Una “Stonehenge” a Civita Castellana? Strani e misteriosi complessi megalitici anche in Italia…di Roberto Volterri e Gaetano Bosso

Una “Stonehenge” a Civita Castellana?

Strani e misteriosi complessi megalitici anche in Italia.

 

di Roberto Volterri e Gaetano Bosso

 

“quivi trovammo la roccia sì erta…”

(Dante, Purgatorio, III, v.47)

 

Oggi è conosciuta come “Stonehenge Falisca”, si trova a pochi chilometri da Roma, è abbastanza facilmente visitabile e meriterebbe ulteriori ricerche anche dal punto di vista archeo astronomico.

Infatti, ai primi del mese di Gennaio 2026 chi scrive, insieme all’amico Gaetano Bosso – pratico dei dintorni dell’area Falisca e, su questo sito, già coautore di altri due articoli di Archeologia – si è recato a Civita Castellana, e ha effettuata una ricognizione di superficie nell’area occupata da grandi monoliti messi in evidenza da un abitante della bella cittadina durante sue escursioni nei territori circostanti.

Anacleto Antonelli, guida turistica e una sorta di nostrano “Indiana Jones” di Civita Castellana, ha infatti scoperto un gruppo di grandi monoliti, forse lontanissimi “massi erratici”, ora apparentemente disposti con possibili riferimenti a configurazioni astronomiche, oppure con intenti rituali forse finalizzati a Culti della fertilità, come accade in altre località del mondo, Italia compresa.

D’altra parte nel nostro Bel Paese esistono altri siti megalitici che, pur non entrando affatto in competizione con il più noto sito inglese, meriterebbero studi per evidenziare l’esistenza di reali intenti cultuali in un lontano passato.

La vera Stonehenge con i suoi giganteschi triliti e le pietre provenienti da molto lontano forse rappresenterebbe una sorta di antichissimo “orologio solare”…

Prima di arrivare a Civita Castellana volete però qualche altro esempio di interessanti strutture che farebbero pensare ad un probabile, non impossibile, approccio di carattere archeoastronomico in tempi ormai molto lontani?

Iniziamo con la “Stonehenge di Nardodipace”, presso Vibo Valentia, in Calabria nel Parco Regionale delle Serre.

Megaliti di Nardodipace

Sopra e sotto; alcuni scorci delle gigantesche pietre della cosiddetta “Stonehenge di Nardodipace”, in Calabria.

Nel 2002 in Calabria, nel territorio di Nardodipace, piccolo comune in provincia di Vibo Valentia, in seguito ad incendi boschivi e successivi, necessari, disboscamenti è stata effettuata una scoperta di grande importanza storica, antropologica e archeologica.

Sono stati rinvenuti degli enormi complessi di pietra, blocchi semilavorati del peso di circa 200 tonnellate. I Megaliti di Nardodipace appaiono infatti come delle vere meraviglie preistoriche realizzate da popolazioni che abitavano la Calabria molti millenni prima della colonizzazione greca, dagli studiosi collocabili tra i 2.000 e i 5.000 anni prima di Cristo.

Forse quelle lontani genti modificarono in parte sia la struttura che l’orientamento delle pietre con intenti rituali legati, come avviene in altre località anche italiane, anche a riti riguardanti la “fertilità” umana.

Sempre in Calabria esistono anche i cosiddetti “Giganti di Campana, in provincia di Cosenza, tra i quali spicca il cosiddetto Elefante che fa compagnia al vicino Colosso”.

I Giganti di Campana.  Il cosiddetto “Elefante” e, sotto,  il “Colosso”.

Le enormi pietre di arenaria sono il risultato di una selettiva erosione eolica e pluviale, avvenute nel corso di milioni di anni, in cui Madre Natura ha artisticamente modellato le rocce dando ad esse una struttura che ha facilitato anche l’umana fantasia e l’onnipresente Pareidolia, facendole interpretare come “pietrificazione” di antiche popolazioni di “Giganti”, suggerendo anche un’improbabile, ma “inevitabile”, presenza di tesori.

La qualcosa, grazie ad un’archeologia molto, ma molto “di frontiera” ha dato origine ad una suggestiva aura “magica” e ad infinite leggende che affascinano ogni visitatore.

Per saperne di più sui “Giganti di Campana” in Calabria, si consiglia la lettura del libro di Giancarlo Pavat “ANIMALI NELL’ARTE CHE NON DOVREBBERO ESSERCI” (Amazon 2025).

Rechiamoci ora sull’altopiano di Argimusco, in Sicilia, non lontano dall’Etna, tra i comuni di Montalbano Elicona, Tripi e Roccella Valdemone.

Anche qui l’arenaria ricca di quarzo aiutata da Eolo, dio dei venti, ha modellato le gigantesche pietre dando ade esse forme vagamente antropomorfe o zoomorfe.

Ovviamente, esperti di Archeoastronomia quali il dottor Andrea Orlando hanno dato il loro necessario apporto per cercare l’esistenza di possibili allineamenti astronomici volti a scopi rituali o allo studio dell’eterno fluire del tempo.

Il Dottor Andrea Orlando Presidente dell’Istituto di Archeoastronomia Siciliana.

I Giganti di Argimusco. A sinistra, l’erosione eolica abbinata alla nostra Pareidolia spinge a vedere il profilo di un volto umano, mentre l’altra immagine suggerirebbe anche un probabile intervento umano nella collocazione degli enormi massi.

Una curiosità: l’immaginifico cantautore Franco Battiato ha fatto comparire i Giganti di Argimusco in un suo video intitolato “Torneremo ancora”. certamente attribuendo anche un valore spirituale alle misteriose pietre…

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L’indimenticabile Franco Battiato, autore di suggestive canzoni dense di “magiche” atmosfere e un altro scorcio dei “Giganti di Argimusco”.

Ed ora, finalmente rechiamoci a Civita Castellana, a pochissimi chilometri da Roma a visitare la cosiddetta Stonehenge Falisca”.

“sovra ‘l qual pontan tutte l’altre rocce…”

(Dante, Inferno, XXXII, v. 3)

Qui, in località Borghetto – ricorda Gaetano Bosso – all’inarrestabile fluire del tempo ha resistito anche quella che fu, nel XIII secolo, un’interessante architettura religiosa, la chiesetta di Santa Susanna, nei cui pressi sono stati rinvenuti alcuni monoliti situati in modo che, volendo, ci potrebbero ricordare le ben più note e gigantesche pietre di Stonehenge.

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Ciò che rimaneva dell’antica chiesa di Santa Susanna, nell’agro Falisco, prima di venire ricoperta da Madre Natura con piante ed erbacce, In un prossimo articolo la esamineremo in dettaglio…

Ricerche effettuate in situ dall’Antonelli, con la necessaria collaborazione di Stefano Cavalieri, valido cultore di ricerche archeo astronomiche, e di altri due studiosi che ora incontreremo, hanno permesso di verificare un buon allineamento dei tre principali monoliti con alcuni punti di riferimento visibili all’orizzonte, soprattutto con il Monte Soratte.

Sulla cima del monte, non lontanissimo dall’Urbs aeterna, si svolgevano misteriosi riti dedicati al dio Soranus da parte dei sacerdoti che praticavano anche la Pirobazia e, camminando sui carboni ardenti, interpretavano i voleri dei numi “leggendoli” nei fumi provenienti dal terreno.

Da sinistra, Anacleto Antonelli, Stefano Cavalieri, Luca Giampieri e Tatiana Melaragni. Salvo il Sindaco Giampieri, gli altri tre hanno condotte ricerche sui monoliti traendone anche interessanti considerazioni di ordine archeoastronomico.

Il dio Soranus, conosciuto anche come “Sur, il Nero”, divinità degli Inferi, venerato dai popoli Falisci, Sanniti ed Etruschi ma anche dai Romani. E, in basso,, un’esibizione di Pirobazia.

 

Due degli enormi massi nei dintorni di Civita Castellana

L’archeologa Tatiana Melaragni, ha inquadrato i monoliti nel periodo preistorico dell’Eneolitico (4.000 – 2.100 a.C.) e ha messo in evidenza l’aspetto religioso del sito, poiché, insieme all’ Antonelli, ha verificata la presenza di una sorta di “colatoi” che sarebbero serviti per celebrare riti di fertilità rivolti sia alle donne che ai campi coltivati.

                             

Sopra una cavità rinvenuta dall’Antonelli e verificata anche dall’archeologa Melaragni. Probabilmente vi avvenivano riti di “fertilità” facendo colare, forse dal foro visibile nella foto a destra, acqua o anche latte.

Gaetano Bosso, appassionato di Archeologia “misteriosa” e profondo conoscitore della zona, già autore di altri articoli su questi argomenti e pubblicati su “Il Punto sul Mistero”.

 

Il luogo appare estremamente interessante e sia chi scrive che Gaetano Bosso hanno in programma di tornare ben presto a Civita Castellana per esplorare dettagliatamente l’antichissima chiesetta dedicata a Santa Susanna…

(Roberto Volterri e Gaetano Bosso)

Copertina del nuovo libro “Dal Tramonto all’Alba. Il Grande Libro dei Vampiri”, che uscirà a breve.

 

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