“Occhio per  occhio…” ma 5 secoli prima; di Roberto Volterri.

 

Immagine di apertura; Frammento de Libro dell’Esodo, redatto intorno al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte.

 

Mai copiare dal “vicino di banco”!

“Occhio per  occhio…” ma… cinque secoli prima.

di Roberto Volterri

 

 

“…Occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede…”

                                                         (Esodo, XXI, 24)

 

“…Se un cittadino ha accecato l’occhio a un cittadino, verrà accecato il suo occhio. Se un cittadino ha rotto l’osso di un cittadino, verrà rotto il suo osso. Se un cittadino farà cadere il dente di un suo simile, si farà cadere il suo dente…”.

                                                  (Codice di Hammurabi)

 

Due diverse edizioni della Bibbia?

No, i due testi non sono separati da una  diversa – leggermente diversa – traduzione del testo veterotestamentario.
No, non è – la seconda – una più ampia interpretazione dello stesso testo. La differenza è ben più grande.
Sì, perchè mentre la prima citazione, contenuta nell’Esodo, appartiene alle leggi  “date” da Yahweh al biblico Mosè – vissuto a metà del XIII secolo a.C. –  la seconda  appartiene al ben noto Codice di Hammurabi ’ – ‘articoli’ 196, 197 e 200, per l’esattezza – redatto dal re di Babilonia nel 1750 a.C., circa cinque secoli prima.
Molti secoli separano infatti queste due, quasi identiche, leggi! E molte altre che più avanti esamineremo.

2. Immagine sopra; Hammurabi, 1810 a.C. – 1750 a.C.
Quindi, come nella Scienza, come in gran parte delle vicende umane, ancora una volta ‘Nihil sub… historia novum’?
Crediamo proprio di sì, anche se, ovviamente, alcune – non del tutto trascurabili – differenze separano l’interpretazione dei rapporti tra gli uomini, tra gli uomini e le ‘cose’, tra  i due mondi, tra le due culture.
Ciò che mi preme infatti cercare di mettere in luce in questo articolo è che troppo spesso in alcune aree culturali di ‘strettissima osservanza’, dominate da un integralismo eccessivo e del tutto privo dell’apertura mentale necessaria ad avere una più obiettiva visione della Storia, delle vicende umane, della ‘Conoscenza’ in senso lato, si cerca di  rivendicare ‘primati’, ad esempio, nell’invenzione dell’alfabeto – creato dai Fenici e poi ‘assorbito’ dagli Ebrei – o, come nel ‘caso’ che stiamo analizzando in queste pagine, il ‘primato’ nella promulgazione di specifiche leggi necessarie a governare un popolo.
Su altri miei lavori, trattando della possibilità che di Esodo ce ne sia stato più di uno, ho avuto modo di evidenziare come persone di mia conoscenza abbiano rivendicato una ’padronanza’ della storia veterotestamentaria che, in realtà, si è poi dimostrata essere soltanto un’approssimativa, superficiale e miope ‘lettura’ dei passi biblici, non supportata né dalla necessaria preparazione culturale, storica in particolare, né accompagnata da un’adeguata obiettività di giudizio.
Poichè la ‘Storia’ dell’Uomo non è certamente iniziata né il 23 Ottobre dell’anno 4004 a.C – come sosteneva l’arcivescovo anglicano James Ussher, né, tantomeno, nel 3760 a.C – come sostengono altre religioni – cercherò, in queste pagine, di non… commettere gli stessi errori! 
3.  Immagine sopra; L’arcivescovo anglicano James Ussher stabilì categoricamente che la storia del genere umano era iniziata il 23 Ottobre dell’anno 4004 a.C.. Forse si è sbagliato un po’…

 

Un compito… “copiato”?

 

Noè, Hammurabi o… Mosè ?

Chi dobbiamo considerare come primo ‘legislatore’ della Storia ?

Forse il ‘mitico’ Noè, il figlio di Lamech, il padre di Sem, Cam e Iafet?
Il Noè biblico, il Noè del ‘mitico’ Diluvio Universale ?
Facciamo una necessaria ma significativa digressione: non ‘mitico Diluvio’, anche perchè chi scrive ritiene impossibile che tale immane catastrofe sia realmente avvenuta, ma, al contrario, ‘mitico’ perchè verosimilmente avvenuto molto tempo prima, secoli prima, forse in area Babilonese, ben descritto nell’Epopea di Gilgamesh.
Quasi con le stesse parole usate – secoli dopo – nel racconto biblico!
Ma su questo secondo tema torneremo più avanti.
Le ‘Sette leggi di Noè’ costituiscono – secondo la tradizione ebraica – ‘leggi’, o meglio ‘principi’ fondamentali che ogni cittadino, ogni uomo avrebbe dovuto osservare per vivere in una sana società civile.
Nella Toseftà – redatta da Chiya bar Abbà  verso la fine del II secolo d.C. – le ‘Sette Leggi di Noè vengono citate per la prima volta in forma scritta: prima della più nota Torah, Yahweh avrebbe infatti dato all’umanità  queste sette ‘leggi’ che, secondo l’interpretazione rabbinica del Talmud, si estendono a  sessantasei ‘precetti’.
Per certi versi molto simili ai più noti ‘Dieci Comandamenti’ che Mosè avrebbe ricevuto direttamente da Yahweh sul Monte Sinai, sono ‘leggi’ che intendevano governare i rapporti elementari tra gli esseri umani, non estendendosi però ai 613 ‘precetti’ riguardanti la ‘sfera spirituale’ e  i ‘riti’ che la comunità ebraica avrebbe dovuto rispettare per accedere alle attività della Bet Hamikdash.
 
4. Immagine sopra; Un Mosè alquanto irato con il suo popolo spezza la “prima versione” delle Tavole della Legge. Forse “ispirate” alle Leggi Noachite…

 

Confrontiamo ora alcune ‘leggi noachidi’ con le ‘leggi’ scritte  sulle ‘Tavole’ che Mosè portò dal Monte Sinai:
  

Sette Leggi di Noè ” = SLN                      

“Dieci Comandamenti” = DC

                                   ‘                         

SLN;

Non commettere furti”               

DC;        

Non rubare”

SLN;

“Non commettere omicidio”.

DC;                   

“Non devi assassinare”

SLN;

“Non avere rapporti sessuali illeciti”         

DC;

“Non commettere adulterio”

SLN;

“Non commettere idolatria”                        

DC;

Non devi farti immagine scolpita”

                                                      SLN;

“nè forma simile ad alcuna cosa che è  nei cieli”

DC;                                                “Non devi inchinarti  davanti a loro nè essere indotto a servirle”                                       

SLN;                                              “Non bestemmiare”                                                                          DC;                                                “Non ti devi servire del nome di Yahweh in modo indegno”                

Anche Mosè trasse forse ispirazione da precedenti ‘leggi’ conosciute, o in uso,  tra le sue genti?
Nihil sub… historia novum, dunque?
Vediamo…
5. Immagine sopra; il celeberrimo Mosè in marmo di Michelangelo Buonarroti, (1513-1515 circa), alto 2,35 metri e visibile nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma (Fonte Wikipedia)

 

Persia occidentale, Tell di Susa, 1902.

Questo Tell – termine arabo per definire una piccola collina derivante dall’accumulo di materiale dovuto ad un costante insediamento umano – scoperto nel 1851 dall’archeologo inglese W.K. Loftus, fu successivamente scavato, tra il 1891 e il 1897, da J. De Morgan che portò alla luce non solo importanti reperti dell’impero achemenide, di cui Susa era stata capitale tra il VI e il IV secolo a.C., ma anche rilevanti testimonianze ben più antiche, anteriori di qualche millennio al periodo ‘storico’ della città.                   
L’importanza del sito archeologico e i reperti che venivano portati alla luce crearono le premesse per la nascita della ‘Délegation française en Perse,  probabilmente ancor oggi attiva sul sito.
Ma fu soltanto nel 1902 che gli archeologi francesi guidati, tra i ruderi di edifici distrutti alla fine de II millennio a.C., rinvennero eleganti cippi in pietra che i re babilonesi avevano fatto erigere nelle loro città.
Probabilmente, durante una delle innumerevoli guerre locali, un re di Susa aveva portato con sé, come trofei, qualcuno di quei cippi e vi aveva fatto aggiungere iscrizioni sulla sua vittoria e il proprio nome.
Tra quei cippi – ora al Museo parigino del Louvre – c’era anche la famosa ‘Stele di Hammurabi’ riportante l’altrettanto famoso ‘codice’ che abbiamo comparato con un testo analogo ma… ben posteriore.
Quando Hammurabi (1792 – 1750 a.C.), fu eletto re di Babilonia, ben sei potenze rivaleggiavano per il predominio della Mesopotamia: Larsa, Eshunna, Qatna, Yamkhad, Assur e, naturalmente, Babilonia.
Per oltre quindici anni fu combattuta una guerra tra Larsa, il regno di Mari e Babilonia alleatesi contro Assur, Eshunna e le popolazioni nomadi delle regioni montuose. Dopo alcune vittorie contro i vicini, Hammurabi sconfisse anche i suoi alleati Rim-Sin della città di Larsa e Zimrilim di Mari, portando a termine il favoloso palazzo reale di quest’ultima città.
Tra le rovine  di Tell Hariri – l’antica Mari – gli archeologi portarono alla luce ben ventimila tavolette in argilla, scritte in cuneiforme, che forse nulla hanno da invidiare alle innumerevoli tavolette di Tell Mardikh, l’antica Ebla, scavata dall’archeologo italiano Paolo Matthiae.
Insieme alle tavolette venne rinvenuta  una stele in  pietra nera – diorite – alta due metri e venticinque centimetri, riportante nella parte superiore un bassorilievo di sessanta centimetri raffigurante il sovrano della prima dinastia di Babilonia mentre reca omaggio al dio della giustizia Shamash.

 

6. Immagine sopra; La stele di Hammurabi conservata presso il Louvre. Vi sono scolpite 282 “leggi” molto (troppo) simili a quelle mosaiche. Ben posteriori…
Al di sotto del bassorilievo sono finemente scolpite in caratteri cuneiformi ben  282 ‘leggi’ promulgate da Hammurabi dopo il suo 34° anno di regno, alcune delle quali – molto simili alle ben posteriori  ‘leggi mosaiche’! – ho riportato in precedenza.
Molto simili sono, ad esempio, le ‘leggi’  250 e 251 del ‘Codice di Hammurabi ‘ (‘incidenti tra animali e esseri umani’ )  con il testo biblico contenuto in Esodo XXI, 28-32, oppure le ‘leggi’  numero 8 e 22 (‘abigeato’) con Esodo XXII, 1- 4 o ancora la ‘legge’ numero 53 (‘ incidenti tra due animali ’ ) con Esodo XXI, 35.
Ad onor del vero, ancora prima del regno di Hammurabi, nel 1790 a.C., Dadusha, re della città-stato di Eshunna (oggi Tell Asmar) aveva redatto un simile ‘codice’ di circa sessanta ‘articoli’…

7. Immagine sopra; Statua di orante proveniente dagli scavi dell’antica EShunna, oggi Tell Asmar

 

 

Nihil sub… historia novum, ancora una volta?
Forse sì. Forse non è nè intellettualmente nè scientificamente onesto cercare di rivendicare inutili quanto ‘imprecisi’ primati nell’aver introdotto nella società cosiddetta ‘civile’ questa o quella ‘legge’, questa o quella ‘idea’, questo o quel ‘mito’: ‘scavando’ nelle pieghe della Storia potremmo sempre trovare una precedente ‘fonte di ispirazione’, un precedente ‘mito’ da cui presero origine ’idee’, ‘invenzioni’, ‘miti’ successivi. Considerati ovviamente, da ciascun popolo, come ‘primi’ nella storia della ‘Conoscenza’. Se volessimo ulteriori ‘testimonianze’ – forse non ‘prove’ – potremmo sempre attingere dal ‘Codice di Hammurabi’.
Si è sempre sostenuto, ad esempio, che  messer Francesco di Marco Datini (1335 – 1410), commerciante e banchiere di Prato, fosse l’inventore dell’assegno bancario, della cambiale, della lettera di credito.
 
8. Immagine sopra; Messer Francesco di Marco Datini, ritenuto “ufficialmente” l’inventore dell’assegno bancario, delle cambiali e delle lettere di credito. Forse fu preceduto di svariati secoli… dal Codice di Hammurabi.

 

O almeno così apparirebbe dall’esame dell’Archivio Datiniano di Prato, costituito da oltre cinquecento grossi ‘registri contabili’ e da migliaia di ‘lettere commerciali’.
Oppure si è ipotizzato che simili soluzioni fossero state concepite, almeno un secolo prima, addirittura dai Cavalieri Templari, date le necessità di fornire in loco, ai pellegrini della Terrasanta e ai Crociati, prestiti o altre forme di pagamento ‘in garanzia’, senza far correre ai ‘clienti’ i rischi di dover recare con sè ingenti somme di denaro.
9. Immagine in basso; Cavalieri Templari.
E invece ecco riapparire Hammurabi e il suo famoso ‘Codice’.
Fu proprio il grande archeologo Leonard Wooley ad arguire che il citato ‘Codice’ contemplava soluzioni come la lettera di credito e l’assegno bancario che…poteva addirittura essere ‘girato’ !
 

                 

 10. Immagine sopra; L’archeologo Leonard Wolley individuò nel Codice di Hammurabi elementi che retrodaterebbero di molti secoli l’invenzione dell’assegno bancario e di altri “titoli di credito”.
                          
Quando i commercianti trasferivano il loro carico di merci in una città della ‘terra tra i due fiumi’, vendevano i loro prodotti ricevendone in cambio una speciale tavoletta d’argilla – l’assegno ! – su cui veniva inciso il valore della merce contrattata, espresso in peso di rame o di argento.
La tavoletta poteva poi essere ‘girata’ per il pagamento di altre merci di pari valore e così via. Le ‘tavolette-assegni’ dovevano possedere  una copertura garantita e a ciò provvedeva il potere politico e amministrativo facendo rispettare le leggi in vigore sugli scambi commerciali.
Le ‘leggi’ che vanno dalla 88 alla 108 riguardano infatti le operazioni ‘bancarie’, degli scambi commerciali e degli ‘agenti di credito’…
         “…Se un mercante ha affidato ad un agente orzo, lana, olio o altro genere, perchè li venda al dettaglio, l’agente registrerà l’argento ricavato dalla vendita e lo restituirà al mercante; l’agente prenderà una tavoletta sigillata relativa all’argento che consegna al mercante…”
Ed erano previste anche consistenti ‘penali’ per il… consulente finanziario – diremmo oggi – non all’altezza della situazione…
“… se non realizza profitti, l’agente consegnerà al mercante il doppio dell’argento che ha ricevuto…”…
… sentenziava l’articolo 108 del ‘Codice di Hammurabi ’ !
Ma proseguiamo.
Londra, 3 Dicembre 1872, Assemblea della Società Archeologica Biblica.
Il trentaduenne George Smith, ex incisore della Zecca di Stato inglese, annunciò ufficialmente che tra le migliaia di tavolette d’argilla scritte in cuneiforme, trovate negli scavi in Mesopotamia, aveva individuate e tradotte alcune tavolette riportanti il racconto caldeo… del Diluvio Universale!
“…Con un lavoro minuzioso tra questi frammenti trovai subito la metà di una tavola interessante che probabilmente all’origine doveva contenere sei colonne di testo… Esaminando la terza colonna l’occhio mi cadde sulla notizia che la nave si era fermata sul monte Nisir, e sul successivo racconto della missione della colomba che non trovando un posto dove posarsi era tornata indietro…”
… ricordò poi lo stesso Smith nel suo lavoro Chaldaische Genesis pubblicato a Lipsia nel 1876.
11. Immagine sopra; George Smith individuò in alcune tavolette caldee, scritte in cuneiforme, testimonianze del Diluvio Universale, descritto nella Bibbia…in epoca molto più tarda.
Per concludere sul tema dei ‘primati storici’ – definiamoli così – vorrei infatti affrontare un tema ben più ampio: il Diluvio, l’immane catastrofe che avrebbe mutato radicalmente la storia dell’evoluzione umana…
“…Abbatti la casa, costruisci una nave!…Prendi il seme di tutte le creature a bordo della nave. La nave che dovrai costruire avrà misure uguali in ciascuna sua parte, la sua larghezza e lunghezza saranno identiche…”
Ebbene sì, anche in questo caso non sto riportando una versione ‘non ufficiale’ del passo veterotestamentario in cui Yahweh avrebbe ordinato a Noè di realizzare la famosa ‘arca’ che avrebbe ospitato il patriarca biblico e coppie di tutte le specie animali per salvarli dall’imminente catastrofe: il passo citato precede di vari secoli  il testo biblico – sotto riportato – perchè è tratto dall’Epopea di Gilgamesh poema epico in cui Ut-napishtim viene avvertito da Ea, il dio responsabile della creazione del genere umano, dell’imminente Diluvio – decretato dal consiglio degli dei…
“… Fatti un’arca di legno d’albero resinoso… Ed ecco come la farai: trecento cubiti la lunghezza dell’arca, cinquanta cubiti la sua larghezza e trenta cubiti la sua altezza… E di ogni cratura vivente di ogni sorta di carne ne farai entrare nell’arca due di ciascuna per conservarle in vita”…                                                               (Genesi VI, 14)
… ordina infatti Yahweh a Noè affinchè potesse mettere in salvo sè stesso, la sua famiglia e le specie viventi necessarie a ripopolare il pianeta “… pieno di violenza…” dopo la totale distruzione del genere umano responsabile di tante iniquità.

 

                         

12. Immagine sopra; Gilgamesh, eroe eponimo le cui gesta sono descritte nell’Epopea che da lui prende il nome. Nella stessa opera viene descritto il Diluvio Universale in cui Ut-napishtim fa le veci del biblico Noè, cronologicamente presente nella storia… molto più tardi.

 

E così via, passo dopo passo, quasi in una visione ‘sinottica’ delle due opere cronologicamente molto distanti, si dipana la vicenda di Ut-napishtim con quasi tutte le vicende che conosciamo…
“…Quando arrivò il settimo giorno, liberai una colomba e la mandai fuori...” afferma Ut-napishtim,  come – molto tempo dopo – avrebbe fatto il suo omologo Noè…
“…Più tardi mandò fuor di presso a sè una colomba per vedere se le acque erano diminuite                                     
(Genesi, VIII, 8)
Le solite… ‘coincidenze’ con cui si tenta di spiegare qualsiasi cosa, qualsiasi evento non rientri nel quadro ‘precostituito’ che rende più ‘semplice’ l’esistenza ?
Preferisco immaginare che – come abbiamo visto per il ‘Codice di Hammurabi’ – ci sia stato un naturale ‘travaso’ di conoscenze da un popolo all’altro, dalla cultura babilonese che celebrava le gesta del costruttore della città di Uruk, Gilgamesh, ai redattori – secoli dopo – del Genesi biblico e delle analoghe avventure del ‘mitico’ Noè.
Poichè, forse, veramente ‘Nihil sub… historia novum’!
(Roberto Volterri)
Se non altrimenti specificato, tutte le immagini sono state fornite dall’autore. 

 

 

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