In Esclusiva, l’ultimo intervento al I° Convegno nazionale su “Dante esoterico e i misteri del Monte Cacume”: DANTE E GLI ASPETTI ESOTERICI DELLA SUA OPERA di Teodoro Brescia.

(Sopra: Giancarlo Pavat e Teodoro Brescia davanti al grande cartellone pubblicitario che annuncia l’evento del 9 marzo a Patrica)

Con questo articolo si conclude la pubblicazione in esclusiva degli interventi dei relatori al I° Convegno nazionale su “Dante esoterico e i misteri del Monte Cacume“, tenutosi a Patrica (FR) il 9 marzo 2019.

DANTE E GLI ASPETTI ESOTERICI DELLA SUA OPERA

Il poema sacro dell’esoterismo cristiano

di Teodoro Brescia

…da Dante a Leonardo passando per il monte Caccume

Federico Zeri, in un’intervista RAI rilasciata al giornalista Antonio Debenedetti, alla domanda «Che rapporto c’è fra Dante e la cultura esoterica del suo tempo?», risponde: «Più che un rapporto, un’omogeneità strutturale». Zeri definisce evidente la componente esoterica nella Divina Commedia, definendo quest’ultima un’opera intrisa di ‘tradizione magica’: strutturata, appunto, in versi dalle precise sequenze numerologiche nonché priva di tracce delle sue bozze preparatorie (com’è tipico delle opere esoteriche), a dispetto delle “infinite” prove e riprove necessarie alla composizione dei suoi oltre 14.000 versi, di quasi 20 anni impiegati nella stesura dell’opera e degli innumerevoli viaggi e contatti di Dante sempre in fuga.

L’esoterismo, detto anche scienza sacra, sapienza o semplicemente magia, è all’origine di ogni religione e filosofia (amore per la sapienza), dogmatica la prima e razionale la seconda, di solito. L’esoterismo indaga le leggi (forme o cicli) universali della materia e dello spirito. Leggi di tipo geoaritmetrico (Pitagora la chiama aritmogeometria) ovvero leggi che plasmano, ordinano e governano l’universo (macrocosmo) e l’uomo (microcosmo) secondo un linguaggio geometrico, aritmetico e ritmico (frequenza, vibrazione …musica). Questa tradizione di sapienza sostiene infatti il realismo matematico: crede cioè che la matematica sia il linguaggio della natura, che l’uomo scopre e non inventa. 

 

In sintesi, l’esoterismo indaga l’ordine divino e naturale delle cose, la logica (logos) che governa la natura e l’universo. L’Oriente lo chiama Tao o Dao, l’Occidente Teos o Dio. Da qui la metafora – usata da molte obbedienze esoteriche antiche e moderne – di definire Dio come un grande matematico, orologiaio o architetto dell’universo. La tradizione esoterica è molto pratica (pragmatica): indaga le leggi di ordine universale e le forze della natura per cercare di interagire con esse (alchimia) e per creare nelle opere umane lo stesso ordine “come in cielo così in terra” (nelle opere sociali, architettoniche, politiche, artistiche, ecc.).

Ma per riuscire a cogliere le leggi universali e per poter interagire con le energie spirituali non basta studiare. È necessario, secondo questa tradizione, che lo spirito umano si evolva compiendo un viaggio di purificazione. Il fine è rendere lo spirito cristallino (come il Cristo) attraverso la costante scelta del bene, abbandonando i vizi e abbracciando le virtù, rispettivamente del corpo, della mente e dello spirito. Questo viaggio è detto cammino iniziatico ed è quello che Dante ci descrive (usando il linguaggio del mito) nella Divina Commedia col passaggio attraverso inferno, purgatorio e paradiso.

Trattandosi di un viaggio attraverso i segreti e i misteri della natura e dell’universo, ed essendo un viaggio le cui tappe dipendono dal livello evolutivo dello spirito di ogni persona, è ritenuto un viaggio iniziatico cioè per ordini e gradi (come i gironi e le cornici danteschi). Nei suoi gradi più elevati, di difficoltà e di accesso alla sapienza, è anche un viaggio esoterico, cioè interno, ad accesso limitato, non aperto a tutti. Pertanto, sapienza e percorso vengono tramandati in codice attraverso il linguaggio del mito, soprattutto nell’arte sacra. E quando parliamo di arte sacra intendiamo anzitutto testi sacri e poemi (proprio come quelli di Omero, Virgilio …Dante) e poi dipinti, sculture, architetture, musiche, ecc.

La presenza della numerologia in Dante è un dato di fatto: 3 cantiche, ognuna da 33 canti, composti a 33 anni… scritti in versi che velano delle verità. Ed è lo stesso Dante ad affermarlo: «O voi ch’avete l’intelletti sani,/mirate la dottrina che s’asconde/sotto ‘l velame de li versi strani» (Inf. IX 61-63); «Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,/che  ‘l velo è ora ben tanto sottile, certo che ‘l trapassar dentro è leggero» (Purg. VIII 19-21).

 

Riportare in codice, segretamente (esoterico), velata nella struttura dei versi, la matematica naturale e celeste (numerologia), è dunque un intento esplicito in Dante, così come in ogni piccolo o grande autore e periodo di rinascimento della cultura esoterica (come lo è l’epoca federiciana e suoi dintorni). Inoltre, una delle componenti più importanti della sapienza magica è, da sempre, l’astrologia (o arte dei Magi). Non a caso, la “Divina e umana” Commedia è un poema scritto nel linguaggio del mito, ogni suo libro si conclude col termine «stelle» (il IV canto del Purgatorio, dove viene citato il monte Caccume, illustra nello specifico il ciclo del Sole), espone in generale la sapienza astronomica e, nel Paradiso, la numerologia e astrologia celesti, cioè la logica divina di quell’«Amor che move il sole e l’altre stelle» (Dio). Questi versi sono il culmine della sapienza e della Commedia stessa, nonché del percorso (riunirsi all’armonia divina) di chi intraprende il viaggio iniziatico di corpo, mente e spirito tra vizi e virtù. È il viaggio che Dante compie, appunto, tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Raggiungere il paradiso è quello che gli orientali chiamano Nirvana.

L’origine dalla tradizione magica (o scienza sacra) è da sempre ritenuta sia innata che tramandata. Innata perché naturale: riaffiora nelle persone che diventano sapienti quando il loro spirito si purifica. Tramandata perché raccolta e trasmessa: attraverso vari sapienti e correnti, loro scismi e nuovi rami (buoni o deviati …noti come magia bianca e magia nera). Nelle epoche e luoghi in cui le civiltà e le culture tornano ad ispirarsi a fonti della tradizione esoterica, si parla di piccole o grandi fasi e luoghi di suo Rinascimento (viceversa di Decadimento). In Occidente abbiamo assistito al suo “Nascimento” con la nascita della filosofia (VII sec. a.C.), al suo Rinascimento medievale nell’età di Federico II e Dante, al grande Rinascimento tra XV e XVI secolo, ecc. Dante, quindi, è il sommo poeta del rinascimento medievale, nella città che poi sarà l’epicentro del grande Rinascimento moderno: la Firenze dei Medici (devoti ai santissimi Magi e promotori della magia rinascimentale, detta ermetismo).

Le attuali tracce storiche più antiche e postdiluviane della tradizione magica sono in Oriente (taoismo e agopuntura le meglio strutturate). Da qui essa giunge in Medioriente e poi in Occidente. La sua identità ha mille nomi ed uno naturale: taoismo, induismo, buddismo, mitraismo, misticismo, sofia, filosofia primigenia, scienza sacra, gimnosofia, orfismo, eleusinismo, pitagorismo, platonismo, gnosticismo, druidismo, esoterismo, ermetismo, prisca teologia, alchimia, cabalismo, archeosofia, rosacroce, massoneria, teosofia, antroposofia, filosofia perenne …Tradizione. Il suo nome più antico e naturale è tradizione magica ovvero dei Magi.


La tradizione dei Magi, dunque, è esistita da sempre e quasi ovunque nella storia? Parrebbe proprio di sì. Ecco cinque citazioni di sintesi, che attraversano la storia antica, moderna e contemporanea:

«Le osservazioni del giorno e della notte, dei mesi e dei periodi degli anni, degli equinozi e dei solstizi hanno procurato il numero, e hanno fornito la riflessione sul tempo e la ricerca sulla natura dell’universo: da queste cose abbiamo ottenuto il genere della filosofia» (Platone, Fedro).

Ludolfo di Sassonia, Vita di Cristo, 1350 (…ai tempi di Dante): «Vennero chiamati Magi […] per la loro grande competenza nella disciplina dell’astrologia. Erano detti Magi dai Persiani coloro che gli Ebrei chiamavano scribi, i Greci filosofi e i latini savi».

 

Nel Rinascimento, Giordano Bruno, passato alla storia come «l’eroe mago», nel De Magia (1590), scrive: «Mago anzitutto significa sapiente, come lo erano i Trimegisti presso gli egiziani, i Druidi presso i galli, i Gimnosofisti presso gli indù, i Cabalisti presso gli ebrei, i Magi presso i Persiani (discendenti da Zoroastro), i Sofisti presso i Greci, i Sapienti presso i Latini».

De Santillana, Il mulino di Amleto (1969), afferma «Sapere “sacro” […] da non rivelare ai non iniziati […], comunicavano “in mitico” […]. Questo è quanto era noto a Platone, che sapeva ancora parlare la lingua del mito arcaico […]. Dietro Platone si erige il corpus imponente delle dottrine attribuite a Pitagora […], custodi di tradizioni arcaiche che ricordavano la civiltà superiore dell’Oriente antico […], la “fonte” dalla quale avevano attinto tutte le culture appartenenti alla “cerchia delle civiltà superiori” […], un vero e proprio edificio, una specie di matrice matematica».

«L’interrogazione sapienziale degli astri lega tra loro praticamente tutti i popoli, tutte le religioni, tutte le epoche. Africa, Asia, America precolombiana, mondo islamico, buddhista, confuciano, animista, induista, taoista […]. Non c’è tradizione che ignori quell’arte o conoscenza che fu dei Magi […], una prospettiva condivisa in modo universale» (Messori, Emporio cattolico, 2006).

Quali sarebbero i massimi segreti di questa tradizione, legati ai grandi cicli universali della materia e dello spirito? Si legge nella Bibbia, proprio nel libro della Sapienza: «[Dio] mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose […], il principio, la fine e il mezzo dei tempi (…) posizione degli astri […], i poteri degli spiriti» (7,19-20). Si parla cioè di un codice di segni del cielo riguardanti luoghi e avventi (i maggiori in date solstiziali ed equinoziali) di vario ordine e grado, riguardanti personaggi cosiddetti illuminati (Epoche d’oro) e catastrofi (Ere Apocalittiche). Quale maggior sapienza e tradizione da tramandare e tenere segreta …per chi credeva o crede in tutto questo? 

Scrive, ad esempio, Platone nel Timeo: «Quella storia che presso di voi si racconta, vale a dire che un giorno Fetonte, figlio del Sole … incendiò tutto quel che c’è sulla terra …viene raccontata sotto forma di mito, ma in realtà si tratta della deviazione dei corpi celesti che girano intorno alla terra e che determina in lunghi intervalli di tempo la distruzione, mediante una grande quantità di fuoco, di tutto ciò che è sulla terra».

 

 

Tutti i grandi poemi mitologici sono, di solito, sono strutturati almeno su 4 pilastri fondamentali, che ritroviamo anche nella Divina Commedia: (1) insegnano regole morali, cioè vizi e virtù, e il timore degli dei (per governare il popolo e per spingerlo alle virtù, cioè alla purificazione dello spirito); (2) raccontano dell’origine degli dei e del mondo (cioè trasmettono in codice i segni e i cicli delle epoche d’oro e di quelle apocalittiche). Non a caso, tutti gli dei nella mitologia hanno nomi di pianeti e costellazioni. Secondo questa tradizione, le maggiori epoche d’oro o apocalittiche iniziano in date solstiziali o equinoziali, proprio come le stagioni. Le epoche d’oro hanno a che fare con i momenti in cui i grandi spiriti illuminati verrebbero concepiti (annunciazione); (3) raccontano dell’origine divina della stirpe dei propri governanti, indicandone un concepimento secondo i migliori segni del cielo; (4) indicano anche luoghi sacri dove sono vengono edificati i templi (e nei dintorni le città): luoghi scelti in quanto ritenuti, secondo l’astrologia dei Magi, energeticamente più sacri per praticare i riti. 

Data la presenza della tradizione dei Magi praticamente da sempre e ovunque nella storia, forse non è un caso che (in determinate ere astrologiche) nuovi templi o chiese vengono edificati esattamente su vecchi templi, e che riti e date sacre di diverse religioni coincidano (Horus, Chrisna, Mitra …Gesù, nascono tutti in date solstiziali). Anche i Vangeli, in effetti, affermano: «Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella» (Matteo 2,1-2).

Dunque, cosa rappresenta davvero il poema della Divina Commedia? Probabilmente, ad oggi ancora, è l’opera più grande ed importante dell’esoterismo cristiano nonché della lingua e la cultura italiana. Ogni grande cultura ha cercato di sintetizzare la propria tradizione esoterica in un Poema: Veda per gli induisti, Gilgamesh per gli assiro-babilonesi …Bibbia per gli ebrei, Iliade per i Greci, Eneide per i romani, Divina Commedia per i cristiani (e gli italici).

Ufficialmente, Dante si fa accompagnare da Virgilio nel suo viaggio esoterico cristiano, perché Virgilio viene fatto passare per un profeta pagano del cristianesimo. Nel 315, infatti, l’imperatore Costantino – che ben conosceva la tradizione dei Magi – alla fondazione del cattolicesimo induce i fedeli ad interpretare cristianamente Virgilio (cioè la tradizione esoterica di Roma) attraverso la sua IV bucolica. In essa si parla di astri che indicano l’avvento di un illuminato che porterà all’impero di Roma una nuova epoca d’oro. Il Rinascimento, che riporta in auge la tradizione dei Magi, dimostrerà che Virgilio non parla certo di Gesù bensì di Augusto. Virgilio viene, infatti, iniziato nel circolo di Mecenate, un cenacolo fondato sul “sacro colle” Esquilino, e viene investito del compito di comporre il sacro poema esoterico di Roma e della stirpe di Augusto. Su quello stesso colle Esquilino, nel Rinascimento, viene fondato il circolo di Palombara, un mecenate rosacroce, il quale fa edificare la famosa Porta Alchemica o magica (ovvero dei Magi) che raffigura il passaggio sulla terra di spiriti illuminati (e sulla Porta è riportato il segno del cielo visto dai Magi all’avvento di Gesù).

 

Virgilio, nella IV Bucolica, parla di un puer (un fanciullo), aggettivo dato ad Augusto, che il poeta usa nel senso di “fanciullo illuminato”, così come accade per Federico II, che verrà denominato puer apuliae. Augusto diventa il primo imperatore di Roma e il popolo spera in una nuova epoca d’oro. Dante, quindi, associa la tradizione esoterica romana a quella ebraico-cristiana (ritenendole evidentemente sorelle e la seconda superiore alla prima: perciò non fa entrare Virgilio in Paradiso). Virgilio, a sua volta, aveva fatto discendere la tradizione esoterica romana da quella greca:

l’Iliade di Omero (il maggiore poema esoterico della Grecia) si conclude con Enea (figlio di un mortale e di una dea, Venere). L’Eneide di Virgilio riparte da Enea per far da lui discendere Romolo, fondatore di Roma (figlio, a sua volta, di una mortale e di un dio, Marte). Dalla stirpe di Romolo, Virgilio fa discendere Augusto (primo imperatore di Roma). La Divina Commedia di Dante, infine, riprende Virgilio e parla della presenza di questa tradizione (ad un livello a suo dire ancora più alto) nel filone cristiano, attraverso la figura di Gesù (figlio anch’egli di una mortale e di Dio). Omero, Virgilio e Dante, quindi, creano un filo rosso: scrivono quelle che diventano le tre massime opere del mito nella tradizione esoterica che unisce Grecia, Roma e mondo cristiano. Potremmo dire che costruire nuovi templi su vecchi templi, nuovi miti su vecchi miti, nuove dottrine su vecchie dottrine …non vuol dire cancellarle ma piuttosto ri-velarle.

Durante de Alagheriis (per contrazione Dante e, per variante di Boccaccio, Alighieri) viene investito – proprio come Virgilio – del maestoso compito di comporre il poema sacro dell’esoterismo cristiano. Secondo la sapienza dei Magi, nell’Inferno afferma di avere un buon oroscopo di nascita, quindi un importante destino, e di discendere da una nobile stirpe di antichi romani: «Segui la tua stella, non puoi fallire a glorioso porto (…) il cielo a te così benigno (…) la sementa santa di que’ Roman» (Inf. XV, vv. 55-76). In altri versi del Paradiso aggiunge di essere nato sotto il segno dei Gemelli, cioè quando il sole era in quella costellazione. Al suo segno fa risalire tutto il suo ingegno e le sue doti, e ne invoca la protezione per proseguire deciso nel resto del percorso (XXII, vv. 110-123).

Per essere più precisi, nella vera tradizione esoterica si parla di stirpi di sangue ma, soprattutto, di spirito (annunciato dai segni astrologici di concepimento e nascita) e, quindi, di spiriti ed epoche d’oro, d’argento …di ferro. Si parla di spiriti illuminati che tornano a rinascere, cioè a reincarnarsi – come nella cultura orientale da cui questa tradizione discende (vedi Dalai-Lama). E Dante scrive nel Convivio: «Sia che siamo di stirpe nobile o di umili origini (…), illuminati o non illuminati (…), la stirpe non fa le singulari persone nobili, ma le singulari persone fanno nobile la stirpe».

Perché, infine, Dante dovrebbe citare il monte Caccume? Forse perché un luogo ritenuto sacro secondo la tradizione dei Magi. Luogo di templi, di riti, di osservazioni dei segni del cielo: segni di annunciazione delle epoche d’oro o apocalittiche. È solo un caso che in un dipinto di Leonardo, proprio nell’Annunciazione, ci sia sullo sfondo un monte che pare Caccume? Almeno a dire di alcuni studiosi come Papetti, Gizzi, Angeletti e Querqui (2004).

 

Certo è che sul monte Caccume sono presenti numerosi megaliti di epoca neolitica, posizionati dall’uomo e che – come provano i moderni studi di archeoastronomia – sono orientati astronomicamente. Sono cioè dei puntatori, in particolare di equinozi e solstizi. Si parla di “orologi” dei piccoli cicli stagionali e dei grandi cicli della precessione degli equinozi. In tutto il mondo antico, sono state ritrovate strutture simili ed altre anche più mastodontiche e complesse (la cosiddetta epoca o civiltà delle Piramidi), sempre basate sulla tradizione e la sapienza dei Magi. Tutte sono orientate astronomicamente secondo riferimenti e cicli analoghi.

Ebbene, non si può certo continuare a negare l’evidenza e sostenere – come continua a fare una certa parte di “pensatori” accademici e non – che simili conoscenze (come quelle precessionali), unite ad opere così mastodontiche (come piramidi, siti megalitici come Stonehenge, enormi templi, ecc.) abbiano solo un utilizzo stagionale per la coltivazione e funerario per la sepoltura dei faraoni. Quegli stessi “pensatori” – negando finanche la veridicità delle dichiarazioni degli autori stessi (come Dante, in questo caso) – sono ancora capaci di sostenere che enormi e complessi poemi dai “versi strani, velati e ricchi di conoscenze astronomiche”, siano un puro diletto letterario.

Si tratta evidentemente di monumentali opere architettoniche e poetiche (e d’arte sacra in genere), figlie della tradizione dei Magi. Solo lo studio interdisciplinare (antropologico culturale, filosofico e astronomico) di questa tradizione può spiegare le radici e le conoscenze più antiche, profonde e misteriose della storia dell’umanità. E con esse anche il mistero, il fascino e l’interesse suscitato da alcuni luoghi particolari …come lo stesso monte Caccume.

(Teodoro Brescia)

 

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