Un Uomo, la Croce, il Fungo Sacro… Di Roberto Volterri

Un Uomo, la Croce, il Fungo Sacro…

di Roberto Volterri

“…Ma voi, chi dite che io sia ?…” chiese Jeoshua ai discepoli quando “…fu venuto nelle parti di Cesarea di Filippo…” (Matteo, XVI, 15).

Chi era effettivamente Jeoshua ? Cosa pensavano i suoi contemporanei di lui?

Cosa pensano i nostri contemporanei di un Uomo le cui idee – pur se ‘stravolte’ da altri uomini che vennero dopo di lui – hanno radicalmente mutato il modo di pensare, di agire, di vivere di gran parte del mondo occidentale?

E poi, venti secoli fà, visse veramente in Palestina quell’Uomo di nome Jeoshua?

No, non intendo affatto essere né ‘blasfemo’ né irriverente, ma vorrei solo commentare brevemente, tra le altre, un’interessante ipotesi avanzata qualche decennio fà da un noto filologo statunitense – ‘eretico’ ma accademicamente ‘accreditato’ studioso, tra l’altro, dei ‘Rotoli di Qumran’ – il professor John Marcp Allegro.

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1. “Voi chi dite che io sia?” ( Matteo, XVI, 15)

Prima, però, sarà necessario un breve excursus storico sulle vari ipotesi avanzate dagli studiosi di storia delle religioni sulla reale ‘essenza’ dell’Uomo di Nazareth.

In area giudaica, fin dai primi tempi della diffusione della nuova religione, da più parti si sostenne a spada tratta la non esistenza storica di quell’Uomo chiamato Jeoshua e ciò avvenne in particolar modo in ambito romano e greco.

Ma fu necessario attendere altri diciotto secoli – con il diffondersi di idee razionalistiche e lo svilupparsi della ricerca storico-filologica, corroborata anche dalle nascenti idee hegeliane nel campo dell’analisi storica –– per vedere nascere un violento attacco al Cristo inteso come reale personaggio e non come frutto del manifestarsi e del diffondersi di particolari idee-guida, di una nuova corrente di pensiero, di una nuova religione.

David Friedrich Strauss, ad esempio, interpretò il Cristo in chiave mitologica e non da meno furono altri pur valenti studiosi i quali avanzarono l’ipotesi che l’immagine dell’Unto del Signore derivasse da distorte interpretazioni della figura – o delle molteplici figure – di dei d’origine medio-orientale, arrivando perfino ad identificarlo con il mitico eroe eponimo babilonese Gilgamesh!

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2. David Friedrich Strauss, uno dei più autorevoli tra i sostenitori della “non esistenza storica” di Gesù.

Sull’altro ‘versante’, sul ‘versante’ di più ‘stretta osservanza’, per attestare l’esistenza reale di Jeoshua ci si avvalse di testimonianze di carattere storico e letterario che menzionavano – più o meno direttamente – la presenza in Galilea di un personaggio le cui gesta non passarono certamente inosservate.

Vediamone qualcuna.

Plinio il Giovane (62-114 d.C.) – nipote del più noto e omonimo indagatore dei segreti della natura, morto mentre osservava troppo da vicino l’eruzione che distrusse Pompei nel 79 d.C. – fu governatore della Bitinia intorno all’anno 112 e, in una sua lettera indirizzata all’imperatore Traiano, chiese come poter agire nei confronti di una ‘setta’ i cui membri erano soliti…

“… die ante lucem convenire carmenque Christo quasi deo dicere…”

(Epistulae, X, 96)

Si riunivano, cioè, in un particolare giorno della settimana per cantare inni al ‘Cristo’, venerato come un Dio.

Pochissimi anni dopo, nel 116 d.C., Publio Cornelio Tacito – storico dell’antica Roma – si accinse a scrivere la vicende della Città Eterna tra gli anni 14 e 68, avvalendosi anche delle testimonianze di Plinio il Vecchio. In particolare descrisse anche il tremendo incendio che nel 64 d.C. distrusse la città e le cui cause furono attribuite a Nerone. Nei suoi ‘Annales’ ricordò che il nome di ‘crestiani’ – sui quali l’ineffabile imperatore si dice abbia riversato ogni responsabilità – derivava da ‘Christus’, il quale

“… Tiberio imperante, per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfestus erat.”

(Annales, XV, 44)

Ovvero, quei cristiani, i quali “videro il Cristo condannato a morte dal Procuratore Ponzio Pilato, quando era imperatore Tiberio”.

Ma anche nelle ‘Vite dei dodici Cesari’, opera di Caio Svetonio Tranquillo (75-150 d.C.), troviamo precisi riferimenti a Jeshoua il Cristo.

Trattando della vita dell’imperatore Claudio (45-54 d.C.), Svetonio scrisse infatti che egli…

“…Judaeos, impulsore Chresto, adsidue tumultuantes Roma expulit.”

(Vita Claudii, 25)

Ricordando così “come Claudio avesse espulso da Roma i Giudei, responsabili di tumulti istigati dall’Unto del Signore, dal Cristo”.

Pure Giuseppe Flavio, di origine ebraica, nato a Gerusalemme nel 37 d.C. da famiglia di stirpe sacerdotale, nella sua opera ‘Antichità giudaiche’, redatta nel 93 d.C., scrisse che…

“….A quell’epoca visse Gesù…[che] operò cose mirabili…E quando su accusa

dei nostri uomini più autorevoli, Pilato lo ebbe condannato alla morte di croce,

coloro che lo avevano amato, non desistettero…”

(Antichità giudaiche, XVII- 3,3)

E potrei andare avanti ancora per molto – consultando fonti non cristiane, quindi ‘al di là di ogni ragionevole dubbio’ – tra le testimonianze a favore della reale esistenza storica di un Uomo, nato prima della morte di Erode il Grande, verosimilmente nell’anno 4 a.C.

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3. “Gesù tra i Dottori della Legge”, opera del 1560 di Albrecht Dürer. Raffigura le ultime immagini di Jehoua prima che ‘scompaia’ per circa diciotto anni…

Di un Uomo della cui vita si sa abbastanza fino ai dodici anni e ancor di più tra i trenta e i trentatrè anni, quando, in base alla ‘volontà divina’ e alle umane debolezze – sotto Ponzio Pilato, Tetrarca in Galilea tra tra il 26 e il 36 d.C. – fu condannato al supplizio della croce, quasi certamente il 7 Aprile dell’anno 30.

Crocifissione Dalì

4. Una stupenda raffigurazione della Crocifissione nell’interpretazione di Salvator Dalì. Jeshoua diciotto anni più tardi…

Ma le ‘umane vicende’ che – in base a tali testimonianze – sarebbero accadute venti secoli fa, sono univocamente interpretabili?

Esiste, forse, una lettura ‘più sottile’, sicuramente più impervia’ ma non meno affascinante di quegli eventi?

Ovvero, oltre alle contestazioni della ‘prima ora’ avvenute in area giudaica, una “lettura” di chi si è avventurato nell’ardua ed ‘eretica’ impresa di ‘dimostrare’ che Jeoshua – Gesù il Cristo – non è mai esistito?

The jesus mistery Il fungo sacro e la croce

5-6. Sopra; un curioso libro di Timothy Freke e Peter Gandy in cui si sostiene che Gesù sarebbe solo il frutto di ‘manipolazioni’ di precedenti culti pagani. Sotto; il celebre libro di John Allegro in cui lo storico americano sostiene che Gesù sarebbe solo una particolare interpretazione derivata dall’assunzione di droghe psicotrope…

John Marco Allegro - Wikipedia

7. Il professor John Marco Allegro (1923 – 1988) autore del libro “Il Fungo sacro e la Croce” in cui egli sostiene eretiche ipotesi sull’origine del Cristianesimo.

Ecco – ai giorni nostri – comparire all’orizzonte due nuovi ‘eretici’ inglesi, Tim Freke e Peter Gandy, autori del libro “ The Jesus misteries” – non credo tradotto ancora in Italia – in cui essi ‘dimostrano’ l’inesistenza storica dell’Uomo chiamato Gesù ricollegandosi ai ‘Vangeli Gnostici’, antichi manoscritti scoperti a Nag Hammadi nel 1945 e ai ‘Manoscritti di Qumran’ scoperti due anni dopo.

La figura ‘ambigua’ di Saulo di Tarso, San Paolo – il quale, a detta dei due autori inglesi, sembra considerare e descrivere Jeoshua quasi come una figura ‘mitica’, non reale – insieme alle innegabili somiglianze tra la vita di Jeoshua stesso e le vicende legate a Mitra, divinità di origine indoeuropea originaria dell’area mesopotamica del XIV secolo a.C. – ufficialmente ‘nato’ il 25 Dicembre da una vergine, battezzato con l’acqua, morto e risorto – hanno convinto Freke e Gandy che nel I secolo della nostra Era ci si sia – per così dire… – ’ispirati’ a religioni, miti, credenze ben più antiche, per dar vita ad una nuova religione, più adatta ai tempi e alle condizioni storiche e socio-politiche dell’epoca.

Ma non sono i soli…

In principio Dio creò… il Fungo

Il già citato John Allegro ci offre, infatti, anche un’altra, forse più eccitante possibilità di inoltrarci per questo ‘eretico’ sentiero.

Non privo, si badi bene, di ‘filologiche insidie’ e ‘lessicali trabocchetti’!

Il Professor Allegro nega tout court l’esistenza storica di Jeoshua e, da espertissimo filologo, fa leva su una delle più antiche lingue conosciute, il sumero.

Per lo studioso americano, le origini stesse della religione, della cultura ebraica e, di conseguenza, del Cristianesimo andrebbero infatti ricercate non agli inizi del II millennio a.C., ma ben prima, nel IV millennio a.C., nella civiltà sumera.

In principio Dio creò… il fungo ”: si potrebbe così riassumere tutto il pensiero dell’eretico linguista, parafrasando Genesi I,1 senza alcuna ‘blasfema’ intenzione! All’inizio era l’Amanita muscaria, nella cui parte inferiore, il ‘gambo’, era contenuto il ‘liquido amniotico della creazione’ [la terra] mentre la parte superiore, il ‘cappello’, rappresenterebbe… i cieli !

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8. L’Amanita muscaria, velenoso fungo da John Allegro interpretato come la genesi del culto dedicato a Gesù il Cristo…

L’Amanita muscaria – conosciuta anche come ‘ovulo malefico’ – avrebbe quindi costituito il nucleo intorno a cui sarebbero nati ed evoluti i culti misteriosofici del Vicino e Medio Oriente. Le sue proprietà allucinogene, la sua struttura ‘fallica’, il colore rosso del suo ‘cappello’ – simile al ‘glande’ – avrebbero dato origine all’idea della ‘divinità’ intesa come ‘organo della generazione’ che rendeva gravida la ‘madre terra’ mediante l’emissione delle ‘spore’.

Ma avviamoci ad analizzare, anche se in maniera del tutto incompleta e superficiale data l’impossibilità di approfondirne in questa sede le reali basi filologiche, alcuni esempi di come Allegro intenda ‘dimostrare’ la non reale esistenza storica del Cristo esaminando prima, rapidamente, cos’è in effetti il fungo chiamato Amanita muscaria.

Diffusa anche nella nostra penisola, soprattutto nelle regioni alpine, l’Amanita muscaria appartiene, dal punto di vista micologico, alla classe dei Basidiomyctes. Appena raccolta presenta un odore appena percettibile e gradevole che, man mano, si trasforma in quello delle rose appassite, per poi essere del tutto nauseabondo.

Presenta un gambo bianco con un anello nella parte superiore e una guaina rigonfia alla base, mentre il cappello appare rosso vivo, con delle lamelle bianche disposte a raggiera, tempestato di minuscoli punti bianchi.

Nella pellicola rossa che ricopre il cappello sono concentrate quasi tutte le sostanze psicotrope che rendono interessante il fungo dal punto di vista dello studio degli ‘stati alterati di coscienza’. E che lo rendono però estremamente pericoloso!

Usata anche nella medicina popolare per la cura di affezioni oculari e della pelle, l’Amanita muscaria – ingerita anche in piccolissime dosi – porta infatti, dopo alcune ore, alla comparsa di gravi disturbi gastrici, seguiti da un profondo malessere, da eccitazione nervosa, deliri, stato comatoso e, spesso, dal decesso dell’incauto ‘sperimentatore’.

D’altra parte, anche al giorno d’oggi, le sue qualità psicotrope – note fin dalla ‘notte dei tempi’ – sono alla base di culti orgiastici presso alcune tribù della Penisola di Kamchatka (Russia) e il periodo del proibizionismo vide non pochi evolutissimi e acculturati americani ingerire ‘stregoneschi’ preparati a base del ‘magico’ fungo, sfruttanti soprattutto l’Acido ibotenico-muserolo, il principio attivo in grado di provocare inebrianti, ma estremamente pericolosi, ‘stati alterati di coscienza’.

 

Teonanacatl, la “carne degli dei”

Un’interessante analisi del nascere dell’autoconsapevolezza umana e, forse, del linguaggio e del ‘sentimento religioso’ su tali basi, lo si può trovare anche nel saggio di Terence McKenna “Il nutrimento degli Dei” (Edizioni Apogeo-Libri Urra, 1995), in cui l’autore, etnobotanico e studioso delle tradizioni sciamaniche, esamina la profonda influenza esercitata – già in tempi preistorici, nell’Africa tropicale o subtropicale – dall’ingestione di funghi allucinogeni come, ad esempio, lo Stropharia cubensis, più noto come Psilocybe cubensis.

Il nutrimento degli dei LIBRO

9. Il libro di McKenna dedicato allo studio diacronico dei funghi allucinogeni sull’evoluzione del pensiero magico-religioso

Anche l’archeologia e la storia delle religioni gli vengono in aiuto.

Nel Sahara, nell’altopiano del Tassili-n-Ajjer, sono visibili figure danzanti con funghi nelle mani e sul corpo, mentre è ben nota l’assunzione del misterioso Soma, il ‘cibo degli Dei’ – curiosamente descritto, in 114 inni del RigVeda, come privo di foglie, semi e radici ma ‘dorato e rosso’ – il Teonanacatl, la ‘carne degli Dei’, ingerita da Maya e Aztechi per ‘congiungersi’ con la ‘divinità’ e, non ultimo, il Peyote, il cui uso ‘rituale’ è frequente in tutto il Messico e in alcune aree nordamericane.

Fungo Guatemale 1000 aC allegro e fungo

10-11. Sopra, una raffigurazione guatemalteca dell’XI secolo a.C. in cui si può identificare una commistione tra ‘fungo sacro’ e ‘divinità’. Sotto;  John Marco Allegro.

Non dimenticando, ovviamente l’uso del Kykeion – assunto durante i Misteri Eleusini, celebrati dal XVI secolo a.C al IV secolo d.C. in onore della dea Demetra e di sua figlia Persefone – bevanda probabilmente ricavata dalla Segale cornuta, da cui si estrae anche la ben nota Dietilamide dell’Acido Lisergico, meglio nota come LSD, tanto cara ai ‘viaggiatori’ degli anni Settanta dello scorso secolo e al loro guru, scomparso da non molto tempo, Timothy Leary.

Timoty Leari segale cornuta

12-13. Sopra, lo psichiatra americano Timoty Leary, indiscusso ‘guru’ dell’uso della Dietilamide dell’Acido Lisergico (LSD) per raggiungere stati alterati di coscienza. Sotto, la segale cornuta da cui si è ricavata per la prima volta tale droga psicotropa

Fin qui le premesse. Ora percorriamo solo alcune tappe del ‘sentiero’ suggerito da John Allegro per ‘dimostrare’ che l’origine della religione cristiana risiede unicamente nella mal interpretata ‘lettura’ di passi vetero e neotestamentari, in cui – ad arte – furono inserite informazioni di carattere terapeutico e micologico atte a trasformare la Bibbia stessa in una sorta di ‘documento in codice’ del misticismo legato all’Amanita muscaria.

Il Fungo Sacro

È, però, necessaria una precisazione.

Le lingue semitiche erano e sono ‘consonantiche’: la ‘vocalizzazione’ di alcuni termini veterotestamentari è apparsa qui necessaria per rendere meglio la comparazione – di per sé stessa a volte obbiettivamente ‘forzata’ – tra i termini specifici appartenenti a tali lingue e i corrispondenti termini appartenenti ad idiomi dell’area mesopotamica.

Tanto per non lasciare dubbi sulle reali intenzioni dell’eretico filologo John Allegro, il nome stesso di Gesù – che fino a questo punto dell’articolo abbiamo chiamato Jeoshua oppure, più correttamente, Yehôshûa – deriverebbe dal termine sumero IA-U-ShU-A avente l’eloquente significato di “sperma che salva, ristora, guarisce” !

Ma non basta…

 

“…E io ti dico che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia

Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Io ti

darò le chiavi del Regno dei Cieli…”

…leggiamo in Matteo XVI, 18.

Ebbene, sempre secondo John Allegro, anche il nome Pietro deriva dal semitico Pîtrâ, col significato di fungo, mentre la forma stessa del fungo ‘mistico’ per eccellenza, l’Amanita muscaria, richiamerebbe la forma della chiave, una sbarra terminante in un pomo, data la sua capacità di ‘aprire la porta’ di eccitanti e mistiche esperienze.

Adamo Eva e l'albero della Conoscenza fungo 13 sec

14. In una raffigurazione del XIII secolo, Adamo ed Eva con il ‘serpente tentatore’ e… il fungo sacro, l’Amanita muscaria, non la ‘mela’ o il ‘fico’…

Ma proseguiamo, anche se necessariamente in maniera discontinua.

Osservando un’Amanita muscaria, la prima cosa che attrae la nostra attenzione è il suo cappello rosso cupo, costellato da moltissimi punti bianchi: sono i resti della volva che aderiscono al cappello come dei piccoli porri.

Ebbene – sempre secondo il filologo Allegro – quando nel Talmud ebraico si parla di Jeoshua come Bar-Pandera, Figlio della Pantera, non è necessario immaginare improbabili relazioni con un soldato romano al quale era stato affibiato tale epiteto: il riferimento richiamerebbe immediatamente il manto del felino, proprio come nella moderna micologia viene definita Amanita pantherina la varietà più simile all’Amanita muscaria!

Amanita Pantherina Mushroom - Exploring the Panther Cap

15. Amanita pantherina, molto simile all’Amanita muscaria e che richiamerebbe l’idea del “manto del felino”, del Bar-Pandera, del Figlio della Pantera

La filologia aiuterebbe Allegro in tale interpretazione poichè il termine semitico deriverebbe da una traslitterazione del greco panthêr, a sua volta risalente al sumerico BAR (‘pelle’) e DARA (‘lana rossa’, o anche ‘macchiato’ ), per cui sarebbe facilmente intuibile come l’appellare Jeoshua come Bar-Pandera significherebbe in realtà definirlo ancora una volta ‘figlio’ (Bar) del ‘sacro fungo’, dell’Amanita muscaria!

Proseguiamo…

Un particolare ‘passo’ del Pater Noster – citato in Matteo, VI, 13 – ha assillato generazioni di esegeti alla ricerca del suo recondito significato…

“ … E non ci indurre in tentazione ma liberaci dal Male “

Ebbene, in greco la parola ‘tentazione’ è ‘peirasmos’ che deriverebbe da una parola semitica avente il significato di ‘crogiuolo in cui si raffinano i metalli’, mentre in aramaico ‘crogiuolo di prova’ si dice kûr bukhânâ che trarrebbe origine, sempre secondo Allegro, da LI-KUR-BA(LA)G-ANTA il nome del ‘fungo sacro’, l’Amanita muscaria.

Quindi, ingerire il ‘sacro fungo’, ‘mangiare il corpo del Cristo’, doveva rappresentare, per il celebrante, una vera e propria ‘immersione nell’incandescente crogiuolo di prova’, anche poiché ora sappiamo che l’assunzione dell’Amanita muscaria – soprattutto a causa del contenuto di Betaina, sostanza secreta anche da alcune ghiandole sudoripare di un rospo africano – provoca veramente la strana sensazione di sentire simultaneamente ‘bruciare’ e ‘gelare’ la propria pelle, quasi ci si trovasse davvero ad affrontare una tremenda peirasmos una ‘tentazione’, una ‘prova’ del corpo e dello spirito.

E anche qui, nell’esplorare ancora l’intrigante saggio di John Allegro “Il Fungo Sacro e la Croce “ (Cesco Ciapanna Editore, 1970), potremmo andare avanti… quasi all’infinito.

Mi limiterò invece a concludere con l’interpretazione che l’eretico studioso darebbe di una frase attribuita a Jeoshua, sulla quale molto si è discusso.

Le parole con cui il Cristo sembrerebbe aver concluso la sua esistenza terrena inducono infatti John Allegro ad un’analisi che intenderebbe dare maggiore ‘spessore probatorio’ alla sua tesi.

Elì, Elì, lammà sabachtàni! “ sembra siano state, infatti – in aramaico – le ultime parole del Cristo sulla croce.

Dio, Dio, perchè mi hai abbandonato! ” è la loro traduzione più nota.

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16. “Elì, Elì, lammà sabachtàni?“, in questa ‘Crocifissione’ di Cimabue – curiosamente ‘solarizzata’ dal tempo – conservata nella Basilica Superiore di San Francesco, ad Assisi, significa “Dio, Dio, perchè mi hai abbandonato?” oppure“ andrebbe traslitterato in “E-La-Uia, E-La-Uia, Li-MaSh-Ba(La)G-Anta!”, con preciso riferimento all’onnipresente Amanita muscaria?

Ma non per il ‘nostro’ ineffabile filologo:

E-La-Uia, E-La-Uia, Li-MaSh-Ba(La)G-Anta

sarebbe stata la vera invocazione segreta contenente ancora una volta il nome del ‘fungo sacro‘: l’Amanita muscaria!

Come avrebbe forse esclamato il grande drammaturgo Luigi Pirandello (1807 – 1936)…

Così è (se vi pare)!

(Roberto Volterri)

Le immagini sono state fornite dall’autore.

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