Riti di fertilità anche nella “Stonehenge” di Civita Castellana… di Roberto Volterri e Gaetano Bosso

Riti di fertilità anche nella “Stonehenge” di Civita Castellana.

di Roberto Volterri e Gaetano Bosso

 

che fa nascere i fiori e ‘ frutti santi…

(Dante, Paradiso, XXII, v. 48)

 

Per rendere meglio l’idea di ciò che leggerete tra poco, penso sia opportuno partire un po’ da lontano…

In un precedente articolo dedicato ad una ricerca sulla possibilità di identificare una piccola “Stonehenge” in grandi rocce visibili a Civita Castellana – evidenziate e studiate da Anacleto Antonelli con la collaborazione di un piccolo ma efficiente gruppo di esperti di Archeoastronomia – chi scrive, insieme a Gaetano Bosso, aveva appena accennato alla possibilità di antichissimi “Riti di fertilità” praticati anche su quei megaliti.

Tre dei Megaliti di Civita Castellana. Appare estremamente verosimile che anche presso tali grandi massi si svolgessero “riti di fertilità” volti a favorire le nascite ma anche a tutelare quelle embrionali attività agricole.

Dopo essere tornati nell’area della cosiddetta “Stonehenge Falisca” ed avere esplorati anche i dintorni, in queste pagine esamineremo alcuni interessanti dettagli che avvalorerebbero l’ipotesi di “riti di fertilità” svoltisi nell’area dei Megaliti in tempi remotissimi.

Gaetano Bosso ben conosce la zona di Civita Castellana e ha partecipato con Roberto Volterri ad alcune ricerche nell’area di Civita Castellana, in particolare nella zona della cosiddetta “Stonehenge Falisca”.

Roberto Volterri, in un ben diverso ambito di ricerca, a circa dieci metri di profondità, con il grande Dolium da lui scoperto in Sardegna nelle acque di Porto Ottiolu.

Con le solite difficoltà per raggiungere la zona che ci interessava, abbiamo constatato l’esistenza di una grotta che, forse, in tempi ormai da noi molto lontani ha visto svolgersi riti in cui le donne partecipavano a cerimonie volte a favorire le loro gravidanze ma anche a pratiche che verosimilmente avevano lo scopo di favorire i raccolti.

Una grotta dove, molto verosimilmente, si svolgevano “riti di fertilità”…

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In alcuni Megaliti Falisci si nota la presenza di incisioni sulla pietra, incisioni che farebbero pensare all’intento di far scorre in essi acqua o latte per dar luogo a “Riti di fertilità”. Ipotesi questa già sostenuta dall’archeologa Tatiana Melaragni la quale ha visitato questi luoghi insieme ad Anacleto Antonelli di Civita Castellana, già ricordato in un precedente articolo.

Su uno dei Megaliti è possibile vedere questo “viso” in cui sembrano apparire evidenti gli occhi, il naso, la bocca e il mento. Frutto della nostra Pareidolia – “vediamo” ciò che vorremmo “vedere” – oppure tutto dipende da lontanissimi interventi di natura antropica?

Anche se necessitano di più puntuali approfondimenti, alcune ipotesi sui “Riti di fertilità” presso i Megaliti di Santa Susanna, a Civita Castellana, dovrebbe essere fuor di dubbio l’idea che certi antichi rituali rispondevano alla necessità dei popoli falisci di assicurarsi la continuità della vita, oltre alla prosperità dei raccolto, ricorrendo all’intercessione di femminili divinità della terra.

Dopo questa ricognizione tra i Megaliti Falisci alla ricerca di tracce attestanti l’estremamente verosimile pratica di riti di fertilità crediamo però sia utile descrivere altre “misteriose” caratteristiche di quelle stranissime cerimonie praticate per concretizzare il biblico “Crescete, moltiplicatevi e riempite la terra…”.

La ‘Petra lubrica’

Fabio Copiatti, Alberto De Giuli e Ausilio Priuli – tre attivi studiosi che hanno effettuate ricerche di carattere archeologico in una vasta area intorno al Lago Maggiore, al Lago d’Orta e valli con essi confinanti – anni fa hanno portato a termine una esaustiva indagine  sulle incisioni rupestri, sulle coppelle e sul megalitismo nel Nord di Italia e riportano ad esempio come a Borzoli, nei pressi di Genova, venissero praticati fino a non molto tempo fa ‘riti di fertilità’ sulla cosiddetta ‘Pria Scugente’, una roccia di serpentino verde di cui si fa menzione addirittura in documenti del 1359. Ciò che toglie qualsiasi dubbio su ciò che avveniva sopra la pietra stessa è che in tali documenti essa viene definita… ‘petra lubrica’.

Incisioni rupestri e megalitismo nel Verbano, Cusio, Ossola

L’utile libro pubblicato sulle incisioni rupestri, sulle coppelle di aree nei dintorni del Lago Maggiore. A destra, Fabio Copiatti, autore anche di “Messaggi sulla pietra. Censimento e studio delle incisioni rupestri del Parco Nazionale Val Grande”.

Inoltre appare documentato come analoghi ‘riti’ avvenissero nei dintorni di Biella, su quella che mirata a far scomparire ogni retaggio di antichi culti – è stato attuato anche in Val Cannobina, più precisamente a Gurro, dove gli anziani del posto ricordano ancora una pietra “…lucida come uno specchio…” chiamata ‘Pietra sburrata’, dal termine dialettale ‘sbur’ con il significato di ‘slittare con le terga’.
Nella Val Vigezzo, nei pressi del Rio Secco è invece sopravvissuto all’umana stoltezza un imponente masso erratico in serpentino citato nei ‘Bandi Campestri della comunità di Malesco’ come ‘Sasso della Lissera’, la cui superficie inclinata e levigata è oggi usata dai bambini del luogo come gratuito passatempo.
Nei pressi di Bugnate, frazione del comune di Gozzano, non lontano dal Lago d’Orta, esiste ancora la Petra Batizaa, utilizzata nei tempi passati per assicurare un erede a coppie apparentemente non fertili. Apparentemente, appunto…veniva chiamata ‘roc d’la sguija’, su cui ancora oggi è ben visibile il lucido solco lasciato da innumerevoli, delicate parti anatomiche di giovani fanciulle ‘in età da marito’.

Ad Omegna, nei pressi della frazione di Cranna è tuttora osservabile lo ‘scanna brag’, roccia dal significativo nome, mentre a Vignone è stato distrutta qualche anno fa una ‘roccia della fertilità’ denominata ‘Sass Prenuà’ o anche ‘Pietra di Noè’.

Come spesso avviene in questi casi, appare significativo il fatto che accanto a tale pietra sia stata eretta una chiesetta, dedicata a San Martino…

Un altro sconsiderato atto di ‘vandalismo’ – che fa pensare quasi ad una sorta di tardiva ‘iconoclastìa’.

Una delle tante pietre della fertilità” su cui le aspiranti madri scivolavano per accrescere le probabilità di esaudire veramente il desiderio.

La ’Preja bruja’ e  il ‘Ròc d’la vita’

Qualche anno fa – molto prima di esplorare un po’ i Megaliti di Civita Castellana – ho ‘girovagato’ per qualche sito archeologico nell’area intorno al Lago Maggiore, in particolare nel sito dei ‘Lagoni di Mercurago’ ove è possibile osservare qualche piccola necropoli di epoca preistorica e anche tracce del passaggio dei Romani in quella suggestiva e boscosissima zona. Appena fuori dalla cittadina di Sesto Calende, in località ‘Locca’ e non lontano dai citati ‘Lagoni’, ho rintracciato l’imponente Preja bruja’ un masso ‘erratico’ somigliante ad una testa di falco, su cui, in epoca ormai lontanissima, dalle donne della cosiddetta ‘Cultura di Golasecca’ venivano praticati ‘riti di fertilità’ e su cui sono ancora visibili tracce di antiche incisioni, forse rituali. Sembra che la località sia chiamata ‘Locca’ dal latino ‘locum’, ossia ‘luogo’ in cui si svolgevano appunto i riti dedicati alla ‘Grande Madre’.

La ‘Preja bruja’ masso ‘erratico’ che, con un po’ di fantasia, assomiglierebbe ad una testa di falco vista di profilo.

Oggi la ‘Preja bruja’, trascorsi gli antichi ‘fasti’ in cui, forse, ‘vide’ passare sulla sua superficie generazioni di giovani donne desiderose di dare origine a una nuova vita o ‘assistette’ a suggestivi rituali di ‘iniziazione’ sessuale, è ancora lì, nella penombra del bosco situato ai margini del ‘Parco Nazionale del Ticino’, quasi dimenticata da tutti.
Ma molto meno dimenticate sono invece alcune pietre, quasi certamente massi ‘erratici’, situate nei pressi del magnifico Santuario di Oropa (Biella). Qui, durante le ricerche, ho fotografato sia una masso ‘erratico’ ormai del tutto inglobato – ad evitare ‘tentazioni’… –  in una delle Cappelle in cui suggestive raffigurazioni a tutto tondo narrano i più salienti episodi biblici.

 

 

 

 

Un antichissimo “Rito di fertilità” era praticato su questo masso presso il Santuario di Oropa (Biella). Un bel po’ di cemento impedisce oggi il ripetersi di quei pagani riti.

 

Un masso con una cavità attraverso la quale passavano le donne che si auguravano di divenire madri senza eccessive difficoltà. Anzichè eliminare il “rito” pagano la pietra è stata ospitata in una chiesa…

Una “pietra della fertilità” usata forse un po’ troppo “ante litteram”!

Durante quelle lontane mie ricerche ho fotografato anche quello che viene chiamato ‘Ròch d’la vita’, che la dice lunga sull’utilizzo del monolito come ‘roccia della fertilità’ nei culti naturalistici da sempre praticati in gran parte della nostra Penisola, soprattutto al Nord.

La leggenda racconta di come, nell’anno 369, Sant’Eusebio nascondesse in una nicchia di questa roccia una statua lignea della Vergine, ancor oggi visibile, per salvarla dalle persecuzioni anticristiane.

Dipinto che raffigura Sant’Eusebio mentre benedice le popolazioni e gli animali della valle stando in piedi sulla “Pietra della fertilità”.

Intorno al masso ‘erratico’ – su cui evidentemente si svolgevano all’epoca… “esecrandi riti di fecondità’  – fu dapprima edificata una piccola Cappella che venne man mano ampliata inglobando così il ‘Roch d’la vita’ e facendo contemporaneamente scomparire l’antichissima usanza pagana.

Prima dell’avvento di Sant’Eusebio, infatti, le donne con problemi di sterilità giravano più volte intorno alla ‘roccia della fertilità’ e, al termine del rito, vi ‘strusciavano’ l’area genitale con il palese intento di trasferire nel loro corpo le ‘energie’ legate alla sacralità del masso.

Con la costruzione della Cappella, verso il 1690, rimase un piccolissimo varco tra il masso e il muro, varco in cui, anche se a fatica, le donne riuscivano a passare per continuare quel rito che la Chiesa tentava di cancellare per sempre dalla memoria degli abitanti del luogo.

Oggi, nonostante anche lo strettissimo pertugio sia stato ostruito con un’orribile colata di cemento, alcune donne ‘si siedono’ sulla parte sporgente del masso certe così di facilitare i loro futuri rapporti amorosi e le conseguenti desiderate gravidanze.

Ma vi scivolano sopra anche i bambini dei paesi circostanti, in alcuni casi – forse – lontanissimi e indiretti ‘frutti’ di quegli antichissimi ‘riti di fertilità’ praticati in tempi andati dalle loro trisavole.

Anche se necessitano di più puntuali approfondimenti, alcune ipotesi sui “Riti di fertilità” presso i Megaliti di Santa Susanna, a Civita Castellana, dovrebbe essere fuor di dubbio l’idea che certi antichi rituali rispondevano alla necessità dei popoli falisci di assicurarsi la continuità della vita, oltre alla prosperità dei raccolto, ricorrendo all’intercessione di divinità femminili della terra.

E, per terminare, con evanescente ironia…

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Tradotto dall’antico Nibiruiano:”Caro Mxyzptlk, ti ho detto mille volte che, prima di giocare

con quelle pietruzze, devi finire i compiti!”

 

(Roberto Volterri e Gaetano Bosso)

Sta arrivando, sta arrivando…

Il nuovo libro di Roberto Volterri, Giancarlo Pavat, Dino Coppola e Alessio D’Antonio

“Dal Tramonto all’Alba.

Il Grande Libro dei Vampiri”

uscirà tra poche settimane….

 

 

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