
Immagine di apertura; Ricostruzione di cosa sarebbe accaduto nel 3 Luglio 1947 non lontano da Roswell.
UFO e “Fenomenologia della percezione”
di Roberto Volterri
Anno Domini 1537. Notte…
Sono in due. Cavalcano, fianco a fianco, tra le colline toscane e si stanno dirigendo verso sud. Qualcosa accade, qualcosa vedono, qualcosa li fa fermare… A tutto pensano fuorchè alle “cose che si vedono nei cieli”, ma la loro cavalcata notturna viene interrotta da qualcosa… Qualcosa che lassù, in cielo, non avrebbe dovuto stare…
Che cosa? Non lo sappiamo.
Perciò lascerei la parola al più noto tra quei cavalieri notturni, il geniale e iracondo Benvenuto Cellini (1500-1571)…
“…Montati a cavallo, venivamo sollecitamente alla volta di Roma. Arrivati che noi fummo in un certo posto di rialto, era di già fatto notte, guardando in verso Firenze tutti a dua d’accordo movemmo gran voce di maraviglia, dicendo: “Oh Dio del Cielo, che gran cosa è quella che si vede sopra Firenze?”. Questo si era com’un gran trave di fuoco, il quale scintillava e rendeva grandissimo splendore…”
(’La vita’ 1558-1566, Libro I, 89)
I tre cavalieri videro effettivamente qualcosa di anomalo?
Oppure percepirono un qualche evento naturale, un particolare fenomeno meteorologico, come un reale oggetto (la ‘trave’) fermo in cielo?
Non potremo mai saperlo con certezza, ma – seppur alquanto tentati dall’interpretazione ‘ufologica’ – in base al sano principio ‘dell’economia delle cause’ che dobbiamo al buon Occam, potremmo anche ipotizzare come la nostra interpretazione dipenda anche (ma molto!) dalla nostra forma mentis, dal nostro vissuto culturale, dal nostro desiderio di ritenere inoppugnabile una realtà extraterrestre.
Per cercare di far luce sulla complessa fenomenologia ufologica, tenterei dunque anche questa strada: l’approccio alla “non percezione di ciò che c’è e della percezione di ciò… che non c’è”.
“Ein Moderner Mythus“, è questo il titolo originale di un ben noto saggio di Carl Gustav Jung su ‘le cose che si vedono nel cielo’, sulle complesse immagini simboliche, sulle figure archetipiche che, da sempre presenti nell’inconscio collettivo, a volte verrebbero scambiate per reali Oggetti Volanti, ovviamente Non Identificati!

2-3. Immagini sopra; Il notissimo libro di Carl Gustav Jung e l’edizione italiana.

4. Immagine sopra; Carl Gustav Jung (1865 – 1971), padre della Psicologia Analitica, forse in bilico tra l’accettare la reale presenza nei nostri cieli di “qualcosa” che non avrebbe potuto esserci e la sua conoscenza dei complessi meccanismi mentali dell’Homo Sapiens…

5. Immagine sopra; Ritaglio di giornale del 30 Luglio 1952 in cui si legge chiaramente che il fondatore della Psicologia analitica credeva negli UFO anche se cercò una spiegazione in sintonia con il suo pensiero.
“Qualcosa è stato osservato” afferma in questa intervista fatta appena cinque anni dopo il “Caso Roswell”…
Jung, in realtà, si era interessato molto da vicino al fenomeno UFO.
Dopo aver scritto su ‘Weltwoche’ (Zurigo, 9 Luglio 1954) un breve articolo in cui esprimeva il suo pensiero su ciò che sarebbe accaduto il 3 Luglio 1947 nei pressi della cittadina di Corona, nel Foster Ranch, Nuovo Messico, Contea di Chaves, in realtà a circa 120 km da Roswell, capoluogo della Contea.

6. Immagine sopra; Ritaglio di giornale che annuncia ciò che è accaduto non molto lontano da Roswell.
Jung esponeva le sue personali riflessioni riguardo alla natura dei cosiddetti ‘dischi volanti’ e arrivava alla conclusione (alla quale siamo arrivati, prima o poi, in molti !) che “….si vede qualcosa ma non si sa che cosa”.
Tutto ciò, ovviamente, non ci appare particolarmente confortante, poiché dovrebbe essere interesse primario del ricercatore analizzare a fondo l’oggetto delle sue indagini, verificarne la reale consistenza, individuarne l’esatta natura.
Da medico qual era, Jung – di fronte a tali incertezze – ritenne possibile che il complesso fenomeno degli Oggetti Volanti Non Identificati, avesse, insieme ad una possibile consistenza fisica, anche una componente prettamente psichica di rilevante importanza.
“…spesso non si sapeva – egli scrive nell’introduzione al suo saggio – o non si poteva distinguere, pur con la più grande buona volontà, se la visione fosse la conseguenza di una percezione primaria o se, al contrario, una fantasia primaria generatasi nell’inconscio invadesse d’improvviso la coscienza con illusorie visioni”.
Indubbiamente la complessissima realtà ufologica merita più di una metodologia di studio: il mio approccio, che ho l’immodestia di ritenere sufficientemente innovativo, sarebbe quello di applicare ciò che il Computer ci offre, una memoria ben più vasta della nostra e una rapidità di elaborazione non comparabile con quella umana, per evidenziare alcuni particolari che potrebbero sfuggire anche ad un attento esame di alcuni dipinti (si ricordi “Madonna col Bambino” del Crivelli, conservato nella Pinacoteca Civica di Ancona, opera della quale ho trattato in un altro articolo) o che – osservati con la “lente informatica” del PC – potrebbero mettere in risalto delle forme o delle sfumature cromatiche di stampo verosimilmente ‘ufologico’.
Indubbiamente, la Fenomenologia della percezione – visiva in particolare – offre una molteplicità di approcci al problema dei cosiddetti UFO.
Sarebbe però fuor di luogo cercare di analizzarne i dettagli in questa sede.
Mi riprometto di farlo nell’ambito di un’attività di ricerca alla quale sto lavorando e che conterei di concretizzare in un lavoro su queste affascinanti tematiche.
In queste pagine mi limiterò ad accennare alla possibilità che fotografando ‘cose che si vedono nel cielo’ e non interpretandole nella giusta e obiettiva ottica d’indagine si possano prendere le classiche…‘lucciole per lanterne’.
In ogni atto percettivo di un oggetto – qualunque esso sia – c’è dapprima un momento in cui si acquisiscono i dati sensoriali elementari e grezzi (si vede un oggetto in cielo) e – quasi contemporaneamente – una seconda fase, nella quale il nostro Subconscio ‘costruisce’ gli oggetti di ordine superiore, le strutture, identificando così l’oggetto per quel che riteniamo esso debba essere: un aereo, una ‘strana’ nube, oppure… un UFO.
Ė in pratica la Paraeidolia.
Uno studioso della Fenomenologia della percezione visiva, Vittorio Benussi, triestino insediato prima a Graz poi a Padova e ‘maestro’ di Cesare Musatti, definì forse troppo semplicisticamente “modi inadeguati di cogliere la forma” le strutture percettive fenomenicamente evidenti e, a volte, inconsciamente o meno, modificabili dall’osservatore, alle quali non corrispondono condizioni oggettive sul piano fisico.

7. Immagine sopra; Vittorio Benussi (1878 – 1927), studioso della Fenomenologia della percezione visiva.
In definitiva, nel campo delle cosiddette ‘illusioni ottiche’, tipici esempi di ‘inadeguatezza’, egli dimostrò quanto l’atteggiamento soggettivo dell’osservatore conti nel modificare l’intensità dell’illusione e in particolare mise in evidenza come un atteggiamento analitico, in chi osserva, possa ridurre l’intensità dell’illusione stessa.
Ma perché mi sto addentrando in un campo così infido?
Perché sto cercando di mettere in luce come non sempre si vede quel che si osserva e non sempre si osserva quel che c’è?
Perché vorrei, contemporaneamente, suggerire al lettore una ricerca – in dipinti soprattutto – di particolari, di indizi, di piccoli elementi inseriti ad arte (è il caso di dirlo!) dal pittore per ‘lanciare un messaggio’, per testimoniare – senza correre eccessivi rischi – una realtà ‘aliena’ con la quale era venuto direttamente in contatto o della quale poteva aver avuto notizia da antiche cronache.
Tutto ciò, ovviamente, senza correre il rischio – per citare ancora il Benussi – di percepire una “presenza fenomenica in assenza di una corrispondente realtà fisica”.
Ho perciò realizzato ad arte alcune foto che riprendono veri e propri IFO, cioè degli oggetti volanti molto ben identificati: alcuni aerei, delle nubi, un elicottero, la Luna… e alle pessime immagini ottenute scattando le foto come le avrebbe scattate un qualsiasi casuale, potenziale osservatore di un fenomeno ufologico, ho applicato le tecniche di elaborazione e di analisi di immagine già utilizzate per l’analisi dei dipinti di Masolino da Panicale, Filippino Lippi, Carlo Crivelli e altri.
Alcuni esempi vengono riportati in questo articolo.
Comparando le foto degli oggetti fotografati in cielo con le loro rispettive elaborazioni computerizzate, si può notare, ad esempio, come una ‘macchia’ indistinta mostri, dopo alcune elaborazioni, la sua vera ‘consistenza fenomenica’: un aereo!
Altrettanto si può dire del gruppo di oggetti biancastri ‘in formazione’, che ci ricordano un po’ il dipinto “Il Miracolo della Neve” di Masolino da Panicale (1429): dopo l’elaborazione al Computer appaiono per quel che sono: un piccolo gruppo di nubi senza alcuna ‘consistenza fenomenica’ di tipo… ufologico. Peccato!
Le stesse tecniche possono essere ovviamente utilizzate, dal lettore curioso, per mettere in risalto particolari di dipinti, oltre che di oggetti ‘che si vedono (o non si vedono!) nei cieli’.
A tale scopo – soprattutto per rimanere in tema di ‘UFO nell’arte’ – ho preso in esame un bellissimo dipinto di Bonaventura Salimbeni, conservato a Montalcino (Siena), intitolato “Glorificazione dell’Eucarestia”.
Sono stato più di una volta nella bella cittadina toscana a fotografare il dipinto e poi ho utilizzato le tecniche d’analisi di immagine concentrandomi su un curioso particolare: una sorta di corto ‘tubo’, ben visibile nella parte inferiore sinistra dell’altrettanto inquietante sfera ‘metallica’ posta tra il Salvatore e l’Onnipotente.
Cosa rappresenterebbe?

8. Immagine sopra; Dipinto di Bonaventura Salimbeni (1567- 1613), conservato a Montalcino (Siena), intitolato “Glorificazione dell’Eucarestia”. Cosa intendeva effettivamente rappresentare l’artista dipingendo la strana ‘sfera’ dai riflessi metallici? Cos’è esattamente quel corto ‘tubo’ visibile in basso a sinistra della sfera, che –con tecniche di analisi di immagine – appare costituito da alcuni ‘dischi’? Cosa sono quella sorta di antenne?
L’analisi computerizzata ha messo in risalto come il Salimbeni, in realtà, abbia dipinto alcuni dischi sovrapposti più che un vero e proprio cilindro.
Cosa volevano rappresentare quei dischi, questa strana struttura, nella mente (o nella realtà) del Salimbeni?
Perchè dipingere una sfera dalle inconsuete sfumature metalliche, ben poco simile alle usuali raffigurazioni dell’orbe terracqueo?
Cosa sono quelle ‘incisioni’ perpendicolari tra loro ben visibili sulla ‘sfera’?
Una croce? Una sorta di ‘Meridiani’ e ‘Paralleli’?

9-10. Immagini sopra; Il particolare ingrandito del dipinto di Bonaventura Salimbeni (1600).
La foto in basso mostra lo strano “cilindro” che fuoriesce dalla strana “sfera” con riflessi metallici.
La foto in alto mostra lo stesso particolare dopo l’applicazione di alcuni filtri per l’elaborazione delle immagini: appaiono, in rosso, ben più evidenti i contorni di due “dischi” che costituiscono in realtà il “cilindro”. Cosa sono?
Cosa sono quella sorta di ‘antenne’ (non mi viene in mente un termine più appropriato!) che rendono l’oggetto molto simile ad un satellite artificiale… anni Sessanta e ancor prima (‘Sputnik’, ’Vanguard, ecc.)?

11. Immagine sopra; Lo ‘Sputnik’, il primo satellite artificiale. La sfera metallica munita di antenne ricorda moltissimo l’analoga ‘sfera’ con riflessi metallici del dipinto del Salimbeni…
Lascerei anche ai lettori il compito di fornire dei suggerimenti
Ma non fermiamoci al Salimbeni.
Rimaniamo in tema di sfere “metalliche” e di “antenne” e osserviamo il dipinto di Paolo Camillo Landriani detto il “Duchino” (1560-1618), intitolato “Vergine incoronata dalla SS. Trinità” (1606), conservato presso il Santuario di Gallivaggio (Sondrio).

12. Immagine sopra; Dipinto di Paolo Camillo Landriani , detto il ‘Duchino’ (1560-1618), intitolato “Vergine incoronata dalla SS. Trinità”. Il dipinto è conservato presso il Santuario dell’apparizione della Beata Vergine Maria di Gallivaggio (Sondrio).C’è forse qualche correlazione tra questo evento BVM, avvenuto il 10 Ottobre 1492, e la strana ‘sfera’ con riflessi metallici (molto simile a quella
del Salimbeni!) che qui vediamo raffigurata nelle braccia dell’Onnipotente? Come si noterà, i dipinti sono più o meno coevi: forse qualche particolare evento di natura ufologica influenzò la fantasia di più di un artista?
In questo caso l’Onnipotente e il Salvatore incoronano la Vergine che si trova al centro della scena; saltano subito all’occhio, però, la ‘sfera’ tenuta in braccio dal Padre e quella specie di ‘asta’ nella sua mano sinistra.
Altrettanto curiosa è l’altra ‘asta’ tenuta in mano dal Figlio.
Anche in questo caso, quindi, troviamo una sfera con sfumature metalliche e due oggetti simili a delle antenne: cosa voleva rappresentare il “Duchino”?
Qualcuno potrebbe a questo punto pensare a delle semplici coincidenze.
O sarebbe meglio parlare di …convergenze?
Forse era consuetudine, in quel periodo storico (1600), rappresentare – a volte – il globo terracqueo come una sfera metallica?
Pensiamo di no. Infatti, restando ancora nel campo di strane raffigurazioni di ‘sfere’, troviamo l’uso di un materiale diverso: il vetro.
Al Louvre, infatti, è conservato un altro dipinto molto simile, per impostazione, a quello del Salimbeni.
Si tratta di un’opera di J. Carreno de Miranda (1614-1683), quasi contemporaneo del Salimbeni stesso, intitolata ”La Messe de foundation de l’Orde des Trinitaires”.

13. Immagine sopra; Particolare del dipinto di J. Careno de Miranda (1614 – 1683) intitolato “La Messe de foundation de l’Ordre des Trinitaires”, conservato al Museo del Louvre (Parigi). Perché la “sfera” (l’orbe terracqueo?) è stata dipinta con riflessi vitrei? Il pittore aveva forse avuta qualche diretta esperienza di tipo… “ufologico” o aveva letto in antiche cronache qualche descrizione di “oggetti” con caratteristiche che gli ispirarono questa inconsueta raffigurazione?

14. Immagine sopra; Dipinto di J. Carreno de Miranda (1614-1683), intitolato “La Messe de foundation de l’Orde des Trinitaires”. Ė ben visibile, sorretta da angeli in volo, una strana ‘sfera’ dai riflessi vitrei. Ė un’inconsueta rappresentazione del mondo, o… è qualcosa di altro?
Anche qui è ben visibile una grossa ‘sfera’, questa volta dai riflessi vitrei, posta anch’essa tra l’Onnipotente e il Salvatore. Ben diversa anch’essa dalla classica rappresentazione del mondo conosciuto. Anche in questo caso ci chiediamo: cosa rappresenta?
Perché ‘di vetro’, senza alcuna traccia delle terre allora note?
Rappresenta veramente l’orbe terracqueo o… qualcosa di ben diverso, visto direttamente dal pittore o descritto in qualche antica cronaca?
Questa è solo una coincidenza di forme e l’artista ha ‘sbagliato’ materiale rispetto ai dipinti precedenti?
Ancora una volta la risposta riteniamo dovrebbe essere negativa.
Abbiamo infatti un quarto caso di raffigurazione di una ‘sfera’, ancora una volta di struttura vitrea e trasparente: si tratta di un dipinto di Andrea Previtali detto il “Cordeliaghi” (1480-1528) dal titolo “Incoronazione della Vergine” e conservato a Brera.

15. Immagine sopra; Dipinto di Andrea Previtali, detto il ‘Cordeliaghi’ (1480-1528), intitolato “Incoronazione della Vergine”, conservato a Brera. Perché l’artista ha raffigurato una ‘sfera’ di vetro? Gli ricordava, forse, qualche evento che oggi definiremmo di natura ‘ufologica’?
Anche qui la scena è abbastanza chiara: il Salvatore incorona la Vergine sotto lo sguardo dell’Onnipotente il quale, a sua volta, poggia il piede su questo globo vitreo posto al centro della scena. Possiamo notare come in questo caso la sfera sia priva di ‘antenne’ ma dotata di una sorta di ‘corona dorata’ a forma di croce; ed è proprio la forma di questa ‘corona’ che richiama le ‘incisioni’ presenti sulla ‘sfera metallica’ dipinta dal Salimbeni.
Queste strane ‘sfere’, queste strane ‘croci’ non ci ricordano anche ciò che l’Alighieri descrive ne “ Il Convivio” II,XIII, 22 : “ …E Seneca dice… che nella morte d’Augusto imperatore vide in alto una palla di fuoco; e in Fiorenza, nel principio de la sua destruzione, veduta fu ne l’aere, in figura d’una croce, grande quantità di questi vapori seguaci della stella di Marte…”
Perché troviamo delle coincidenze di forma e di – suvvia, passatemi il termine! – particolari tecnici, ma non di materiali?
Quale è il significato degli uni e degli altri?
Perché queste raffigurazioni sono tutte collocate nello stesso periodo storico?
Solo gli autori dei dipinti potrebbero rispondere in maniera esaustiva a queste domande: noi possiamo solo continuare, abbeverandoci cum grano salis – come direbbe il Poeta – ‘all’inebriante boccale delle ipotesi’, nella direzione della ricerca ‘folle’ e ‘dannata’ di quelle verità che… (non sempre) si vedono in cielo.

16. Immagine sopra; Elaborazione computerizzato di una foto di… IFO realizzata dall’Autore.
In alto a sinistra, l’oggetto fotografato. Nelle successive elaborazioni – mediante l’applicazione di opportuni filtri – appare più chiaramente per quel che in effetti era: un aereo.
Le tecniche di analisi e di elaborazione d’immagine consentono di mettere in evidenza particolari che, ad occhio nudo, sarebbe quasi impossibile percepire. Ma attenzione…
… l’impiego di alcune tecniche di analisi d’immagine può, infatti, se non si seguono ben definite procedure, indurre… in tentazione!
In quest’altra foto, scattata da chi scrive da un mezzo in movimento, appaiono cinque oggetti di colore bianco, in formazione, che ci ricordano un po’ il celebre dipinto di Masolino da Panicale. L’elaborazione computerizzata (riportata sotto) ha messo in evidenza una struttura ovoidale degli oggetti stessi, suggerendo interpretazioni di tipo ufologico.
In realtà ciò che è stato fotografato appartiene alla categoria degli IFO: sono, infatti, delle semplici nuvole!
Ė quindi necessaria estrema attenzione ed esperienza da parte dello sperimentatore, per evitare di manipolare indiscriminatamente le immagini.


17-18. Immagini sopra; In alto, cinque “innocenti” nuvole, l’elaborazione al Computer, in basso, sembrerebbe dotarle di una struttura “solida” che potrebbe indurre in un’inopportuna tentazione “ufologica”.


19-20. Immagini sopra; La più strana tra le “nuvole” del dipinto di Masolino da Panicale (in alto), confrontata con…

21. Immagine sopra; … questo Oggetto avvistato il 5 Giugno 1955 nel cielo di Namur, in Belgio.

22-23-24-25. Immagini sopra e sotto; Qualche libro per chi desideri tentare con il proprio PC uno studio su dipinti con immagini di particolare interesse ”ufologico”.

(Roberto Volterri)
- Le immagini sono state fornite dall’autore.







