Testimonianze di un passato remoto che riemergono dall’oblio: le tombe Neolitiche di Villaret e il Menhir di Derby di Fabio Bertoletti

Testimonianze di un passato remoto che riemergono dall’oblio:

le tombe Neolitiche di Villaret e il Menhir di Derby

di Fabio Bertoletti

A volte il destino è proprio ironico e imprevedibile.

Quando ormai pensavo che le mie ricerche sul megalitismo valdostano fossero destinate a rimanere su un piano puramente ipotetico e teorico (anche per l’impossibilità fisica di raggiungere quei luoghi impervi) e ad arenarsi per mancanza di prove concrete, ecco che improvvisamente il fato si diverte a proporre incredibili combinazioni di fatti ed eventi che, presi a sè, possono apparire del tutto casuali e slegati tra loro, ma che alla luce del mio vissuto personale sembrano ora acquisire una sorprendente correlazione.

In sostanza a dare linfa alle mie teorie sul presunto sito megalitico di Derby ecco arrivare un colpo di fortuna!

Tutto è iniziato il lunedi 27 Aprile 2026, allorchè mi è giunta, del tutto inaspettata, una notizia a dir poco sbalorditiva!

Un mio caro conoscente, il signor Fabiano Mattia (è stato, insieme al Sig. Guglielmi Ivano, uno dei due gentilissimi operatori dronisti della ditta Mbdrones di Cinalli Luigi che il 12 agosto del 2025 hanno pilotato il drone, da me noleggiato, nel sorvolo sopra il volto megalitico di Derby, le cui foto e filmati sto visionando solo ora) mi ha inviato su whats app notizie e foto di alcuni articoli di giornali locali valdostani che annunciavano la sorprendente, recentissima scoperta di 3 antiche tombe risalenti al Neolitico (circa 6000-7000 anni fa) rinvenute durante dei lavori di ampliamento stradale in frazione Villaret a La Salle (AO).

Si tratterebbe di una necropoli neolitica tipo Chamblandes caratterizzata da inumazioni in ciste litiche (piccole casse formate da lastre di pietra)

Nelle foto sopra e sotto le pagine di due articoli che annunciavano il ritrovamento.

Per un più dettagliato resoconto di questa scoperta consiglio di leggere l’articolo del 27 aprile 2026 di Elena del Col giornalista del quotidiano on line Aosta Sera.it vedi : https://aostasera.it/notizie/cultura-e-spettacolo/a-la-salle-dal-cantiere-emerge-una-necropoli-di-7mila-anni-fa/

Questo rinvenimento costituisce un ulteriore concreto indizio circa la sacralità del presunto sito megalitico di Derby.

Villaret e Derby sono vicinissime: si trovano a soli 600 metri di distanza l’una dall’altra. Entrambe sono frazioni del comune di La Salle (AO) e sono spesso identificate insieme come la zona di Derby-Villaret.

La scoperta di queste 3 tombe a Villaret si aggiunge a quella avvenuta a Derby nel lontano 1952, quando durante i lavori di scavo per un pozzo antincendio venne alla luce una sepoltura neolitica a cista litica al cui interno erano presenti gli scheletri di 3 individui: un uomo adulto, una donna adulta e un bambino.

La notizia di questo ritrovamento fu documentata ufficialmente nel 1955 dall’antropologa Savina Fumagalli.

Solo una delle tre tombe di Villaret è stata scoperchiata (le altre due sono state purtroppo danneggiate dagli scavi) e ha rivelato la presenza dello scheletro di un adolescente (non è ancora chiaro il sesso) di età compresa tra i 15 e i 20 anni con un piccolo corredo funerario ancora da esaminare.

Il corpo è deposto in una posizione fetale (rannicchiata) tipica dei rituali funebri del Neolitico nella regione alpina.

La posizione fetale (immagine sopra) in cui venivano disposti i corpi dei defunti nel Neolitico non era certo casuale, ma carica di significati simbolici, spirituali e pratici.

L’ipotesi più affascinante è che questa posizione rannicchiata richiamasse appunto quella del feto nel grembo materno.

La morte era vista come un ritorno nel ventre della Madre Terra.

La posa stessa suggeriva l’attesa e la speranza di una nuova rinascita nel mondo dei morti o in un’altra dimensione o vita ultraterrena.

Questa fase di passaggio può essere concettualmente paragonata a un ciclo agricolo, dove il seme “muore” nel terreno per poi germogliare e fiorire.

Quindi tale posizione rannicchiata era legata alla rinascita.

Inoltre da un punto di vista pratico, un corpo adagiato su un fianco (solitamente il fianco sinistro) con le gambe piegate occupava la metà dello spazio (da scavare) rispetto a quella di un corpo disteso.

In questo tipo di sepolture neolitiche spesso il corpo o le ossa del defunto erano cosparse di ocra o polvere rossa simbolo del sangue e della vita quasi a facilitare la rigenerazione verso una nuova esistenza.

L’archeologo della Soprintendenza di Aosta, Gabriele Sartorio ha affermato che queste tombe sono rivolte tutte verso Est in direzione del Sole che sorge, tale orientamento non poteva essere casuale; rappresentava forse anch ‘esso il ciclo della rinascita, collegando il destino del defunto al moto dell’astro solare?

Queste pratiche dimostrano come l’uomo, già 6000 anni fa, possedesse un pensiero astratto complesso riguardo il destino dopo la morte e tale pensiero, aggiungo io, gli antichi abitanti /frequentatori di questa area alpina l’avrebbero espresso e immortalato non solo nella disposizione delle loro salme, ma addirittura su un solitario e acuminato pinnacolo roccioso che svetta maestoso verso il cielo.

Sopra i lussureggianti boschi della montagna che delimita il villaggio di Derby. Nella foto sotto il pinnacolo di Derby visto da lontano.

Quando ho guardato la foto dello scheletro dell’adolescente di Villaret con le ginocchia piegate in avanti, la prima immagine che ha attraversato come un lampo la mia mente, facendomi trasalire dallo stupore e dall’incredulità, è stata proprio il pinnacolo di Derby!

Ma cosa c’entra quella insolita formazione rocciosa con la tomba di Villaret?

Che associazione potrebbe mai esserci tra queste sepolture e il menhir di Derby?

A mio parere il pinnacolo di Derby è una singolare formazione rocciosa naturale , ma non è da escludere, anzi è quasi certo che possa essere stato “corretto” ,almeno in parte, dalla mano e dall’intervento dell’uomo, dagli antichi frequentatori di quel luogo che, colpiti o impressionati dalla particolarità di questa solitaria guglia rocciosa che fende i boschi come una sorta di lama elevata verso il cielo, vi abbiano ravvisato il segno di una presenza divina.

Pinnacolo roccioso che, ricordiamo, come una sorta di gigantesco menhir, appare allineato con il soprastante ed enigmatico volto megalitico di Derby arroccato, a una quota poco più alta, sull’estremità destra di una formazione rocciosa.

Genericamente è risaputo che i Menhir potevano fungere da monumenti commemorativi o segnali legati al culto degli antenati.

Nonostante la loro natura di monoliti isolati la ricerca archeologica in genere ha evidenziato diverse connessioni con l’ambito funerario.

In molti siti megalitici i menhir si trovano in prossimità di necropoli, quindi potevano avere una funzione funeraria e di culto, posti sopra o vicino a sepolture collettive per ricordare i defunti o per venerare gli antenati.

Si potrebbe quindi ipotizzare che tale pinnacolo potesse essere un marcatore sacro, cioè delimitasse un’ area riservata a riti funebri o sacrificali fungendo da confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti (si pensi ad esempio alla presenza della pietra che guarda che si trova nelle immediate vicinanze; era forse un antico trampolino sacrificale?)

Nella foto sopra l’inquietante profilo della pietra che guarda.

Alcuni menhir erano antropomorfi, cioè presentano incisioni o tratti che richiamano figure umane suggerendo una funzione di statua/ stele per rappresentare un defunto o una divinità protettrice.

Nel caso del pinnacolo/menhir roccioso di Derby faccio notare che, pochi centimetri sotto la sua vetta (esaminando alcune mie foto scattate alla luce del sole) sembra esserci la riproduzione di una piccola testa forse scolpita e ricavata all’interno di una nicchia. (Immagine sotto)

 Naturalmente qui non posso escludere la pareidolia, ma è certamente un fatto curioso.

Tuttavia non è questa presunta testina il motivo che mi induce a ritenere che tale guglia rocciosa sia stata lavorata dall’uomo.

No, su quel pinnacolo c’è qualcosa d’altro, c’è ben altro.

Qualcosa che ha richiamato la mia attenzione e che potrebbe avere direttamente a che fare con le pratiche funerarie e le tombe del Neolitico.

Come ho accennato all’inizio del presente articolo il destino gioca strani e inquietanti scherzi!

Proprio il giorno prima (domenica 26 aprile) che il signor Fabiano Mattia mi notiziasse del ritrovamento della necropoli di Villaret, mi ero finalmente deciso a iniziare a studiare con attenzione le foto e le riprese scattate dal drone che avevo noleggiato il 12 agosto del 2025 e tra queste vi erano alcune immagini ravvicinate e dettagliate del menhir di Derby.              Ebbene perchè trasalii, assalito dalla meraviglia e dall’incredulità, appena vidi la foto dello scheletro dell’adolescente rannicchiato nella sua tomba di Villaret e la associai d’istinto immediatamente al pinnacolo di Derby?

Ecco la risposta… confrontate attentamente  la foto della tomba di Villaret , guardate le  ossa delle gambe piegate a punta e guardate cosa appare nella foto ravvicinatissima del pinnacolo di derby scattata dal drone il 12 agosto 2025. (osservare le foto in basso per un confronto tomba /menhir)

Nella parte centrale del pinnacolo si vede il contorno o sagoma di una figura umana stilizzata in posa rannicchiata con il capo reclinato a destra, le braccia raccolte intorno al busto e le ginocchia disposte a punta (vedere figura evidenziata in giallo).

Il fatto che la figura stilizzata in posizione fetale con le gambe inginocchiate sia posta esattamente al centro del menhir e risulti essere di colore più chiaro rispetto al resto della superficie rocciosa del pinnacolo lascerebbe pensare che la roccia sia stata “raschiata” in qualche modo e incisa intenzionalmente da mano umana; inoltre quelle linee rette disposte a formare una figura geometrica di senso compiuto appaiono decisamente anomale in quel contesto.

Se così fosse significa che questo menhir era effettivamente legato al culto dei morti.

Questa incredibile foto potrebbe essere una prova!

Ovviamente non sono io a doverlo stabilire.

Le mie sono ipotesi basate sull’ osservazione, sarà compito di eventuali archeologi e esperti della materia valutarlo.

Di certo è una cosa che lascia assai perplessi e a mio modesto parere meriterebbe un’attenta considerazione e una seria valutazione da parte degli studiosi di megalitismo.

La sagoma di tale figura in posizione fetale la potevo già intravedere nelle mie foto a distanza con il menhir illuminato dal sole, ma con la lontananza c’era sempre il solito legittimo dubbio che tale immagine potesse essere il frutto di una pareidolia o di una illusione ottica.

Invece la foto scattata dal drone, che si era posizionato esattamente di fronte al picco, a pochissimi metri da esso, ESCLUDE in maniera certa la pareidolia!

Quella immagine è veramente presente sulla roccia! (nell’immagine sotto il pinnacolo di Derby visto di fronte e fetale. Foto scattata dal drone)

Dunque per gli antichi abitanti di quelle zone il menhir di Derby che si eleva verso il cielo costituiva fisicamente un tramite, un collegamento tra il mondo terreno e quello celeste sede del Divino?

Era esso stesso simbolo e veicolo della rinascita dei defunti verso una nuova esistenza ultraterrena?

E il misterioso volto megalitico di Derby che troneggia a una quota poco più alta sopra il menhir con il suo corollario di presunte sculture e rappresentazioni di divinità zoomorfe che lo attorniano sembra attestare e confermare ulteriormente l’importantissima sacralità che quel contesto alpino aveva agli occhi dei suoi antichi frequentatori. (nella foto sotto il presunto volto megalitico di Derby)

Pur trovandosi nel fondovalle le sepolture neolitiche di Villaret appartengono a un popolo di montagna.

Ricordiamoci sempre che siamo in un contesto alpino non di pianura!

Gli uomini che abitavano quelle zone ripeto, erano adoratori delle vette, il loro sguardo era quindi rivolto verso l’alto, verso le vertiginose altezze delle cime alpine dove avevano dimora i loro dèi, ed è proprio qui, secondo me, che andrebbero cercate le prove, gli indizi e le risposte agli innumerevoli interrogativi che inevitabilmente  agitano la mente degli studiosi di fronte a questi ritrovamenti.

Il menhir di Derby sembra dimostrare proprio questo, per tentare di comprendere, almeno in piccola parte, i misteriosi culti preistorici dei defunti posti nelle tombe a cista litica di Villaret non si può, nel caso di future eventuali e auspicabilissime ricerche archeoastronomiche o archeologiche, non tenere conto della presenza del vicinissimo sito del testone megalitico con copricapo conico ancora tutto da verificare e scoprire.

Le risposte a molti interrogativi sono, molto probabilmente lì, celate tra i boschi e i pendii delle montagne della Valdigne che circondano quelle tombe.  

 

(Fabio Bertoletti)

 

Per concludere ringrazio sentitamente i due simpatici operatori dronisti Fabiano Mattia e Guglielmi Ivano della ditta Mbdrones di Cinalli Luigi per il loro preziosissimo aiuto nelle mie ricerche e che, con la loro pazienza e professionalità, hanno reso possibile questa sorprendente scoperta sul Menhir di Derby ! 

PS: Al momento della conclusione del presente articolo ho appena appreso che è stata rinvenuta una quarta tomba! Si ipotizza la presenza di una necropoli lì…del resto quella figura in posizione fetale sul menhir di Derby non è certo lì per caso! 

vedi:  https://www.lavalleenotizie.it/alta-valle/le-tombe-preistoriche-a-villaret-sono-diventate-4-dal-pomeriggio-di-ieri/                                                                                                      (mi chiedo se dal luogo dove sono state scoperte le tombe si veda il pinnacolo di Derby, ma questo sarà possibile appurarlo solo sul posto)

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