ITINARRANDO…. ALLE BOCCHE DELL’INFERNO!!! LA SOLFATARA DI TOR CALDARA

 

IMMAGINATE UN PAESAGGIO DANTESCO INFERNALE FATTO DI FUMO…ODORE DI ZOLFO ED ACQUA CHE BOLLE….IMMAGINATE IL CALDO…. IL SUDORE…IL SOLE  SULLA FRONTE CHE BRUCIA E LA BREZZA MARINA CHE VI ACCAREZZA I CAPELLI… MA TUTTO QUESTO NON BASTA PER DESCRIVERE L’EMOZIONE DI UNA GIORNATA ALLE SOLFATARE DI POMEZIA E DI TOR CALDARA CON L’ASSOCIAZIONE VIVICIOCIARIA E ITINARRANDO… LASCIAMO ALLE PAROLE DEL GEOLOGO MARCO OCCHIPINTI CON IL SUO ARTICOLO LA DESCRIZIONE COMPLETA DEL LUOGO E DEL VIAGGIO ALLE BOCCHE DELL’INFERNO !!!

   DI SEGUITO L’ARTICOLO COMPLETO PUBBLICATO SUL SITO WWW.ITINARRANDO.IT

  LA REDAZIONE

 

 

 

UNA GIORNATA ALLE BOCCHE DELL’INFERNO: SOLFORATA DI POMEZIA E TOR CALDARA

POSTED ON15 FEBBRAIO 2018 BY MARCO OCCHIPINTI

Di Marco Occhipinti

Una quarantina i soci di ViviCiociaria e Itinarrando, provenienti dalle provincie di Frosinone, Latina e Roma, che domenica 11 febbraio 2018 hanno vissuto un’esperienza… infernale! Non perché sia successo qualcosa di brutto, no no, anzi. Ma perché hanno partecipato all’escursione che il nostro Alex ha definito “alle bocche dell’inferno“! L’escursione ha visto la presenza di un geologo, lo scrivente, che ha illustrato ai partecipanti gli aspetti geologici dell’area, il complesso vulcanico dei Colli Albani, e dei due siti visitati, la Solforata di Pomezia e la Solforata di Tor Caldara, distanti una trentina di km l’uno dall’altro.
Il vulcanismo è normalmente il risultato degli effetti di subduzione di una placca al di sotto di un’altra, e quello italiano non fa eccezione. Lo scontro della placca africana a destra degli Appennini e di quella euro-asiatica a sinistra ha provocato nel tempo (a partire da circa 5 milioni di anni fa) un diffuso vulcanismo lungo una direttrice generale Nord-Sud: Monte Amiata, viterbese, Colli Albani, e quindi i distretti attuali del Vesuvio, Stromboli ed Etna sono gli effetti più evidenti. Nella regione dei Colli Albani le eruzioni si sono susseguite tra 500.000 e 5.000 anni fa, suddivise in tre fasi: I fase “Tuscolano-Artemisio” (500.000-360.000 anni fa), II fase “delle Faete” o “dei Campi di Annibale” (280.000-260.000 anni fa), e III fase “di via dei Laghi” (200.000-15.000 anni fa).
Osservando la carta geologica 1:100.000 dove ogni formazione rocciosa è mappata con un colore diverso (i terreni vulcanici sono sempre colorati di rosso o fucsia), è possibile notare a colpo d’occhio l’estensione che doveva avere questo super-vulcano dei Colli Albani: è sufficiente paragonarlo alla caldera spenta del lago di Albano per rendersi conto di quanto molto più imponente doveva essere la caldera in origine.

 

Naturalmente, i terreni che si ritrovano in entrambi i siti visitati sono correlati al territorio vulcanico su cui insistono, ovvero piroclastiti e tufi di varia natura, sui quali si è sviluppato un forte vulcanismo secondario tuttora in corso. La “Solforata” si differenzia dalla “Solfatara” in quanto in una solforata vi è emissione dal terreno di solo gas, mentre in una solfatara il gas si accompagna ad acqua di falda. A Pomezia così come anche a Tor Caldara parliamo di “solforate”.
A Pomezia, in particolare, il gas fuoriesce in superficie in corrispondenza di alcuni laghetti (residui di attività di cave, in cui l’acqua accumulata è di origine meteorica), facendo “ribollire” l’acqua stessa. Qui registriamo la presenza di un grande lago, sede di una vecchia cava di zolfo, in cui l’acqua assume una colorazione rossastra a causa della presenza di alcuni microrganismi abituati a vivere in ambienti al limite. Al di là di una collina troviamo altri tre laghetti. Il primo, dal tipico colore verdastro, con un faraglione vulcanico al centro, un secondo piccolino (durante l’estate è spesso secco), e un terzo più grande che è la vera attrazione del sito: il lago bianco.

 


In tutti i laghi avviene una costante deposizione di zolfo. Il gas che proviene dalla profondità della terra è composto infatti dal 97% di anidride carbonica (CO2) e dal 3% di acido solfidrico (H2S), quest’ultimo dal tipico odore di uova marce e discretamente pericoloso (è frequente che uccelli o piccoli mammiferi presso le sponde dei laghi trovino la morte). Il colore giallo diffuso sul terreno, invece, è dato dalla precipitazione dello zolfo che avviene nel momento in cui il gas, fuoriuscendo dal terreno, perde la sua componente di Idrogeno.

Il colore bianco delle acque di quest’ultimo lago sembra inoltre essere legato al mito della sibilla Albunea, a cui era stato dedicato il pianoro sovrastante. Virgilio, nel settimo libro dell’Eneide, parla di questo luogo e racconta di come il re Latino usasse qui recarsi per interrogare il Fauno, un oracolo che sembra venisse in sogno a coloro che si addormentassero nella sua grotta. E’ verosimile pensare che i fumi mefitici dell’area provocassero una sorta di allucinazioni, ma all’epoca evidentemente veniva a tutto ciò assegnato un valore sovrannaturale. Il Fauno, dunque, venne in sogno al re Latino e predisse che sua figlia Lavinia si sarebbe unita in sposa ad Enea che sarebbe presto approdato su quelle coste. Così avvenne in effetti, e da questa unione nacque la stirpe dei Cesari.

Lasciato questo primo sito, con le macchine ci siamo quindi spostati verso il mare, e precisamente ad Anzio, nella riserva di Tor Caldara. Qui abbiamo visitato la riserva che, a differenza della Solforata di Pomezia (in totale stato di abbandono e priva di alcuna segnalazione, pur facendo parte ufficialmente della Riserva Naturale Decima-Malafede), è ben organizzata con sentieri tracciati e ricchi di cartellonistica esplicativa. Anche in questo sito abbiamo potuto osservare le emissioni sulfuree provenienti dal sottosuolo, sebbene risultino in misura nettamente inferiore a quelle di Pomezia.
A Tor Caldara, inoltre, è presente, a picco sul mare, una bellissima torre difensiva del 1565, nonché traccia delle trincee della Seconda Guerra Mondiale scavate dalle truppe britanniche dopo essere sbarcate ad Anzio il 22 gennaio del 1944 per eludere le ricognizioni aeree tedesche.

 

 

Dopo aver ottimamente pranzato in un ristorante accanto alla riserva, nel pomeriggio abbiamo completato l’escursione con una rilassante passeggiata sulla spiaggia. Anche qui non sono tuttavia mancati alcuni momenti di approfondimento. In particolare, immediatamente sotto la torre cinquecentesca, abbiamo potuto osservare diffusi giacimenti fossiliferi (bivalvi, pettinidi nella quasi totalità dei casi) e la non comune geminazione a forma di rosetta del gesso, tipico minerale delle solfatare.

 

 

 

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