IL PUNTO SULLE RICERCHE SUI TEMPLARI! INTERVISTA A SERGIO SAMMARCO

Immagine di apertura: uno degli affreschi della chiesa templare di San Bevignate a Perugia.

 

IL PUNTO SULLE RICERCHE TEMPLARI CON SERGIO SAMMARCO.

TRA SERI STUDI E RICERCHE D’ARCHIVIO E SCOOP INESISTENTI E BUFALE CLAMOROSE!

I Templari c’entrano sempre, diceva Umberto Eco e, soprattutto, sono sempre di moda. Negli ultimi tempi ci sono stati segnalati sui social media diversi interventi (video di convegni interviste radiofoniche, testi scritti ecc)  di sedicenti esperti della storia dll’Ordine dei Poveri Commilitoni di Cristo del Tempio di Salomone, in cui venivano presentate al pubblico clamorose novità e scoperte. Inutile dire che, come avremo modo vedere piu avanti, a sentire le affermazioni di questi personaggi, c’è da mettersi le mani nei capelli. Ma prima di proseguire desidero rievocare una vicenda iniziata quasi vent’anni fa ma ancora attualissima per l’insegnamento che possiamo trarne.
Piu o meno all’inizio di questo sventurato millennio, una persona che veniva considerata esperta della Storia locale, mi segnalo’ la presenza sui Monti Ausoni nel Lazio Meridionale, di una pietra che recava scolpita a rilievo una Croce. La persona, con fare misterioso, come se stesse rivelandomi un segreto inenarrabile, mi disse che si trattava della testimonianza del passaggio dei Cavalieri Templari su quelle montagne. All’epoca non avevo ancora scritto alcun libro sull’argomento ma, appassionato di Storia sin da bambino, da almeno due decenni mi interessavo alle vicende dei “Poveri Cavalieri di Cristo”, divorando pubblicazioni e seguendo convegni e simposi. Sapevo che sull’argomento circolavano molte sciocchezze soprattutto inerenti i veri o presunti misteri e segreti che l’Ordine avrebbe celato.
Quindi, piuttosto perplesso ma incuriosito, chiesi alla persona di condurmi in quel luogo. Dopo un po’ di insistenza, riuscì a convincerlo e una domenica mattina d’autunno salimmo sul monte che sovrasta la località di Capodacqua (Alta valle dell’Amaseno). Io ero armato di macchina fotografica (all’epoca i telefoni cellulari servivano unicamente per parlare e ascoltare, non per fare altro!) e, anche se mille dubbi affollavano la mente, ero sempre più curioso. Che cosa avremmo trovato su quel rilievo? Possibile che ci fosse davvero quella croce scolpita e, se si’, su quali prove si basava la certezza di quell'”esperto” di storia locale, nell’attribuirla all’Ordine dei Templari? Ovviamente sapevo che i Cavalieri dai Bianchi Mantelli c’erano stati davvero nel Lazio Meridionale. O, più precisamente, avevano avuto delle proprietà. Quindi, in via teorica, poteva essere plausibile ciò che affermava quella persona. Non restava che verificare. Arrivammo presso il punto esatto e tra la terra, l’erba e il fogliame vidi spuntare un grosso masso su cui era riconoscibile proorio una Croce.
Ma, bastò spostare un po’ di terriccio e foglie, per rendersi conto di cosa si trattava effettivamente. Per scoprirlo invito a leggere, o rileggere, il mio articolo pubblicato il 19 febbraio 2015 su questo sito. Articolo che faceva seguito a un altro mio pezzo pubblicato il 10 giugno 2010 sul diffusissimo quotidiano del frusinate “Ciociaria Oggi”. Già, perché sebbene in quella domenica d’autunno fu subito chiaro che i Templari non avevano assolutamente nulla a che fare con quel masso con la Croce scolpita (e non era necessario essere medievisti per capirlo) qualche anno dopo, la notizia della clamorosa “scoperta” di “una lapide con iscrizione e croce templare” (sic!) apparve su un sito internet che si occupava di questi argomenti. Tutta la vicenda è riportata con dovizia di particolari nel mio articolo del 19 febbraio 2015. In questa sede mi preme sottolineare come, sebbene fosse chiarissimo di cosa si trattava a chiunque si fosse recato su quel monte e avesse letto quell’iscrizione, la “bufala” templare era stata riproposta. Non una ma almeno due volte a distanza di tempo. E non dall'”esperto” locale che mi aveva condotto sulla montagna ma dai suoi sodali. Che non si convincevano nemmeno di fronte all’evidenza. In pratica la “Pietra con la Croce Templare” rispuntava fuori, come i funghi, di tanto in tanto. E non è detto che prima o poi non succeda nuovamente. Con buona pace della Verità storica e della Pietà Cristiana che quel sito richiederebbe.
Ho raccontato tutto ciò perché questa vicenda è un esempio classico di come l’interesse, il fascino, la passione che suscita la storia dei Templari molto spesso generi “bufale”, “fake news” o, più o meno, deliberate menzogne. E ciò a causa di certi autonominatisi “esperti”, i quali non fanno altro che creare una cortina fumogena all’interno della quale è difficile orientarsi. Soprattutto per chi, pur attratto dalla tematica, non ha (non per colpa sua) la preparazione culturale necessaria per distinguere il vero dal verosimilmente e dal falso. IlPuntosulMistero si occupato anche in altre occasioni di smontare presunte clamorose affermazioni o scoop. Questa volta, anche alla luce di ciò che si è detto all’inizio di questa introduzione, desideriamo farlo intervistando un vero esperto (questo si’, con l’iniziale maiuscola). Costui è il ricercatore storico Sergio Sammarco. A scorrere, anche velocemente, il suo curriculum (che presentiamo qui di seguito), si intuisce al volo che ci si trova davanti a un ricercatore serio, stimato e autorevole. Qualcuno che ci aiuterà a fare un po” il punto sulla ricerca templare e a smontare certe affermazioni che stanno prendendo anche troppo piede tra il grande pubblico. Parafrasando l’aforisma di Eraclito che abbiamo scelto come motto del nostro sito, non si deve mai aver paura della Verità e la Ricerca storica deve aver il coraggio di guardare ovunque (anche negli angoli più scomodi) ma, parimenti, non si deve assolutamente spacciare per scoperte incontrovertibili, ciò che non è altro che parto della propria fervida fantasia e, ancora peggio, accusare chi smonta, prove alla mano, tali assunti, di far parte di chissà quale complotto dell’Ordine Costituito. Altrimenti non è ricerca storica ma disinformazione, mistificazione e menzogna pura. E di tutto ciò non se ne sente assolutamente il bisogno.
Buona lettura a tutti.
(Giancarlo Pavat)

 

Immagine sopra; “Ritorno dalle Crociate” di Lessing (XX (1835) Bonn, Rheinisches Landesmuseum.

Sergio Sammarco è:

Membro della S.S.C.L.E. (Society for the Study of the Crusades and the Latin East), il massimo organismo mondiale per lo studio delle Crociate e degli ordini religioso-militari

– Responsabile del C.I.D.O.T. (Centro Italiano di Documentazione sull’Ordine del Tempio), c/o Biblioteca Statale Abbazia di Casamari

– Socio della L.A.R.T.I. (Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani), la prima e unica associazione italiana di studio sull’Ordine del Tempio, con oltre 40 anni di attività

– Socio del Centro Internazionale di Studi sull’Arte dell’Età Normanno-Sveva (il cui direttore del Comitato Scientifico è Cosimo Damiano Fonseca)

– ha intrapreso lo studio sistematico, sia storico che bibliografico, dell’Ordine Templare sin dal 1995

– pubblica con regolarità i propri studi, presentati nei convegni annuali della L.A.R.T.I.

– ha curato l’edizione di volumi sull’Ordine del Tempio, in cui figurano i contributi di storici di livello assoluto, come Helen Nicholson, Damien Carraz, Joan Fuguet Sans, Barbara Frale, Mariarosaria Salerno, con i quali intrattiene rapporti di reciproca stima e amicizia

– è spesso invitato in convegni di studio nazionali e internazionali, tra cui il congresso tenutosi a Verona nel 2018 in merito al ritrovamento del sarcofago attribuito al maestro Arnau de Torroja, nonché interpellato per consulenze di carattere bibliografico.

 

Nell’immagine di apertura, il ricercatore Sergio Sammarco impegnato in un convegno sulla Storia dei Templari (foto S. Sammarco)
 
ILPUNTOSULMISTERO:
Per prima cosa, grazie di aver accettato di rilasciare questa intervista. Lei è sicuramente uno dei veri esperti sulla storia dell’Ordine del Tempio, quindi chi meglio di Lei potrà aiutarci a comprendere alcune dinamiche che si stanno verificando nel variegato mondo delle ricerche sui Templari. Ma innanzitutto vorremmo sapere quando e come è nata questa sua straordinaria passione per l’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo.
SERGIO SAMMARCO 
Grazie a voi per l’interesse mostrato verso le mie ricerche. La mia passione per l’Ordine è nata in modo davvero singolare, direi per un disegno del destino. Era un caldo pomeriggio di luglio 1995, quando notai una persona assorta nella lettura del libro di Peter Partner (“I Templari”, Einaudi). Incuriosito dall’argomento, che conoscevo per sommi capi, decisi di acquistarne una copia, cosa che feci alcuni giorni dopo. Con mia grande sorpresa, non solo mi ritrovai totalmente immerso nella vicenda ma scoprii pure che il giorno del rogo dell’ultimo maestro generale, Jacques de Molay, coincideva con quello del mio compleanno. E non si trattava soltanto del 18 marzo, addirittura di due lunedì. Si dirà una “combinazione”, ma nel corso degli anni si sono verificate così tante “combinazioni”, alcune davvero incredibili, che fatico a ritenerle tali. Si vede che era proprio destino.
ILPUNTOSULMISTERO:
Parafrasando il nome del nostro sito, a che punto è oggi la ricerca sulla storia dei Templari nel nostro Paese?
SS:
La ricerca in Italia ha raggiunto da tempo livelli di eccellenza. Oltre alla L.A.R.T.I., associazione pionieristica con oltre 40 anni di attività, della quale faccio parte, abbiamo una schiera di ottimi studiosi. Oltre al decano Franco Cardini, si sono occupati dei Templari, con eccellenti risultati, anche Simonetta Cerrini, Kristjan Toomaspoeg, Giovanni Amatuccio, Elena Bellomo, e persone amiche quali Cristian Guzzo, Barbara Frale, Mariarosaria Salerno, tutti i soci della L.A.R.T.I., tra cui la compianta professoressa Bianca Capone e i notissimi Enzo Valentini e Loredana Imperio, così come non va dimenticato Fulvio Bramato, un altro precursore degli studi templari in Italia. Sul piano della ricerca attiva, attualmente la sola L.A.R.T.I. sembra in grado di scandagliare le pieghe del territorio, spesso aggiungendo nuovi elementi ad un quadro comunque già ben delineato.
ILPUNTOSULMISTERO:
È corretto dire che negli ultimi decenni, anche grazie a discutibili romanzi di successo, la tematica dei Templari ha raggiunto un vastissimo pubblico?
SS:
Senza alcun dubbio. Sulla scia di Dan Brown è susseguita tutta una serie di altri romanzi a tema templare, i quali, se da una parte hanno avuto il merito di risvegliare l’interesse per l’Ordine, dall’altra hanno però contribuito a produrre un’immagine del medesimo per nulla aderente alla realtà storica.
ILPUNTOSULMISTERO:
Purtroppo è evidentissimo che in questo mare magnum relativo ai Templari c’è moltissimo materiale che potremmo definire vera e propria immondizia culturale.
Ci sono libri, documentari, convegni, in cui sembra che autonominati “esperti” della materia facciano a gara a chi la spara più grossa… alla spasmodica ricerca dello scoop… in un delirio di presunti enigmi, misteri, rivelazioni, che nulla hanno a che fare con la vera ricerca storica e archivistica.
SS:
Si, in effetti abbiamo più volte assistito, persino sulla tv di stato o sui maggiori network nazionali, a dei veri e propri sproloqui sul tema. Indubbiamente, i Templari esercitano un forte fascino e questo aspetto “misterioso” presta sovente il fianco a speculazioni di ogni genere, la maggior parte delle quali prive di qualsiasi fondamento. Così come capita, spesso, di imbattersi in riunioni tenute da persone senza alcuna competenza. Proprio di recente, mi è stato inoltrato un video in cui, tra le varie stupidaggini dispensate, un tizio blaterava di sigilli templari confondendo il “verso” dell’impronta con il “contro-sigillo”, che è tutt’altra cosa. Davvero “dilettanti allo sbaraglio”, ma la colpa, a mio avviso, è delle amministrazioni che offrono spazio a simili personaggi.

ILPUNTOSULMISTERO:
Sempre per rimanere nel campo di ciò che potremmo definire “pseudostoria” templare, recentemente abbiamo avuto modo di ascoltare degli interventi in alcuni convegni, venire a conoscenza di un progetto “templare” relativo al Lazio e leggere un libro su una fantomatica presenza del Tempio nelle Americhe.
Per essere più precisi, ci riferiamio ad un convegno tenutosi nel Castello di Ceccano, in cui uno dei relatori ha affermato che la famiglia comitale locale, i “de Ceccano” era templare, quando è storicamente provato che nessun membro della Famiglia, peraltro ghibellina sino al midollo, ha mai fatto parte dell’Ordine. Per non parlare dei “simboli templari” rinvenuti nel maniero, e delle sale in cui i Templari facevano i propri “riti”.
Relativamente al progetto sul territorio laziale ci riferiamo invece al “Cammino dei Templari”, che dovrebbe unire località in cui erano presenti i cavalieri.
Infine, si allude qui al recentissimo libro di Osvaldo Carigi, “Americhe Templari”.
Che ne pensa di questi tre episodi, un convegno, un progetto turistico e un libro, che sembrano voler proporre una “storia alternativa” dell’Ordine?
SS:
Per quanto riguarda la questione di Ceccano, non sono un esperto di storia locale ma posso comunque affermare, in tutta certezza, che la famiglia dei Conti di Ceccano non annoverò al suo interno alcun templare, né tra i cavalieri e nemmeno tra i presbiteri. Quanto ai simboli, colgo l’occasione per sgomberare il campo da un equivoco che, nei fatti, miete più vittime di una epidemia: non esiste una “simbologia templare”. Esiste una simbologia religiosa, cristiana nella fattispecie, alla quale ordini religiosi come quello templare hanno attinto costantemente. Così come non esiste una “croce templare” e chiunque esordisca con una stupidaggine del genere deve essere immediatamente respinto e relegato tra i venditori di fumo.
Sappiamo, da documenti e testimonianze coeve, che i Templari utilizzarono, nel corso di ben due secoli, non va dimenticato, diversi tipi di croce, tra cui quella “patente”, che tutti identificano come “templare” ma che in realtà è la croce papale. Non a caso, la stessa era indossata anche da Ospitalieri e Teutonici.
Di sicuro non utilizzarono mai il segno del “tau”, come qualche sommo incompetente va invece blaterando. Così come l’altra grande idiozia riguardante il famoso “Non nobis domine…”. Ebbene, sarà deludente per molti ma l’incipit del Salmo 115 (già 113) non era il “motto” dei Templari. Lo è del Templarismo, che, come si sa, non ha nulla a che vedere con l’Ordine del Tempio. Sulla celebrazione di eventuali “riti”, francamente, stenderei un velo pietoso. Oltretutto mi sembra anche gravemente offensivo.
Ho letto anch’io di progetti riguardanti “cammini templari” ma onestamente non saprei proprio dove “camminare”, gli itinerari mi sembrano piuttosto fantasiosi. Intanto, non trovo appropriata la denominazione di “cammino”, la quale si addice maggiormente ad un itinerario di tipo monastico. Per di più, nei borghi interessati non è documentata alcuna presenza templare. Se poi si vuole avvalorare la stessa sulla base di “croci” o simboli vari, allora diventa un altro tipo di sport, i Templari non c’entrano nulla. E anche qui colgo l’occasione per demolire un’altra consuetudine, quella della presenza templare in ogni luogo. Iniziamo col dire che i Templari, quelli veri, quelli armati, si trovavano esclusivamente nelle zone di guerra, dunque in Terra Santa e nella Penisola Iberica. Non si capisce cosa avrebbero dovuto fare, ad esempio, nel Lazio, dove avevano sì delle proprietà ma che non erano certamente tenute da cavalieri idonei al combattimento. Affermare il contrario significa non conoscere la storia dell’Ordine, dal momento che i Templari immaginati in armi e usbergo erano davvero pochissimi, circa trecento in Terra Santa nel periodo di massima espansione. Poi è davvero impensabile che gli stessi potessero rimanere a oziare in Europa, trastullandosi nel dipingere simboli o addirittura nel celebrare rituali esoterici. Quando si dice, ad esempio, che nel tale paese c’erano i Templari, andrebbe precisato che si tratta in realtà di proprietà dell’Ordine, dalle quali venivano ricavate, quando possibile, come nel caso degli insediamenti rurali, le risorse (poi convertite in denaro) da destinare al mantenimento dei contingenti militari. Null’altro interessava ai Templari.
In ultimo, quella dei Templari in America non è che una delle tante leggende che popolano i sogni di qualche sprovveduto. Come detto poc’anzi, ai Templari interessava esclusivamente il mantenimento del proprio esercito. Se avessero trovato tutto l’argento di cui cianciano Charpentier e compagnia cantante, non lo avrebbero di certo riversato nella costruzione delle cattedrali, che come tutti sanno furono edificate e progressivamente ultimate dai vari vescovi, abili nel rastrellare fondi, ma lo avrebbero invece impiegato per la guerra, con maggiori e concrete possibilità di volgere definitivamente le sorti della Crociata a favore della Cristianità. Quando si legge di una potente flotta ancorata a La Rochelle, non si sa proprio di cosa si parla. Intanto gli imbarchi avvenivano soprattutto ad Aigues-Mortes, poi, da quanto sappiamo in base ai documenti rimasti, i Templari non possedevano più di 6 o 7 imbarcazioni, nessuna delle quali adatta a viaggi transoceanici, talmente precarie, anche per il transito nel Mediterraneo, che dovevano spesso affidarsi alla marineria veneziana.

ILPUNTOSULMISTERO:
Secondo alcuni storici locali, sembrerebbe che i Templari godessero di una presenza quasi capillare nel nostro territorio. A dar retta a costoro, le località interessate sarebbero addirittura alcune decine. Cosa può dirci in proposito?
SS:
Conosco molto bene il problema, avendo avuto modo di leggere diversi testi al riguardo, in particolare quelli pubblicati da un ricercatore locale. Duole dirlo, ma ritengo che tali testi abbiano prodotto dei danni, dal momento che molti si sono accodati rilanciandone i contenuti senza effettuare alcuna verifica. A sentire costui e i suoi solerti copiatori, non esiste località dell’odierna Ciociaria che non sia stata almeno visitata dagli ineffabili Templari, i quali vi avrebbero praticamente stabilito una sorta di principato. Eppure il decreto emesso il 20 luglio 1296 da papa Bonifacio VIII, con il quale venivano concessi all’Ordine una casa con orto e terreni in Anagni, è sufficientemente chiaro. Non solo i Templari non avevano più alcun “receptaculum” in Campagna e Marittima, come riportato nel suddetto documento, ma addirittura le successive inquisizioni pontificie del luglio 1310 confermarono la completa assenza di insediamenti nei territori delle diocesi a sud di Roma. Conosciamo l’elenco delle proprietà templari in Campagna e Marittima, esistono i documenti, in buona parte citati dal Silvestrelli e da Ciammaruconi e tuttavia inspiegabilmente ignorati da costoro. Va bene formulare delle ipotesi, ma alterare la Storia mi sembra troppo.
ILPUNTOSULMISTERO:
A proposito di “testimonianze templari” fasulle, nei pressi del Monte Terminillo è stata conficcata tra le rocce una spada. Su internet gira persino la leggenda dei Templari che, sfuggiti agli arresti, l’avrebbero piantata lassù… ovviamente si tratta dell’ennesimo falso. Che ne pensa di questa vicenda?
SS:
Si, tempo fa fui interpellato da alcune persone in merito a una certa “Leggenda dei cinque confini”, il cui valore è davvero inconsistente anche come racconto, dal momento che il personaggio principale non avrebbe potuto trovarsi in quel luogo. Oltretutto la spada non è neppure autentica, motivo per cui sembrerebbe trattarsi, con molta probabilità, di una operazione a fini turistici. Le leggende sui Templari sono altre e molto più sensate.

Immagine sopra: la finta “Spada nella roccia” sul Terminillo. 
ILPUNTOSULMISTERO:
Molte delle “fake news”, per usare un termine moderno, o bufale, per usare un termine d’altri tempi ma secondo noi sempre attuale, sono veicolate da persone che fanno parte di vari gruppi neotemplari. Che ne pensa di queste realtà?
SS:
I gruppi neotemplari potevano essere una buona risorsa per una riscoperta storica se avessero interpretato con correttezza quanto essi stessi hanno sempre dichiarato di prefiggersi. In realtà, oltre a portare a galla storie di traffici più o meno leciti e porre alla ribalta personaggi davvero squallidi, hanno finito per arrecare un danno gravissimo alla conoscenza della storia templare. Sono essi, infatti, a giudizio di tanti, i principali reponsabili della disinformazione che circonda i Cavalieri del Tempio. Basti pensare che, diversi anni or sono, un certo individuo, con tono saccente e a tratti arrogante, voleva convincere il sottoscritto della assoluta attendibilità della famigerata “Carta di Larmenius”. Senza contare tutte le altre sciocchezze lette e ascoltate nel corso di quasi trent’anni di studi, come quelle di “Ugone de’ Pagani” o dei tesori ritrovati e poi nascosti. Ma d’altronde c’è gente che si presenta in pubblico sulla base di letture tipo Charpentier, Ambelain, De Mahieu, Sora, Markale, Bauer, Lancianese ed altri che non voglio nemmeno nominare. Capisco che la lettura di un Forey, di un Riley-Smith, oppure di Josserand, Claverie, della Gilmour-Bryson, possa risultare ostica, ma almeno conoscere quanto scritto da Alain Demurger, Malcolm Barber, Helen Nicholson, si tratta davvero dell’ABC sui Templari. C’è gente che non ha letto nemmeno la “Règle” e si vanta di conoscere l’Ordine. Poi prendono cantonate vergognose e invece di andarsi a nascondere accusano gli storici di voler occultare la verità. Quando partecipai, in qualità di delegato della L.A.R.T.I., alla presentazione dell’opera “Processus contra Templarios”, avvenuta in Vaticano nell’ottobre del 2007, discutevo proprio di questo con il professor Franco Cardini, il quale conveniva pienamente sul grado di assoluta impreparazione di molti pseudo-storici e sulla palese inattendibilità di alcune trasmissioni televisive.

Immagine sopra: miniatura con i Templari al rogo (foto Archivio IlPuntosulMistero)
ILPUNTOSULMISTERO:
Sempre in merito a famigerate carte o fantomatici documenti relativi ai Cavalieri, capita spesso di sentir dire o di leggere che papa Clemente V avrebbe assolto l’Ordine dalle vergognose accuse che venivano rivolte ad esso e, a supporto di questa affermazione, viene tirata in ballo la “Pergamena di Chinon”. Si tratta di un documento autentico ma che attesta ben altro. Ce ne può parlare brevemente?
SS:
Molto volentieri, perchè credo che su questo documento, che pochi hanno letto nella sua interezza e pochissimi hanno veramente compreso, si sia fatta un’enorme confusione. Questa preziosa pergamena, presentata come “atto di assoluzione concessa dai cardinali plenipotenziari del papa Clemente V ad alcuni dignitari templari, tra cui il Maestro Jacques de Molay”, ha generato dei fraintendimenti i cui effetti restano tuttora difficili da scardinare. Se si legge con la dovuta attenzione, appare evidente che tale “assoluzione” arrivò soltanto dopo la confessione di una serie di colpe e l’invocazione del perdono papale, seguite dal rinnovato voto di sottomissione alla Chiesa di Roma. Ne consegue che le accuse rimasero tali e che l’assoluzione concessa va intesa in maniera del tutto analoga a quella comunemente impartita a chi si reca in un qualsiasi confessionale della chiesa cattolica. Il papa non assolse i Templari per “non aver commesso il fatto”, al contrario. Quanto alla veridicità delle accuse, sarebbe necessario rimandare la questione ad una analisi più approfondita. Personalmente, resto convinto che, a parte alcuni sporadici episodi, l’Ordine fosse nel complesso sano.
ILPUNTOSULMISTERO:
Un altro dei cavalli di battaglia di certi personaggi “esperti” dell’Ordine è il cosiddetto “Alfabeto segreto dei Templari”. Si tratta di un falso inventato dalla massoneria del XVIII secolo. Cosa ci può dire in proposito?
SS:
Si, ed è talmente divertente che risponderò con una battuta. Lo stesso alfabeto lo si può trovare nel primo volume del famosissimo “Manuale delle Giovani Marmotte”, che noi bambini degli anni ’70 quasi tutti possedevamo. Non a caso, le stesse “Giovani Marmotte”, con il loro “Gran Mogol”, sono un aperto riferimento alla Massoneria.
ILPUNTOSULMISTERO:
Altri pseudo ricercatori hanno parlato di biblioteche segrete in cui i Templari raccoglievano testi proibiti e che veneravano Santa Caterina da Alessandria, in quanto costei era in realtà la scienziata alessandrina Ipazia. Verrebbe da ridere davanti a simili affermazioni se non fosse che vengono veicolate anche in pubblici convegni.
SS:
Ma non è nemmeno la più ridicola, posso assicurare di aver sentito di peggio. Per quanto riguarda Santa Caterina d’Alessandria, l’articolo 75 della Regola prescrive, tra le “Festività che devono essere osservate nella casa del Tempio”, l’osservanza, tra le altre, di quella riguardante “S. Caterina d’inverno”, appunto Caterina d’Alessandria, la cui ricorrenza cade attualmente il 25 di novembre. Collegarla a Ipazia richiede in ogni caso una bella dose di fantasia, così come il fatto che i Templari accumulassero testi in biblioteche segrete. Gli unici scritti custoditi dai Templari, per quanto acclarato, sono dei testi liturgici, come i messali, oppure biblici, come nel caso del “Libro dei Giudici”, del quale mi sono occupato in uno dei convegni della L.A.R.T.I. Così come deve sempre essere tenuto presente il grado di analfabetismo dell’epoca, Templari compresi, anche nel rango dei cavalieri. Poi, figuriamoci se i Templari avevano il tempo di dedicarsi alla lettura. Credo che coloro i quali scrivono queste stupidaggini ignorino totalmente come fosse rigorosamente strutturata e ripartita la giornata del templare.
ILPUNTOSULMISTERO:
Per non parlare dei “Templari archeologi”, che per dieci anni scavarono sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme. Ovviamente trovano l’Arca dell’alleanza, il Santo Graal o il Corpo di Gesù. O tutti e tre assieme…
SS:
Mancano i corpi dei giganti… A parte gli scherzi, quando dicevo di aver sentito di peggio mi riferivo proprio a questi aneddoti. I Templari scavarono certamente sotto la loro sede ma solo per creare dei ricoveri per i propri cavalli. Se poi, incidentalmente, trovarono anche qualche reperto, questo nessuno lo sa. Di sicuro, non i tre sopra citati.

ILPUNTOSULMISTERO:
Abbiamo sviscerato alcune delle bufale che circolano sui Templari. Ma chi erano davvero i Poveri Cavalieri di Cristo?
SS:
I “Poveri Commilitoni di Cristo”, questa la loro denominazione originale, erano persone che, identificandosi nella “comune militanza”, facevano voto di sacrificare la propria vita al servizio del Cristianesimo. L’occasione fu data dalla crociata e a questo riguardo sono davvero molto belle le parole del grande storico Jules Michelet: “Il soldato ha la gloria, il monaco il riposo. Il Templare rifiutava l’una e l’altro. Egli riuniva ciò che queste due vite hanno di più duro: i pericoli e le astinenze. La grande epopea del Medioevo fu la guerra santa, la crociata; l’ideale della crociata pareva realizzato nell’Ordine dei Templari. Era la crociata divenuta stabile e permanente”. Ecco, io credo che nessuno meglio di Michelet abbia compreso appieno la vera missione dei Templari.
ILPUNTOSULMISTERO:
A chi volesse visitare un vero sito italiano appartenuto ai Templari, dove consiglierebbe di andare?
SS:
Sicuramente a Perugia, alla chiesa di San Bevignate, dove è possibile, tra l’altro, ammirare l’unica raffigurazione esistente dello stendardo di guerra, da non confondere però con il Beauceant vero e proprio, il quale era un gonfalone sempre ripartito orizzontalmente di bianco e di nero ma senza alcuna croce.
Immagine sopra; un’altro degli affreschi di San Bevignate. Un leone, simbolo del Maligno, assedia un castello con i Monaci guerrieri all’interno (foto Archivio IlPuntosulMistero)
Di tutti i luoghi che ho avuto modo di visitare, e sono stati davvero tanti, posso dire che soltanto a San Bevignate è possibile calarsi in un’atmosfera autenticamente templare. Tuttavia, sono del parere che gli insediamenti militari restino, in ogni caso, le più genuine testimonianze di questo glorioso ordine combattente.
ILPUNTOSULMISTERO:
Prima di salutarla, può farci qualche anticipazione, è in arrivo qualche nuova vera scoperta sui Templari?
SS:
Le nuove scoperte sono sempre dietro l’angolo, se dotati delle competenze necessarie. Spesso, bisogna però sobbarcarsi ricerche assai laboriose e soprattutto faticose: ma è qui che stà la vera passione.
Voglio per questo citare il prezioso lavoro che sta svolgendo l’amico e collega Giampiero Bagni a proposito della possibile sepoltura del maestro Arnau de Torroja a Verona, scoperta per la quale fu organizzato nel 2018 un bellissimo convegno internazionale, in cui ebbi il privilegio di intervenire insieme a storici del calibro di Jonathan Phillips e Nicholas Morton, rispettivamente presidente e membro della Society for the Study of the Crusades and the Latin East, organismo al quale sono onorato di appartenere da diversi anni. Ebbene, a parte le enormi difficoltà incontrate nell’analisi e comparazione dei materiali genetici, il quadro complessivo delineatosi, anche in esito ad altre tipologie di indagine, ci porta a ritenere attendibile l’eventualità che il sarcofago situato nel chiostro della chiesa di San Fermo possa essere effettivamente quello del maestro templare morto a Verona nel 1184.
ILPUNTOSULMISTERO:
Tutto ciò è davvero straordinario. Continueremo quindi a seguire le vostre ricerche. In bocca al lupo e grazie ancora per questa chiacchierata. 
SERGIO SAMMARCO:
Grazie a voi per l’attenzione e un saluto cordiale a tutti i lettori de Il Punto sul Mistero.
Se non altrimenti specificato, le immagini sono state tratte da Wikipedia, che si ringrazia per la disponibilità. 

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2 commenti:

  1. ilpuntosulmistero

    Bellissima intervista. Complimenti. (Luca)

  2. Finalmente qualcuno che parla dei Templari in maniera seria e documentata. Avevo dei dubbi su alcune questioni ma questa intervista me li ha chiariti. Complimenti!

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