I DISCHI VOLANTI SONO TERRESTRI? Guido Greganti, il pittore delle Autorità, lo “dimostra” con il suo “aereo ad ala circolare rotante”; di Fiorenzo Zampieri.

 

Immagine di apertura: una curiosa formazione nuvolosa lenticolare fotografata dal nostro Tommaso Pellegrini la mattina del 4 agosto scorso lungo la costa di Ortona in Abruzzo.

 

I DISCHI VOLANTI SONO TERRESTRI?

Il “mistero” continua

GUIDO GREGANTI
il pittore delle Autorità, lo “dimostra” con il suo
«aereo ad ala circolare rotante»

di Fiorenzo Zampieri

 

Le cronache dal 1947 in poi sono colme di notizie riguardanti avvistamenti di dischi volanti o UFO’s come sono stati rinominati più recentemente.

Alieni o terrestri? Realtà o fantasia? Non se ne viene a capo!

Quel che è certo, però, che a seguito di questo fenomeno, molti accettarono la sfida di provare a replicarli, perché, siano essi extraterrestri o meno, la loro particolare conformazione dal punto di vista aerodinamico, sembrava molto performante. L’interesse si sviluppò sia a livello amatoriale che a livello istituzionale (industrie aeronautiche).

2. Immagine sopra: Velivolo sperimentale canadese

 

3. Immagine sopra:Velivolo sperimentale USA VZ-9-AV Avrocar

 

Di sicuro non vogliamo, in questa sede, fare un elenco di chi si cimentò in questa impresa, con evidenti insuccessi, visto che nei nostri cieli macchine volanti di quella specie, di fabbricazione terrestre, ancora non se ne vedono!

Per gli amanti dell’insolito però quelle cronache illustrano anche avvenimenti e fatti relativi a personaggi che per la loro peculiarità ed originalità di interessi, pare a noi riprovevole lasciare che l’oblio prenda il sopravvento.

Uno di questi, celebre per le sue opere artistiche ma assolutamente ignorato per quanto ci accingiamo a portare alla luce, fu Guido Greganti (1897+1986), pittore ritrattista famoso in Italia ed all’estero per aver raffigurato Papi, Aristocratici, Militari, Scienziati, Politici, ecc.

4.  Immagine sopra: autoritratto di Guido Greganti

5.  Immagine sopra: ritratto di papa Pacelli, Giovanni XIII di Guido Gregamti

 A volte può succedere che persone lontane mille miglia da certi argomenti, si trovino casualmente coinvolte emotivamente da una notizia letta sfogliando distrattamente un quotidiano: «L’ennesimo disco volante avvistato nei cieli del Canadà».

Vero o falso quell’ avvistamento? si chiese Greganti. Facile comprenderlo, pensò: «Per provare se davvero esistono quei dischi volanti basterebbe costruirne uno!». E la questione sarebbe risolta.

Greganti si ricordò degli studi fatti all’Accademia Navale di Livorno, uscendone come ufficiale del genio, prima di frequentare l’Accademia di Belle Arti che lo diplomò come artista. Come ufficiale di marina navigò sulla «Carlo Alberto», la prima nave militare italiana su cui si sperimentarono gli apparecchi Marconi, poi sul caccia «Irrequieto» e sulla «Roma», per poi imbarcarsi su mercantili diretti verso l’India, le Americhe, l’Africa.

 

 

 6. Immagine sopra: Incrociatore «Carlo Alberto» in una foto d’epoca

Nel Genio, da giovane, era stato un provetto disegnatore di macchine, perciò non ebbe nessuna titubanza nel pensare di poter essere lui a progettare il primo “disco volante italiano”. Preso dall’entusiasmo, accantonò la pittura, coprì con dei panni le tele sui cavalletti, per dedicarsi anima e corpo alla sua nuova occupazione.

Recuperò i suoi vecchi testi tecnici, richiamò alla mente i valori delle leghe metalliche, le resistenze all’attrito, calcoli, tabelle matematiche e tutti i dati necessari e si mise all’opera.

Ne uscì un primo abbozzo di disco, assomigliante ad un “cappello da prete” a larga falda, con una cupola al centro, dove alloggiare i piloti, la strumentazione, eventuali passeggeri e merci, mentre la falda circolare sarebbe stata l’ala rotante del velivolo.

 7. Immagine sopra: Presunta foto di disco volante “cappello da prete” sviluppato dalla Germania nazista

Ma tra il dire ed il fare si sa…i problemi da risolvere sono molti.

Infatti, bisognava affrontare diversi aspetti tecnici. Ad esempio, come collegare la cupola-cabina all’ala circolare rotante e quale sistema adottare per l’atterraggio ed il decollo, il sistema propulsivo e molto altro ancora.

Greganti non si perse d’animo. Una alla volta affrontò tutte le difficoltà e alla fine il suo progetto prese la forma definitiva.

Ora non assomiglia più ad un cappello da prete. Adesso è simile a due piatti da orchestra uniti l’uno sull’altro con sulla parte superiore la cupola-cabina appena accennata e inferiormente un contenuto rigonfiamento per l’alloggiamento dei reattori, del carrello a tre ruote, dei timoni di profondità e dei freni aerodinamici.

Il disco non ha sporgenze evidenti tranne che una “pinna” regolabile, al lato della cabina, da utilizzare per correggere la linea di volo quando risultasse necessario.

Il Greganti ha previsto che il suo disco avrà quindici metri di diametro, un peso a pieno carico di 6,5 tonnellate, velocità al decollo di 100 km orari e all’atterraggio di 80 km orari e che, secondo i suoi calcoli, potrà viaggiare ad una velocità di 3000 km orari, percorrendo, ad esempio, la tratta Roma – San Francisco, in poco più di cinque ore, senza scalo e senza rifornimenti.

Queste straordinarie “performance” sono dovute, secondo l’inventore, alla particolare conformazione dell’apparecchio che essendo rotondo come un piatto si comporta come una sola superficie portante in rapidissima rotazione, sviluppando nell’aria una penetrazione enorme con conseguente grandissima velocità e consumo di energia decisamente contenuto e con una stabilità senza pari.

L’ala circolare, inoltre, ha il vantaggio di possedere una resistenza assai maggiore dell’ala tradizionale non presentando rischi di flessione o rotture specialmente nei punti di unione con la carlinga, e perciò si potranno usare materiali assai più leggeri a parità di resistenza, con conseguente risparmio di energia.

Insomma, a suo dire, il Greganti avrebbe progettato un tipo di velivolo che non avrebbe rivali fra quelli attualmente costruiti.

Nel suo laboratorio, oltre ai disegni di progetto, ai mille fogli di calcolo, era in bella evidenza anche un modello in scala ridotta del suo “disco volante”, assieme alle relazioni con i risultati delle prove statiche eseguite in laboratorio specializzato che dimostravano che l’apparecchio aveva ben pochi aggiustamenti da fare prima di passare alla sua vera e propria costruzione.

Tanto è vero che il grande pilota e collaudatore dell’epoca, Mario De Bernardi, dopo aver osservato il modello, disse: «Prendetemi come pilota collaudatore».

Ora, tra la prima idea e l’ultimazione del progetto passarono diversi anni, e molti brevetti (Italia, USA, Canada, Gran Bretagna), ma dell’apparecchio ancora nessuna costruzione.

Guido Greganti però non disperava che ciò un giorno tutto cio si sarebbe potito avverare.

(Fiorenzo Zampieri)

8. Immagine sopra: Rappresentazione grafica del “disco volante” di Guido Greganti

 

Se non altrimenti specificato, le immagini sono state fornite dal dott.  Fiorenzo Zampieri .

Fonti dell’articolo:

Corriere della Sera del 10 giugno 1954;

La Domenica del Corriere del 27 giugno 1954;

La Stampa del 10 ottobre 1954.

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