Invenzioni dimenticate. NAVIGARE CON POCA SPESA E PARCHEGGIARE SENZA FATICA; di Fiorenzo Zampieri.

Immagine di apertura; CORRIERE DELLA SERA – 30 aprile 1967

 

Grazie alla “Forza centrifuga”.

NAVIGARE CON POCA SPESA E PARCHEGGIARE  SENZA FATICA

di Fiorenzo Zampieri

 

Innumerevoli sono i brevetti che vorrebbero certificare, mediante la conveniente utilizzazione della “forza centrifuga”, la possibilità di realizzare dei motori assai performanti!

Purtroppo non è così!

L’illusione di poter governare a piacimento tale fenomeno rimane quasi sempre “solo sulla carta”! E allora, perché parlarne?

Perché, fortunatamente direi, sembra che qualcuno ci sia riuscito per davvero.

E chi sarebbe il “misterioso” personaggio?

Si tratta, nientemeno, di un professore universitario, l’ingegner Alfio Di Bella (1908-1972), già Docente di Architettura Navale presso l’Università di Genova, negli anni 1946-1972.

Ecco i dettagli!

Nel 1967, una notizia rimbalzò su diversi quotidiani nazionali, che colpì l’opinione pubblica per gli inaspettati e originali fatti descritti.

Si trattava di certe esperienze effettuate nella vasca navale dell’Istituto Universitario riguardanti alcuni modelli di imbarcazioni spinti da un congegno elettro-meccanico a masse rotanti di nuova concezione che riusciva ad esprimere, a dispetto delle sue modeste dimensioni, potenze inaspettate.

 

2. Immagine sopra; CORRIERE DELLA SERA – 16 maggio 1967
 

Sotto il naso di giornalisti increduli, i risultati più significativi di questo nuovo dispositivo:

– una barca di quattro metri e di 50 chilogrammi si sposta alla velocità di mezzo nodo con una massa rotante di un chilo, azionata da un motorino da 25 watt, un valore di potenza simile a quello di una lampada da tavolo;

– un modello di nave lungo un metro e sessanta con masse da 10 grammi e un motorino da 12 watt ruota di 360 gradi in un senso o nell’altro in 25 secondi;

– un barcone di otto metri e di mezza tonnellata viene spinto alla velocità di tre quarti di nodo con masse rotanti di appena nove chilogrammi. In similitudine una nave di mille tonnellate e di cento metri di lunghezza potrà muoversi alla velocità di due nodi e mezzo.

 

3  Immagine sopra; Il professor Di Bella (in piedi) mentre prova i suoi modellini nella vasca navale dell’Istituto Universitario di Genova.
4  Immagine sopra; Uno dei tanti modelli sperimentali in navigazione nella vasca navale.
 

C’E’ DA SPOSTARE UNA MACCHINA!

Il professor Di Bella, però, non si è limitato alle prove in acqua ma ha voluto testare il suo “motore” anche sulla superficie terrestre e più precisamente con veicoli su ruote.

Entusiasmante fu l’esperimento effettuato con una vecchia “1100 FIAT”!, che davvero sorprese tutti.

I fatti sono andati così: sul retro, nella parte inferiore del mezzo, è stato alloggiato il dispositivo a masse rotanti, rivolto verso la superficie stradale. Il peso di ciascuna massa è di 6 kg, e il motore del dispositivo, messo in moto dalla batteria dell’automobile, assorbe una potenza di 220 watt.

Ecco che il fenomeno si ripete anche sul terreno! 

E cioè, la parte posteriore della macchina (dal peso di 800 kg) si muove lateralmente verso destra o verso sinistra, secondo la direzione di rotazione delle masse. In circa 40 secondi, la parte posteriore della vettura si sposta lateralmente di circa 2 metri e con poche manovre parcheggia convenientemente.

Tale risultato, anche a noi profani, ci porta a comprendere come il rapporto tra la potenza impiegata (ca. 12 CV) e la massa spostata sia davvero vantaggioso!

5. Immagini sopra; Modellino di automobile sul quale è montato il dispositivo Di Bella.

6. Immagine sopra; La vecchia “1100 FIAT” parcheggiata mediante il dispositivo Di Bella.
 

COME FUNZIONA?

 

Un’automobile cammina perché le ruote, azionate dal motore, fanno attrito sul terreno; una nave procede perché l’elica spinge indietro una certa massa d’acqua; un aereo è spinto in avanti perché le eliche o il getto di un reattore spingono indietro una certa massa d’aria.

L’apparecchio del professor Di Bella prescinde, invece, dall’attrito delle ruote sull’asfalto o dalla massa di fluidi (acqua o aria) spinti da eliche o “jets” e sembra quindi, che il suo apparecchio rivoluzioni alcune leggi della meccanica, come ad esempio “il teorema del baricentro”.

Per capirne di più, andiamo ad esaminare da vicino come è composto questo congegno: praticamente l’apparecchio è formato da un albero munito di un sistema di ingranaggi simile ad un mezzo differenziale di automobile nel quale gli ingranaggi, al posto dei semiassi, portano due aste metalliche, all’estremità delle quali è fissata, una per ciascuna asta, una massa. Il tutto è azionato da un motorino elettrico che pone in rotazione gli ingranaggi del semi-differenziale e con essi le due aste con le due masse. In un istante della loro traiettoria (il segreto sta appunto nella particolare curva che descrivono) le due masse si trovano in una posizione tale per cui le loro forze centrifughe si sommano fornendo al sistema la spinta necessaria per muoversi. Ne risulta un movimento a piccoli scatti che possono essere ridotti, sia aumentando il numero di giri, sia con altri accorgimenti.

In effetti, bisogna dire, le vere ragioni fisiche che giustificano questi risultati, sono ancora in parte “misteriose”, e neppure il professor Di Bella, nonostante anni di ricerche, è stato in grado di comprenderle veramente appieno.

7. Immagine sopra; Rappresentazione grafica della prima della versione del brevetto Di Bella.               
8. Immagine sopra; Rappresentazione grafica della seconda versione del brevetto con una sola massa rotante Di Bella con due masse rotanti.
 

BREVETTI, PUBBLICAZIONI E RIVENDICAZIONI

 

Nonostante  queste incertezze “scientifiche”, visto che, senza alcun dubbio, il suo “motore” funzionava, il professor Di Bella si premurò, giustamente, di acquisire i brevetti necessari per tutelare la sua invenzione.

Infatti, una dopo l’altra, approntò le pratiche necessarie e registrò il suo apparecchio sia in Italia che all’estero (Francia – Germania – USA) ed oggi i suoi brevetti sono facilmente reperibili anche in Internet.

Oltre a ciò, curò anche un resoconto dei suoi esperimenti, pubblicato in lingua inglese, dall’ Office of Naval Research, dalla Marina Militare Italiana e dall’Istituto Nazionale per Studi ed Esperienze di Architettura Navale di Roma, nell’agosto del 1968.

Nello stesso anno (1967) in cui il Di Bella si trovò al centro dell’attenzione giornalistica, vi fu anche chi, leggendo quegli articoli, sobbalzò sulla poltrona esclamando: «hanno copiato un mio brevetto!».

Costui era un altro insigne professore di fisica: l’ingegner Marco Todeschini (1899-1988) di Bergamo.

9. Immagine sopra: Il geniale professor Marco Todeschini (1899-1988).

 

Infatti, Egli, fin dal lontano 1932, aveva brevettato presso il Ministero delle Corporazioni del Regno D’Italia un Brevetto Industriale dal titolo “Motore a Forza Propulsiva Centrifuga alimentato ad Acqua Dissociata con Variazione di Velocità graduale automatica”.

Questo suo apparecchio, in effetti, essendo del tutto simile a quelle del Di Bella, autorizzò il Todeschini a rivendicare presso la Stampa la priorità della sua invenzione ed a scrivere allo stesso professor Di Bella, ritenendolo in assoluta buona fede, proponendogli addirittura una collaborazione reciproca per uno sviluppo ulteriore della loro comune invenzione. Ovviamente, come spesso succede, tutto finì con un nulla di fatto. Sia il Di Bella che il Todeschini furono bellamente dimenticati, come i loro brevetti!

10. Immagine sopra; Quotidiano di Bergamo del 28 maggio 1967 nel quale viene riportata la rivendicazione del prof. Marco Todeschini sulla priorità del suo brevetto rispetto a quello del prof. Di Bella.
11 – 12. Immagini sopra e sotto; Riproduzione della pubblicazione del Ministero delle Corporazioni del Regno d’Italia con la quale venne reso pubblico il brevetto dell’ing. Marco Todeschini.
Una descrizione esaustiva del Dispositivo Todeschini, si trova nel volume “PSICOBIOFISICA” dello stesso autore, reperibile presso il sito Web:www.circolotodeschini.com.
(Fiorenzo Zampieri)
 
– Le immagini sono state fornite dall’autore 
Spread the love

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *