Scoperto un nuovo Labirinto in Molise! di Mario Ziccardi.

 

Immagine di apertura; il Labirinto della chiesa di Santa Maria Assunta a Provvidenti (CB)

Molise Terra di Labirinti. Fino a qualche anno fa, una simile affermazione avrebbe lasciato quantomeno perplessi. Visto che se ne conosceva a malapena uno. Ovvero quello presente nell’affresco dal sapore arcadico e ricco di significati esoterici realizzato nel 1550 dal Decumbertino nel Castello di Gambatesa (CB). Poi sono arrivate le scoperte e gli studi dell’architetto Franco  Valente e del dottor Mario Ziccardi, scopritori rispettivamente del Labirinto “classico” della chiesa di San Leonardo a Colli a Volturno (IS) e del rarissimo esemplare “Caerdroia” della chiesa di San Giorgio a Petrella Tifernina (CB). Entrambi gli esemplari hanno suscitato l’interesse di studiosi e ricercatori da tutto il Mondo anche a cagione dei misteri di cui sono forieri. Ora è spuntato fuori un nuovo esemplare, appartenente ad una tipologia che, a quanto pare e per quanto se ne sa al momento, sembra unica al Mondo. Andiamo a scoprirlo grazie a Mario Ziccardi e a questo suo articolo scritto in esclusiva per Ilpuntosulmistero, tenendo ben presente quello che noi consideriamo una certezza incontrovertibile.  Ovvero che il Molise non è affatto (e non è mai stato) quella Terra isolata da tutto e da tutti che qualcuno vorrebbe far credere. Ma in realtà è stata al centro di importanti vie di comunicazione lungo le quali si muovevano non solo mercanti e pellegrini ma pure idee, conoscenze, facenti parte di quella saouenzialita esoterica che ha attraversato tutta l’Europa nel Medio Evo e non solo. E questi Labirinti (simboli esoterici per antonomasia) disseminati in chiesette apparentemente fuori dal Mondo , sono qui a testimoniarcelo.

(Giancarlo Pavat)

2. Immagine sopra; la chiesa di Santa Maria Assunta a Provvidenti (CB), all’interno della quale si trova il misterioso Labirinto rinvenuto recentemente. 

 

SCOPERTO UN NUOVO LABIRINTO IN MOLISE!

di Mario Ziccardi

Il labirinto è un simbolo molto antico e universale lo ritroviamo tra le incisioni egizie a quelle peruviane, da Cnosso alla Valcamonica, da Chartres a Lucca per citarne alcuni.

Gli innumerevoli significati sono attribuiti all’ambiente e all’epoca in cui sono stati realizzati, se i periodi storici sono diversi, come abbiamo visto, i contesti sono spesso sacri o legati al simbolismo di un passaggio rituale come il più antico labirinto presente sul territorio italiano legato alla cultura dei Camuni, un popolo vissuto in Val Camonica (BS) nel IX secolo a.C..

3. Immagine sopra; il Labirinto inciso sulle rocce della Val Camonica (BS).

Il simbolo è generalmente legato al mito del Minotauro: un essere dalle sembianze umane ma con la testa taurina rinchiuso in una struttura labirintica e ucciso dal prode Teseo aiutato da Arianna che donò all’eroe il suo provvidenziale filo che lo avrebbe aiutato, una volta trovato il mostro, a ritrovare il percorso inverso.

L’immaginario del labirinto di Cnosso da sempre è legato a una rappresentazione schematica nella sua essenza anche se con forme diverse. Il labirinto di Cnosso è costruito come un corridoio unico che, seguendo un andamento ad ambagi, giunge al centro della figura.

L’esempio più antico è un labirinto rinvenuto su una tavoletta d’argilla a Pylos in un palazzo di origine micenea nel sud della Grecia risalente al II millennio a.C..

4. Immagine sopra; il Labirinto inciso sulla tavoletta di Philos.

Il simbolo compare su diverse monete provenienti da Cnosso risalenti al IV-III sec. a.C. anche con varianti nella forma.

In Italia famoso è il graffito pompeiano della domus di Lucrezio dove si fa riferimento al mito legato a Teseo .

5. Immagine sopra; il Labirinto inciso su un pilastro del peristilio della cosiddetta “Domus di Lucrezio” a Pompei.

La rigenerazione del significato nei secoli potrebbe essere il filo di Arianna che potrebbe far percepire l’importanza di questa figura; il Medioevo amava la simbologia e il labirinto venne presto adottato e cristianizzato. Il primo presente in un contesto sacro cristiano è un pavimento musivo proveniente dai resti della chiesa di Santa Reparata di Al-Asnam in Algeria risalente al IV secolo d.C. con al centro una combinazione di lettere che formavano le parole “SANCTA ECLESIA” – probabilmente un’antica domus patrizia che aveva al centro del mosaico una rappresentazione di Teseo e il Minotauro dato che all’entrata del manufatto c’è la rappresentazione del filo di chiara origine mitologica.

6 – 7. Imnagini sopra e sotto; il Labirinto pavimentale romano di Santa Reparata (disegno di Daniele Zomparelli dal libro “Guida curiosa ai labirinti d’Italia” di Giancarlo Pavat- Newton Compyon 2019). E la scritta analcolica ” SANCTA ECLESIA” che si trovava nel quadrato centrale (disegno di G. Pavat dal libro “Guida curiosa ai labirinti d’Italia”.

 

Questo labirinto è importante per l’adozione da parte del Cristianesimo di questo simbolo per la chiara correlazione tra l’unico corridoio e l’unica Via predicata da Gesù nei Vangeli. Il labirinto unicursale rinasce con un nuovo significato metafisico e trascendentale rappresentando la vita del cristiano che, seguendo quell’unica Via, giungeva alla salvezza e alla resurrezione: un ciclo di vita – morte – vita che ritrova nel cristianesimo la sua perfetta dimensione.
All’interno di edifici religiosi possiamo avere diversi tipi di rappresentazione del labirinto che differiscono per posizione, dimensioni, tecnica di realizzazione.

8. Immagine sopra; il grandioso Labirinto pavimentale della Cattedrale di Chartres in Francia. Nel 2009 Giancarlo Pavat ha scoperto che il percorso del Labirinto con il Cristo al centro affrescato nel chiostro di San Francesco ad Alatri, corrisponde a quello della cattedrale di Chartres (disegno di G. Pavat).

9. Immagine sotto; particolare del Labirinto unicursale pavimentale della Cattedrale di Notre-Dame a Chartres in Francia.

 

Quelli pavimentali nelle grandi cattedrali francesi sono di dimensioni tali che venivano usati con preghiere e canti ma la deriva pagana – anche con riti legati alla superstizione – ne causò l’abbandono da parte dell’autorità ecclesiastica che arrivò a bandirli dagli edifici ecclesiastici; In Italia esistono decorazioni labirintiche pavimentali ma sono di dimensioni più ridotte. Esistono decorazioni labirintiche realizzate in verticale su conci di pietra: scolpiti, incisi o dipinti. Conosciuti sono quello scolpito a Lucca, quello affrescato ad Alatri o quello inciso a Petrella Tifernina.

10.  Immagine sopra; il Labirinto della Cattedrale di San Martino a Lucca 

11. Immagine sotto; l’affresco ujivo al mondo del Cristo nel Labirinto di Alatri (FR) – foto dominio pubblico, Amministrazione Comunale di Alatri.

12 – 13. Immagini sopra e sotto; il Labirinto “Caerdroia” della Chiesa di San Giorgio a Petrella Tifernina (CB), scoperto da Mario Ziccardi.

Fuori dalla sfera sacra il labirinto ritrova anche dimensioni esoteriche e magiche o con riti riconducibili alla superstizione tanto che inizia a essere malvisto in contesti cattolici soprattutto dopo il Concilio di Trento: molti labirinti, infatti, vengono distrutti o nascosti alla vista del credente.
Il labirinto come rappresentazione del mondo terreno intorno a ognuno scrutato dall’alto da un essere superiore che guida il cammino del credente.

14. Un altro Labirinto affrescato in una chiesa. È lo “Chartes-type” di Grinstad nella Svezia sud-occidentale, oggetto della “Prima spedizione italiana di ricerche storiche nel Dalsland” guidata da Giancarlo Pavat nel 2011 (foto Giancarlo Pavat)

UNA NUOVA FORMA LABIRINTICA

E’ recente la scoperta di un nuovo labirinto all’interno della sagrestia della chiesa di Santa Maria Assunta a Provvidenti, piccolo comune della provincia di Campobasso; l’edificio sacro è stato ricostruito sui resti di uno più antico di cui rimangono antiche vestigia utilizzate per la costruzione dell’attuale.

Il simbolo è quasi del tutto visibile poiché alla fine degli anni ’70 la struttura fu oggetto di interventi e le murature, pur essendo state imbiancate, furono salvati particolari architettonici e il graffito labirintico.

15. Immagine sopra; l’ambiente in cui si trova il Labirinto di Provvidenti (CB).

Il graffito ha dimensioni 16cm per 14cm, buona parte del labirinto, infatti, è visibile tramite una “finestra” sulla muratura sottostante della grandezza di 25cm per 16.5cm a 162 cm dal piano di calpestio.

 

16. Immagine sopra; il Labirinto della chiesa di Santa Maria Assunta a Provvidenti (CB)

Il manufatto rappresenta il tracciato tra i corridoi (come un filo di Arianna) e non il labirinto stesso; noi possiamo solo immaginare i muri intorno a quel percorso; un percorso senza tempo, come il simbolo del labirinto che attraversa i millenni rinnovandosi negli occhi e nei pensieri delle persone e delle comunità di ogni tempo.

Il labirinto è davvero particolare e non è catalogabile tra quelli conosciuti fino a oggi ed molto difficile da inquadrare temporalmente infatti, come è stato illustrato nella prima parte dell’articolo, il labirinto ha una sua essenza schematica anche se la sua forma può variare; un confronto può essere fatto con quello presente nella basilica di San Vitale a Ravenna: come sottolineato anche da Giancarlo Pavat (uno dei massimi esperti italiani di Labitinti) l’immagine presente a Provvidenti rimanda subito al percorso ravennate che dal centro porta alla soluzione cercando di uscire dal labirinto.

17. Immagine sopra; il Labirinto pavimentale di San Vitale a Ravenna.

Ci sono due probabili letture del simbolo condizionate da quello che si vede e si può immaginare:
– la prima è la scomposizione del simbolo in due tracciati che vede un cerchio completarsi nella parte nascosta dall’intonaco che circoscrive una serpentina labirintica con l’ingresso nella parte inferiore all’interno del cerchio.

18. Immagine sopra; ricostruzione del tracciato del Labirinto di Provvidenti (CB)

– la seconda è considerare il tracciato come continuo avendo l’ingresso sempre nella parte inferiore del simbolo.

Sembra un simbolo incompleto, una sagoma realizzata cercando di copiare una tipologia conosciuta dalla mano incerta che lo stava realizzando; un’altra ipotesi potrebbe essere quella del modello per realizzarne una di dimensioni maggiori. Esistono esemplari parzialmente realizzati come quello scoperto nel 2017, sempre da Giancarlo Pavat, nella chiesa di San Nicola a Castro dei Volsci in Ciociaria.

19. Immagine sopra; il Labirinto mai terminato di San Nicola a Castro dei Volsci (FR) – ( disegno di G. Pavat dal libro “Guida curiosa ai labirinti d’Italia”, Newton Compton 2019).

 

20 – 21. Immagine sopra; l’ingresso della chiesa  di San Nicola a Castro dei Volsci in cui si trova il Labirinto mai terminato, scoperto da Pavat nel 2017 (foto G Pavat). Immagine sotto; Giancarlo Pavat e la dottoressa Lucia Rossi nel 2022, dentro la chiesa del Labirinto incompiuto di Castro dei Volsci, durante le riprese del programma televisivo “Simbolika”

Collocare temporalmente il simbolo è molto difficile senza un’attenta analisi visiva e materica. Si possono dare dei margini temporali un terminus post quem – il momento della realizzazione dell’attuale edificio risalente alla prima metà del XVIII secolo – e un terminus ante quem – la realizzazione degli anni ’70 del ‘900 dell’intonaco che copre parte del manufatto.

Quindi un simbolo si unico ma che risente di un’evoluzione tarda del concetto di labirinto; la posizione all’interno della sagrestia è in una posizione visibile soprattutto da chi – il sacerdote – frequentava quegli ambienti e che considerava probabilmente quel simbolo “qualcosa di vecchio e incomprensibile, da conservare”.

L’ipotetico prelato, contemporaneo al realizzatore del manufatto, poteva ritenerlo sconveniente vietandone contestualmente la realizzazione.

La ri-scoperta del simbolo è avvenuta nel contesto del progetto “Vis-à-Vis Fuoriluogo 26 – artists in residence project” organizzato dall’associazione “Limiti Inchiusi arte contemporanea” un’iniziativa che vede protagonista l’artista Flavia D’Alessandro ospite della Comunità e dell’amministrazione municipale di Provvidenti che accoglie l’iniziativa.

22. Immagine sopra; l’artista Flavia D’Alessandro indica il Labirinto di Santa Maria Assunta a Provvidenti (CB)

L’Artista con la sua opera “ùnikum panorama Provvidenti” prende spunto proprio dal labirinto per connettersi con lo spazio circostante; l’opera è presentata il 20 agosto alla fine di questo viaggio molisano.

Un’opera visiva che ha ridato vita a una forma concettuale che attraversa i secoli, quindi non ha importanza l’età del manufatto ma il modo in cui è stato riportato alla ribalta un simbolo in cui ognuno può trovare la propria dimensione e dare libertà al proprio spirito.

(Mario Ziccardi)

23. Immagine sopra; il Labirinto di Santa Maria Assunta a Provvidenti (CB).

Bibliografia minima

Fanelli M. C., “Labirinti. Storia, geografia e interpretazione di un simbolo millenario“, Rimini, 1997.

 Kerenyi K., “Nel Labirinto“, Editore Boringhieri, Torino, 1983.

Kern H, “Labirinti. Forme e interpretazioni, 5000 anni di presenza di un archetipo“, Feltrinelli, Milano, 1981.

Pavat G. ” Nel Segno di Valcento“, Belvedere edizioni Latina 2010.

Pavat G.,  Marovelli G., Consolandi F., Pascucci L., Ponzo F., “In cammino.. Fino all’ultimo labirinto. Dalla scoperta del labirinto di Sinforosa ai Trojaborgar del Baltico“, Youcanprint Self-publishing, Tricase, 2013.

Pavat G., “Guida curiosa ai labirinti d’Italia“, Newton Compton Editori, Roma, 2019.

Saward J., “Labyrinths & Mazes, the definitive guide to ancient $ modern traditions“, London, 2003

Ziccardi M., “The Labyrinth Graffitto of Petrella Tifernina, Italy,” in, Caerdroia, The journal of Mazes & Labyrinths, Caerdroia 44 : 2015, Thundersley (UK), pag. 57.

 

– se non altrimenti specificato, le immagini sono state fornite dell’autore.

PER SAPERNE DI PIÙ SUI LABIRINTI DEL MOLISE….E NON SOLO….

GUIDA CURIOSA AI LABIRINTI D’ITALIA” di Giancarlo Pavat

(Newton Compton 2019)

465 pagine 10,00 euro.

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