Simbologie e misteri delle pantere e delle tigri araldiche.
Dalle Alpi austriache al Sud-est asiatico, passando per la Britannia romana.
di Giancarlo Pavat
Diversi anni fa, io e mia moglie Sonia stavamo facendo una gita nelle regioni alpine dell’Austria. Dopo aver visitato alcune splendide cittadine della Carinzia, ci stavamo dirigendo verso la Stiria. Percorrevamo l’Autobahn (eravamo agli inizi degli Anni ’90 e, all’epoca non si pagavano pedaggi sulle autostrade austriache) e in corrispondenza del confine tra i due Laender vedemmo sventolare i rispettivi lunghi vessilli. Vere e proprie “orifiamma”.
2. Immagine sopra; una vecchia bandiera della Carinzia (Collezione privata Palombo -Pavat).
Quello con i colori bianco, rosso e oro e caricato con lo stemma bipartito con i tre leoni passanti neri in campo oro (1° partito) e i colori della bandiera austriaca (2° partito) della Carinzia e quello bianco e verde della Stiria.
Anche quest’ultimo era caricato con lo stemma del Land che, tra l’altro, è identico a quello della sua capitale, Graz. E a questo punto, vedendolo, Sonia volle sottolineare che si trattava dell’ennesimo drago (dopo quello che avevamo visto a Klagenfurt).
3. Immagine sopra; lo stemma della città di Klagenfurt, capitale della Carinzia, con il celebre Drago. In realtà la creatura del blasone è una Viverna, simile al “Drago occidentale”, ma con solo due zampe.
Logorroico come sempre, spiegai che non si trattava di un drago bensì di una “Pantera araldica”.
Ormai, lungo l’Autobahn, spuntavano come funghi cartelli con lo stemma della Stiria e mia moglie cominciò a guardare alternativamente quelli e poi il sottoscritto.
Stavo guidando e tenevo d’occhio la strada, ma pur non vedendola mi immaginavo la sua faccia, esprimente, quantomeno, perplessità.
Pantera? Ma di quale Pantera stavo parlando? Avevo forse bevuto troppa villacherbier? O cominciavo ad avere problemi di vista?
La creatura che campeggiava al centro del blasone stiriano sembrava tutto tranne che il flessuoso ed elegante felino.
4. Immagine sopra; una pantera nera (Archivio IlPuntosulMistero).
Questo racconto non è soltanto una scusa per rievocare un episodio di quasi 40 anni fa, ma ritengo possa essere utile a introdurre la tematica che affronteremo in questa occasione.
Ovvero i significati, valenze e misteri di alcuni felini in araldica.
Ovviamente si tratta animali diventati dei Simboli ma che, spesso anche iconograficamente, non hanno nulla a che fare con le splendide (e spesso letali) creature esistenti in Natura.
In questo articolo si parlerà di pantere e tigri. Tutti animali rivestiti di significati, comportamenti, addiritura valori morali, che quasi nulla hanno a che fare con l’etologia.
“Ogni creatura del Mondo funge per noi da specchio della nostra vita, della nostra morte, della nostra condizione, ed è segno fedele della nostra sorte“.
Così scriveva Alano da Lilla nel XII secolo.
Infatti, nel Medio Evo, gli animali non venivano osservati e studiati al fine di documentarli dal punto di vista scientifico (colui che si avvicinerà più di tutti ad un approccio “moderno” sarà Federico II di Svevia con il suo trattato DE ARTE VENANDI CUM AVIBUS), ma affinché servissero come exempla, al fine di fornire allegorie morali e religiose.
Per questo motivo nacquero i Bestiari, che non possiamo, appunto, considerare trattati scientifici ma che, quali espressioni del pensiero e dell’immaginario dell’Uomo medievale, influirono in maniera profonda sulla vita culturale e religiosa di quei Secoli (tutt’altro che “bui”, come continua a propinarci una determinata storiografia intrisa di ideologia). Nella letteratura, nell’arte, nell’architettura e (che è ciò che più ci interessa in questa sede) nell’araldica.
I Bestiari, piccoli-grandi capolavori artistici, ricchissimi di colorate miniature che istruivano e educavano sui comportamenti degli animali e, quindi, come affermava Alano da Lilla, specularmente su quelli degli uomini.
6. Immagine sopra; lo stemma della città di Graz, capitale della Stiria, con la “Pantera araldica” (Fonte Wikipedia).
Quindi, nonostante il nome, nessuna delle creature dei Bestiari corrispondeva (e corrisponde) agli animali “reali” esistenti sul pianeta.
Ecco perché la “Pantera araldica” di Graz e della Stiria, che sventolava sulle orifiamme o campeggiava sugli stemmi, non era l’elegante felino (che, se nero, è in realtà un leopardo o giaguaro melanico) ma una sgraziata creatura simile a un drago rampante.
Ma la “Pantera araldica” è in buona compagnia. Ha una terribile cugina; la “Tigre araldica”.
7. Immagine sopra; Mosaico greco-ellenistico di Dioniso, con le sembianze di un demone alato a cavallo di una tigre, rinvenuto dell’isola egea di Delo.
Nonostante questo animale fosse ben noto nell’Antichità, soprattutto (ma non solo) a cagione degli spettacoli circensi, quella che troviamo (seppur raramente) nei blasoni, è qualcosa di completamente diverso.
8. Immagine sopra; una “Tigre di Sumatra” (Panthera tigris sondaica). Una delle 6 specie di tigri sopravvissute ma, purtroppo, a rischio estinzione. Le altre sono: la Tigre siberiana (o dell’Amur), la Tigre del Bengala, la Tigre della Malesia (non è Sandokan, ovviamente!), la Tigre indocinese (o Tigre di Jim Corbett) e la Tigre della Cina meridionale.
La “Tigre araldica” viene generalmente raffigurata come una specie grosso lupo.
9. Immagine sopra; una “Tigre araldica passante” (elaborazione da un antico codice anglosassone).
Neanche l’ombra delle celebri strisce ma un pelo scuro se non addirittura nero. Dotata di muso allungato, denti ben in vista e addirittura una sorta di zanna di cinghiale posta all’estremità del naso. Insomma qualcosa che non trova alcun riscontro in Natura.
Solo negli stemmi di alcuni moderni paesi asiatici, compare (come nel caso della pantera nera o felino melanico) una vera tigre, blasonata al naturale.
Ad esempio, due tigri rampanti “al naturale”, viste di profilo, compaiono come “reggiscudo” nello stemma della Federazione della Malaysia nata nel 1963.
10. Immagine sopra; lo stemma della Malaysia con le due tigri rampanti (elaborazione grafica di G. Pavat 2025).
Fino al 1965 della Federazione della Malaysia fece parte anche la citta-stato di Singapore.
Il ricordo di questo legame è sopravvissuto nello stemma con la presenza (sempre come “reggiscudo” assieme ad un leone) di una tigre rampante “al naturale”.
11. Immagine sopra; lo stemma di Singapore con la tigre rampante (elaborazione grafica di G. Pavat 2025).
Dal punto di vista simbolico/allegorico, la Tigre (e pure la “Pantera”, araldica o “al naturale”, che siano) indicherebbe un animo indomito e coraggio spinto sino alla ferocia, nelle imprese belliche.
Un bel caratterino, insomma.
12. Immagine sopra; per quanto possa sembrare incredibile, risulta che un solo paese africano abbia adottato nel proprio stemma la “vera” Pantera nera. Si tratta della Repubblica del Gabon. “Lo stemma di Stato, adottato nel 1963, è stato disegnato dallo svizzero Louis Muhlemann, noto studioso di araldica. […] Le due pantere che sostengono lo scudo sono il simbolo della popolazione locale” (da Mauro Talocci “Bandiere di tutto il Mondo”. Mondatori 1991).
A conclusione di questo breve articolo sulle pantere e tigri araldiche, desidero citare una notizia diffusa proprio in questi giorni da alcuni siti dedicati all’arte.
In un campo nei pressi di Harlow (area in cui sono.ststi individuati diversi resti di un insediamento romano), nell’Essex (Gran Bretagna) è stato rinvenuto un piccolo oggetto in bronzo raffigurante una pantera femmina (le mammelle sono molto evidemti) che con una zampa posata su una testa umana barbuta, evidentemente quella di un barbaro.
13. Immagine sopra; la piccola pantera fotografata da varie angolazioni (Immagine www.stilearte.it )
Questo oggetto che, di fatto, è una decorazione di un carro o cocchio romano, databile tra la prima metà del I secolo d.C e gli inizi del terzo, costituisce una sorta di unicum nel panorama dell’archeologia della Britannia romana.
Dal punto di vista simbolico e che avvicina questo artefatto agli animali araldici di cui si è parlato in questo articolo, appare evidente la valenza propagandistica del Potere romano. Quando si parla di questi temi si pensa subito alla grande statuaria e alle monete. Evidentemente anche piccoli oggetti decorativi di uso comune tra la popolazione, come questa applique a guisa di pantera, svolgevano simili funzioni simboliche.
Ma quali erano i messaggi che veicolavano?
Per prima cosa le evidenti mammelle rimandano alla celeberrima Lupa capitolina e quindi alla Romanità stessa.
14. Immagine sopra; La celeberrima “Lupa capitolina”, scultura in bronzo di probabile matrice etrusca, si è sempre ritenuta risalire al V secolo a.C., ma, recentemente la datazione è stata messa in dubbio da diversi studiosi. I quali ritengono che questa statua sia stata realizzata nel Medio Evo, copiandola da una risalente all’Antichita’. I gemelli Romolo e Remo sono sicuramente stati aggiunti nel XV secolo e sono probabilmente opera di Antonio del Pollaiolo. In ogni caso è attestato che nel X secolo questo esemplare si trovasse incatenato sulla facciata del Palazzo del Laterano. La “Lupa capitolina ” è oggi esposta ai Musei Capitolini.
Quindi, la fiera “capitolina” rappresenta la forza e potenza di Roma che schiaccia il barbaro, ribadendo la superiorità della Civiltà dei conquistatori. Ci troviamo, pertanto, di fronte a un oggetto simbolico, intriso pure di valenze esoteriche, magiche.
L’animale costituisce una specie di sintesi tra la pantera, animale selvaggio, noto nella Romanità attraverso gli spettacoli circensi e i miti legati a Bacco (il Dioniso greco) e l’animale totemico dei Quiriti, posto alle origini stesse della Storia di Roma, che nutre e salva i Gemelli, Romolo e Remo, ponendo le basi per il Destino irripetibile dell‘Urbs Aeterna.
15. Immagine sopra; La pantera della Britannia romana (Immagine www.stilearte.it )
L’animale esotico femmina, la lupa/pantera, diventa simbolo e allegoria di Roma stessa e del suo Potere voluto dagli stessi dei. Un Potere e una Forza che come la Lupa, capace di nutrire, tutelare, proteggere chi si pone sotto il suo Dominio, di porre fine alla violenza e di ordinare il Caos.
16. Immagine sopra; Aquileia in Friuli – Venezia Giulia. Il campanile della Basilica e una copia della Lupa capitolina (Foto G. Pavat).
Ma, al tempo stesso, capace di essere implacabile nel sottomettere i suoi nemici.
Che non sono soltanto i barbari ma tutti coloro che attentano all’Ordine e alla Civiltà di cui Roma fu il faro.
(Giancarlo Pavat).
– Le foto della “Pantera” della Britannia romana sono di www.stilearte.it che si ringrazia.
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