Strani rumori e musica sulfurea; di Roberto Volterri.

STRANI RUMORI E MUSICA SULFUREA

di Roberto Volterri

“…ED ELLI AVEA DEL CUL FATTO TROMBETTA”…

(Dante, Inferno, XXI, v.139)

Durante il suo “abissale” viaggio tra le anime dannate nel “Girone dei fraudolenti” (Inferno, XXI, v. 138), l’Alighieri si trova – sempre in compagnia di Virgilio – quasi circondato da un ben poco rassicurante drappello di diavoli inviati da Malacoda, e capeggiati dal truce Barbariccia, a controllare che i peccatori non tentino di uscire dalla bollente pece in cui sono immersi.

Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Draghignazzo, Graffiacane e altri cinque “brutti ceffi” dai nomi che farebbero invidia a qualsiasi habituè di un improbabile Bronx sulle rive dell’Arno, in forza alle legioni infernali, si sistemano, quindi, come una sorta di drappello militare pronto a partire per la missione, creando però in Dante un timor panico difficile da nascondere.

Si sa, con i personaggi che abitano gli “abissi”, danteschi o meno, non c’è da scherzare!

1. Alichino, Calcabrina, Cagnazzo e Draghignazzo? Chi lo sa? Ma certamente comprendiamo come il buon Dante abbia accettato con il beneficio d’inventario le rassicuranti parole di Virgilio.

Ancor meno si può stare tranquilli quando si nota che alcuni diavoli dell’infernal drappello si scambiano strani segni d’intesa, digrignano i denti, quasi si strizzano l’un l’altro gli occhi che immaginiamo iniettati di sangue…

Ma Virgilio – personificazione della Ragione – rassicura Dante dicendogli che quei gesti riguardano solo le anime dannate e non loro due, pacifici visitatori pro tempore di un Inferno in cui sono stigmatizzate le peggiori e più oscure manifestazioni dell’animo umano.

Sarà di sicuro così…” avrà pensato il Divin Poeta, ma qualche brivido avrà di certo percorso la sua poetica schiena nel vedere i “brutti ceffi” con la lingua tra i denti pronti ad imitare il verso del “colpo di pistola” che dà il via agli atleti impegnati in una qualsiasi corsa.

Suvvia, non scherziamo!

Qui siamo all’Inferno, non alle Olimpiadi ed è noto a tutti che in queste circostanze il classico “via” si dà… con una sonora pernacchia.

Che prontamente si manifesta quando…

Per l’argine sinistro volta dienno;
ma prima avea ciascun la lingua stretta
coi denti, verso lor duca, per cenno;
ed elli avea del cul fatto trombetta

Ebbene sì, il truce Barbariccia – forse affetto da una perniciosissima flatulenza, probabilmente in cura per un meteorismo di lunga data, verosimilmente amante di una cucina in cui abbondano fagioli, cipolle, ceci, formaggi vari e cavolfiori – anziché dare il “via” con una ben poco melodiosa pernacchia come forse si attendevano i suoi baldi e “cornuti” (nella meno maliziosa accezione del termine, s’intende!) giannizzeri, “avea del cul fatto trombetta”, rilasciando nell’ambiente, già molto “in odor di zolfo”, quantità non indifferenti di Solfuro di Idrogeno, Solfato di carbonile, e poco celestiali afrori di Acido butirrico.

Altro che condanna a rimanere immersi nella pece!

2. La “Cacciata dei diavoli da Arezzo”, uno degli affreschi delle “Storie di San Francesco visibili nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, realizzato da Giotto tra il 1295 e il 1299..

 

 

3 Questo truce diavolaccio, particolare dell’affresco di Giotto della Basilica Superiore di Assisi, è forse ispirato al dantesco Barbariccia?

Va bene, va bene, direte ora voi, commentando con un bel “che c’azzecca” di dipietresca memoria!

Che c’azzeccano” quei “dannati”, tautologicamente, danteschi diavoli, il Divin Poeta, la pece bollente, Virgilio, un maleodorante Barbariccia e i suoi infernali peti… con la musica sulfurea?

Una brevissima, forse demoniaca, “Musica infernale”?

Va bene, va bene – siamo sicuri stiate ripetendo… – passi per l’Abisso, poiché il dantesco Inferno non scherza affatto in tema di dolorosi baratri al centro della Terra, o, per dirla ancora con le parole del Poeta “…l’orribile soperchio / del puzzo che ‘l profondo abisso gitta…”.

Ma dove sta la “musica”? A parte il poco melodioso peto di quel villano di Barbariccia…

Un attimo di calma!

Dobbiamo abbandonare il dantesco Inferno ed entrare di nuovo, di soppiatto, in quello dell’immaginifico Hieronymus Bosch.

O, meglio, dobbiamo dare un’altra occhiata al suo “Giardino delle delizie”, trittico ad olio, dipinto tra il 1480 e il 1490, ora conservato a Madrid presso il Museo del Prado.

4. Il Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch. Vediamo se riuscite ad individuare lo spartito musicale…

Nel meraviglioso dipinto, quasi nascosto in mezzo alla miriade di fanciulle danzanti, di improbabili animali, di anime dannate e demoni che danno sfogo a tutta la loro malvagità, compare anche uno strano spartito dipinto… sulle natiche di un malcapitato seminascosto sotto un immenso strumento!

Vi aiuto un po’…

Sta nel pannello di destra, sotto un improbabile, gigantesco, mandolino.

5. Ecco lo strano spartito musicale dipinto da Bosch sulle natiche di uno dei suoi malcapitati personaggi.

La scoperta la dobbiamo a una semisconosciuta studentessa dell’Oklahoma Christian University, che si firma “Amelia” e che ha “postato” sul suo blog anche la melodia – definiamola così – tratta dalle note musicali dipinte sul “lato B” dello sventurato personaggio condannato ad un “abisso” di sofferenze ma con… accompagnamento musicale!

Non contenta, la sedicente “Amelia” ha anche trascritto in chiave moderna lo spartito, consentendo così l’ascolto a quanti vogliano cimentarsi – pianoforte alla mano – nell’ascoltare un minimo frammento di musica “infernale” composto oltre sei secoli orsono…

6. Forse aiutata da un po’ di fantasia “Amelia” ha trascritto con notazione più moderna il diabolico spartito dipinto sulle malcapitate natiche del personaggio che compare ne “Il Giardino delle delizie”.

Provate a suonarlo con la chitarra o con una qualsiasi pianola ma munitevi prima del necessaire del perfetto esorcista poiché corre voce che la musica che ascolterete sia una musica infernale, quasi una maledizione lanciata dall’uomo torturato dalla filiforme lingua della mostruosa creatura visibile sulla destra…

Se ora avete superata la prova, se nulla vi è capitato, se non avete esaurito le regolamentari scorte di acqua benedetta, cimentatevi nel suonare anche il brevissimo brano che compare nel libro posto sotto il corpo del signore dal “lato B musicale”…

7. Ne “Il Giardino delle delizie” c’è anche questo breve brano musicale. Provate a suonarlo, ma sempre con gli strumenti del “Piccolo esorcista” a portata di mano!

Poiché, come affermò Einstein “Due cose sono infinite: l’Universo e la stupidità umana, ma riguardo all’Universo ho ancora dei dubbi”, qualche anima pia ispiratasi all’infernal dipinto dell’ineffabile Hieronymus Bosch ha pensato di immortalare la melodia che farebbe la gioia di qualsiasi proctologo, facendosela tatuare proprio “lì, dove non batte il Sole”, come recita un noto adagio…

8. “Due cose sono infinite: l’Universo e la stupidità umana, ma riguardo all’Universo ho ancora dei dubbi”. Parola di Albert Einstein!

(Roberto Volterri)

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