VAMPIRI!
Furie infernal di sangue tinte…
(Dante, Inferno, IX, v.38)
di Roberto Volterri
Pellegrino sciagurato
fuggi dall’orribile contado
se il cavallo è di buon tiro
Perché nella fossa senza pace
vi giace solo un Vampiro!”
(Vasile Alecsandri, Strigoi )

… là, sotto la croce, vi giace solo un Vampiro!
Non ci sono più i bei “vampiri” di una volta!
No, non ci sono più le “mezze stagioni” di una volta, i bei quaderni scolastici con la copertina nera, la “gomma pane”, il “calciobalilla”, la televisione… in “bianco e nero”…
A proposito, date un’occhiata al link…
Proseguiamo…
L’inarrestabile fiume del tempo ha sommerso tutto – tranne queste melense, “rimembranze” del tutto indegne di un “vampirologo” di stretta osservanza! – e ha fatto (fortunatamente!) scomparire anche i “bei Vampiri” di una volta, quei “Vampiri” – quasi sempre rozzi contadini da poco… defunti – che nottetempo uscivano furtivamente da qualche cimitero di campagna e tornavano nell’avita dimora ad infastidire e terrorizzare gli sconsolati parenti ancora in gramaglie…

… quei “Vampiri”, quasi sempre rozzi contadini da poco “defunti”
Che ci volete fare, “… vassene il tempo e l’uom non se ne avvede…” sentenziava giustamente l’Alighieri, al quale, idealmente, avrebbe poi fatta eco il Metastasio con il suo “… adattarsi al tempo è necessaria virtù…”.
Insomma, ci dobbiamo rassegnare a qualche “Vampira” dei giorni nostri, tutta “dark”, “piercing”, idee un po’ confuse e qualche lametta per incidere la pelle di uno o più rassegnati partners!

“Vampira” dei giorni nostri, tutta “dark”, “piercing”, e qualche lametta per incidere la pelle di uno o più rassegnati partners!
Quindi, in mancanza di migliori, attuali, esempi, ripercorriamo insieme i “bei tempi di un tempo che fu”, in particolare dalla seconda metà del XVII secolo alla prima metà del secolo successivo, quando un “Vampiro” era un vero “Vampiro DOC”!
Ebbene sì, in soli sessant’anni, tra il 1672 e il 1732, mentre si avvicinava a grandi passi l’âge des lumierès, si esaurisce quasi del tutto la vera epopea dei “Vampiri” di stretta osservanza, quei “Vampiri” appartenenti al folklore, al mondo contadino ma anche quei “Vampiri” sui quali si dibatte in ambito accademico e teologico.
Però, anche nei decenni passati erano qua e là emerse strane testimonianze relative ad eventi che ai giorni nostri etichetteremmo di certo tra le leggende più o meno metropolitane, tra le notizie di cattivo gusto quasi create, magari in periodo estivo, ad arte, da qualche tabloid a corto di esplosive “serie notizie” con cui rialzare il fatturato mensile.
Bene che vada le potremmo trovare tra le notizie legate a reati ascrivibili a perversioni sessuali quali la necrofilia o parafilie altrettanto esecrande…
Prima di arrivare ai quasi “illuministici” Vampiri vediamo quali informazioni ci possa fornire l’ampia letteratura sull’argomento.
Naturalmente attingeremo qua e là da testi che trattano l’argomento ad ampio raggio, avendo come punto centrale di riferimento il celeberrimo “Dracula” valacco-transilvano celebrato da Bram Stoker.

“Varney il vampiro, o Il banchetto di sangue”, romanzo gotico a puntate di epoca vittoriana, scritto da James Malcolm Rymer, pubblicato per la prima volta nel 1845–1847.
“… Antonia De Alberto e Francesca Violone, convinte e confesse ree degli infrascritti malefici, incantesimi, segherie, eresie, venefizii, omicidi e prevaricazioni della fede nostra e del Salvatore Nostro Gesù Cristo […] d’essere con altre loro complici introdottesi nella casa dell’egregio Bartolomeo Pasquale e d’avervi stregato e malefiziato il di lui figlio, chiamato Giacomo, dell’età di anni undici, giacente in letto, poppandogli i pollici dei piedi, dai quali gli succhiarono il sangue. E toccatolo con unguenti velenosi lo stregarono e malefiziarono, cosicché fra un mese rimase morto…”.

“… Antonia De Alberto e Francesca Violone, convinte e confesse ree degli infrascritti malefici, incantesimi, segherie, eresie, venefizii, omicidi…”
Così si legge in un resoconto dell’Archivio Storico di Torino, in tema di “Materie criminali”, relativo ad eventi risalenti al XV secolo.
Ora, “… poppandogli i pollici dei piedi…” farebbe quindi rientrare le due “streghe” nella categoria dei “Vampiri”. Proseguiamo…
Tal Michele Soppe, accusato di stregoneria confessò candidamente…
“… presi in bocca le dita della mano del putto mio nipote, con i denti gl’aprii la sommità delle dita, e li gli succhiai il sangue ch’aveva nelle vene e lo sputai fuori uscendo di casa, acciò non si riconoscesse; e di più gli aprii le vene dalla parte del cuore sotto il braccio sinistro, e gli succhiai il sangue per arte diabolica…”,
… recita una pagina dell’Archivio della Curia Vescovile di Udine relativamente a strani episodi accaduti nell’Anno del Signore 1642.
Michele Soppe oggetto di varie denunce fin dal 1642 fu arrestato il 21 maggio 1649. Morì in carcere a Udine il 20 novembre 1650, prima della conclusione del processo.
Contadino di Santa Maria la Longa, sfruttava la fama di benandante svolgendo, a pagamento, l’attività di guaritore. Durante il processo confessò di aver stretto un patto col Diavolo per ottenere i suoi poteri.
Dal processi e da altri casi simili emergerebbe comunque la reale preoccupazione degli inquisitori, ossessionati dalla stregoneria diabolica.
L’assetato Michele Soppe era solo una sorta di pedofilo ante litteram con tendenze ematofaghe, oppure un vero… “Vampiro” ?
Proseguiamo con alcuni casi “vampiristicamente” ben più eclatanti.
“… nell’anno 1591, il venti settembre, un venerdì, il mattino presto nel giardino dietro la sua casa, un facoltoso calzolaio della città di di Breslau tagliò la gola, per quale ragione non è dato sapere […] ma perché tutto rimanesse segreto e non si sapesse nulla del suicidio, i familiari pagarono un’anziana donna per lavare il corpo, che aveva perso sangue e ricucire la ferita così strettamente da renderla invisibile […] dopo tre giorni – era domenica – fu sepolto con grandi cerimonie come gli uomini più eminenti […] si sparse però la voce che l’uomo si fosse ucciso […] alcuni amici della vedova la persuasero a non permettere a nessuno che il corpo del marito fosse disseppellito, o posto in luogo sconveniente o trattato come quello di uno stregone o di un suicida…”.
Ma si sa come vanno le cose soprattutto nelle piccole città…
“Mi raccomando, non lo dire a nessuno!” sarà stata la frase ricorrente tra le attempate signore assorte nella filatura della lana o nelle infinite faccende domestiche.
Ma il “segreto”, come la “calunnia”, è un venticello che spira ovunque e da lì a poco si venne a sapere che…
“… uno spettro faceva la sua apparizione, con le sembianze del calzolaio da vivo, durante il giorno come di notte […] poiché il clamore suscitato si faceva più forte di giorno in giorno, e l’intera città confermava l’accaduto, il Consiglio decise di fare qualcosa per scacciare lo spettro…”
“… il corpo era sottoterra da quasi otto mesi, dal 22 settembre 1591 al 18 aprile 1592, quando la tomba fu aperta per ordine superiore […] trovarono il corpo intero e non intaccato dal disfacimento, ma gonfio come un tamburo, e a parte questo nulla era cambiato e le membra erano ancora tutte attaccate insieme. Esse non erano – fatto notevole – irrigidite come quelle delle persone morte, ma si potevano muovere con facilità. La pelle dei piedi era sfaldata, e ne era cresciuta un’altra […] si notava inoltre alcun fetore, a parte il fatto che il sudario in cui era avvolto mandava un odore repellente […] ma nel breve lasso di tempo fra il 24 aprile e il 17 maggio il corpo aveva messo su molta carne, cosa che poteva constatare chiunque ricordasse com’era prima. Per questo motivo gli tagliarono la testa, gli smembrarono le mani e i piedi, dopodiché la schiena venne squarciata e gli fu estratto il cuore, che appariva in buone condizioni, come quello di un vitello appena macellato. Tutto ciò venne bruciato su una pira […] ma perché nessuno raccogliesse le ceneri o le ossa e ne facesse dei malefici, come di solito accade, le guardie non lasciarono avvicinare alcuno…”.

“… il corpo era sottoterra da quasi otto mesi, dal 22 settembre 1591 al 18 aprile 1592, quando la tomba fu aperta…”
Una sua serva, deceduta, non si sa perché, alcuni giorni dopo il calzolaio, inizia ad apparire e perseguitare gli abitanti della casa in cui aveva lavorato per anni. Non contenta, cerca anche di uccidere un bambino che placidamente dormiva nella sua culla.
Respinta dalla nutrice con appropriati segni di croce, nemmeno fosse un’intrepida Van Helsing ante litteram, si procede all’esumazione del cadavere e a bruciarlo, ponendo così fine agli inquietanti episodi che all’epoca vennero inequivocabilmente etichettati come “vampirismo”.
Però non tutto finisce con la dispersione delle ceneri nelle acque del locale fiume…
Un’accurata descrizione di questi strani eventi la possiamo trovare in opere di Henry More (1614–1687), il quale, nel 1653, pubblicò un volume dal lunghissimo titolo “An Antidote against Atheism: or, an Appeal to the Natural Faculties of the Mind of Man, whether there be not a God”.

Henry More (1614–1687)

“An Antidote against Atheism: or, an Appeal to the Natural Faculties of the Mind of Man, whether there be not a God”.
Le solite “chiacchere di paese” ingigantite, nel tempo, da lugubri racconti davanti alle scoppiettanti fiamme di un camino?
Oppure, reali fenomeni di parziale incorruttibilità del corpo che, agli occhi di persone culturalmente non preparate e a totale digiuno di qualsiasi nozione di medicina, furono interpretate come ritorno “in corpore” di un revenant, ritorno causato soprattutto dal suicidio del futuro “Vampiro”…
Ma non è finita qui…
Il già citato Henry More, nel suo più che ponderoso trattato, ricorda anche gli inquietanti fenomeni legati alla morte e al “ritorno” di tale Johannes Cuntius, passato (“temporaneamente”, stavo per scrivere…) a “miglior vita” nella cittadina di Petsch, anch’essa in Slesia.
Cuntius è uno degli uomini più influenti della cittadina e muore a causa di un violentissimo colpo ricevuto da un cavallo imbizzarrito.
Muore, inoltre, senza avere ricevuto l’estrema unzione poiché, in articulo mortis, dichiara… candidamente che i suoi peccati sono così gravi da non poter meritare il perdono, l’assoluzione.
In effetti qualcosa di strano deve aver combinato il nostro aspirante “Vampiro”…

Cuntius viene sepolto – estrema unzione o meno – a destra dell’altare della principale chiesa di Petsch. Il tutto durante un violento temporale che cessa improvvisamente non appena il corpo viene definitivamente deposto nella tomba…
Si mormora di pratiche magiche, di patti con Satana in persona.
Insomma il solito venticello della calunnia inizia a spirare, giorno dopo giorno, tra le mura della città.
“Dagospia” era ancora molto al di là dal venir creato dal geniale Roberto D’Agostino, ma già ci si esercitava senza ritegno!
Nascono subito dicerie quali quella di un gatto nero – “Era il Demonio, te lo assicuro!”, avrà sussurrato, alla vicina, la fantesca di casa Cuntius – che avrebbe graffiato il viso del morente, e poi sarebbe scomparso misteriosamente. Quasi certamente, avrà aggiunto l’informatissima donna, “in una puzzolente nuvola di zolfo!”. Parola di fantesca!
Si sa, noblesse oblige e allora il buon Cuntius viene sepolto – estrema unzione o meno – a destra dell’altare della principale chiesa di Petsch. Il tutto durante un violento temporale che cessa improvvisamente non appena il corpo viene definitivamente deposto nella tomba…
“Definitivamente”? Non si può mai dire…

La Morte, con ali da pipistrello Vampiro, in “Die Pest” dipinto da Arnold Böcklin nel 1898.
Comincia a girar la notizia – corroborata dal solito “É proprio così, te lo assicuro, te lo giuro nel nome di tutti i Santi!” – che “qualcuno” con la voce di Cuntius parla alle orecchie dei pacifici abitanti ancora tra le braccia di Morfeo.
Johannes Cuntius – conosciuto anche come il “vampiro dal fiato cattivo di Pentsch” – era un anziano consigliere ed ex amministratore di Pentsch, nella Slesia, oggi Horní Benešov nella Repubblica Ceca.
Morì nel 1582 a 60 anni dopo aver riportato gravi lesioni calpestato, colpito da un cavallo. Poco prima di morire, accennò a delle colpe senza chiarire quali fossero.
Dopo la sepoltura, gli abitanti del villaggio denunciarono strani rumori molesti, ululati, aggressioni a persone del posto e bestiame dissanguato o con il latte tramutato in sangue.
Le apparizioni erano accompagnate da un odore nauseabondo…
Qua e là compaiono strane impronte sulla neve mentre egli, insomma il suo… “fantasma”, appare alla ciarliera fantesca, che dorme nel letto padronale, intimandole di lasciargli il posto “… se non vuole che le rompa il collo…”.
Tra lo spavento fatto prendere al parroco, vittima anche di una “… infiammazione putrida agli occhi…” causata da sulfurei odori causati, si mormora, dal Cuntius, tra qualche morso al piede di un postiglione – si sa, i “Vampiri” si esercitano anche così – che rende permanentemente zoppo il malcapitato, Cuntius sembra dedicarsi anche a strane, ematiche, alchimie poiché fa sparire il latte dalle case degli sventurati suoi ex concittadini e, prima di berlo, lo trasforma… in sangue!
Non contento, si dedica ad alcune violenze “sessuali”, risparmiando però una più che anziana paesana che ha la presenza di spirito di fargli presente come ella sia “… vecchia, rugosa e deforme e poco adatta a questi tipi di attività…”. In definitiva anche i “vampiri” hanno un cuore!
Fino a che non lo trapassano con un appuntito paletto rigorosamente di frassino!
La locale “Pro loco”, ma sì, gli albergatori, iniziano a preoccuparsi poiché i viaggiatori evitano quelle contrade e preferiscono passare la notte altrove ed allora è tempo di prendere seri provvedimenti.
Una ricognizione sulla tomba di Cuntius mette in evidenza la presenza di alcuni strani fori: “É certamente da lì che il “vampiro” esce nottetempo!”, avrà di sicuro esclamato il solito “più informato” tra i cittadini di Petsch.
“Riempiamo i fori con terra consacrata!” avrà fatta eco un altro aspirante “vampirologo”. Detto fatto, ma al mattino gli strani buchi nella tomba appaiono di nuovo liberi… di far uscire il Cuntius per le sue notturne scorribande.
Aperta la tomba, il corpo del defunto (o quasi…) appare “… tenero e florido, con i legamenti leggeri e mobili…”.
Apre e chiude gli occhi, afferra oggetti che vengono posti nelle sue mani e quando gli incidono una gamba “… il sangue esce così fresco come quello dei viventi…”.
E il mito dei Vampiri dilaga…

Cuntius, ancora con l’aglio?
Che rozzo contadino! Noi, veri Vampiri di classe, ci dedichiamo a degustazione di sangue rigorosamente BIO, invecchiato di 300 anni, con note di ribes e un po’ di vodka!
(Roberto Volterri)
SONO FINALMENTE ORDINABILI
ON LINE SIA
IL 1° CHE IL 2° VOLUME DE
DAL TRAMONTO ALL’ALBA.
IL GRANDE LIBRO DEI VAMPIRI
DI
ROBERTO VOLTERRI, GIANCARLO PAVAT,
DINO COPPOLA, ALESSIO D’ANTONIO
E IN COLLABORAZIONE CON
ALESSANDRO MIDDEI









