Veduta di Vico nel Lazio (FR).
Nell’articolo dedicato alla presentazione del romanzo NELLA TERRA DEI GIGANTI. LA SAGA DELLA PRIMA GENTE di Giancarlo Pavat e Massimo Ruspandini, si è accennato al fatto che a Vico nel Lazio ci si può imbattere in diversi simboli. Ecco quindi un “assaggino” per invogliare curiosi ed appassionati a recarsi nel suggestivo borgo medievale alla scoperta di simbologie sacre, curiose, affascinanti, a volte pure inquietanti.
TRIGRAMMA CRISTICO “INVERSO” DI VICO NEL LAZIO.
Nel centro storico di Vico nel Lazio, appena attraversata la Porta a Monte (oggi Porta piazzale XXIV maggio), in via Guglielmo Marconi, si incontrano una splendida “Porta a bandiera” medievale e un portale con incisi alcuni simboli sui due stipiti.
Sullo stipite sx della “Porta a bandiera” si nota un Trigramma Cristico, ovvero 3 lettere, IHS, con una croce sull’”Acca” (nell’immagine in basso è evidenziato con il cerchio rosso) e su quello dx, una Croce Potenziata (cerchio verde, sempre nell’immagine sottostante).
Nell’immagine sopra, il.Trigramma Cristico. In basso, la Croce Potenziata sullo stipite destro (Foto Giancarlo Pavat)
Il portale reca, invece, su entrambi gli stipiti, sia il Trigramma Cristico che, in basso, i 3 chiodi della Crocifissione e, ancora più sotto, un Cuore.
Vico nel Lazio (FR). Il Trigramma Cristico, i 3 Chiodi della Crocifissione e il Cuore. Simboli incisi sugli stipiti del portale di via Guglielmo Marconi (Foto G. Pavat).
Le 3 lettere sono il cosiddetto “Trigramma Cristico” o “Cristogramma”.
Nella versione canonica IHS, quella certamente più diffusa, le tre lettere sono le iniziali del nome di Gesù in greco; “Jesus Hristòs Sotèr” ovvero “Gesù Cristo Salvatore”.
Se invece le interpretiamo come lettere latine, allora sarebbero le iniziali delle parole “Iesus Hominum Salvator”, “Gesù Salvatore degli Uomini”.
Ma sono stati proposti pure altri significati. Ad esempio potrebbe trattarsi dell’abbreviazione del famoso motto costantiniano “In Hoc Signo (Vinces)”, “In questo Segno vincerai”.
Secondo la leggenda, l’Imperatore Costantino (272-337) vinse nel 312 d.C. la battaglia di Ponte Milvio alle porte di Roma, sconfiggendo l’usurpatore Massenzio, in quanto avrebbe visto in cielo (o sognato la notte, a seconda delle versioni) la Croce di Cristo (o il “Crismon” o “Monogramma di Cristo”) con, appunto, la frase “In Hoc Signo Vinces”.
Trigramma Cristico (Disegno di G. Pavat)
A volte l’acronimo “IHS” presenta alcune varianti. Spesso, infatti, poiché la lettera greca “iota” può essere trascritta in alfabeto latino sia come “I”, sia come “J”, si può trovare “JHS”. Inoltre, poiché a volte la lettera greca “sigma” veniva tracciata simile ad una mezzaluna, essa veniva trascritta con la lettera latina che più le assomigliava, ovvero la “C”. Da qui nacquero alcune versioni tardo-antiche dell’acronimo come “IHC” o “JHC”. Qualche volta è capitato di osservare versioni con la “Y” al posto della “I”, ovvero “YHS” e “YHC”.
Il “Cristogramma” venne utilizzato anche dai celebri Cavalieri Templari.
Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orleans (Jeanne d’Arc 1412-1431), portava l’IHS ricamato sul proprio vessillo.
La versione del “Cristogramma” con la Croce al centro (quella che vediamo a Vico nel Lazio, per intenderci) è riconducibile a San Bernardino da Siena (1380-1444) che nel 1427, su ordine di papa Martino V, aggiunse, appunto, all’IHS una croce, tracciata sopra segmento mediano dell’“H”.
A volte è una delle due aste della lettera “H” a diventare una croce.
La versione del Trigramna Cristico di Sant’Ignazio da Loyola (Disegno di G. Pavat).
Esiste anche la versione dell’IHS che oltre alla Croce reca pure i Tre Chiodi della Crocifissione.
I Chiodi della Crocifissione (Disegno di G. Pavat).
Venne realizzata da Ignazio da Loyola che nel 1541 la adottò prima come sigillo personale e successivamente come stemma della stessa “Compagnia di Gesù” ovvero i Gesuiti.
Vico nel Lazio (FR). Ingresso laterale della chiesa di San Giorgio. In basso; nel timpano si notano resti di un affresco con il Santo della Cappadocia che uccide il Drago simbolo del Male (Foto Giancarlo Pavat)
Vico nel Lazio (FR). Ingresso principale della chiesa di San Giorgio (Foto Giancarlo Pavat).
Ma nella chiesa di San Giorgio fuori le mura (il Santo della Cappadocia è, tra l’altro, il patrono di Vico nel Lazio), risalente al XII secolo, sul Tabernacolo, è state realizzata un’altra versione del Trigramna Cristico; S H I.
In pratica la prima lettera è la S e non la I o la J.
Vico nel Lazio (FR). Chiesa di San Giorgio, patrono di Vico. Il Trigramna SHI dipinto sul Tabernacolo (Foto G. Pavat). In basso; l’altare della Chiesa di San Giorgio a Vico nel Lazio.
In pratica questo Cristogramma sembra voler essere speculare di quello canonico.
Trigramna Cristico SHI o “inverso” (Disegno di G. Pavat)
Spesso, le persone che hanno una scarsa conoscenza dei simboli, ritengono che quelli rovesciati abbiano una valenza negativa.
Ma non è affatto detto che sia sempre così.
Vico nel Lazio (FR). Chiesa di San Giorgio. Il Trigramna SHI dipinto sul Tabernacolo (Foto G. Pavat).
Se ipotizziamo che le parole siano sempre le stesse, allora si potrebbe semplicemente leggere Salvator hominum Jesus. “Il Salvatore degli Uomini Gesù”.
Il senso è lo stesso anche se la disposizione delle lettere e, quindi, delle parole è diversa.
Comunque al centro della H c’è sempre la Croce invitta di Gesù e già questo basta a far capire che non può in alcun modo essere un Simbolo negativo.
Cuore simbolico (Disegno di Cesare Pigliacelli)
IL CUORE CRISTICO
Già che ci siamo, ancora un assaggino sulle simbologie che si possono incontrare a Vico nel Lazio. Analizziamo il Cuore che, come si è visto all’inizio, si trova sugli stipiti sotto la versione tradizionale del Trigramna, è anch’esso un simbolo apotropaico, di protezione della casa e dei suoi abitanti, proorio come il Trigramma.
Vico nel Lazio (FR). Particolare del simbolo del Cuore profondamente inciso sugli stipiti del portale in via Marconi (Foto di G. Pavat).
Ma c’è pure un preciso riferimento alla Fede Cristiana alla luce del particolare significato di questa simbologia.
Ovvio il riferimento al simbolo Cristiano del “Sacro Cuore di Gesù”, la cui devozione popolare inizia nel XVII secolo soprattutto in chiave Controriformista.
Generalmente il Cuore si presenta trafitto da un chiodo, una spina, in arma bianca (pugnale o stiletto) e indica certamente sofferenza e quindi richiama alla natura umana ma al contempo rimanda la Trascendente, al Divino perché ricorda la Passione di Cristo sulla Croce (a volte il “Cuore” è circondato anche da una “Corona di Spine” oppure trafitto da più spine).
Il “Cuore” non rappresenta però soltanto dolore.
Allegoricamente richiama il Sacrificio di Cristo per tutta l’Umanità, quindi anche il Suo Amore sconfinato, e la Verità che come ha detto Lui stesso, “ci renderà tutti liberi”. “Et Veritas vos liberabit”.
Quindi è simbolo di Resurrezione e, pertanto, di Vittoria sulla Morte e sul Peccato Originale, quindi di “Vita piena”, pulsante, che non avrà mai fine.
Simboleggia pure l’anima, intesa come il luogo della volontà e delle scelte fondamentali dell’individuo, degli affetti e quindi il suo “sacrario” più intimo.
Il “Cuore trafitto” rappresenta anche quello della “Madonna Addolorata”. Che, generalmente, viene raffigurato trafitto da spine di rose e/o da 7 spade che rappresentano i 7 dolori che a loro volta richiamo sia la sofferenza per Cristo che l’amore verso Dio.
Vico nel Lazio (FR); lo stipite con l’IHS e con il “Cuore Cristico ” (Foto G. Pavat)
Esiste pure il simbolo del “Cuore Fiammeggiante”. A partire dal XV secolo si hanno raffigurazioni di Sant’Agostino di Ippona che regge con la mano destra proprio un “Cuore Fiammeggiante”.
Si tratta del cuore dello stesso Santo colmo di amore verso Dio e di Sapienza trascendente.
Ma è possibile rintracciare anche un’altra iconografia simile. Ovvero sempre un “Cuore Fiammeggiante” ma circondato da una “Corona di spine con sopra una Croce”. Questa peculiare iconografia sacra si rifà alla nota visione del 1673 della mistica e santa Margherita Maria Alacoque.
Anche un vero capolavoro dell’Arte come il celebre gruppo scultoreo dell’Estasi di Santa Teresa d’Avila di Gian Lorenzo Bernini conservato nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, si ispira alla devozione per il “Sacro Cuore”.
Infatti la Santa sta per essere trafitta proprio al cuore da una freccia impugnata da un Angelo.
Ma non è tutto.
A cagione del fatto che il “Cuore”, nella sua forma grafica, ricorda una “Coppa”, secondo alcuni ricercatori rappresenterebbe il “Calice dell’Ultima Cena”; in cui sarebbe stato raccolto il Sangue di Gesù…
Apriamo una piccola parentesi. Il “Calice dell’Ultima Cena” oggi viene associato al “Santo Graal”, ma in realtà non sempre è stato così.
Per la Chiesa Cattolica il vero “Calice dell’Ultima Cena” sarebbe il” Sacro Caliz” di Valenvia in Spagna,, davanti sl quale si raccolse in preghiera anche papa Benedetto XVI.
Il Sacro Caliz di Valencia in Spagna (Foto O. Vignola).
Per quanto riguarda il Graal, invece, questa coppa mistica e leggendaria è una invenzione letteraria.
Compare, infatti, per la prima volta nel poema incompiuto “Le Roman de Perceval ou le conte du Graal”, di Chrétien de Troyes (scritto tra il 1175 e il 1190).
Il romanzo fa parte del cosiddetto “Ciclo Arturiano” o “Materia di Bretagna”.
La scena si svolge nel castello del Re Pescatore e, davanti a Parzifal (il “Perceval” protagonista dell’opera), si svolge una processione durante la quale alcune fanciulle portano diverse sacre reliquie; tra cui una “Sacra Lancia” (probabilmente quella del centurione Longino con cui venne trafitto il costato di Cristo, infatti stilla del sangue), un piatto con la testa di San Giovanni Battista e, finalmente un Graal.
Notato l’articolo indeterminativo?
UN Graal, non IL Graal.
il fatto che Chrétien de Troyes lo faccia precedere dall’articolo indeterminativo “un” lascia intendere che non si tratti di un oggetto unico.
Inoltre non è definito “Sacro” (o “Santo”) e non vi è alcun collegamento con il “Calice dell’Ultima Cena” e, comunque, con la Religione Cristiana.
Ciò avverrà successivamente con le opere di Robert de Boron (vissuto agli inizi del XIII secolo); i poemi “Giuseppe d’Arimatea” e “Merlino”.
Miniatura medievale raffigurante la scena della processione con la Sacra lancia e il Graal nel Castello del Re Pescatore.
Questo è solo un piccolo assaggio, uno stuzzichino, delle simbologie presenti a Vico nel Lazio. Per scoprirle e conoscerle non resta che attendere l’evento previsto per il prossimo autunno.
(Giancarlo Pavat)




























