UNA GIRAFFA IN VALLE D’AOSTA?
Il sito megalitico di Derby: una Wunderkammer di bizzarre sculture a cielo aperto?
di Fabio Bertoletti
Nel corso delle mie osservazioni estive riguardo il presunto sito megalitico di Derby in val d’Aosta, tra le tante stranezze di quel luogo ho notato che su una parete rocciosa situata a destra, a brevissima distanza e alle spalle del nostro volto megalitico, compare un profondo graffito o incisione nella roccia che sorprendentemente sembra rappresentare la sagoma stilizzata di una giraffa! Com’è possibile? Una giraffa, un animale esotico tipico delle savane africane e dei climi caldi è certamente l’ultimo animale che mi sarei aspettato di vedere raffigurato su una montagna valdostana!

1-2. Il sito della presunta “Giraffa”. La foto sotto evidenzia l’esatta posizione del graffito della presunta giraffa cerchiato in giallo sulla parete rocciosa situata alla destra del volto megalitico di Derby.

Nella cultura e mitologia celtica, per quello che si sa, non esistono riferimenti alla figura della giraffa essendo un animale assente nelle aree geografiche occupate dai Celti, il simbolismo animale celtico era imperniato sulle specie di animali nativi dei loro territori come l’aquila, il lupo, il cervo, il cinghiale, l’orso, il cavallo e vari uccelli. Ognuno di questi animali rivestiva un ruolo specifico nella mitologia e spiritualità celtica.
Quindi l’ apparente rappresentazione nell’alta Valle d’Aosta di una figura di giraffa stilizzata sulla roccia nelle immediate vicinanze del volto megalitico di Derby mi lascia assai perplesso; naturalmente non si può escludere che quel graffito possa avere un qualunque altro significato che nulla ha a che vedere con una giraffa; potrebbe trattarsi di un simbolo dal significato sconosciuto, oppure della rappresentazione di una creatura zoomorfa fantastica che solo casualmente o in apparenza richiama la figura di questo animale.
Il dettaglio che farebbe però pensare che si tratti di una giraffa, a parte la sagoma che è molto plausibile come rappresentazione (anche nelle proporzioni) di questo animale, è la presenza di un puntino posizionato alla sommità del lungo collo che dà la sensazione che si tratti della raffigurazione dell’occhio di questo animale piazzato al centro della sua testa. Questa figura appare profondamente incisa nella roccia.

3. Nella foto sopra è evidenziata in giallo la posizione del presunto graffito della “giraffa”.


4-5. Nell’immagine sopra il dottor Fabio Bertoletti ha evidenziato graficamente in giallo la sagoma della presunta giraffa.
Se, ipoteticamente parlando, fosse veramente la raffigurazione di una giraffa potrebbe essere, per quello che ne sappiamo, la più antica testimonianza artistica in Italia sulla figura di questo animale. In teoria è un animale che non dovrebbe esistere in un contesto alpino!
Un animale fuori posto nella storia e nell’arte (in questo caso ligure o celtica) che non dovrebbe esserci come quelli illustrati nell’interessantissimo volume di Giancarlo Pavat “ANIMALI NELL’ARTE CHE NON DOVREBBERO ESSERCI !”

6. Il sito della presunta “Giraffa”.
Di certo la giraffa non è un animale nativo della valle d’Aosta ed è pertanto estremamente improbabile, se non impossibile, che gli artefici di questa presunta incisione rupestre possano averne vista e osservata una dal vivo tra quelle selvagge vallate alpine. Tutti sanno che le giraffe sono originarie dell’Africa e il loro habitat naturale è costituito dalle vaste savane e steppe arbustive a clima caldo umido o secco, e la morfologia del territorio alpino con aree montuose, ripidi valloni, pendii spesso assai scoscesi e impervi e fitte aree boschive è tutt’altro che adatta alla fisionomia e alle caratteristiche di questo animale, per non parlare della rigidità invernale del clima alpino.
Ma ammettiamo per ipotesi che l’ignoto o gli ignoti scalpellini di quel graffito abbiano invece voluto rappresentare intenzionalmente proprio una giraffa… ciò significherebbe che in qualche modo essi dovevano essere venuti a conoscenza dell’esistenza di questo animale. Ma come? Domanda da un milione di dollari… impossibile saperlo e l’assenza di riferimenti temporali precisi (non conosciamo nemmeno l’epoca in cui è stato realizzato il presunto complesso megalitico di Derby) rende arduo anche solo formulare ipotesi attendibili. Per quello che ne sappiamo, quel complesso megalitico potrebbe anche risalire a un tempo remoto parecchio antecedente l’arrivo dei romani in val d’Aosta e se questo in futuro fosse eventualmente provato da indagini e studi archeologici sul campo significherebbe che gli antichi adoratori delle vette non avrebbero appreso dai romani l’esistenza delle giraffe.
Ovviamente tutto dipende anche dalla datazione di quel graffito che teoricamente potrebbe non essere dell’epoca del testone megalitico, ma essere stato inciso in un periodo successivo magari dai Salassi (discendenti dei liguri e Celti) in epoca romana, ma chiunque l’abbia realizzato quasi certamente era a conoscenza di quel luogo sacro e il fatto che si trovi a ridosso del volto megalitico di Derby, a mio parere, non può essere una semplice coincidenza.
Le giraffe erano certamente note nel mondo romano. La prima giraffa documentata ad arrivare a Roma fu importata da Giulio Cesare di ritorno dall’Egitto nel 46 a.C. per essere esibita al pubblico durante i suoi trionfi, suscitando grandissima meraviglia. Agli occhi dei romani essa si presentava come un animale fantastico apparendo loro come una sorta di incrocio tra un cammello e un leopardo e per questo la battezzarono con il nome di “cameleopardo”. Purtroppo Cesare decise di sacrificarla facendola sbranare dai leoni nell’arena con l’intento di offrire al pubblico romano uno spettacolo unico, indimenticabile. Questo genere di spettacoli cruenti erano comuni nell’antica Roma e venivano strumentalizzati dai generali e dai politici per dimostrare la loro potenza e ricchezza. I romani importavano una vasta gamma di animali esotici da tutto l’impero per le venationes (spettacoli di caccia) tra cui anche leoni, leopardi e tigri, elefanti e addirittura ( sia pure meno frequentemente) rinoceronti, ma erano anche destinati per gli spettacoli nelle arene (come il Colosseo) e utilizzati per le pompae (processioni trionfali) soprattutto a Roma e in altre grandi città mediterranee. Il trasporto di animali vivi come le giraffe dall’Africa a Roma era già di per sè un’impresa complessa che richiedeva navi specializzate e un’attenta gestione. Trasportarle ulteriormente a Nord, nelle regioni alpine con un clima assai diverso, sarebbe stato molto più difficile e probabilmente il gioco non valeva la candela per gli scopi dei romani che si concentravano sulle arene della capitale. Naturalmente non esistono testimonianze storiche che indichino un eventuale presenza di giraffe nella valle D’Aosta romana, nè finora sono stati rinvenuti resti ossei di questi animali in territorio valdostano.
Dopo la caduta dell’impero romano il trasporto di giraffe in Europa cessò fino all’arrivo, nel novembre del 1487, della celebre giraffa di Lorenzo il Magnifico, che segnò il ritorno di questi animali esotici nel continente, anche se sporadicamente, come riportano fonti storiche. L’animale, di sesso femminile, fu un regalo del sultano egiziano al -Ashraf Qaitbay che lo fece pervenire, tramite il suo ambasciatore Mohamed Ibn-Mahfuz, a Lorenzo con l’intento di ottenere il suo aiuto e mediazione per la liberazione del fratello che era prigioniero in Francia.
La presenza di questo “cameleopardo” nella Firenze Medicea suscitò una tale curiosità, scalpore e meraviglia al punto da spingere diversi pittori dell’epoca a rappresentarla nelle loro opere. Tra questi ricordiamo Giorgio Vasari, Domenico Ghirlandaio, il Bacchiacca, Francesco Botticini. Il Vasari la raffigurò nel 1556 a moltissimi anni di distanza dall’evento, in un affresco sul soffitto della Sala di Lorenzo in Palazzo Vecchio a Firenze intitolato “Lorenzo il Magnifico riceve l’omaggio degli ambasciatori “che celebrava la grandezza diplomatica del Magnifico rappresentato seduto al centro della composizione attorniato da una moltitudine di personaggi in atteggiamento ossequiente. Si tratta per lo più di ambasciatori e diplomatici di vari stati italiani e stranieri che recano i loro doni e omaggi al potente Signore di Firenze.

7. Giorgio Vasari “Lorenzo il Magnifico riceve l’omaggio degli ambasciatori”. 1556.
Unica eccezione è il personaggio con la vistosa tunica rossa che porge un cappello cardinalizio a Lorenzo che è il Papa genovese Innocenzo VIII Cybo (eletto al soglio pontificio grazie al sostegno finanziario e manovre politiche dello stesso signore di Firenze) che accettò di nominare cardinale Giovanni de Medici (figlio secondogenito di Lorenzo) quando questi era ancora giovanissimo. Quest’ultimo, per la cronaca, sarà in seguito eletto papa con il nome di Leone X nel 1513. Ma quello che interessa a noi, in questo contesto, è appunto la figura della giraffa rappresentata sulla destra del dipinto tenuta al guinzaglio da un moro che venne consegnata nel novembre del 1487 dall’ambasciatore del Sultano d’Egitto al Magnifico accompagnata da altri animali esotici. Nell’affresco del Vasari si vedono anche un leone e una leonessa (a sinistra in basso) 3 tra probabili cammelli o dromedari (dietro la giraffa), una scimmietta appoggiata sulla spalla di uno dei presenti a destra e perfino un pappagallo dal capo rosso! Il poeta e umanista Angelo Poliziano testimone oculare dell’avvenimento nelle sue Miscellanee riguardo la giraffa descrisse con grande meraviglia le sue “piccole corna” (gli ossiconi) mai menzionate nelle precedenti opere di autori antichi (Orazio, Cassio Dione). Purtroppo, anche in questo caso, la giraffa medicea ebbe un triste destino; infatti morì poco tempo dopo il 2 gennaio 1488 a causa del clima non adatto e forse per le condizioni non adeguate delle stalle che la ospitavano (secondo alcune fonti si ruppe il collo rimanendo incastrata tra le travi).
Allora come potevano i liguri o i Celti che dimoravano tra le valli alpine conoscere una giraffa?
Una possibile spiegazione è che forse questi antichi adoratori delle vette contrariamente a quanto verrebbe spontaneo pensare, fossero molto più aperti di quanto immaginiamo, a eventuali interscambi commerciali o culturali con altri popoli della loro epoca, con popoli che risiedevano in territori assai lontani dall’area alpina.
É ampiamente provato che le popolazioni protoceltiche della Cultura di Hallstatt fiorita nell’Europa Centrale (tra VIII e il VI sec. a. C) fossero già inserite in un’ampia rete commerciale che includeva Greci ed Etruschi i quali a loro volta avevano contatti con i Fenici nel mediterraneo; è quindi teoricamente possibile che qualche elemento della cultura fenicia possa essere arrivato indirettamente a conoscenza dei liguri o dei Celti? L’influenza fenicia sulla cultura celtica fu probabilmente indiretta e mediata. Il contributo più importante dei Fenici sul mondo antico fu la diffusione dell’alfabeto fonetico che poi fu adottato e adattato dai Greci e, tramite gli Etruschi, dai romani. L’alfabeto fenicio è stato quindi il fondamento per gli alfabeti successivi.
Non esistono evidenze che l’alfabeto fenicio o qualche suo elemento sia stato assimilato o adottato dai Celti del periodo. Forse il presunto sito megalitico di Derby in val d’ Aosta potrebbe rimettere in discussione tutto questo? I fenici noti come abilissimi navigatori e commercianti di beni esotici in tutto il mediterraneo è possibile che fossero a conoscenza dell’esistenza delle giraffe tramite i loro contatti commerciali con l’Egitto o altre regioni africane, dove questi animali erano presenti e talvolta apprezzati come creature straordinarie.
É possibile che questi liguri o Celti avessero appreso l’esistenza delle giraffe tramite contatti diretti o indiretti con i fenici cioè magari attraverso qualche dettagliato racconto o descrizione di questo animale a loro fornita da un viaggiatore o mercante dell’epoca proveniente da terre lontane che si era trovato a transitare attraverso i passi alpini da loro controllati, e che potrebbe aver mostrato loro una sua raffigurazione (magari riprodotta su qualche utensile, arma , monile o gioiello o medaglione ecc.) e gli abitanti di quelle aree alpine, colpiti dalle caratteristiche insolite di questa creatura abbiano poi replicato la sua sagoma stilizzata incidendola sulla parete rocciosa di Derby, forse con l’intenzione di includerla nel loro misterioso Phanteon di divinità ?
E se alla figura della giraffa nel sito di Derby aggiungiamo la presenza di un altro graffito che graficamente corrisponde esattamente alla lettera R dell’alfabeto fenicio (quella che io chiamo bandierina triangolare) che significa TESTA inciso sulla stessa parete rocciosa dove si trova il testone megalitico con copricapo conico ci troviamo di fronte a qualcosa di sconcertante che ha a dir poco dell’incredibile!!

8. Il sito con la cd “Bandierina trinagolare”
Si tratta solo di una (pazzesca) coincidenza o quella lettera dell’alfabeto fenicio si riferiva proprio al misterioso volto megalitico situato (guarda a caso?) pochissimi metri sopra di essa ? Può quel simbolo, che pare tracciato dall’uomo, essere una conferma dell’antichissima sacralità di quel luogo?

9. La foto sotto evidenzia l’esatta posizione del simbolo della bandierina triangolare cerchiata in giallo.


10-11-12. Nelle foto sopra alla base della parete rocciosa che ospita il volto megalitico di Derby si intravedono segni, graffiti, simboli, resti di quelle che sembrano antiche incisioni o pitture rupestri assai sbiadite ed evanescenti ma in buona parte ancora distinguibili nei loro contorni)

13-14. Nella foto sopra l’autore ha evidenziato in giallo il simbolo della presunta lettera R dell’alfabeto Fenicio (bandierina triangolare con punta rivolta a sinistra)
Ossessionati come erano dal culto delle teste è possibile che questo gruppo di liguri o celti insediati nell’area alpina che oggi corrisponde all’attuale Valdigne, abbia assimilato e adottato la lettera R dell’alfabeto fenicio per rappresentare visivamente, in modo abbreviato, con tale lettera il loro concetto della sacralità della testa?
Oltre alla presunta lettera R dell’alfabeto fenicio su quella parete rocciosa si intravedono i contorni di altre misteriose figure, forse resti evanescenti di antiche pitture, graffiti o incisioni rupestri che sembrano realizzate dall’uomo (vedi foto sotto).
15-16-17. Immagini in basso; Poco sopra il graffito della bandierina triangolare (cerchiata in giallo), alla sua immediata sinistra, si vede una strana figura che sembra associata a una croce (cerchiata in rosso)



Il sito megalitico di Derby mi appare come una sorta di Wunderkammer (camera delle meraviglie) a cielo aperto dove gli antichi abitanti di quel luogo avevano voluto rappresentare visivamente sulla roccia il loro variegato e misterioso Olimpo di divinità dalle fattezze sia antropomorfe che zoomorfe; quest’ultime, creature dall’aspetto bizzarro probabilmente fantastiche, come il presunto volatile collocato alla base del volto megalitico il cui lungo collo aggettante verso il basso termina con una testa con due occhi neri e becco
affusolato a punta.

18-19. Nelle foto sopra a destra la posizione della testa di un presunto volatile con becco appuntito, aggettante verso il basso è evidenziata con un cerchio rosso
20-21-22-23. Nella foto sotto, illuminata dal sole, è visibile la sorprendente testa con 2 occhi neri (forse costituiti da 2 pietre nere incastonate?) del presunto uccello dal becco affusolato a punta



e l’animale corazzato situato alla immediata destra del volto megalitico che, come dicevo richiama alla mia mente una sorta di triceratopo o rinoceronte con le fiancate dotate di scaglie triangolari e munito di un corto corno a punta sul muso.


24-25-26. Il sito del presunto “animale corazzato”.


27-28. Immagini sopra; il presunto animale corazzato
29. Nella foto sopra, virata in bianco/nero il presunto animale corazzato
Tornando al presunto graffito della giraffa dalle mie foto appare evidente che tale raffigurazione non è stata incisa su una parete rocciosa perfettamente verticale, ma su una superficie convessa, leggermente incurvata, perchè il lungo collo della giraffa con la sua testa appare illuminato dai raggi solari del pomeriggio, mentre il resto del suo corpo con le zampe rimane in ombra.
30-31. Immagine sotto, a sinistra, ho cerchiato in rosso la figura della nostra ipotetica giraffa.


32. Immagine sopra, a sinistra, ho cerchiato in giallo la figura della ipotetica giraffa
In altre parole è solo un’impressione o la nostra giraffa che cammina sembra protendere intenzionalmente in avanti il suo lungo collo e il capo (si noti il puntino che sarebbe la rappresentazione dell’occhio della giraffa al centro della testa!) con l’intento di ricercare e raggiungere la luce del sole?

33. Immagine sopra, la figura della ipotetica giraffa
Forse tale animale esotico era stato dagli ignoti adoratori di quel luogo volutamente associato a un culto solare? Anche la punta della coda della giraffa, incurvata in avanti, curiosamente è illuminata e appare rivolta in direzione dei raggi solari del pomeriggio. Non posso fare a meno di pensare in questo contesto anche alla presunta figura zoomorfa di ombra nera presente sopra l’inquietante testa dell’idolo di pietra della Grande Roccia. Intendiamoci si tratta di 2 raffigurazioni dalle caratteristiche completamente diverse l’una (la giraffa) è incisa sulla roccia, l’altra (forse un cane?) invece appare come una figura o sagoma di ombra nera e non hanno nulla in comune tra di loro tranne per un dettaglio: entrambe queste creature zoomorfe hanno la loro coda orientata anteriormente verso il capo.
34. Nella foto sotto; la sagoma del misterioso animale di ombra che ha la lunga coda nera rivolta in avanti e posto esattamente sopra la testa dell’idolo di pietra della grande roccia.

Semplice coincidenza? Possibilissimo. O in entrambi i casi la coda di queste misteriose creature zoomorfe è orientata in direzione del disco solare che si avvia verso il tramonto accompagnando i Celti verso il crepuscolo, e quindi (nella cultura celtica) verso l’inizio di un nuovo giorno? O stava a indicare qualcosa d’altro che ci sfugge e ignoriamo? I due animali nelle foto appaiono contrapposti perchè il graffito della giraffa si trova su una parete rocciosa sopra il villaggio di Derby che è situato sul versante di sinistra orografica della Dora Baltea, mentre la figura zoomorfa di ombra nera è sopra l’idolo di pietra della Grand Rochère (Grande Roccia,) montagna situata sulla destra orografica della Dora Baltea.
Ho notato che i 2 presunti siti (quello del volto megalitico di Derby e quello dell’idolo di pietra della grande Roccia), pur essendo assai distanti tra loro sono in diretto contatto visivo in linea d’aria. Dal fondovalle di Derby se uno conosce l’ubicazione esatta dell’idolo di pietra sulla Grande Roccia e sa in che punto guardare lo può vedere! E possiamo essere certi che i liguri o Celti che vivevano e frequentavano quei posti sapessero benissimo dove e cosa guardare… Ipoteticamente se immaginiamo di accendere di notte 2 falò in corrispondenza esatta dei due siti, entrambi i fuochi sarebbero reciprocamente visibili da coloro che si trovano in essi.
35-36. Nella foto sotto a sinistra cerchiato in rosso, l’idolo di pietra della grande roccia come lo si vede nel fondovalle davanti all’ingresso del cimitero di Derby.


Ovviamente qui l’idolo di pietra della grande roccia è visto in una posizione laterale e scorciata, ma è facilmente riconoscibile per via della inconfondibile sagoma nera che lo affianca, sagoma che in un altro articolo avevo ipotizzato essere di una figura sacerdotale, druidica, munita di un bastone o scettro che fuoriesce dalla parte destra del suo corpo

37. La sagoma nera della ipotetica figura druidica è cerchiata in rosso nella foto sotto.
Nella stessa posizione scorciata e più ravvicinata l’idolo di pietra della grande roccia è possibile vederlo anche nel paese della Salle (il villaggio di Derby è una frazione del comune della Salle)


38-39-40. La sagoma nera della ipotetica figura druidica è possibile vederla anche nel paese della Salle
Sarà una mia suggestione personale, un’illusione ottica, o sono io che comincio ad avere le allucinazioni a furia di osservare quelle figure, ma nonostante la posizione scorciata l’idolo di pietra con la testa dalla lunga fila di dentoni sembra rivolto a osservare il sito di Derby. In questa posizione scorciata la sua testa ero convinto di vederla di profilo non frontalmente! Se non fosse che è ovviamente impossibile sembra quasi che abbia ruotato la testa! Ma quando lo osservo nel fondovalle di Morgex la testa la vedo UGUALMENTE in posizione frontale!
41. Nella foto sotto l’idolo di pietra della Grande Roccia visto in posizione frontale dal fondovalle della Valdigne. Si noti cerchiati in rosso, al centro del suo busto, quelli che appaiono come 2 medaglioni o fibbie o fibule.

Al di là delle mie osservazioni, suggestioni (onestamente penso sia impossibile non lasciarsi in parte suggestionare dai quei luoghi) e ipotesi personali solo degli appassionati e esperti di archeoastronomia potrebbero verificare se effettivamente questi presunti siti megalitici siano correlati tra di loro e abbiano come filo conduttore degli ipotetici orientamenti e corrispondenze archeoastronomiche precise o meno, dato che tale materia non è il mio campo d’indagine.
Il volto di Derby ho constatato che risulta ben evidente solo alla luce del sole del pomeriggio ( di mattino essendo quel sito completamente in ombra e in controluce risulta invisibile agli occhi!) ed è rivolto in direzione della montagna che ascende verso l’alto e verso il sole che tramonta come lo è anche il presunto animale corazzato al suo fianco; anch’esso sarebbe certamente pienamente illuminato dai raggi solari del pomeriggio se non fosse per la presenza di un paio di larici che sono cresciuti accanto alla sua destra e lo ombreggiano in gran parte (quei pini di certo non potevano esistere all’epoca in cui quel sito era frequentato devono essere cresciuti spontaneamente tra le rocce molto più tardi in un secondo tempo quando la natura, dopo l’abbandono e la caduta nell’oblio di quell’antico luogo sacro si è riappropriata degli spazi che gli antichi veneratori delle vette le avevano sottratto)
Quel misterioso sito di Derby con un pinnacolo di roccia che svetta solitario e maestoso come un menhir sopra i boschi

42. Nella foto sopra; il pinnacolo di roccia che svetta solitario e maestoso come un menhir sopra i boschi.
E che dicevo pare allineato con la soprastante formazione rocciosa che ospita l’enigmatico volto megalitico con copricapo conico
Personalmente sono convinto che nasconda segreti impensabili e se fosse oggetto di studio e indagine da parte dell’archeologia ufficiale potrebbe riservarci e rivelarci incredibili sorprese sulla realtà megalitica di quelle antiche popolazioni alpine!
(Fabio Bertoletti)
Tutte le immagini sono state fornite dall’autore.
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