa…
Solo per fare un paio di esempi, il “caso di Garlasco” e il “caso di Rimini”…
Ma situazioni simili si sono sempre verificate e ora intraprenderete un non brevissimo viaggio che inizia con la ricerca del cosiddetto “Mostro di Roma” anche se lo sventurato Gino Girolimoni non era di certo né un “mostro” né, molto tantomeno il “Mostro di Roma” come a tutti i costi lo si volle far passare!
2 Immagine sopra; Un bellissimo, tragico, film sulle sfortunate vicende del povero Girolimoni.
Anche perché al regime dell’epoca, forse, poteva far comodo assicurare alla giustizia chi per almeno quattro anni aveva messo in dubbio la totale efficienza di un sistema in cui “i treni arrivavano sempre in orario”.
Treni aiutati però anche dalla propaganda che prediligeva “simboli” in grado di stigmatizzare il ritorno del Paese ad una normalità solo desiderata, forse mai raggiunta del tutto.
Come, spesso, è normale che avvenga…
Però un assassino seriale in giro per Roma non poteva di certo costituire simbolo di “normalità”!
3. Immagine sopra; Gino Girolimoni, innocente “de facto” macolpevole per “volontà della Nazione”
Un altro caso…
Lionello Egidi – “Il biondino di Primavalle” – forse era innocente, forse era implicato in qualche modo nel brutale assassinio di Anna Bracci, per i “romani de Roma” solo “Annarella”.
Però non lo sappiamo con certezza…
4. Immagine sopra; Lionello Egidi, “Il biondino di Primavalle”
Un “caso” ancora, ma molto diverso…
Ernesto Picchioni – il “Mostro di Nerola” – è veramente stato un brutale, rozzo, forse poco furbo, Serial Killer, il quale al chilometro 47 della Via Salaria Vecchia procurava ad arte le forature delle biciclette transitanti in quel tratto di strada per attirare in casa i malcapitati, ucciderli, derubarli di tutto quel poco che avevano e poi seppellirli nell’orto di casa.
Dei tre “casi” qui elencati per uno fu chiaramente innocente, su qualcuno si addensarono temporalesche nubi cariche di sospetti, qualcuno entra invece a pieno titolo tra gli “Apostoli del Male”.
E lì, sine die, lo lasciamo alla vostra lettura di un apposito articolo de “Il Punto sul Mistero”…
5. Immagine sopra; Ernesto Picchioni, il “Mostro di Nerola”, non proprio “un’anima candida”!
I “mostri” dell’Agro romano
Quindi, dopo questa breve panoramica, da dove iniziamo?ĺ
Da Borgo Pio, dove negli anni 1924 – 1928 imperversò quello che fu definito il “Mostro di Roma”?
Dalla borgata di Primavalle, sempre a Roma, dove qualcuno, un pedofilo part-time o a tempo pieno, forse uccise barbaramente una ragazzina, Anna Bracci, per tutti “Annarella”, gettando il suo corpo ancora vivo in uno dei vari pozzi che caratterizzavano quella zona, all’epoca quasi deserta e oggi più che densamente popolata?
Oppure vi lascerei alla lettura di un articolo in cui ho descritto ciò che avvenne al 47° chilometro della vecchia Via Salaria, invitandovi a verificare de visu su ciò che ancora resta della “location” in cui operò il cosiddetto “Mostro di Nerola”?
Indecisi? In fatto di Killer, Serial Killer e dintorni ancora non vi siete fatta una precisa opinione?
Questo o quel “mostro” per voi pari sono?
Allora scelgo io occupandoci, per adesso, solo di un caso giudiziario che fece epoca e che ha dato origine anche ad un bel film magistralmente interpretato da Nino Manfredi.
Roma, 4 Giugno 1924, un po’ prima del tramonto.
Qualcosa di tragico avviene dalle parti di Via Giulia, quasi all’angolo con Via del Gonfalone…
6-7. Immagini sopra e sotto; Roma, Via Giulia, all’angolo con Via del Gonfalone avvennero tragici fatti di cronaca…
Ma in via Giulia torneremo tra breve, poiché sarà bene ricordare che soltanto sei giorni dopo avverrà un altro fatto di cronaca che forse influenzò alcuni aspetti delle indagini, obbligò gli organi di polizia a seguire una determinata pista, impedì ad altri inquirenti una più obiettiva analisi dei fatti, in definitiva portò a quello che non è difficile definire un “errore giudiziario” i cui esiti ancor oggi riecheggiano quando si sente parlare di un certo “Girolimoni”…
Roma, 10 Giugno 1924, metà pomeriggio.
Viene rapito il deputato socialista Giacomo Matteotti mentre a piedi, sul lungotevere Arnaldo da Brescia si avvia verso Montecitorio. Non molto più tardi il suo corpo verrà rinvenuto a venticinque chilometri da Roma, nel comune di Riano Flaminio, occultato nella Macchia della Quartarella.
L’eliminazione di un uomo politico contrario al regime fascista costringe Benito Mussolini a rispondere all’interrogazione parlamentare del deputato Enrico Gonzales…
“… Credo che la Camera sia ansiosa di avere notizie sulla sorte dell’onorevole Matteotti, scomparso improvvisamente nel pomeriggio di martedì scorso in circostanze di tempo e di luogo non ancora ben precisate, ma comunque tali da legittimare l’ipotesi di un delitto, che, se compiuto, non potrebbe non suscitare lo sdegno e la commozione del governo e del parlamento…”
Fu delitto su commissione? Non ce ne occupiamo affatto in questa sede, ma non possiamo non ricordare che il tragico evento scatenò un enorme caos politico, con conseguenti dimissioni del Capo della Polizia Emilio De Bono, dimissioni dello stesso Mussolini da Ministro dell’interno e più o meno velate accuse da parte dei socialisti vicini al parlamentare Filippo Turati…
“… L’autorità politica assicura solerti indagini per consegnare alla giustizia i colpevoli, ma la sua azione appare totalmente investita dal sospetto di non volere, né potere colpire le radici profonde del delitto, né svelare l’ambiente da cui i delinquenti emersero…”
Insomma, la Roma caput mundi, l’Urbs aeterna in quei primi giorni di un caldo Giugno 1924 è letteralmente nel classico “occhio del ciclone” le cui conseguenze non sono affatto estranee a ciò che era avvenuto pochissimi giorni prima…
8. Immagine sopra; Il brutale assassinio dell’Onorevole Giacomo Matteotti molto probabilmente influì anche sulle indagini relative al “ caso Girolimoni”, sulla necessità di assicurare, ad ogni costo, alla giustizia chi osava turbare l’ordine costituito…
Sei giorni prima…
Al civico 20 di Via del Gonfalone abita la famiglia Carlieri, in cui il buon Filippo, quarantacinquenne pater familias, “porta avanti la baracca” – come popolarmente suol dirsi – lavorando come operaio qualificato presso le Officine Fumaroli, in Via Flaminia.
Ma in casa, la “baracca” è affidata alla moglie, Alessandrina Fonelli (o Fanelli), quasi sua coetanea, che contribuisce al ménage familiare lavorando come lavandaia e districandosi come può tra i mille problemi che cinque vivacissimi marmocchi le pongono ogni minuto…
La più piccola delle cinque “furie scatenate” – ogni bambino lo è! – è Bianca, di quattro anni, magrolina, capelli scuri, da tutti soprannominata “biocchetta”, forse perché, nel giocare a nascondino con i suoi amichetti, si accovaccia come una piccola “biocca” termine questo che nel vernacolo non solo romano denota la gallina soprattutto mentre cova le uova.
9. Immagine sopra; Roma, Via del Gonfalone ai nostri giorni. Qui, al civico 20, abitava la famiglia Carlieri
Sono quasi le otto di sera, è l’ora di cena finalmente e mamma Alessandrina chiama le “furie scatenate” prima che la fumante zuppa si raffreddi.
Di “furie” ne arrivano solo quattro…
Non c’è traccia della “biocchetta”, della piccola Bianca…
10. Immagine sopra; Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, Roma. Registrazione del funerale della piccola Bianca Carlieri, avvenuto il 4 Giugno 1924.
Cerca di qua, cerca di là, chiama a destra e a sinistra ma nessuno l’ha vista, anche se una delle sue amichette, la tredicenne Elvira Proietti, la quale abita al civico 13 della stessa via, dice di averla notata con un signore alto, ben vestito, con un cappello nero che gli copriva parzialmente il volto…
“A biocchè do sta’nannà ?” sembra le abbia chiesto Elvira, un po’ preoccupata poiché non ha mai visto quello strano tipo dalle loro parti e soprattutto perché egli tiene la “biocchetta” per mano, con fare rassicurante.
“Sto co’ zio mio che me compra tutte ‘e caramelle che vojo!”, è la poco tranquillizzante risposta della piccola Bianca alla quale – per ovvii motivi… di “bilancio familiare” – le caramelle sembrano un traguardo quasi irraggiungibile.
Poi più nulla, salvo un breve annuncio sul quotidiano “Nuovo Paese” che due giorni più tardi annuncia più o meno così…
“… Ieri sera, verso le 22 via del Gonfalone è stata messa in subbuglio per la scomparsa di una bambina di 3 anni, di nome Bianca Carlieri…”
e poi ricorda che la mattina del giorno prima tale Anna Maria Durante, da tutti chiamata “la Cicoriara” – perché, come mille altre donne di quei tempi, contribuisce al bilancio familiare raccogliendo la cicoria nei prati per poi venderla al mercato rionale – sotto dei fogli di giornale ha rinvenuto il corpo della piccola Bianca, accanto ad alcune pagine di un libro, o catalogo di argomenti religiosi, redatte in lingua inglese.
”… in un piccolo fossato il cadaverino giaceva, nudo. Sul collo della vittima apparivano segni di strangolamento insieme a lividure sulla faccia, mentre il corpo recava evidenti le tracce della violenza… La piccola innocente vittima giace con la testina inclinata a sinistra, i braccini aggrappati al terreno, il corpo nudo, pieno di lividure, dalla boccuccia socchiusa esce un grumo di sangue…”
Il “Corriere della Sera” si affretta ad informare così l’italico popolo che tra poco sarà un po’ distratto anche dal “caso Matteotti”, “caso” che coinvolge gli alti “papaveri” del regime…
11-12. Immagini sopra e sotto; In alto; il luogo del ritrovamento del corpo di Bianca Carlieri. In basso; particolare del corpicino straziato di Bianca. Foto tratte dal libro di Giuseppe Dosi, “Il Mostro e il Detective “- Vallecchi Editore 1973
Come quasi sempre avviene in questi casi, piano piano, emergono altri “testimoni” più o meno oculari, tra i quali alcune popolane, quali Giovanna Zenoni, Leonilde Papini e Zelinda Carmignani
13. Immagine sopra; Da in alto a sinistra l’investigatore privato Vittorio Pellegrini e le tre “testimoni oculari” che – in buona fede, riteniamo! – contribuirono a far passare brutti momenti all’innocente Francesco Imbardelli.
Insieme alla piccola Elvira Proietti si fanno avanti vari altri vicini di casa che unanimemente definiscono “un paino” – termine gergale per descrivere un giovane dall’eleganza ricercata, quasi un bellimbusto con atteggiamenti nascisistici – il tipo alto, snello, molto ben vestito con un abito scuro, con cappello floscio e biondi baffetti “a spazzola” il quale si avviava verso il lungotevere tenendo per mano una bambina di pochi anni.
Tutti hanno visto, ma nessuno è intervenuto!
Passano i giorni e si arriva al tragico 10 Giugno e al “caso Matteotti” e la “Giustizia”, quella con la “G” maiuscola, quella con i due piatti della bilancia rigorosamente orizzontali, deve necessariamente aver la meglio sulle tuci vicende umane.
Le “alte sfere” dello Stato si agitano, si mettono in moto e Luigi Federzoni, ora Ministro dell’Interno dopo le dimissioni di Benito Mussolini, pone una taglia di ben 50.000 lire – una cifra enorme per quei tempi! – a favore di chi fosse in grado di fornire dettagliate e attendibili notizie sul possibile bruto che ha seviziato ed ucciso la piccola Bianca Carlieri.
14. Immagine sopra; Una cospicua taglia di ben 50.000 lire a favore di chi contribusica ad assicurare alla giustiza il “mostro” che ha ucciso la piccola Bianca Carlieri, la “Biocchetta”.
Tutti si muovono, tutti si agitano ma… non se ne fa nulla!
Però tutti si ricordano di un caso simile avvenuto pochi mesi prima, nel tardo pomeriggio, a Piazza Cavour…
Il 31 Marzo, verso le ore 18 scompare la piccola Emma Giacomini, di quattro anni, mentre sta giocando con il fratellino di due anni, sotto il poco attento sguardo della bambinaia.
Nella vicina Piazza Cola di Rienzo, poco dopo viene ritrovato il fratellino il quale è in grado soltanto di riferire – ha solo due anni! – che un signore li aveva portati entrambi ad un bar offrendo loro dei cioccolatini. Ma di Emma nessuna traccia…
Alle otto di sera, in un orto nei pressi di Piazzale Clodio – zona non vicinissima a Piazza Cavour, teniamolo ben presente… – una certa Caterina Ferroni trova la piccola Emma viva ma in preda ad una sorta di shock convulsivo, con in mano i suoi indumenti intimi e un fazzoletto di colore verdastro intorno al collo.
All’Ospedale San Giacomo le riscontrano escoriazioni al collo, alla fronte e – purtroppo! – anche all’area genitale, anche se non vengono trovate tracce di liquido seminale.
Qualcuno della zona ricorda di aver visto un uomo di circa cinquant’anni, snello, ben vestito con abito scuro e un cappello nero a basse falde…
Ma non ci sembra di aver già letto qualcosa di simile a proposito della povera e più sfortunata “Biocchetta”?
Altri allora ricordano che nel tragico giorno in cui era scomparsa la piccola Bianca Carlieri, forse un’ora prima, in Via Paola, all’incrocio con il lungotevere Tor di Nona, un uomo “…di circa cinquant’anni, snello, ben vestito con abito scuro e un cappello nero a basse falde…” aveva tentato di rapire la piccola Armanda Leonardi, di soli due anni, ma il “mostro” – che ancora non era stato così chiamato – era scappato in seguito alle urla della bambina.
Bambina per il momento fortunata, ma solo “per il momento” come vedremo in seguito…
Inizia finalmente la “caccia al mostro”!
E anche le false notize, gli scoop da quattro soldi, tanto per riempire qualche pagina di giornale…
“… l’immondo carnefice di Bianca Carlieri assicurato alla vindice mano della Giustizia. L’assassino scoperto da un agente privato, Il drammatico interrogatorio e la cinica confessione…”
… titola ad esempio il quotidiano “Il Messaggero” dell’11 Giugno 1924.
15. Immagine sopra; “Il Messaggero” dell’11 Giugno del 1924 annuncia la cattura dell’immondo carnefice della “Biocchetta”. Ma si sbagliava…
J’accuse!
Peccato che la “vindice mano della Giustizia” abbia preso un clamoroso abbaglio “assicurando” alle patrie galere solo l’agnello sacrificale di turno, poiché…
“… Vittorio Pellegrini agente privato da alcuni mesi aveva notato nei pressi di via Ripetta uno strano individuo alto un po’ curvo sulla persona, il volto olivastro, magro, illuminato da due occhi di folle. Lo sconosciuto varie volte era stato sorpreso a compiere atti di osceno esibizionismo alle bambine che nella loro gioconda ed ingenua spensieratezza si trastullavano per le vie.”
Lo “strano individuo” si chiama Francesco Imbardelli, ventinove anni, figlio del fu Cesare, nato a Roma nel 1892, senza fissa dimora, solito vagabondare per le vie dei Rioni Borgo e Ponte, soprannominato “Gigione”, forse perché un po’ mitomane, abituato a raccontar frottole e a strafare per farsi notare come un attore teatrale in cerca di maggior visibilità.
16. Immagine sopra; Francesco Imbardelli, ventinove anni, “suonatore girovago” ma… non colpevole!
Ha l’aggravante, però, di essere stato notato mentre molestava alcuni bambini i quali, forse, lo deridevano per il suo malandato aspetto e proprio per questo non trascurabile dettaglio l’investigatore privato Vittorio Pellegrini lo aveva pedinato e fatto arrestare.
“Alleluia! Abbiamo trovato il “mostro!”.
Anche “Il Messaggero” dell’11 Giugno esulta, magari accontentando un po’ troppo l’estro poetico del redattore…
“… Tre popolane,la prima Leonilde Papini maritata Bolletti, di anni 50, abitante in via Ripetta n.67, Giovannina Zenoni in Castelli di anni 45 abitante in via della Frezza n,56 e Zelinda Carmignani in Flanelli abitante in via di Ripetta n.69 ove gestisce un negozio di stireria, dopo aver visto nell’identikit fornito dai giornali una discreta somiglianza dell’Imbardelli con il mostro, armate di coraggio, fecero entrare nel negozio l’ignaro sospetto, e prontamente la Zenoni gli chiese: “ Gigione, di un po’: tu sei l’assassino di Bianchina!…
Gigione diventa pallido e comincia a tremare e rapido come il baleno, raggiunse la via di uscita sparendo.”
Poi, preso dalla foga, l’articolista aggiunge…
“… il bravo e valoroso agente privato al racconto non seppe frenare un moto di gioia. Era la prova definitiva…. Bisognava agire rapidamente!”
E rapidamente il Pellegrini, aiutato dal suo amico maresciallo Fiore – del Commissariato Campo Marzio – agisce, si reca al ricovero per indigenti “Regina Elena”, in Via Flaminia, e arresta il povero e innocentissimo Imbardelli, già definito “ignobile rettile”.
Ormai il giornalista si è lanciato e, nel descrivere l’interrogatorio del malcapitato vagabondo, nessuno lo ferma più…
“… quattro uomini non erano sufficienti per trattenerlo… L’Imbardelli continuava a dare in escandescenze. Urlava il diavolo, il diavolo!…”
Basta insistere un po’ – forse un po’ troppo! – e alla fine del “terzo grado” Imbardelli sembra abbia urlato “Sì, sono stato io ad uccidere!”.
Al Commissariato Campo Marzio arrivano subito tutti i personaggi che a vario titolo sono implicati nelle indagini su quello che poi verrà chiamato sul serio “Mostro di Roma”.
Così nelle stanze del posto di Polizia si affollano il Dirigente, Cavalier Giannitrapani insieme ai Commissari Tosa e Cioppa, tutti in sollucchero per avere finalmente assicurato alla giustizia il feroce pedofilo e killer di innocenti bambine.
Ma le cose non stanno proprio così…
…e così da la calca si difende.
(Dante, Purgatorio, VI, v. 9)
Nelle affollate stanze del Commissariato Campo Marzio, oltre alle pie donne che giuravano di aver visto l’Imbardelli aggirarsi in modo strano nelle zone dove erano avvenuti i delitti, a rompere le uova nel paniere dei solerti ma distratti poliziotti arriva anche il custode del pubblico dormitorio dove il presunto “mostro” aveva passata la sera del 4 Giugno e, proprio nelle ore in cui era scomparsa la “Biocchetta”, l’“ignobile rettile” stava lì, ad aspettare la cena.
Ma si fanno avanti anche altre due donne, Elvira Proietti e Valeria Ferroni, le quali non riconoscono affatto nell’Imbardelli l’uomo che avrebbe portata via, tenendola per mano, la piccola Bianca Carlieri.
Insomma, l’Imbardelli se la cava per il rotto della cuffia e scompare nel nulla da cui era arrivato…
Però – come se non bastassero questi due tragici episodi oltre a quello del rapimento e uccisione del deputato Giacomo Matteotti – il mese di Giugno si rivela dominato da più che infauste congiunzioni astrali che fanno emergere fatti accaduti da poco ma sommersi da un mare di notizie fuorvianti…
Tre giorni prima del rapimento di Bianca, sul lungotevere, nei pressi dell’Ospedale Santo Spirito un pedofilo aveva importunate due bambine di sei e nove anni, le piccole Assunta e Maria.
In Piazza Cesarini Sforza, nel tardo pomeriggio, due donne erano riuscite a salvare dalle grinfie di un altro pedofilo una bimba di poco più di due anni, tale Angelina M. e, nella testimonianza resa alla Polizia, dissero che l’uomo aveva “piccoli baffi”, diciamo simili al presunto “mostro” di Via del Gonfalone…
I giornalisti in cerca dello scoop che farebbe la loro fortuna in Redazione si ricordano anche che agli inizi del mese di Maggio 1924 una popolana abitante in Via del Consolato aveva denunciato la presenza di un distinto signore sulla cinquantina intenzionato ad adescare Camilla, la sua figlia dodicenne, offrendole del denaro.
Ma la bambina, impauritasi, era riuscita a scappare…
Passano pochi mesi e in un infausto 24 Novembre dello stesso anno, sempre nel Rione Borgo, da via del Colonnato 19, scompare la piccola Rosina Pelli la quale ha da poco tempo compiuto due anni.
17. Immagine sopra; Rione Borgo, da dove scomparve la piccola Rosina Pelli
Giocava sotto il colonnato di Piazza San Pietro insieme alla sorellina Olga, ma tutti i Santi del Paradiso in quel momento si erano distratti…
La madre Beatrice, mentre chiacchierava con alcune “comari” di sua conoscenza, nel distrarsi aveva fatta compagnia ai Santi perché – terminate confidenze e pettegolezzi – decisa a tornare a casa per allattare una terza figlia, Norma, nata da meno di un mese si era accorta della scomparsa di Rosina, l’aveva cercata ovunque ma senza risultato alcuno.
18. Immagine sopra; Piazza San Pietro nel 1928. All’epoca, sotto lo splendido colonnato del Bernini , oltre a strane macchine per la pulizia delle strade, i bambini potevano ancora scorrazzare. Magari con qualche inaspettato pericolo…
Lo stesso giorno, a metà pomeriggio, in Viale delle Medaglie d’Oro, alle pendici di Monte Mario – all’epoca aperta campagna – tre donne affaccendate nel ritirare la biancheria asciugatasi al sole, tra i cespugli vedono passare un distinto cinquantenne, alto e ben vestito.
Forse portava un “… un cappello nero a basse falde…”, ma di questo dettaglio non siamo sicuri affatto.
Il giorno successivo, nella zona chiamata non a caso “il prataccio” il “fornaciaro” Riccardo Papini esce di casa insieme alla moglie Apollonia e tra i cespugli vede il cadavere di una bambina, nudo e immerso in una grande macchia di sangue.
19. Immagini sopra; In una foto d’epoca, alle falde di Monte Mario, il luogo in cui fu trovato il corpo della piccola Rosina Pelli. Sullo sfondo si vede l’edificio del Collegio Protestante, non più esistente nella zona.
Nota anche che solo il piedino destro ha un calzino bianco. L’altro calzino è scomparso…
20. Immagine sopra; Il corpo della piccola Rosina Pelli così come fu rinvenuto dal “fornaciaro”. Immagini tratte dal libro di Giuseppe Dosi “Il mostro e il detective” (1973).
Interviene la Polizia e, accanto al piccolo corpo straziato trova un asciugamani di colore bianco con ricamate due iniziali “R. L.”.
21. Immagine sopra; Sulla scena criminis di alcuni delitti del “Mostro di Roma” furono trovati fazzoletti, con delle iniziali finemente ricamate, utilizzati anche per strangolare le piccole vittime.
L’esame autoptico conferma che la piccola Rosina – perché proprio di Rosina Pelli si tratta! – presenta vaste lacerazioni nella zona del corpo compresa tra la vagina e il retto, lacerazioni effettuate senza lasciare tracce spermatiche.
Quasi certamente con le sole dita. Come negli altri casi…
“Voglio, dico voglio, che troviate il “mostro” ad ogni costo!” potrebbe aver intimato a questo punto il Duce, Benito Mussolini al Capo della Polizia. Non ci troveremmo nulla di strano, dopotutto!
E quel “… dico voglio…” è tutto un programma che nulla lascia alla fantasia degli inquirenti.
22. Immagine sopra; il Duce: “Voglio, dico voglio, che troviate il “mostro” ad ogni costo!”
Intanto, il 24 Novembre del 1924 si svolgono i funerali di Rosina Pelli e nello stesso giorno “Il Giornale d’Italia”, dando libero sfogo a tutta la retorica di regime, così descrive l’evento…
“… Fiori e popolo attorno alla salma. Tra due ali di popolo, silenzioso e commosso, è passata, stamani, la salma … contaminata da un mostro nefando… In ogni strada occhi bagnati di pianto e l’espressione di un profondo cordoglio imponente manifestazione di compianto, a conforto dei congiunti della piccola ed innocente vittima….”
Il “mostro nefando” non si trova, ma la regina Elena di Savoia – evidentemente, anche come madre, colpita dalla ferocia esercitata sul povero corpicino – partecipa ai funerali e provvede alla sepoltura della piccola Rosina nel cimitero del Verano, facendo inoltre apporre sulla tomba una lapide che recita…
29 luglio 1920 – 24 novembre 1924
Qui dove giace
Rosina Pelli
vittima inespiabile
di nefanda barbarie
il pianto perpetuo del popolo
lavi l’orrendo oltraggio
gigli e rose ricordino
l’innocente anima
ascesa al regno degli angeli.
Elena di Savoia regina d’Italia
Q.M.P.
23-24. Immagini sopra e sotto; In alto; la lapide commemorativa di Rosina Pelli, voluta dalla regina Elena di Savoia, situata al cimitero del Verano presso la cosiddetta “Scogliera”.
In basso; la regina Elena.
No, il vostro viaggio alla ricerca del vero colpevole non finisce di certo qui!
Nella successiva seconda parte di questo articolo vedrete che il “Mostro” viene individuato e catturato… “per volontà della Nazione”!
Due libri che approfondiscono il “caso Girolimoni”
Fine I parte
(Roberto Volterri)
– Le immagini sono state fornite dall’autore.
I LIBRI DI ROBERTO VOLTERRI











































Gentile Massimo, la ringrazio innanzitutto per aver apprezzato questa prima parte di un articolo sull’ormai lontano “Caso Girolimoni”. Lontano nel tempo, ma come ha potuto vedere dalle locali cronache soprattutto televisive, i “corsi e ricorsi storici” di Giovanbattista Vico sembra che avvengano tuttora.
Girolimoni fu arrestato perché – considerato anche il periodo in cui tutto avvenne – non ci si poteva permettere che un “orrendo assassino” girasse impunito per la città di Roma. Non lo dovremmo permettere anche oggi, a dire il vero…
L’importante è che il cosiddetto “Mostro” lo sia davvero e non rappresenti il solito “capro espiatorio” necessario a tranquillizzare la popolazione.
Questo invece avvenne con il povero Girolimoni il cui cognome oggi è quasi sinonimo di “pedofilo”, del tutto ingiustamente!
Girolimoni fu arrestato in particolare per colpa dell’umana, squallida, bassezza, anche di commilitoni, che lo vedevano girare per Roma su una “invidiabile” automobile decapottabile, esercitare la professione di fotografo molto apprezzato e spesso in compagnia di avvenenti fanciulle, insomma “uno che ce l’aveva fatta nella vita”!
Se a tutto ciò si aggiunge il diktat di Mussolini ansioso di ripristinare una situazione in cui i “treni arrivavano sempre in orario”, tutto, o quasi, si spiega.
Vedrà nelle successive, imminenti, due puntate i dettagli di come la situazione precipitò, di come solo un meritevole esponente della Polizia abbia cercato di difenderlo invano, di come i sospetti si concentrarono su uno squallido Diacono della Chiesa Anglicana sicuramente pedofilo ma, credo, estraneo ai fatti di cui stiamo parlando.
Forse, come evidenziato nel bellissimo film “Il Mostro di Roma” poteva essere il figlio di una popolana affetto da orrende pulsioni e patologie psichiche. Forse…
Buonasera. Bello l’articolo. Ha fatto bene a sottolineare la frase di Mussolini…”voglio”. Girolimoni andrebbe considerato un.martire del Fascismo.
Aspetto la seconda parte. Spero sarà evidenziato il vergognoso accanimento e come è stato incastrato. Probabilmente il VERO Mostro di Rona era qualche gerarca fascista.
Massimo