SARDEGNA; cronache da un Futuro passato. I segreti di Su Nuraxi; di Giancarlo Pavat.

Ricordo ancora oggi, quando alle Scuole Elementari sfogliai il mio primo Atlante Geografico, credo della De Agostini. Era un’opera di grande formato con le splendide e particolareggiate cartine generali dell’Italia (fisica e politica) e delle 20 regioni che formano il nostro meraviglioso paese.

A fronte della carta geografica, c’era una pagina che raccoglieva i dati geografici, economici, industriali e agro-pastorali, arricchita da una o più fotografie che in qualche modo sintetizzavano la specifica Regione.

Ebbene fu quella volta che, relativamente alle pagine dedicate alla Sardegna, ebbi modo di vedere per la prima volta un Nuraghe.  

Non ricordo esattamente a quale Nuraghe si riferisce la fotografia, forse proprio quello di Barumini, ma rammento perfettamente che rimasi colpito dall’imponenza di quella torre formata da massi giganteschi.

Avevo già una certa familiarità ccon siti archeologici, in particolar modo quelli dei “Castellieri” del carso triestino, dove ci portava mio padre durante le escursioni domenicali. Si tratta di villaggi fortificati che sorsero in un arco temporale che va dall’età del Bronzo sino all’arrivo delle Legioni romane nel Nord-est della nostra Penisola. Erano costituiti da capanne circondate da grandi muraglie formate da pietre a secco. Notai immediatamente l’enorme differenza tra le dimensioni ridotte dei conci di pietra calcarea dei castellieri e i megaliti neri di basalto dei Nuraghe.

E già allora mi posi quella domanda che, ancora oggi, riemerge ogni volta che mi trovo innanzi a simili realizzazioni dell’ingegno umano.

Come fecero a realizzare simili costruzioni popolazioni che, stando all’Archeologia Ufficiale, non conoscevano nemmeno il ferro?  

Parafrasando una celebre serie televisiva del Mistero, la risposta è da qualche parte là fuori. Ma non è detto che chi sarebbe deputato a cercarla, voglia trovarla.

 

Su Nuraxi. Simili monoliti sono stati messi in opera senza malte da una popolazione che non conosceva nemmeno il ferro?

 SARDEGNA; cronache da un Futuro passato.

I segreti di Su Nuraxi;

di Giancarlo Pavat 

 

Nella sub-regione storica della Marmilla, sulla collina, ai piedi del versante meridionale dell’altopiano basaltico della Giara (celebre, tra l’altro, per i famosi “Cavallini”, ultima razza di cavalli selvatici rimasta libera in Europa), si dispiega una regione ricchissima di storia e arcaici e misteriosi monumenti.

L’esempio più rappresentativo e suggestivo (nonché celebre in tutto il Mondo) è sicuramente il complesso archeologico megalitico di Su Nuraxi, “il Nuraghe” per antonomasia, dal 1997 Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Lo straordinario complesso megalitico di Su Nuraxi a Barumini, riportato alla luce negli anni ’50 dal grande archeologo sardo Giovanni Lilliu (Barumini 1914 – Cagliari 2012).

I Nuraghe sono il simbolo della Sardegna e della Civiltà degli antichi Sardi (al di la’ di come si chiamassero tra di loro), ma non sono gli unici straordinari e misteriosi monumenti che costellano l’isola. E in ogni caso sappiamo ancora molto poco di essi.

Sopra e sotto; le abitazioni dell’età del Ferro realizzate attorno al Nuraghe più antico.

 

Come spiegatoci, durante la visita a Su Nuraxi, dalla guida dottoressa Maura Melis, in Sardegna sono visibili circa 8000 Nuraghe, ma si tratta soltanto di quelli individuati. Non si sa quanti siano ancora da scoprire, nel sottosuolo e (aggiungo io)… sotto il mare!

I Nuraghi sono stati realizzati con monoliti parzialmente sbozzati e sagomati, posti in opera senza alcun legante. Le strutture troncoconiche che all’interno  comprendono fino a 3 vani sovrapposti, coperti da una falsa cupola (tholos) formata da elementi aggettanti. All’interno dello spessore dei giganteschi muri è stata ricavata una incredibile scalinata elicoidale, che permette di raggiungere i piani superiori e la sommità d monumento megalitico.

A Su Nuraxi abbiamo avuto modo di vedere alcuni mensoloni litici che sostenevano le balconate sporgenti (oggi scomparse) della cima del monumento.

“I nuraghi a torre troncoconica rappresentano l’evoluzione dei più arcaici “nuraghi a bastione“” spiega l’archeologo Alberto Pozzi nel suo libro “Megalitismo. Architettura sacra della Preistoria” (Società Archeologica Comense 2009) “Chiamati anche “a corridoio” o, impropriamente, “pseudonuraghi”, che sorgono poco più tardi delle muraglie megalitche; se ne conoscono circa 500 sull’isola. Sono formati da un bastione attraversato da un lungo corridoio, con due uscite contrapposte e da vani su quote diverse ma non sovrapposti. Possono avere un terrazzo, la cui superficie è ampliata da mensole litiche“. Pozzi, tra i “nuraghi a bastione” ricorda quelli “dell’Albucciu di Arzachena e Bruncu Madugui della Giara di Gesturi (Cagliari)“.

 

Sopra; particolare di un ambiente del villaggio che, come ha spiegato la preparatissima guida dottoressa Maura Melis,  potrebbe essere stata la stanza comune di una sauna. 

 

Ma torniamo a Su Nuraxi, il vero protagonista della nostra visita che, di fatto, è il più straordinario dei nuraghi complessi, costituiti da più torri.

Sorge nel territorio del comune di Barumini (oggi nella provincia del Medio Campidano), a circa 250 metri slm e l’altezza attuale (che non è quella originaria) raggiunge i 14 metri.

Il sito venne scavato negli anni ’50 del secolo scorso dall’archeologo Giovanni Lilliu (1914-2012), originario di Barumini. Al netto di alcuni sui “dogmi” sulla natura dei Nuraghe, che (come si vedrà) finalmente stanno cominciando a incrinarsi, Lilliu è sicuramente il più importante conoscitore della Civiltà Nuragica.

Ma i suoi studi contribuirono anche a creare una determinata idea di queste strutture monumentali, un dogma da cui, ancora ai  giorni nostri non ci si è liberati del tutto.

Lilliu era convinto che i Nuraghe fossero essenzialmente fortezze erette da un popolo composto soprattutto da guerrieri e pastori e guidato da un guerriero capo-villaggio.

“La teoria secondo cui il ruolo dei nuraghi fosse essenzialmente militare è stata sostenuta da sempre dell’archeologia Ufficiale” spiega sempre Alberto Pozzi nel suo già citato volume “ma è stata fortemente contestata da archeologi Sardi non accademici (C. Maxia 1973, L. Fadda 1984, M. Pittau 1977, F. Laser, M. Zedda 1999, G. Manca – pubbl. diverse). Oggi, tende a prevalere la convinzione che la loro funzione fosse rituale, cerimoniale e sociale“. 

Ma ci sono ancora tanti studi e ricerche da fare per arrivare a comprendere le reali funzioni di questi straordinari monumenti che hanno sfidato, non i secoli, ma i millenni e chissà cos’altro. 

 

Sopra; ancora uno scorcio delle strutture dell’età del Ferro sorte attorno al Nuraghe più antico.

 

Tra i dogmi che sono duri a morire abbiamo pure quelli secondo cui la società nuragica era incapace di gestire l’isola in maniera unitaria e questa criticità si sarebbe riversata sulla gestione dei traffici commerciali.

Inoltre, sempre secondo una certa narrazione di una parte dell'”Archeologia Ufficiale”, gli antichi Sardi sarebbero stati incapaci di affrontare il mare e non erano abili neanche nella statuaria o nella pittura come gli Egizi, o i Greci. Quindi non sarebbero stati in grado di rappresentarsi e, soprattutto, non avrebbero conosciuto la scrittura!

Tutte affermazioni, ritenute per decenni incontrovertibili, che, come si vedrà nei prossimi articoli su IlPuntosulMistero, fortunatamente si stanno lentamente, ma inesorabilmente, sgretolando.

 

Sopra e sotto; Uno scorcio dei giganteschi monoliti di basalto. utilizzati per innalzare il Nuraghe più antico del complesso di Su Nuraxi. Secondo l’archeologia Ufficiale vennero estratti da una cava distante circa 8 chilometri. 

 

 

Sonia Palombo si incammina nei megalitici passaggi della struttura più arcaica del complesso di Su Nuraxi a Barumini.
In basso; uno degli ingressi alla complessa struttura più arcaica di Su Nuraxi, caratterizzati da giganteschi monoliti. 

 

 

Su Nuraxi è costituito da un edificio polilobato centrale, una torre o mastio (detta anche “Torre maggiore”) troncoconica a tre camere sovrapposte (della terza è sopravvissuto solo un filone) costruito con giganteschi blocchi basaltici (pietra vulcanica molto dura proveniente dal vicino Altopiano della Giara).

Questa incredibile struttura era circondata da un bastione costituito da quattro torri a due piani coronate da mensole che sostenevano ballatoi.

Secondo l'”Archeologia Ufficiale” sarebbe stato eretto nel II millennio a.C., durante il periodo del Bronzo Medio (1500-1350 a.C.).

Nel Bronzo Recente (1300 – 1100 a.C.), probabilmente per motivi di natura statica, venne rinforzato il bastione, realizzando una possente camicia muraria che però andò a chiudere sia le feritoie che l’ingresso. Pertanto, venne aperto un nuovo accesso e innalzato un antemurale più ampio dotato di ben sette torri sempre troncoconiche.

Il cortile “a semiluna” si trova tra il bastione e la torre centrale, e al centro si apre un pozzo profondo 20 metri, all’interno del quale scorre ancora oggi una vena d’acqua purissima.

Giancarlo Pavat a fianco della titanica muraglia di una delle torri più esterne della struttura più arcaica del complesso di Su Nuraxi. 

Sopra e sotto. Una visione mozzafiato del cortile più interno e profondo di Su Nuraxi, circondato da muraglie megalitiche.  Al centro si vede il pozzo di oltre 20 metri, in fondo al quale, ancora oggi, dopo quasi 4 millenni, scorre una vena d’acqua.

 

 

Il panorama che si gode  dalla cima del Nuraghe più arcaico di Su Nuraxi. Sullo sfondo si notano i ruderi del Castello di Las Plassas. Eretto prima del 1172 (anno a cui risale la prima citazione in un documento scritto), il castello di Marmilla a Las Plassas era una importante roccaforte confinaria  del Regno di Arborea. Proprio nel 1172 venne ceduto in pegno alla repubblica marinara di Genova. Più volte rimaneggiato, l’intervento sicuramente più significativo risale alla fine del XIII secolo, all’epoca di Mariano II di Arborea, Durante tutta la guerra tra il Regno di Arborea, a cui apparteneva, e l’Aragona, assunse un ruolo strategico di primaria importanza. Dopo la battaglia di Sanluri, combattuta il 30 giugno 1409 nella piana a sud del castello e del borgo fortificato di Sanluri, nella Sardegna meridionale, entrò definitivamente a far parte dei possedimenti aragonesi di Sardegna. Mantenne la sua funzionalità ancora per poco più di un secolo fino a venire definitivamente abbandonato. Restaurate nel 2000, le rovine sono oggi visitabili. 

 

Infine, a partire dal Bronzo Finale (1150 – 700 a.C.), sorse un insediamento di circa duecento capanne costituite da un’unica stanza con copertura lignea a forma conica. Strutture i cui resti sono ancora oggi visibili attorno al nuraghe.

Al termine della Civiltà Nuragica, con l’avvento dell’Età del Ferro (X-VIII sec. a.C.), l’insediamento si sviluppò ulteriormente, tanto che i suoi abitanti realizzarono complessi sistemi di canalizzazione delle acque e fognari.

Sulla distruzione del complesso di Su Nuraxi si sa ancora molto poco. Quello che è certo, è che sui resti, attorno al VII secolo a.C., prese vita un nuovo centro abitato.

Sopra e sotto; Sonia Palombo, dalla cima del Nuraghe, entra negli stretti e ripidi cunicoli interni della struttura, che conducono nel profondo cortile centrale. 

 

 

 

Sonia Palombo scende i ripidissimi e lisci gradini dei cunicoli interni di Su Nuraxi (Foto Giuliana Steri).

Ma al di là delle informazioni storico-scientifiche, ritengo che la cosa più interessante è importante sono le sensazioni suscitate dalla visita a Su Nuraxi.

Salire sulla sommità del monumento, lasciare che lo sguardo spaziasse sulla pianura circostante, lasciarlo accarezzare le rovine del castello di Las Plassas arroccate su quel cono isolato…immaginare come doveva essere quella terra migliaia di anni fa…

Ma, soprattutto, scendere verso il cuore stesso della torre più grande e arcaica. Entrare nei corridoi ricavati nello spessore delle titaniche mura del monumento, scendere i ripidi gradini, resi lisci dallo scorrere del Tempo e dal calpestio degli uomini, e uscire nel cortile più interno,  più profondo. E qui, prima di affacciarsi all’onphalos, all'”Ombelico del Mondo”, alzare lo sguardo e cogliere il cielo azzurro della Sardegna affacciarsi all’apertura circolare. Oggi come allora. E come un Tempo, ecco il cuore ancora vivo del Nuraghe; il centro dell’Universo; il pozzo. 

Un  pozzo profondissimo, in fondo al quale scorre ancora oggi una vena d’acqua. Scorre la Vita, sia dal punto di vista fisico che simbolico.

Se l’avventura ha un nome….

Anche Giancarlo Pavat scende nel cunicolo interno di Su Nuraxi (Foto Giuliana Steri).

Sopra; Riccardo Palombo scende nel cortile interno del complesso nuragico.

Lo straordinario cortile centrale del Nuraghe più grande e antico. Per farsi un’idea delle proporzioni del monumento si vedono, in basso a destra, Sonia Palombo e la guida dottoressa Maura Melis.
In basso; altre immagini dal fondo del cortile centrale del Nuraghe. 

 

Entrare nel Nuraghe è stato come fare un viaggio nel Tempo. Ma non solo indietro ma forse anche avanti. Non solo.nel Passato ma pure verso il Futuro. Anzi. Se ci chiediamo chi e come può aver eretto una simile meraviglia, ponendo in opera monoliti pesanti tonnellate e tonnellate, con una precisione millimetrica che angira oggi toglie il sonno a tecnici e ingegneri moderni, non possiamo non domandarci se quei monumenti abbiano già costituito il Futuro. E poi sia tutto ricominciato da capo.  

Sopra e sotto; le aperture con architravi megalitici di due delle quattro torri (orientate in corrispondenza dei quattro punti cardinali) del Nuraghe principale.

La copertura interna a falsa cupola (o a tholos) della torre centrale del Nuraghe principale.

Sopra e sotto; Il camminamento interno tra la torre centrale e la prima cortina megalitica del Nuraghe principale. 

Sopra; l’interno della Torre centrale del Nuraghe principale. 

 

La falsa cupola (o Tholos) di una delle torri laterali del Nuraghe principale. 

È  come se la Civiltà che ha realizzato Su Nuraxi (e tutti gli altri incredibili monumenti sardi) avesse raggiunto un livello di Sapere e Conoscenza che sarà eguagliato solo millenni dopo.

Non siete convinti? Io semino dubbi non certezze. Propongo una possibile alternativa a ciò che ci viene inculcato. Basta stare all’interno di una delle torri e osservare la falsa cupola (o tholos).

È  stata completata facendo in modo che ogni monolite prema su quello sottostante, calcolando  che il peso venga scaricato sia verso l’esterno che verso il basso, in modo tale che venga distribuito lungo l’intera struttura. La pietra di chiusura, se c’è, non ha alcuna funzione statica (come di vedrà anche per i “pozzi sacri”). Anche se manca, la falsa cupola non è venuta giù. 

Soluzione geniale,, quindi, quella di far scaricare peso e forze lungo la struttura. Che ritroveremo secoli e secoli dopo, negli archi etruschi e in quelli dei Romani.

Solo che in Sardegna venne adottata quando Roma non esisteva nemmeno come villaggio di capanne, Atene era forse soltanto un sogno nella mente di qualche divinità,  l’Europa era percorsa da tribù di cacciatori e qua e là stavano sorgendo sparuti villaggi di agricoltori, e soltanto lungo le rive di un grande e placido fiume cominciavano a sorgere altri stupefacenti monumenti. 

Sopra; Giancarlo Pavat si affaccia dalla cosiddetta “Stanza del silenzio” di una delle torri del Nuraghe principale. In basso; eccolo mentre esce dallo stretto pertugio caratterizzato, però, da un architrave monolitico. 

Sonia Palombo mentre risale dal.cortile centrale del Nuraghe principale. In basso; l’azzurro cielo della Sardegna visto dal fondo del cortile più interno di Su Nuraxi. 

Giuliana Steri all’interno del ripido cunicolo del Nuraghe principale.
In basso; suggestiva immagine dei corridoio interni del Nuraghe centrale del complesso Su Nuraxi. E, sotto ancora, Giancarlo Pavat all’interno dei millenari corridoi megalitici di Su Nuraxi.

Non posso che essere grato a chi ha contribuito che potessi visitare Su Nuraxi. A Giuliana Steri, discendente diretta di quegli antichissimi costruttori, visto che è nativa della Sardegna, a suo marito (nonché mio cognato) Riccardo Palombo che ha guidato la sua macchina sino a quel sito. Dove assieme a loro e a mia moglie Sonia ho potuto davvero vivere una esperienza ed emozione davvero unica.

Come quando, dentro al Nuraghe, al silenzio, si è cercato di cogliere la voce dei Millenni passati.

Perché quando tacciono gli Uomini, allora parleranno le Pietre. 

 

Sopra; impressionanti scorci dei monoliti che compongono la struttura del Nuraghe. La visita a Su Nuraxi è stata una esperienza davvero unica, di quelle che riconciliano con se stessi e con il Mondo.

(Giancarlo Pavat)

 

Godetevi da questo brevissimo video, il panorama che di ammira dalla cima di Su Nuraxi. Ma, seguite il mio consiglio, andare a vederlo di persona!

 

– Se non altrimenti specificato, le foto sono di Giancarlo Pavat. 
Immagine sopra; da sx, Riccardo Palombo, Giuliana Steri, Sonia Palombo e Giancarlo Pavat. Sullo sfondo Su Nuraxi.

 

– Si desidera ringraziare lo staff delle guide del sito di Su Nuraxi a Barumini e, in particolare, la dottoressa Maura Melis per la preparazione, competenza e capacità divulgative mostrate durante la visita al sito archeologico.

 

 

INFORMAZIONI UTILI PER VISITARE SU NURAXI.

Partendo da Cagliari con l’automobile, si prende  la SS131. Si esce a Serrenti/Barumini e si continua sulla SS197 seguendo le indicazioni stradali per Barumini e successivamente per il sito di Su Nuraxi.
Tempo previsto poco piu di 1 ora.
Per ragioni di sicurezza, è possibile visitare Su Nuraxi soltanto accompagnati dalle guide. La gestione del sito nuragico è affidata alla “Fondazione Barumini Sistema Cultura”. Per tutte le informazioni;
www.fondazione.barumini.it;
Su Nuraxi
Viale Su Nuraxi – 09021 Barumini (Sud Sardegna)
Tel. 
+39 070 9368128

E-mail: 
prenotazioni@fondazionebarumini.it;
 

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